UNA MATTINA DI INIZIO ANNO IN CAMPO DEI FIORI: CONSOLAZIONI DI UN VECCHIO PRETE

 

di Cesare Baronio

 

 

Se ne ride chi abita i cieli,

li schernisce dall’alto il Signore.

Salmo II, 4

 

Nelle conversazioni con gente semplice, nelle brevi battute che scambio al mercato o per via con brave persone di umili condizioni, mi capita sempre più spesso di sentirmi dire:

 

Reverendo, noi siamo rimasti quelli di prima: sono i preti che sono cambiati. Ogni domenica ce n’è una nuova. E noi che possiamo fare? Anche se protestiamo, ci dicono che siamo noi a non aver capito, che dobbiamo aggiornarci, che la Chiesa di Papa Pio non c’è più. Adesso c’è Francesco, la misericordia, gli immigrati. E i preti dove stanno? In chiesa no di certo: sono sempre da un’altra parte. Ma neanche per strada li si vede, perché si mimetizzano, si nascondono, si vestono come la gente comune. Poi li vedi alle conferenze e alle inaugurazioni, e allora sì che tirano fuori la sottana rossa e si fanno salutare dai Carabinieri sull’attenti. Ma quando ti serve un prete per confessarti, si inventano mille scuse, non hanno mai tempo. E la Messa la dicono nei ritagli di tempo, in orari in cui i fedeli lavorano. Una volta andavo a Messa alle cinque, prima di aprire bottega, ma oggi a quell’ora è tutto chiuso, anche le chiese. E per avere la benedizione di Pasqua devo prendere l’appuntamento, e mi mandano uno della parrocchia in borghese che mi lascia un foglietto e non usa nemmeno più l’acqua benedetta. Però agli extracommunitari danno la casa e il telefonino, coi soldi della questua. E quest’anno per fare il Presepio abbiamo dovuto organizzarci noialtri, altrimenti il prete non lo faceva. A noi non ci pensa più nessuno, quaggiù. Se non ci fosse la Madonna che ci protegge, per colpa dei preti saremmo tutti maomettani o protestanti.

 

In queste parole, che in romanesco sono ancora più efficaci e colorite, si può riassumere il disorientamento del fedele cattolico, che si sente abbandonato e tradito dai suoi stessi sacerdoti.

 

Nei quartieri popolari i chierici della neo-chiesa non mettono piede se non nei panni di sindacalisti con le bandiere arcobaleno, per dedicarsi alle abbuffate in chiesa, ora tanto in voga. Ma basta fare un giro dei negozi e delle bancarelle in Campo dei Fiori per sentire quel Sia lodato Gesù Cristo che in Vaticano è ormai bandito e che fa letteralmente inorridire certi Prelati bergogliani. Il saluto cattolico dei semplici, che sorridono speranzosi al sacerdote vestito da sacerdote, e che indugiano come a chiedere di fermarsi un attimo, dire una parola di incoraggiamento, dare una benedizione, promettere una preghiera per un parente malato o per un figlio senza lavoro. Con quella confidenza tutta italiana, anzi tutta romana, onde Cristo è romano. Una confidenza che non altera le differenze, che non annulla le distinzioni, ma che tutti affratella nel nome di Nostro Signore.

 

Ostaggi del Clero, ecco cosa sono diventati i fedeli. Vittime delle loro sperimentazioni, della loro nuova religione in vitro, cui essi si sentono estranei e che considerano, con la bonomia e la saggezza del popolo, una delle tante stravaganze che il tempo cancellerà, com’è già avvenuto in passato. Perché il popolo rimane, come rimangono i galantuomini e le persone perbene. Attendono pazienti che passi anche questo papa e questa generazione di ecclesiastici: solo la Chiesa rimane.

 

Ma se il sensus fidei è preservato dai semplici, rimane la constatazione dolorosa dei danni enormi che la fauna clericale – come l’ha chiamata Bergoglio pochi giorni or sono – continua a causare nelle classi più malleabili e soprattutto nella mentalità dei giovani, che trovano nella neo-chiesa un ottimo alleato alla loro mediocrità, alla loro inerzia morale ed intellettuale.

