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                                                                    di Roberto PECCHIOLI

Non volevamo crederci. Il crollo del Ponte Morandi, che noi genovesi, con una punta di provincialismo da colonizzati chiamavamo ponte di Brooklyn, è una tragedia sconvolgente, per il suo carico di vittime, dolore, distruzione e per le conseguenze terribili che si trascineranno per anni. Non è il tempo degli sciacalli, ma dei soccorsi, del cordoglio, dell’aiuto, della collaborazione. Tuttavia, non si può tacere, tenere a freno la collera per un’altra tragedia sinistramente italiana: un’opera di quell’importanza non

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Cottarelli ed il ruolo nella questione greca. I documenti

dato che sembra vogliano ripetere lo stesso frame con l’Italia, ci siamo permessi di andare a cercare qualche documento ufficiale sulla questione. Nulla di segreto, tutta roba ufficiale messa a disposizione del pubblico e già conosciuta.

Il documento più interessante sulla questione greca è il report del Indipendent Evaluation Office del FMI; cioè l’ufficio che effettua l’auditing sulle operazioni del FMI. Abbiamo già specificamente trattato questo tma in precedenza, ma ci

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di Roberto PECCHIOLI

I genovesi sono taccagni; i napoletani cantano e mangiano pizza; gli inglesi sono flemmatici e non ci sono più le mezze stagioni. Gli italiani sono feroci razzisti impegnati da mane a sera nella caccia al negro. L’ ultima ridotta del progressismo italico è il luogocomunismo antirazzista, declinato secondo modalità e forme fobiche. Superata la fase umoristica e poi pavloviana del riflesso condizionato, le orfanelle sinistrorse hanno decisamente imboccato una deriva prossima alla paranoia. Come i complottisti in

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DAMASCO, SIRIA (16:00) – Dopo aver estromesso lo Stato islamico dall’ultimo punto d’appoggio, nella campagna occidentale di Daraa, le forze governative siriane hanno avviato un’operazione di rastrellamento su larga scala per bonificare completamente l’area.

L’operazione ha portato alla luce enormi depositi di armi e rifornimenti; in particolare nelle città di Koya e Qusayer che sono state le ultime roccaforti dell’ISIS a essere liberate.

Le armi, per lo più di fabbricazione israeliana, includono: proiettili di mortaio, GdR, ATGM, fucili d’assalto e

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Roberto PECCHIOLI

La stazione ferroviaria di una città padana, interno sera di una soffocante domenica estiva. Rari passeggeri scendono dal treno di una linea secondaria, in attesa della coincidenza. Nell’atrio, la biglietteria è già chiusa; sprangati, letteralmente, i due o tre negozi, il bar, la tabaccheria- edicola.

Tra l’uscita e i giardini che danno sulla piazza, un grande baccano. Una folla di persone, tutti africani. Le donne, per atteggiamento e vestiario, sono manifestamente in attesa di iniziare un antico, triste

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di Roberto PECCHIOLI

Per informarsi sugli argomenti favoriti, ciascuno di noi compie un gesto iniziale, digitare delle parole chiave su un motore di ricerca. Nella schiacciante maggioranza dei casi, quel motore è Google. I sistemi operativi del nostro computer, come i programmi che utilizziamo, provengono da Apple e Microsoft; quando acquistiamo qualcosa online, quasi certamente ci serviamo di Amazon; la nostra messaggeria telefonica, Whatsapp, appartiene allo stesso signore dalla maglietta grigia, Mark Zuckerberg, che sa tutto di noi perché

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                                                                      di Roberto PECCHIOLI

L’ideologia neoliberale è l’ultimo “a priori” ammesso della nostra morente civilizzazione. Ovvio: i suoi sostenitori sono i proprietari del mondo, a partire dal sistema di comunicazione, informazione, intrattenimento, cultura. Uno dei meccanismi della visione dominante è il rovesciamento di ogni ordine naturale, tanto che si potrebbe affermare che l’Occidente contemporaneo è in lotta continua con la natura, le sue leggi, la sua perennità. Con una eccezione: l’ideologia economica, finanziaria e il suo sfondo esistenziale, unico tabù indiscutibile,

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(Andrea Cavalleri)

 

L’ho accennato nel mio saggio sul liber-comun-ismo e devo questa spiegazione ai lettori.

La London school of economics ha prodotto una sorta di rudimentale teoria che scaricherebbe le colpe della crisi finanziaria dell’ultimo decennio sul calo della natalità.

 

Il ragionamento, molto semplice, suona così: meno nati significa che ci sono meno giovani a versare i contributi, mentre il numero dei pensionati non cala. Pertanto lo Stato deve svenarsi per pagare le pensioni e questo

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