MACRON NON TEME LE BANLIEUES IN FIAMME. TEME “RT”.

E’ ormai un rituale nei sobborghi, ogni Capodanno  in  Francia: le torme di giovinastri e vandali di colore bruciano le auto parcheggiate incautamente sotto i loro falansteri.  La sola novità è la crescita del fenomeno: dalle 935 auto bruciato il 31 dicembre dell’anno scorso, si è passati a capodanno 2017  a 1031.  Ciò, nonostante lo spiegamento di 140 mila fra agenti e forze di sicurezza in tutto  il territorio. Gli arresti sono parimenti cresciuti da 456 a 510.  A  cosa si deve questo rituale di bruciare le auto nelle banlieues? “può essere un gioco associato alle violenze urbane, o per noia o per protesta contro un arresto – risponde a Le Parisien  Christophe Schulz,  funzionario dell’Osservatorio  Nazionale Per il crimine e la repressione penale (DNPR) – o può essere anche il bisogno di liberarsi di un’auto usata per un delitto o in una  truffa assicurativa”.  L’ultima risposta fa’  pensare a  zone di non-legge  assoluta, in mano a comunità interamente criminali.

Nel sobborgo  parigino di Champigny sur Marne, dozzine di giovanotti  di colore, strafatti e fumati,  durante un “veglione di strada” hanno pestato  due agenti – fra cui una poliziotta di 25 anni, bastonata da dietro  le spalle,  una volta caduta presa a calci  alla faccia e al ventre   – per poi postare la virile impresa  sui  “social” insieme agli altri loro vandalismi,  dove si sentono le loro urla belluine e i loro grugniti di gioia. L’agente che era con la ragazza, un capitano di 37 anni, anche  lui  preso a calci mentre era terra da un gruppo “molto aggressivo”, ha estratto la pistola, riuscendo a farli desistere.

La notte seguente  nella vicina Stains, Seine-Saint-Denis,   un incendio in un  palazzo popolare. Dei poliziotti  entrano, salgono fino al terzo piano fra le fiamme (“pezzi incendiati ci cadevano addosso”), sfondando a calci una porta e salvano tre bambini che, dentro, urlavano. Quando  sono sulla strada coi piccoli che hanno salvato, vengono accolti  da una gragnuola di sassi.   “Una banda di giovani, non avevano capito, non  eravamo venuti ad arrestare nessuno”,  dice il brigadiere-capo di 35 anni.

Poliziotti si suicidano

Nei primi dieci mesi del 2017 si sono tolti  la vita 47 poliziotti francesi e 16 gendarmi; nella sola seconda settimana di novembre, 8 agenti e 2 gendarmi hanno messo fine ai propri  giorni. Nell’ultimo decennio,  sono più di 700 i poliziotti suicidi. Per lo più maschi, quarantenni, sposati con due figli.   La continua sensazione di  dover agire in territorio ostile, circondati dal disprezzo e dall’odio  dei presenti, gli orari massacranti, i riposi saltati. Spesso si suicidano  per la separazione o il divorzio. “Ma sono i problemi professionali  che  fanno esplodere  la vita privata”, dice un sindacalista.  Una tragedia cronica, per una professione costretta  ad operare giorno e notte in quartieri  proibiti dove ribolle una rivolta nichilistica  dei  ragazzi  di terza generazione, che non sa diventare rivoluzione.  Ma non è questo che preoccupa il potere.

Nel suo discorso di Capodanno, il presidente Macron ha spiegato cosa lo allarma  davvero.  “Ho deciso di far evolvere il nostro dispositivo giuridico per proteggere la vita democratica dalle notizia false”, ha annunciato. Ecco il   problema: le fake news.  Ha annunciato una censura legale  “delle piattaforme, dei tweeet, dei siti interi” che “inventano voci e notizie false che affiancano  quelle vere. La verità è che c’è una strategia- una strategia finanziata – che mira a creare il dubbio, a lasciar pensare che quel che  dicono i politici  e  i media  è sempre più o meno menzognero”.