 

Eppure… Eppure anche tra i giovani – ragazzi e ragazze – ci sono anime assetate di virtù, desiderose di quegli eroismi, di quelle mete ardite che la società e la religione conciliare non sanno più indicare loro. Giovani che nel silenzio di una chiesa passano un’ora inginocchiati dinanzi al Tabernacolo recitando il Rosario. Giovani che in Confessione rivelano una delicatezza d’animo ed un desiderio di santità che dovrebbero farci arrossire. Giovani che la Grazia si è degnata di preservare dalla corruzione del secolo presente, e che domani saranno padri e madri devoti, sposi fedeli, lavoratori onesti. Il loro disorientamento dinanzi alla babele ideologica e religiosa non scalfisce la serenità con cui, per un vero miracolo della Provvidenza, custodiscono nel loro cuore il fuoco della Carità cristiana, il desiderio di progredire nella vita spirituale, la disponibilità al sacrificio.

 

E quando vedo certi pretacci scandalosi che credono di esser moderni solo perché dicono le parolacce o raccontano ai ragazzi dell’oratorio barzellette sconce, che pensano di farsi stimare perché si vestono da straccioni invece di indossare la talare, che si mostrano disinvolti o irrispettosi verso le cose sante nella convinzione di attirare il consenso della gente comune, li compiango. Mi fanno pena, più che rabbia: la loro irrimediabile mediocrità, il loro desiderio di compiacere i potenti e di scandalizzare i semplici li rende grotteschi e, per Grazia di Dio, allontana da loro i buoni.

 

Occupano le chiese, certo. Sono infeudati ovunque. I loro sproloquj sono pubblicati su Avvenire, su Famiglia Cristiana, su Facebook e su Twitter. Le loro facce beote compaiono sui giornali e nei selfie. Hanno anche uno sponsor, non meno grottesco di loro, che siede sul Soglio di Pietro e che invece di pascere il gregge affidatogli, esalta i lupi e li fa entrare nell’ovile.

 

Ma in quella chiesina silenziosa, dove arde la lampada rossa accanto al Tabernacolo, si vedono ancora uno studente, un panettiere, una commessa, una madre di famiglia, un nonno col nipotino, un militare che pregano in ginocchio, col Rosario in mano. Non leggono Amoris Laetitia, non meditano gli scritti di Ravasi o di Enzo Bianchi: pregano e adorano il Re divino nella Sua prigione, trascurata dai Suoi ministri.

Queste sono le cose che, in una fredda mattina romana d’inizio anno, mi fanno ringraziare il Signore e mi fanno capire che non tutto è perduto.

 

Cesare Baronio

 

https://opportuneimportune.blogspot.it/2018/01/una-mattina-di-inizio-anno-in-campo-dei.html

 

 

 

Lettere di credenti – che accusano i preti

 

 

(Faccio seguire alcune mail di lettori  che, stimolati dal mio articolo “Il cattolicesimo non è glamour, è per guerrieri”, confermano lo scritto di  Baronio)

 

 

Il mio parroco non ha consacrato

 

Stamane il Signore ha voluto che lasciassi la macchina a mio figlio…e così, invece di andare alla solita STUPENDA S.Messa in latino nella comunità di S.Pio X a Lanzago di Silea, sono tornata, dopo tanto tempo nella mia parrocchia.

Prima della Messa il parroco ha accennato a: liturgia della parola, e al fatto che doveva celebrare un’altra Messa nel pomeriggio in altra parrocchia.

 

Ma poi, durante la Messa, mi accorgo che non c’è né l’offertorio, né la parte della CONSACRAZIONE EUCARISTICA:

solo lettura della parola e omelia.

Poi il parroco è  andato a tabernacolo a prendere l’Eucarestia e l’ha distribuita.

 

La persona a me vicina guardava esterefatta e poi è  uscita dalla Chiesa!

Ma gli altri hanno fatto la Comunione.

 

Finita la Messa ho chiesto al sacerdote perché non ha fatto la Consacrazione.

Mi ha risposto che si trattava della LITURGIA DELLA PAROLA!

Al che non ci ho più visto e ho gridato a tutti che la LITURGIA DELLA PAROLA LA CELEBRANO I SEGUACI DI LUTERO NON I CRISTIANI!!!!!!!

Noi CATTOLICI celebriamo IL SACRIFICIO DI CRISTO!!!!!

Più tardi, verso le ore 16, ho telefonato in diretta a Radio Maria al bravo Padre Damiano, esperto di diritto canonico, il quale ha spiegato pubblicamente che si tratta della LITURGIA DELLA PAROLA,* in cui manca la parte dell’offertorio e della Consacrazione, e a cui segue la distribuzione dell’ Eucarestia presa dal tabernacolo.

