NON CI SARA’ NESSUNA DITTATURA DOLCE (ED E’ UNA BUONA NOTIZIA)

(Andrea Cavalleri)

Un tema di cui ho già letto in passato, e cioè se la dittatura prossima ventura riuscirà a soggiogare il popolo con il suo stesso consenso oppure con la forza, mi sembra degno di essere ripreso in questi giorni: riusciranno i manovratori a suonare il piffero magico tramite spettacolari illusioni tecnologiche e a realizzare così il “mondo nuovo” di Huxley, o dovranno sudarsi il loro potere con la psicopolizia, il controllo di massa, la tortura psichica e, perché no, fisica di Orwell?

La domanda fu posta in modo esplicito per la prima volta al senato americano nel febbraio del 1950 da James Paul Warburg, parlando di governo mondiale a un’umanità da poco uscita dalla più tremenda guerra devastatrice che avesse mai affrontato; era ovvio che l’immaginario collettivo propendesse per la soluzione di forza, così ben tratteggiata nel romanzo di Orwell pubblicato l’anno precedente.

Vent’anni dopo (come titola Dumas) avvenne la svolta irenistica edonistica, raffigurata dal connubio della rivoluzione culturale del 1968 con lo sbarco (vero o presunto) sulla luna del 1969.

Finora è prevalsa l’interpretazione secondo cui lo sbarco americano sulla luna “doveva” riuscire per vincere il confronto, tecnologico e di prestigio, con l’URSS; ma esistono altre forze, superiori agli Stati stessi, che avevano delle ragioni più stringenti perché lo sbarco avvenisse: la creazione dell’illusione dell’onnipotenza tecnologica.

Infatti a che servirebbe “vietare di vietare” se le cose possibili da fare restassero miserevolmente poche? il decennio successivo proseguiva nella stessa direzione, col crollo dei muri, prefigurato dall’abbattimento del muro di Berlino nel 1989 ma realizzato concretamente tra il 30 aprile 1993 con la liberalizzazione del World Wide Web e il primo gennaio del 1995 con la fondazione del WTO.

Queste operazioni procedevano nella stessa direzione dell’imput precedente, targato Huxley, solleticando le voglie umane di prescindere dai limiti.

E mentre i recinti venivano abbattuti, in nome di una libertà assoluta dell’individuo nell’alveo dell’intera umanità, non si accorgeva, questo stesso individuo, che, con la scusa di estrarlo dalle gabbie, veniva invece privato di sostegni salutari quali la famiglia, la comunità, la patria, e norme giuridiche che frenassero l’appetito dei potenti.

Il nuovo millennio iniziava con una stretta delle maglie della rete, con la nuova Pearl Harbour del 11 settembre 2001 e la cosiddetta “guerra al terrore” che in realtà fu prima di tutto un’operazione volta a infondere il terrore della guerra.

Quindi nuova svolta orwelliana, nei cui confronti mi sembra lecita una domanda: la svolta faceva già parte della strategia dei “pescecani” di indurre prima i pesciolini a nuotare “liberi” per l’alto mare e poi indirizzarli verso le proprie fauci, oppure si è resa necessaria perché qualcosa è andato storto?

L’impressione è che la realizzazione di una dittatura dolce andasse troppo per le lunghe avendo trovato ostacoli imprevisti.

Giungiamo infine all’evento odierno, che mi sento di iscrivere nella sequenza qui sopra delineata.

Dopo una serie di prove e tentativi più o meno falliti (sars, ebola, suina) finalmente la tanto desiderata pandemia sembra (come tutto il resto, sembra) aver preso piede.

E ci ha procurato il nemico perfetto, ubiquitario, invisibile, innumerevole, tale per cui nessuno è al sicuro e solo l’unione di tutte le forze sotto una guida illuminata può concedere agli individui una speranza di sopravvivenza.

E questo governo, che ci vuole tanto bene, ha varato le norme che proseguono, inaspriscono e moltiplicano i controlli arbitrari già sanciti dal “Patriot Act” e che quindi qualificano l’evento pandemico come appartenente al solco orwelliano.

Internet

Il primo ostacolo imprevisto è stato l’uso della rete da parte della gente.