Come si vede, Macron ha espresso una teoria complottista  in piena regola:  dietro le  informazioni false  c’è una strategia, per giunta “finanziata”.  Da chi? I commentatori ritengono che con questo  Macron, senza nominarla, alludesse a RT,   la tv Russia Today  che ha  appena inaugurato le sue trasmissioni  in francese,  dalla sua nuova sede di Parigi,  sicché adesso  gli ascoltatori  avranno  un notiziario 24 ore su 24 con un punto di vista diverso da quello (corale all’unisono) dei media nazionali; e che raggiunge non solo i francesi, ma Belgio, Canada, Maghreb, Africa francofona.

“Russia Today” in francese. E’ il panico.

Le  autorità   hanno provato per due anni ad impedire l’andata in onda di RT a forza di  burocrazia  e normative e regolamentazioni.  Hanno tentato di imporre che le trasmissioni fossero controllate e autorizzate da  una Commissione Etica, cosa alquanto insolita per un  telegiornale  che  va in diretta.   I più noti  giornalisti della carta stampata e anchorman  delle tv concorrenti hanno cominciato ad attaccarla  prima ancora che andasse in onda.   E adesso i redattori  assunti da RT ricevono sms da colleghi che  li accusano di “essere passati alla Russia”. Macron in persona l’ha bollata come “propaganda”  senza aver visto il primo notiziario, ed ha negato ai giornalisti di RT l’accredito per accedere all’Eliseo alle sue conferenze-stampa.

Un vero attacco di panico dell’Establishment, che ha fondati motivi: “il canale  solleverà gli argomenti che di solito sono nascosti sotto il tappeto  dagli altri media”, ha detto un giornalista neo-assunto, ed ecco il problema: perché  se le tv nazionali d’Oltralpe sono  tanto omissive e ufficiose quanto le nostre italiane, là il potere ha cose più grosse da nascondere, e che non vuol vedere spiegate al suo pubblico. Per esempio: cosa stanno facendo veramente le truppe francesi in Niger e in Mali?  Ecco un tema in cui le tv e i giornali sono  assai  rispettosamente  discreti, per comprensibile patriottismo.  Qualche reportage d’inchiesta sulla parte avuta da Parigi nella sovversione armata in Siria, di cui i francesi nulla sanno, è una eventualità che basta a far rizzare i  capelli in testa a tutti quelli che contano.  Perché Parigi ha fornito armi ai  jihadisti anti-Assad fin dal 2012, nonostante la UE avesse posto un embargo su tali  tipi di assistenza;  senza  contare i soldati francesi  mandati come istruttori, o gli strani casi dei  ragazzotti di terza generazione di quelle banlieues misteriosamente “radicalizzati” e spediti in Siria. Magari, Iddio non voglia, la RT potrebbe intervistar Alain Soral,   l’intellettuale passato dal  comunismo alla posizione “destra del lavoro e sinistra dei valori”; che per tutti i media bempensanti è una assoluta non-persona, da  non citare mai e  da non mostrare mai nemmeno di faccia. O ancor peggio, una apparizione in video  del comico del “manico d’ombrello”  (quénelle) Dieudonné, su cui pesa la più tombale censura mediatica perché ha detto cose “antisemite”.   Magari, potrebbero mostrare servizi dal vivo delle  auto incendiate a  Capodanno,  e far avanzare in primo piano un problema sociale e politico della   rivolta endemica dei sobborghi,  che i media ritengono di cattivo gusto esagerare; parlando invece dei disordini e manifestazioni in Iran.  Magari, un’inchiesta sui poliziotti che si suicidano in massa, cercando di capire perché.  Sono tutti rischi terribili, per la narrativa liberista, liberale, felicemente globalista ed  europeista di “successo”, di Macron.

Le sue “riforme”?  Plutocratiche

Narrativa che ha bisogno di essere sostenuta dai media “bobo”, bourgeois-bohemièn, perché sotto cova una rabbia ancora più politicamente pericolosa di quella dei vandali delle banlieues:  quella della classe  media “periferica” e la classe  operaia bianca che si vede spossessata ed ha votato Front National.

