La voce della feccia ( e della Bestia)

 

Roberto Pecchioli
Sarà questo inizio d’ estate, sarà l’aria profumata del mare, ma ho la sensazione di essere
tornato all’adolescenza, mezzo secolo fa. Gli acciacchi, le rughe, le disillusioni restano, ma
c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico, come scrisse Giovanni Pascoli. E’
tornato, come cinquant’anni or sono, il linguaggio del rancore, dell’esclusione, del
pregiudizio. Da ragazzo, simpatizzante del Msi, non avevo diritto di parola. Rischiavo la
violenza fisica e, se riuscivo a dire la mia, la reazione oscillava tra l’indignazione e il
dileggio. Nulla è cambiato, nell’anno di grazia 2026. Manca la violenza materiale, ma ci
arriveranno. Bene ha fatto il generale Vannacci- un furbone di tre cotte- ha definire i suoi
sostenitori la feccia. Orgogliosa di esserlo, poiché la reazione acida degli avversari mostra
che colpisce dove il dente più duole.
Ha battuto un colpo persino Giorgia Meloni, definendo censura la volontà degli
organizzatori della rassegna editoriale Più libri, più liberi – un grottesco ossimoro – di
escludere dalla loro fiera chi non firma un’ assurda dichiarazione di antifascismo. Il “caro
leader” vaccinista Antonio Conte ritiene surreale le dichiarazioni di Giorgia, non la scelta di
Più libri più liberi, uno dei cui esponenti è nientemeno che Innocenzo Cipolletta,
banchiere, già grand commis di Stato e direttore di Confindustria. Tanto per capire da che
parte batte il cuore di lorsignori. A breve invocheranno la rieducazione coatta come in
Cambogia. Surreale è il ritorno del fascismo peggiore sotto la maschera della virtù. Dopo
ottantuno anni, occorre dichiararsi antifascisti- cioè fascisti al contrario- per partecipare
alla vita pubblica. Benito vince rivoltando la gabbana .
E’ bello – al di là del generale – appartenere alla feccia: non siamo come loro. E’ una
medaglia al valore conquistata nella guerra della vita. La feccia crede ciò che solo pochi
pazzi avevano osato dire (uno è chi scrive): il femminicidio non è un delitto a parte, ma un
orrendo crimine come ogni omicidio. Il codice punisce con l’ergastolo l’assassinio
premeditato. Non può essere altrimenti nei regimi giuridici che riconoscono la generalità
della legge e l’ uguaglianza dinanzi ad essa. Apriti cielo. Vannacci è astuto, provoca
scegliendo i temi su cui sfidare la finta unanimità del pensiero unico. Così sono insorte
all’unisono tutte le correnti del Partito Unico di Sistema (il Pus…); la leghista Giulia
Bongiorno, madre della legge italiana sul femminicidio, è arrivata ad accusare la feccia di
volere il ritorno del delitto d’onore. Ci contenteremmo di recuperare l’onore come valore
personale e comunitario. Un punto di aumento nella percentuale di simpatizzanti del
generale.
Di più se la gente che vive e veste panni avesse il tempo di leggere certi articoli. Il migliore
lo ha scritto, a fronte corrugata e grondando santa indignazione, Concetta De Gregorio
vulgo Concita- più snob e più laico del fastidioso Concetta dell’anagrafe- su Repubblica,
organo ufficiale dei Colti, dei Riflessivi, degli Illuminati e, ça va sans dire, dei progressisti.
“ La Bestia ( maiuscolo, a sottolineare la natura diabolica del nemico assoluto) ha già scelto
Vannacci. “ Citando Simona Ruffino, neuroscienziata, esperta di linguaggio della politica,