Questa liturgia della parola è ammessa  solo in casi estremi in cui manca il SACERDOTE, e  generalmente sono i DIACONI a celebrare questa liturgia e a distribuire l’Eucarestia.

Ma il sacerdote, nel mio caso, doveva celebrare, e non è  giustificabile la scusa che doveva celebrare un’ altra Messa in un’altra parrocchia nel pomeriggio, perché un sacerdote può celebrare anche due Messe in un giorno. E anche tre col permesso del vescovo laddove fosse necessario.

Oggi ho ricevuto tante telefonate e messaggi, in cui molti testimoniano che questa LITURGIA DELLA PAROLA avviene già in moltissime parrocchie e ospedali…dicono  perché un parroco, avendo più parrocchie dà l’incarico ai diaconi…

No!

Un vero sacerdote non può mancare al suo dovere di celebrare la S.Messa  nelle parrocchie a lui affidate!

Ha 24 ore di tempo per organizzarsi!!   Ma intanto in questo modo, con questa scusa, IL SACRIFICIO DELLA MESSA PIANO PIANO VIENE ELIMINATO!!!!!!! ……..e quasi nessuno se ne rende conto…..

Pochi comprendono l’abisso che c’è  tra liturgia della parola  e l’OFFERTA DEL SACRIFICIO D’ESPIAZIONE!!! E IL VALORE IMMENSO DI QUESTO SACRIFICIO CHE SI RINNOVA SULL’ ALTARE! E così. ….Piano piano…..facendo le cose regolari….

L’ ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE NEL TEMPIO SANTO DI DIO È GIÀ  COMINCIATO!

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Cristiani!

Noi abbiamo il dovere di opporci in tutti i modi a questo GRAVE ABOMINIO!!!!!

Maria

 

Il mio: “Non sono cattolico”

 

Il cattolicesimo non è “glamour”. E’ per eroi guerrieri…

Sto leggendo e rileggendo l’esternazione del lettore Guglielmo…  mi fa quasi tenerezza, come succede a Gesù in Mt 23,37: Gerusalemme, Gerusalemme che uccidi i profeti e  lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto… perché i figli, i nipoti oggi parlano così, lo stesso cliché di  Guglielmo,  non tutti ma…

 

Padre Pio diceva a una sua figlia spirituale: tieniti sempre stretta alla santa Chiesa cattolica perché ella sola possiede Gesù sacramentato che è il vero principe della pace… il mondo non ci stima perché figli di Dio: consoliamocene che, almeno una volta tanto, esso conosce la verità e non dice bugie…

Al mio nuovo parroco – 50 anni (l’età di uno dei mie figli) scout e guida spirituale del gruppo lupetti in Parrocchia, legge anche Repubblica e alcuni articoli fa copia-incolla sul foglietto settimanale parrocchiale –  quella parola gli sta come un dito nell’occhio:  all’esternazione di un giovane che gli aveva detto di non essere cattolico, la sua risposta fu… anch’io non lo sono…

 

 

Il  tuo commento ha colto nel segno: padre Pio e Fatima, due eventi straordinari, nel progetto d’Amore della SS. Trinità. Nello svolgersi della storia umana, ancora una volta, Dio si delizia stare tra i figli degli uomini (cfr Prov 8,31) e li chiama alla conversione, alla Penitenza, per ben tre volte ripetuta a Fatima, – un’eco, con lacrime di sangue * che rompe il silenzio dell’Universo, sull’umanità ingrata e sorda, pur avendo visto le mie opere…( Eb 3,7-14)…). Mentre in Italia sul Gargano, nel 1903 iniziava la missione di padre Pio con le parole di Gesù in persona: santificati e santifica;  nel 1916 entrava a San Giovanni Rotondo per rimanervi fino al consummatum est e nel 1918 (finiva la prima guerra mondiale) un misterioso personaggio gli era apparso e gli aveva impresso i segni della Passione. Dirà poi: m’invitava compenetrarmi nei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi della salvezza dei fratelli e chiedevo a Lui cosa potevo fare: ti associo alla mia passione, fu la risposta, per cui ero divenuto la ragione della sua vita e del suo amore; sacrifici, incomprensioni, ostilità, tutto accettai pur di essere fedele a quel dono di domandare perdono per gli altri e di ottenerne l’amicizia con Dio…

 a Fatima il 13 maggio 1917 Dio inviava la Vergine Maria, Sua Madre, che con le sei apparizioni, conclusesi con il miracolo del sole, confermava  la veridicità dei suoi messaggi. *