Ne ho parlato in un articolo del 3  ottobre scorso:

“Il Sistema produce il suo proprio popolo”

 

E’ una  Francia che “non esiste” per i media fatti da giornalisti bobo, per i quali “la società consiste solo di ricchi glamour e di poveri immigrati” da accogliere   benevolmente.  Ora, questi ceti abbandonati (perché “razzisti”, sovranisti, lepeniani) assistono alle “riforme” di Macron, che non possono essere che definite plutocratiche.

Ha  quasi soppresso  la ISF (Imposta sulle Fortune  che colpisce  le  fortune superiori ai 1,3 milioni), ridotto al 30 per cento “flat”  l’imposta sui capitali (Prélèvement Forfetaire Unique) , abbassato l’imposta sulle società (dal 30 al 25%), ridotto di un terzo la tassazione sulle stock-options, e – nella speranza di attrarre i finanziari da Londra – tagliato l’imposta sugli stipendi superiori a 152.279 euro annui, che si traduce in un regalo da 140 milioni di euro soprattutto ai banchieri  – e questo in un paese dove 3520  famiglie ricche sfondate conservano 140 miliardi di euro al sicuro nei paradisi fiscali. 

https://www.marianne.net/economie/les-3-520-menages-les-plus-riches-de-france-planquent-140-milliards-d-euros-dans-les

E contemporaneamente ha rincarato il gas, la benzina, il contributo quotidiano ospedaliero che un francese ricoverato deve pagare di tasca  propria; per giunta ha privatizzato la società Aéroports de Paris vendendola…a Merrill Lynch (e pensare che rifiutava di vendere a Fincantieri la RTX) .  La rabbia di questa France Périferique, classe media degradata e classe operaia dimenticata,  sarà molto peggio di quella delle banlieues.

I rincari di Macron

 

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  • Diego Grandi

    E se alla classe media, tartassata ed ormai esausta, aggiungiamo la Grande Armata Rivoluzionaria e una sciagurata gestione economica della Francia, allora possiamo ri-fare un 1789. Spero che questa volta alla testa dei rivoluzionari non ci sia il tricolore ma la bandiera con i gigli. Non male sarebbe anche il tricolore con una bella ascia al centro… bisogna sapersi accontentare.

    • Piero61

      … magari bipenna …
      un saluto
      Piero e famiglia

  • il grande FULVIO GRIMALDI:

    ” Il regime criptorenzista e mafiomassonico inaugura l’anno nuovo con l’ulteriore potenziamento dell’imperialismo neoliberista e totalitario: 500 professionisti del militarismo sub imperialista italiota in Niger, per allargare le nostre missioni militari al prezzo di €1.504.000.00 sottratti a pensioni, sanità, scuola, ambiente e per assistere Usa e Francia nell’occupazione/distruzione/rapina di quel paese, deposito di uranio e minerali vari. Nuovo capitolo dell’espansionismo militare USA/Israele/UE nel Sahel e in tutto il continente. Sul piano interno ci ha elargito ulteriori furti, a vantaggio delle multinazionali amiche, sulle bollette di gas e luce e pedaggi autostradali. Di questi ultimi possiamo ringraziare il ministro Delrio, costruitosi una carriera da sindaco di Reggio Emilia quando, da un’area infestata di ‘ndrangheta, si recava in missione alle feste padronali di Cutro, Calabria, terra d’origine di quegli infestanti.