Gli Apprendisti Stregoni hanno concesso ampie comunicazioni gratuite per una serie di motivi: diffondere idee funzionali al loro dominio, distrarre la gente con svaghi inconcludenti, violare la privacy appropriandosi di tutte le informazioni che ci riguardano, promuovere i disordini morali, e infine, disporre di un mezzo pervasivo con cui non solo indottrinare il popolo, ma misurare anche l’effetto della loro propaganda.

Ebbene, quanto alla diffusione delle loro idee non hanno ottenuto nessun vantaggio rispetto alla TV.

Il punto secondo è quello con cui hanno ottenuto, purtroppo, i maggiori successi, anche se la comunicazione di rete è divenuta altresì utile strumento di lavoro per moltissime persone.

La privacy ovviamente è stata annullata, ma col problema opposto: la gente si è talmente buttata a berciare dei fatti propri ai quattro venti che ha creato un eccesso di informazione, difficilmente gestibile e selezionabile, per quanto si utilizzino algoritmi di scrematura.

La pornografia totalmente liberalizzata si è scoperta noiosa; chi scrive ha parlato di persona con diversi libertini conclamati che hanno dichiarato di preferire e giudicare più provocanti i video un po’ allusivi e conditi con una trama di contorno, piuttosto che i piatti documentari degli atti sessuali.

Ma i guai maggiori sono arrivati dal feedback: si è scoperto che c’è gente che obietta alle teorie degli Apprendisti Stregoni e lo fa bene, in modo logico, documentato, comprensibile.

E che a queste persone è stato fornito uno strumento pressoché gratuito di diffusione delle proprie idee o delle proprie ricerche.

Non solo, la TV permette di selezionare chi parla, su internet invece può esprimersi chiunque con una condizione di partenza prossima al “uno uguale a uno”, un rarissimo caso di concorrenza quasi perfetta, un mercato dove “loro” possono anche perdere!

Guarda caso è su internet che si concentrano i propositi di censura, chissà perché non sui media mainstream, anche se una bugia su un canale nazionale avrà presumibilmente un effetto almeno cento volte superiore a un’analoga falsità che fosse proposta da un sito alternativo.

Ovviamente la paura non è che si diffondano delle bugie, ma che trapelino scomode verità.

Quaresima di clausura

La serrata di contenimento dal virus, iniziata a causa di errori di diagnosi e disfunzioni di medicina del territorio, ora prosegue per un unico motivo: dimostrare che possono imporci la loro volontà.

Ma anche in questo caso i loro conti non tornano.

Non ho mai visto circolare tesi contrarie alla narrativa dei manovratori con una tale abbondanza come in questo periodo.

Mi sono stati girati video e articoli poco convenzionali dalle persone più impensabili, che fino a quest’anno sembravano ossequiose alla più stretta ortodossia sociale.

Un sempre maggior numero di persone, medici, giuristi e cittadini comuni, denuncia la gratuità del provvedimento, dell’allarmismo e del loro protrarsi, fremiti di ribellione serpeggiano tra la gente, spesso privata dei mezzi di sostentamento.

La Chiesa, in un primo momento apparsa ghiotta di sottomissione ai decreti statali, al pari di una qualunque chiesa patriottica sul modello cinese, sta mostrando in molti membri del clero e del popolo segni di contrizione e conversione che non si vedevano da un pezzo.

E la penitenza involontaria della clausura è stata occasione per molti di un cammino quaresimale più autentico, più meditativo, arricchito di preghiera vera, e di tutto il tempo da dedicare alle pie devozioni.

È stato più difficile persino peccare: stando a casa sicuramente si sono consumati meno furti e meno adulteri e, si spera nonostante la pillola RU 486, meno omicidi.

Una cosa è sicura, che coloro che vogliono schiavizzarci e marchiarci come i cavalli (sotto le mentite spoglie di un vaccino), stanno agendo sulle leve della paura, del ricatto e della forza, mostrando così che hanno abbandonato l’idea di prenderci con le buone.