E se arrivano i castighi… Che c’è quindi di strano  se il mondo è castigato gravemente?  E’ un servo che sa il volere del padrone ma fa cose meritevoli di castigo. Egli non rifiuti, dunque, di subire gravi castighi, perché, se  non vuole ascoltare ingiustamente Colui che dà i precetti, giustamente lo dovrà sopportare come vendicatore; almeno non mormori contro Colui che lo castiga, vedendosi meritevole di castigo, affinché meriti la  misericordia” (Sant’Agostino).

*Sono stata parecchie volte a Fatima perché quel luogo, dopo padre Pio, ha fatto tabula rasa dei miei capricci come mi diceva il mio padre spirituale. Ho incontrato di persona l’ultima veggente, Lucia e una riflessione sui tre pastorelli è nata e … un monito per me:

 

 

Non più giochi

ma sacrifici d’Amore

in uno scambio di cuori

immersi in un fecondo dolore.

Gioia senza fine

in un martirio di terra

Rosario alla mano

guida breve e sicura

per la Vita Eterna.

 

D’ora in poi non più bambina

ma vittima d’Amore

sull’altare della Vita.

 

Maria

 

 

Orrore per “quelle messe”

 

Mi presento. Sono Stefano, ho 32 anni, sposato da5 con tre figli maschi. Leggo quotidianamente il suo blog da due anni e sono qui a scriverle per porle un quesito da cristiano cattolico, e sottolineo cattolico.
Purtroppo mi trovo molto confuso nella mia professione di fede. Ho letto molti libri sul Concilio Vaticano II sia pro che contro per cercare risposte se questo evento abbia rappresentato una rottura con la tradizione.
Mi rendo conto che dopo la chiusura avvenuta per opera di Paolo VI sia entrato di tutto nella Chiesa. Vedo girando nelle parrocchie della mia città, ossia Terni, che le messe hanno assunto una sembianza di rappresentazioni folkloristiche, con omelie al limite dell’eresia, schitarrate orribili, mancata cura dell’altare del Signore ecc…
Inoltre a Terni abbiamo avuto la disgrazia di avere Mons. Paglia come vescovo per anni. So che lei conosce bene le vicende della nostra Diocesi e soprattutto il famoso dipinto fatto dall’artista omosessuale , se così si può chiamare, Riccardo Cinalli. Le lascio immaginare in quali condizioni morali ed economiche questo finto pastore abbia lasciato questa città. Tra l’altro amici dei miei genitori che hanno conoscenze nella potente massoneria ternana mi hanno riportato di un Vescovo Paglia partecipante alle riunioni massoniche. Ma su questo credo non ci fossero dubbi!
Ora non voglio sviare l’argomento. Vorrei chiederle, di fronte a questa crisi in cui versa la Chiesa mondiale, come deve comportarsi un cattolico che ancora vuole rimanere ancorato alla tradizione Romana? Questa messa celebrata nella lingua volgare è buona? Il Concilio ha portato solo disgrazie nella Chiesa? Dobbiamo essere così irreprensibili come i Lefevbriani o dobbiamo mostrare apertura a qualcosa venuto da questo Concilio?
La ringrazio in anticipo.
Saluti, Stefano
MB –  La Messa  in volgare è “valida”  sul piano sacramentale, anche se assistervi è una mortificazione e un dolore. Io, quando  ci assisto, penso a Cristo che è presente e anche Lui mortificato e  offeso, e sono con Lui  mentre viene sputato. Approfitto per ricordare  che Padre Pio celebrò sempre la Messa antica. E anche monsignor Escrivà De Balaguer chiese una dispensa per continuare a celebrare col vetus ordo, volgendo le spalle ai fedeli e volto al Tabernacolo, perché, disse, “non posso prestare la mia faccia di peccatore  a Cristo”. 

 Quanto al Concilio, se abbia portato “solo” disgrazie alla Chiesa, non saprei dire personalmente. Sia Romano Amerio (“Iota Unum”) sia monsignor Brunero Gherardini (“Concilio: un discorso da fare”) non solo lo pensano, ma lo documentano.  Nel silezio sprezante della gerarchia  – la cui vera essenza si mostra oggi senza vergogna e senza maschera: ammiratori della “spiritualità” diPannnella, amiconi della Bonino,  induriti in relaizoni e complicità sodomitiche impunite da un Papa che punisce solo gli innocenti.