    Lastricata la via verso lo Stato di polizia, già ampiamente consolidato, mediante la criminalizzazione del conflitto dal basso verso l’alto, con la campagna contro le fake news (critiche e divergenze dall’establishment) e gli hate speeches, discorsi di odio (leggi antagonismo sociale, politico, culturale), e accentuata la conflittualità orizzontale artificiale (generi, generazioni, autoctoni-alloctoni, falsi antifascisti-finti fascisti, normali-populisti), è arrivato il bavaglio a quel che resta della libera stampa, cioè la rete. Intercettazioni che rivelino i traffici di una classe di gangster affidate all’interpretazione di carabinieri e poliziotti, sottratti alla valutazione del potere giudiziario, presunto indipendente, e con previsione di carcere per giornalisti indiscreti. Addio alle risate tra furfanti che pregustano speculazioni sulla tragedia dell’Aquila. Addio al complotto di Renzi col generale dei CC Adinolfi in cui si ventila la ghigliottina a Letta.

    Le voci del padroneNon che di questa catena di montaggio di vere fake news che sono i giornaloni e le telvisionone, ci sia molto da difendere o salvare. Un lettore de “Il Fatto Quotidiano”, giornale nel quale un fustigatore del potere domestico come Travaglio convive allegramente con squalificati e rozzi sguatteri dei poteri internazionali (che nulla hanno da invidiare a quelli dell’altro giornalismo di “opposizione “, “il manifesto” : vedere i loro comuni compitini sorosiani e Cia su Iran, Siria, Russia, Cina, curdi, Egitto/Regeni, Ong), ha scritto parole memorabili: “A furia di faziosità (leggasi “servilismo”. N.d.r), fake news politiche e commenti dei soliti quattro santoni, la casta giornalistica ha esaurito ogni residuo di credibilità. Le informazioni confezionate al servizio di qualche fazione sono solo materiale di propaganda da usare al bar il giorno dopo… tifosi urlanti delle rispettive curve, megafoni aizzatori o moderatori a seconda della convenienza…”

    Se voci del coro reazionario, come il Corriere della Sera, La Stampa o Sky, ribadiscono un livello professionale sotto zero quando, per esempio sul tentato regime change in Iran, esaltano i bikini e le gonne corte dei felici tempi dello Shah, più furbi effetti collaterali dell’imperialismo, come “il manifesto”, postisi la foglia di fico di un esperto equilibrato come Michele Giorgio, poi ne annegano la cronaca nei commenti (incaricati di fare opinione) di due arnesi rispettivamente della destabilizzazione interna e della diffamazione esterna. Ce n’è una, a proposito delle “curve” menzionate dal lettore del “Fatto”, anzi, è proprio la tribuna centrale, quella delle autorità, a cui poi tutti quanti si rivolgono strepitando gli stessi slogan, un tifo comune. Il tifo per l’accoglienza senza se e senza ma di chiunque ci arrivi da Sud e da Est, sradicato da bombe e predatori occidentali, deportato dalla filiera Ong e destinato a manodopera schiavista di complemento al nostro precariato dai solidali accoglitori senza se e senza ma.
    Jus soli e spedizioni antIterrorismo
    L’uno è peggio dell’altro. Il primo, a dispetto del fatto che la cittadinanza è già riconosciuta a condizioni ragionevoli, come in Germania o Svizzera, pretende fin dalla nascita l’esproprio della propria identità e l’assimilazione a chi ti controlla. Come il battesimo. Le seconde, fingendo una guerra farlocca contro ascari da noi stessi messi in campo, servono a occupare, devastare e rubare, con il concorso di governi locali sottomessi a forza di potenza militare e corruzione. Entrambe consolidate tecniche del colonialismo.

    Ma, voi universali accoglitori, vi rendete conto che contribuite a creare le condizioni perchè la gente debba essere sradicata dalla sua storia, identità, cultura, perchè le sue terre e i suoi ambienti sono stati resi invivibili dai nostri predatori occidentali, per poi venire scagliata addosso ad altre società e servire da manovalanza al ribasso e dumping sociale? Proprio come, all’inverso, succede con le delocalizzazioni di produzioni in aree di massimo sfruttamento. Come vi permettete di parlare di integrazione e assimilazione che non significano altro che spogliare i soggetti deportati della loro identità, storia, cultura, coesione sociale, per essere snaturati e diventare Dalit, casta subordinata ai colonizzatori?