parla di “squadracce composte da misogini fragili piccoli esseri umani (ogni bullo si
accanisce sui più deboli perché specchio della sua stessa debolezza, ogni forma di violenza
attecchisce nella fragilità di chi la esercita, meni perché non hai parole: le basi, insomma),
ammesso che gli odiatori siano tutti esseri umani e non credo proprio. “ Ahi, ahi, Concita:
se il nemico non è umano, contro di lui vale tutto, anche la violenza, anche la soppressione
fisica . De Gregorio chiede, con la Ruffino, di “tornare a riflettere sul bisogno umano di
allearsi con soggetti intolleranti, volgari, prepotenti e ignoranti.” Noi analfabeti, loro lord
laureati honoris causa.
La Bestia – vil razza dannata- è gentaglia che “augura la morte lenta a chi dissente. Rabbia
e paura sono i sentimenti primari dell’umano. Quelli primordiali, dell’uomo della pietra,
che millenni di storia e cultura hanno lavorato a contenere, trasformare. Ecco. Non più.”
Fantastico. Qualche leone da tastiera con il torcicollo sbrocca e un pezzo di opinione
pubblica diventa la Bestia. Evidentemente le due delicate signore non leggono le
sanguinose intemerate cariche di odio della loro parte politica. E pensare che molti- come
chi scrive – pensano cose simili a quelle espresse dal generale pur essendo convinti che egli
combatta gli effetti dei fenomeni – immigrazione , insicurezza, criminalità, derive LGBT,
odio della propria civiltà- ma taccia sulle cause. Il male ha un nome: capitalismo globale.
Scrive Paolo Borgognone: “il capitalismo liberale è il primo responsabile dell’innesco dei
processi migratori di massa. Le grandi masse migratorie sono l’esercito industriale di
riserva, l’infrastruttura schiavistica di massa che serve ad abbassare il costo del lavoro, in
modo da rendere sempre più esigui i salari e gli stipendi e indebolire così la classe media e
lavoratrice autoctona; polarizzare la società attorno a dicotomie culturali fittizie o
esasperate ad hoc dal mainstream, in modo da innescare guerre civili tra penultimi e
ultimi. “ Le questioni economico-sociali che producono l’immigrazione vanno risolte alla
radice. Meno capitalismo, meno subordinazione atlantista ed europoide, meno
sfruttamento finanziario uguale meno immigrazione, insicurezza, guerre. Così come più
sovranità nazionale, popolare, economica e finanziaria.
Su questo va incalzato il generale, là dove è più debole o non può – o vuole – essere
davvero politicamente scorrette. Evocare la Bestia serve egregiamente a stabilizzare il
sistema, sentirsi superiori e migliori, da un lato, a indignarsi per il danno alla spenta
coalizione di governo dall’altro. E naturalmente serve a chi discetta su vera o falsa destra,
dimostrando che è ragionevole il dubbio di essere dinanzi all’ennesima variante interna, o,
come si dice nel solito globish finto colto, a nuovi gatekeepers che presidiano le porte del
sistema. Lo scopriremo vivendo.
Possibile, ad esempio, che il vostro scrivano sia l’unico a indignarsi se l’onnipresente –
fuorché in municipio- sindaco di Genova Silvia Salis partecipi giuliva al gay pride cittadino
con al fianco suo figlio bambino ? Possibile che sia il solo al mondo a rilevare che gli
ambientalisti di cartapesta tacciano sull’immenso spreco di energia elettrica e sul consumo
di acqua- già pari a quello di circa un miliardi di umani- per alimentare e raffreddare i
server dedicati all’Intelligenza Artificiale ? Solo il vecchio superstite degli anni di piombo
nota l’incongruenza di una scuola che non punisce teppisti, criminali, picchiatori di

docenti, ma diventa inflessibile con due ragazzi che srotolano un lenzuolo con la scritta
“l’Italia agli italiani “? Per loro brutali punizioni in condotta, obbligo di autocritica pubblica
come presso Baffone Stalin.
Sono l’ultimo rottame del passato, l’ultima Bestia a indignarsi. E sono forse l’unico a non
applaudire Papa Leone che scopre l’acqua calda- la non neutralità della tecnologia e il fatto
che sia privatizzata- ammette a denti stretti il diritto a non emigrare, ma santifica la figura
del “migrante “ ( assoggettandosi così anche alla neolingua) negando il diritto naturale dei
popoli a non essere travolti da ondate migratorie eterodirette , sino a perdere identità
culturale, spirituale, tranquillità, futuro. Siamo almeno in due – Camillo Langone, uno
importante, e io che non conto nulla- a osservare che la chiesa cattolica, nonostante gli
sforzi di papa Prevost per attestare la continuità della dottrina sociale inaugurata dal suo
predecessore Leone XIII , ha rovesciato il magistero anche su questo tema. Papa Pecci
scriveva: “la legge naturale ci ordina di amare di un amore di predilezione e di dedicazione
il Paese in cui siamo nati e cresciuti”. Mondo al contrario, chiesa al contrario.
Discorsi da feccia, pensieri della Bestia. Ma attenti a svegliare il can che dorme. Potrebbe
diventare lupo e presentare il conto, riconoscendo le cause e i colpevoli del degrado dagli
effetti che producono. Lo disse Gesù ai discepoli in partenza per l’apostolato, pardon per il
proselitismo: dai frutti li riconoscerete. I frutti del presente sono visibili. La feccia ha
ancora gli occhi e la Bestia ha ancora istinto di conservazione. Vedremo se generali e
caporali vogliono cambiare il menù o chiedono solamente un posto a tavola.