 

 

 

Ma Cristo continua a chiamare i suoi

 

 

Gentilissimo Dott. Blondet, salve! Sono un neo-laureato di venticinque anni e volevo ringraziarla mille volte per la sua professionalità e per il suo sito, che per me è una fonte quotidiana di acqua fresca. Ho letto il suo articolo “Il Cattolicesimo non è glamour” e mi ha dato una grande carica di positività e speranza. Il 2017 per me è stato l’anno del “ritorno all’ovile in Cristo”: avevo mollato tutto una volta fatta la Cresima con il pensiero che “era tempo di crescere e conoscere il mondo”, la mia famiglia (tranne mia nonna) è sempre stata di sinistra e ritenevo che fossero quelli i grandi ideali da perseguire e che una delle cause per cui l’Italia non ingranava la marcia fossero le forze retrograde dei “ricconi/padroni” e della Chiesa Papista Bigotta che, a mio dire, aveva minato la vera cultura greco-romana.

Io fin da piccolo ho sempre avuto il tarlo per la storia e volevo riuscire a capire la stagione degli anni di piombo, le stragi, i delitti Moro e Pasolini, non trovavo mai il filo conduttore e intanto nel mio ERRARE crescevo, facevo l’università, tra crisi identitarie e voti mediocri, non riuscivo a stare al passo coi miei coetanei che erano inseriti, uscivano a ballare, bevevano, eccellevano, rimorchiavano mentre io ci provavo ma non ne ero capace e gli anni passavano con questa verginità che mi pareva una colpa, un’ansia (furono anni di dipendenza spasmodica e malata verso la pornografia su internet)… tutto mutò a marzo 2017: all’ennesima delusione d’amore e alla mancata fine degli esami per non finire fuori corso, venni folgorato dall’intuizione che la sinistra fosse falsa e d’accordo con la destra (semplificando)… che dovevo guardare più in alto rispetto ai miei piedi; decisi di togliermi dai social e iniziai a frugare nel mare magnum della contro-informazione su internet, prendendo diversi abbagli.

All’ennesima cantonata (seguivo il filone di Bibbia ed alieni) comprai una Bibbia (non l’avevo mai letta) e lessi il Vangelo di Matteo: mi si aprì un mondo, una razionalità imprevista, un manuale di istruzioni per l’essere umano cui la mia persona sempre cercava di seguire, nonostante il mio remare contro.

Poi vidi il video dell’agghiacciante inaugurazione del San Gottardo 2016 e mi buttai in ginocchio chiedendo perdono e protezione a Cristo.

Dall’estate scorsa ho ripreso a frequentare la Messa, ho letto il Catechismo di San Pio X, gli scritti di Emmerich, Valtorta e altri, ho approfondito la lotta in corso tra la Sinagoga di Satana e la Chiesa.

A settembre ho scoperto Lei e il suo sito.

Spero di essere stato arruolato tra i “commandos” (sarebbe un onore contribuire a far schiacciare il serpente e far trionfare il Cuore Immacolato di Maria) cercando di essere pronto per i tempi crudeli che verranno (intanto ogni due giorni è una litigata con i miei genitori che non capiscono il mio cambiamento, mentre i miei amici mi guardano quasi come fossi un fulminato).

Scusi il “pippone”, ancora grazie mille per il suo lavoro!

 

Jacopo

 

 

 

 

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  • Effettivamente è stranetto, che dei sessanta/ settantenni chiamino i santi evangelisti, senza il “san” per fare i sessantottardi, si diano la mano in promiscuità durante il Padre Nostro e cantino nella maniera della rivoluzione cosiddetta musicale del periodo suddetto, con il prete a capo. In una chiesa, lo trovo fuoriluogo. Anche la preghiera eucaristica dopo il Credo è stata aggiunta di recente, ma l’Offertorio è canonico. Inoltre, la natura divina di Gesù è centrale. La natura umana procede da quella divina. Questo voler presentare la sacra Famiglia come una famiglia comune mi stride fastidiosamente, sia se lo percepisco nei discorsi, sia se ne vedo traccia nei dipinti della chiesa. Nella comunità san Pio decimo è meglio, molto meglio, come livello, sebbene il meglio in assoluto lo vedrà, chi lo meriterà, nel Reame di Iddio Padre.