    Alla resa dei conti, è sempre una questione di lotta di classe. Gruppi dirigenti che, assistiti dal colonialismo, sono lieti di liberarsi degli strati di popolazione, soprattutto giovani, che potrebbero contestarne politiche e poteri; dominanti del mondialismo che, deportando e neutralizzando soggetti di una potenziale lotta di classe e per la sovranità popolare/nazionale, mantengono le condizioni di dipendenza e subordinazione dei dominati, sia nelle colonie che nella metropoli.

    Guardatevi in giro e vedete quale razza di integrazione lo spostamento di masse portatrici di altri riferimenti civili e sociali ha portato. Tra italiani importati e sudtirolesi colonizzati, dopo un secolo, non esiste comunicazione, nè amalgama, ma solo distanza, diffidenza e ostracismo a chi osa matrimoni inter-etnici. Tra pakistani, indiani, caraibici e britannici si tratta, a dispetto del succedersi delle generazioni, di isole del tutto separate perfino urbanisticamente. Così tra turchi e tedeschi, dove, nel quartiere berlinese di Moabit, cantato da Brecht, i palazzi dalle forme e dall’anima guglielmina guardano su un’ininterrotta teoria di locali dai profumi, costumi e frequentatori levantini, gli uni perennemente estranei e incongrui agli altri, con gli importati in eterno subordine, salvo qualche zio Tom (vedi sindaco di Londra). Idem da 300 anni in Usa tra neri e bianchi. Idem a Milano tra cinesi e autoctoni. I termini integrazione, assimilazione, meticciato, multiculturalismo, sono definizione del padrone/maestro/superiore che ti mette sotto; sono false, ipocrite e di schifosa natura razzista.

    Assimilazione, integrazione uguale antropofagia
    Ammantare tutto questo di buonismo e catturare i gonzi per farne i propri colonizzatori di complemento è stata la grande invenzione di un mondialismo che ha bisogno di livellare, annullare, amalgamare, deidentificare, desovranizzare e disunire le comunità consolidate dalla storia, plebizzare masse che diventino indistinte e prive di coscienza di sè. Solo così, e tramite l’ausilio tecnologico dei Frankenstein di Silicon Valley, che spersonalizza esasperando il narcisismo individualista e, al tempo stesso, lacera il rapporto con il reale e la coesione sociale , si eliminano gli ostacoli alla mondializzazione e alla relativa dittatura degli orchi del capitale.

    Già, Luigi Manconi. Mio vecchio compagno in Lotta Continua. Tanto si è arrampicato sui diritti umani che come minimo Soros e tutta l’èlite mondialista gli devono un invito alla prossima adunata segreta di Bilderberg. Ha sciopericchiato per quattro giorni, a babbo (jus soli) morto, guadagnandosi quanti voti di “sinistra” e quanti paginoni del “manifesto” bastino per perpetuargli un aureo futuro. Poi ha smesso. Qualcuno gli ha ricordato che Bobby Sands e i suoi Dieci di sciopero della fame sono morti. Dopo 60 giorni. Ma quelli facevano sul serio. Per una causa vera.

    Non mancheranno coloro, troll a parte, che riterranno giustificato darmi dello spietato xenofobo e razzista per essermi espresso contro la politica delle migrazioni promosse dall’accoglienza. Il giochino è metterti sullo stesso piano di un Salvini, che è poi quello che hanno inventato per dare una faccia brutta, volgare, deforme a chi si oppone al misciume della globalizzazione e al cappio UE. Dovrebbero riflettere che, diversamente, dai buoni e bravi accoglitori, io le parti di quelli che migrano le conosco quasi tutte. E conosco chi le abita. Ed è costretto a venirne via. E perché.