Torna a proposito il racconto dell’anticristo di Soloviev: quando l’imperatore del mondo indice il concilio per l’unificazione di tutti i cristiani (cattolici, ortodossi e protestanti) sotto il suo patrocinio, promette a ciascuno ciò che appare più caro ad ogni confessione: l’autorità spirituale incarnata dal Papa, la santa tradizione, espressa da vecchi simboli, cantici, preghiere antiche, icone e cerimonie del culto, e infine la libera ricerca sulla Sacra Scrittura.

Ebbene, la serrata ci sta allontanando da queste cose, con la promessa di restituircele se ci lasceremo imporre il marchio della bestia.

Ma cosa rispondono all’anticristo il Papa, lo Starec delegato degli ortodossi e il Pastore rappresentante dei luterani?

“Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso”.

E così la reclusione di questa quaresima pur allontanandoci dai mezzi della grazia, allontanandoci cioè dalle strade che portano a Cristo, non ci ha allontanato da Cristo stesso, che si è fatto, lui, presente a tutti i cuori che si sono aperti al suo ingresso.

La buona notizia

Costringere i malvagi oppressori a gettare la maschera è una vittoria per coloro che aspirano al bene.

Perché, come hanno dimostrato la storia delle conquiste islamiche, dei regimi comunisti e della società del benessere occidentale, l’inganno è persino più dannoso dell’oppressione.

Così sicuramente la pensa Gesù, che mette in guardia i suoi discepoli dai tranelli degli ultimi tempi:

perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. (Mc 13,22)

Questo certamente è l’intento dell’anticristo di Soloviev, che, invitato a confessare la signoria di Cristo, vacilla interiormente ed è capace infine solo di far tacere le lingue veraci uccidendole.

La sua furia si origina dalla sua pecca primordiale, che lo scrittore russo sa delineare in una riga sola: “Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui”.

Questo egocentrismo smisurato, che rende incapaci di riconoscere la realtà e permette di vederla solo attraverso i filtri di una mentalità ristretta e autoreferenziale è ciò che stanno dimostrando quelle classi dirigenti, quegli Apprendisti Stregoni, che si ingegnano di fare “la cosa giusta”.

Probabilmente molti di loro non sanno per chi stanno lavorando, alcuni sicuramente sì, ma il loro stesso atteggiamento permette di discernere da quale parte stanno.

L’esempio è fornito dai demoni, loro maestri, descritti nel Vangelo a gridare così: Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio! (Lc 4, 34).

Come se Gesù si fosse incarnato per rovinare i demoni (che peraltro si erano già perfettamente rovinati da soli), come se al Signore non bastasse un blando e minimo sbuffo di impazienza per levarseli di torno, come spiega san Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi (Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo 2Te 2, 8), come se Dio non fosse amore e non fosse venuto per salvarci!

E quei miserabili sanno solo pensare che è venuto per loro, per rovinarli!

Certo, smascherare gli iniqui attira su di noi la loro ira, e lo constatiamo particolarmente in questo periodo, quando vediamo persone oneste, che spiegano delle verità che non corroborano l’agenda del regime, essere sistematicamente diffamate, insultate, emarginate

Ma in proposito risuona una parola del Vangelo che proclama: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. (Mt 5, 11), non “poverini”, non “sopportate” non solo “sperate”, ma “beati voi”!

E un pensiero e una preghiera devono andare a coloro che lottando per la verità stanno dalla parte di Gesù, che è verità, senza saperlo, perché non hanno il dono della fede.

Penso che i credenti debbano sostenere queste persone, che saranno tentate di disperare man mano che subiranno il progresso dell’oppressione tirannica.

Quanto a chi la fede ce l’ha, naturalmente non può ritirarsi in privato, magari con la scusa che nessuno può privarlo della libertà di coscienza.

L’impegno in questa guerra è un dovere, un dovere non inutile ma votato al successo, dato che sappiamo, con incrollabile certezza, che il nemico sarà sconfitto e nemmeno dal Dio altissimo, né dal suo Figlio re dell’universo, ma da una umile donna (“il mio cuore immacolato trionferà), e questo lo fa impazzire.

Ritorna d’attualità il motto di santa Giovanna d’Arco: “a noi la battaglia, a Dio la vittoria”.

Print Friendly, PDF & Email