  • Giuseppe M.

    Spero che Jacopo, che ha scritto questa email qui riportata dal dottor Blondet, stia leggendo.
    Ho molto apprezzato questa sua testimonianza. Nelle sue vicende mi sono rivisto in molti aspetti.
    Anch’io come Lei e come il figliuol prodigo ero andato via alla ricerca del mondo ed anche io ho scoperto quanto fallace questo sia.
    Anche io sono caduto in ginocchio quando improvvisamente ho realizzato quanto male stavo facendo al Corpo Mistico di Cristo.
    Ho come avuto chiaro, evidente ai miei occhi, che io partecipavo come i soldati romani alla flagellazione di nostro Signore.
    Altrettanto chiara mi è stata la sensazione della mia ingratitudine per questo Re dei Re che si è fatto appendere in Croce per questo suo folle amore per una creatura misera come me (specificatamente me).
    Non potrò dimenticare quel giorno, quel mio correre alla ricerca di una Chiesa aperta, di un sacerdote che mi confessasse. E non potrò mai dimenticare quella Confessione, quel mio piangere a dirotto. Un pianto che, scusate il paragone, mi è sembrato quello di San Pietro in Atti degli Apostoli davanti a Gesù Cristo che aveva rinnegato per tre volte.

    Oggi non è facile per i cattolici. Non è facile anche perchè certi discorsi (come questo, come quelli di Blondet, come questi di Jacopo) non puoi quasi farli. O meglio, puoi farli per dire la propria in fatto di fede, ma la cosa finisce qui.
    Sarebbe bello potere parlare invece come tra amici che condividono qualcosa insieme, come fanno gli amanti dell’arte, della letteratura, della musica, del calcio quando discutono di arte, poesia, musica, squadra del cuore.
    I cattolici no. Siamo pochi, sempre meno e sempre più confusi.
    L’assenza di una guida. Soffro per questo.
    Mi sembra di vivere quelle pagine del Vangelo dove Gesù ci profetizza che diranno “Il Cristo è qui, il Cristo è lì….non ci andate”.

    Temo perchè so che non esiste la Chiesa di Francesco, quella di Roberto o di Vittorio. Ma esiste solo la Chiesa di Cristo che è cattolica romana.
    Ed oggi,purtroppo, il rischio è quello proprio di avere una chiesa di Francesco, di Roberto o di Vittorio.

    Che Dio ci risparmi questo supplizio. Io voglio morire cattolico romano

  • simone

    Scusate l’intromissione maligna, ma io(da poco folgorato sulla via) sto ancora cercando una Chiesa sufficientemente vicina,anche relativamente allo distanza parrocchiale, e sufficientemente lontana dal modernismo: sono un peccatore che non riesce a fare comunità con le stole arcobaleno ed i loro comizi con le schitarrate politicamente corrette, e che vorrebbe evitare l’ipocrisia dei segni di pace in nome di un vescovo di Roma, che piace a(quasi)tutti i pochi frequentatori…

  • Giuseppe M.

    Nemmeno a volerlo, sono incappato in questo articolo della scure di Elia che spiega molto meglio di me quello che con fatica ho scritto io (male) nelle ultime 10 righe del post sopra..

    “Rimaniamo con fiducia nella barca, respingendo ogni subdola tentazione di fabbricarci illusorie scialuppe: la Chiesa è una, quella di Cristo; non ce n’è una vera e una falsa, bensì l’unica Chiesa è in stato di occupazione. Si avvicina però il momento in cui quanti ne sono a capo solo in apparenza, in quanto apostati o eretici, saranno buttati a mare, se non si saranno convertiti. Per noi, invece, valga il luminoso auspicio di san Paolo: «La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù»”

  • Francesco Retolatto

    Caro Jacopo
    Leggere la tua lettera mi ha ricordato molto della mía vita.
    Incomprensione della famiglia. Rottura di amicizie di anni.
    L’isolamento è il regalo.

    Resta saldo nella Fede e benvenuto .

  • mi fate venire in mente una metafora cinefila: “L’ammutinamento del Caine” ; che problema, il comandante ! Ma al di là del comandante, c’è la Patria.

  • C.Fidelium Terni

    articolo meraviglioso
    p.s. il lettore Stefano di Terni non sono io