    Ho iniziato nel 1967, Guerra dei Sei Giorni contro la Palestina e tutti gli arabi (800mila “migranti” sparsi nel mondo) e non ho smesso più, fino ad oggi: Eritrea (migliaia di migranti da un paese libero e ben messo, sequestrati e rapiti nel paese dei balocchi dallo zuccherino dell’asilo politico automatico). Passando tra libici, sudanesi, somali, ivoriani, vietnamiti, senegalesi, siriani, iracheni, ecuadoriani, honduregni, messicani, guatemaltechi, tutti destinati alla deportazione verso “l’assimilazione, l’integrazione, il meticciato, il multiculturalismo”. Tutti nel fosso accanto allo stradone. Ho visto in Senegal lo scoglio davanti all’isola di Gorée, da cui per quattro secoli è partita la tratta degli schiavi. Quella di oggi parte da Dakar. Ho visto cos’erano prima, questi esseri umani, cos’era il loro paese prima e cosa dopo. Ho anche visto come lo sradicamento, in forme diverse, colpisca tanto loro come noi: toglierci la storia e il futuro, toglierci la comunità e il suo progetto, toglierci il nome e l’anima. Spianarci tutti. Toglierci la patria con tutto quello che significa. Che non è la caricatura che ne danno sia i micrcoimperialisti dello chauvinismo, sia coloro che, per salivare la via della mondializzazione, sono arrivati ad avere in uggia perfino la parola sovranità. “Un volgo dispero che nome non ha”.
    L’accusa di razzismo e xenofobia la rivolgano allo specchio. Così gli rimbalza.”

    http://fulviogrimaldi.blogspot.it/

  • Backward

    Non credo che i francesi impoveriti e demonizzati reagiranno in alcun modo sensato; continueranno a suicidarsi, come i poliziotti vigliacchi che non trovano di meglio da fare. Senza una guida aristocratica il popolo può solo soccombere al capitale.

  • E’ una guerra totale in atto contro i popoli.Siamo colpiti autoctoni e migranti,a livello collettivo e a livello individuale.Grimaldi dice bene quel che sa e ha visto.Non saro’ certo io a dargli del razzista e dello xenofobo.Chi conduce questa guerra lo sappiamo.Detto questo,bisognerebbe pero’ pensare anche a quello che Grimaldi non dice perche’ non sa o non vuole sapere e riconoscere.Sarebbe un discorso troppo lungo e complesso, e mai un Grimaldi riuscirebbe a seguirlo anche se volesse.Per Grimaldi non fa differenza tra cristiani cattolici e non cattolici,sono tutti stati e sono o colonizzatori,oppure solo sprovveduti al servizio dei padroni.Voleva il comunismo,e se gli dicessimo che glielo stanno costruendo i padroni,per il popolo,non per se’ stessi,forse ci direbbe che questo non e’ comunismo,e’ capitalismo selvaggio,,sfruttamento,schiavizzazione,etc. D’accordo,ma che comunismo sognava e si aspettava,uno che non sa dare a ciascuno il suo fino in fondo , ma solo fin dove lo spinge la sua prosa sempre tesa sulla corda di una emotivita’ alimentata da complessi o conflitti non risolti,traumi,inadatta a permettere un ragionamento veramente illuminato?Come molti di quelli che ti dicono di aver visto molto e viaggiato molto,procede solo per induzione, senza avere dei punti fermi,delle categorie a priori che possono ordinare e tenere al proprio giusto posto gli elementi irrazionali che tendono a colorara a modo loro l’esperienza personale,e se questi elementi impersonali ci sono,allora saranno per forza l’analisi marxista, la lotta di classe,la dialettica materialista.Non dice che sono proprio questi che la Storia ha sconfitto e sconfigge,anzi,crede che l’attualita’ e il futuro li stia facendo risplendere.Ha perso, ma ci sta dicendo che aveva ragione :questo ci dice. Colpa nostra che non siamo stati comunisti,e colpa dei Mancon che hanno tradito..Mi sembra una mentalita’ ridotta e riduttiva, nonostante i molti giri del mondo,e neanche radicata nella realta’ dei millenni e oggettiva ed equa.Un discorso a meta’,che puo’ andare bene solo a chi del cristianesimo,e della Storia della Chiesa,non sa che farsene. Roba per emotivi inquieti,per gente col paraocchi che vede bene ma vede non a 360 gradi,Roba per gente che alla fine non ti convince, o ,almeno non mi convince, anche a pelle, oltreche’ per ragioni che si possono argomentare,anche sul piano storico;ma altri possono farlo meglio di me.Dico solo che le razze esistono ed e’ giusto saperlo e tenerne conto,,ma non fu e non sara’ mai il materialismo dialettico quello che le rispetta nella loro identita’. Le passioni del Bene e del Male ,sono realta’ individuali profonde, trasversali a famiglie,gruppi etnici,,nazioni,O forse Grimaldi vuole applicare la dialettica marxista anche nell”interpretazione”di Eschilo,e Sofocle? O dell’Antico Testamento e del Vangelo di Gesu’ Cristo?.Ma noi,se la Rivelazione non ci avesse toccato,ci faremmo piu’ domande, per tutta la vita, di quante se ne fa chi crede di avere tutte le risposte.ANZI:forse e’ proprio per questo che la Rivelazione,cioe’l’umile Fede, ci ha toccati e ci tocca:perche’ ancora ,le domande , ce le facciamo,invece di cedere a farci guidare nel ragionamento dalle emozioni figlie dei complessi piu’ o meno inconsci,come fanno questi inquieti personaggi,tra cui metto anche Papa Francesco I che dicono e credono di venire dalla strada,dall’esperienza, ma al fondo sono ideologizzati.Ma io sono solo uno che ha sposato una nera ed e’ emigrato in sudamerica, a perdere tutta la sua identita’,quindi non faccio testo.Non sono un individuo di genere maschile ,indegnamente cristiano cattolico,che ha sposato una persona di genere femminile,che era piu’ o meno indegnamente cristiana cattolica gia’ da molto prima di conoscermi .Sopra tutto non siamo due anime. No,siamo solo un “discorso generale”.Se questa e’ cultura, se questa e’ civilta’,allora sapete che vi dico?No,non ve lo dico:indovinatelo da soli.Dico solo:criticate pure la Chiesa Cattolica,giustamente,,ma se siete onesti,riconoscetele anche quanto le va riconosciuto.A lei e ai Sacramenti.Vale anche per Papa Francesco.No,non ho detto a Lutero…ho detto alla Chiesa Cattolica.Permetta che Cristo parli al cuore dell’uomo,solo Cristo sa cosa c’e’ nel cuore dell’uomo.Apra,anzi spalanchi le porte a Cristo,non abbia paura:bando alla censura e bando alle persecuzioni religiose.. In Cina ,In Europa e in Vaticano oggi,come in URSS allora…Bando ai Crocefissi nascosti,alle leggi che negano di esprimere una opinione,che negano anche l’obiezione di coscienza…non fate che le porte delle Chiese siano chiuse(Garabandal).Spalancate,spalancate..no,cosa c’entrano i migranti…Cristo ha mandato i preti,i vescovi,e lei dove li manda ,quelli veri … Io invece la manderei in galera,a nome di san Giovanni Paolo II.In una galera vaticana, chiuso in una cantina con sbarre di Castel S.Angelo.ondannato per falso ideologico,e manipolazione strumentale dei discorsi di un defunto ,cella numero 8,la parola e’ peante…e’ …falsa testimonianza.C”e’ l’inferno ,ma con Misericordia, il Purgatorio.Cialtrone,

  • Beh, per capire l’ ARIA CHE TIRA davvero basti leggere la piccata reazione di Serra al giustissimo articolo di Tom Wolfe contro la genia (?) dei radical-chic apparsa su laRepubblica di ieri…un vero e proprio pezzo di giornalismo insignificante….quanto mistificatorio.

  • Articolo eccellente come sempre. In Italia faremo la stessa fine…

  • Sarebbe auspicabile anche una Russai Today Italiana….Sarebbe auspicabile…

    • io guardo solo RT. Ma i Russi non investono energie per informare questo tipo di gente che preferisce guardare l’isola dei famosi