“ROMPERE CON L’EGITTO”, chiedono Amnesty e un europeista 5 Stelle

Abbiamo visto con la dovuta sofferenza e partecipazione la storia di Patrick George Zaky, attivista per i diritti e ricercatore presso l’Università di Bologna (cruciale master su “Studi di genere e sulle donne”), egiziana, arrestato appena sbarcato al Cairo, detenuto in custodia cautelare per 15 giorni. Un caso per fortuna meno tragico di quello di Regeni. Ma “Per 24 ore di lui si è persa ogni traccia”, denunciano Amnesty International, tramite il portavoce Riccardo Noury, e la ong Eipr. ” Probabilmente è stato torturato, anche con l’elettrochoc, come è diffuso negli interrogatori in Egitto. Immediata l’enorme solidarietà italiana: 1500 firme raccolte, creazione di un “gruppo di crisi” all’università, flash mob in piazza Maggiore…

Per  cui non è il caso di seguire il ragionamento del malfidente che ha twittato:

Zohr è il campo di gas al largo di Cipro, il più grande, che l’ENI e l’Egitto sfruttano ed ha proprio adesso raggiunto la sua  piena capacità, dice  Marco Florian, l’italiano esperto di infrastrutture che ha sede a Tessalonica e conosce le cose.

Qui una mappa di Florian sulla collaborazione fra ENI ed Egitto.

Ma questo è ancora il meno:
Come ricorda  sempre Marco Florian, è in ballo una serie di giganteschi contratti di forniture militari dell’Italia all’Egitto:
Oltre alle due fregate FREEM (multiruolo, un modello concepito coi francesi) in via di completamento da parte di Fincantieri, ne sarebbero state ordinate altre quattro: sei in tutto. Inoltre 20 pattugliatori d’altura (OPV) da costruire in Egitto; 24 Eurofighter (anche se gli esperti dubitano che l’Egitto voglia aggiungere un altro caccia alla sua disparata panoplia che va dai  Rafale ai MiG-29) jet da addestramento Aermacchi M-346; in più, un satellite artificiale  da concepire e lanciare insieme.
Un affare stimato in 9 miliardi che, come sottolinea Florian, non solo sarebbe benefico per le nostre industrie l’indotto l’economia in generale, “ma rafforzerebbe la nostra posizione geopolitica e militare” ma configurerebbe una “integrazione delle nostre forze armate con le egiziane”, utile all’Egitto di avere come fornitore una media potenza meno “assertiva” politicamente della Francia: oltretutto sono sorte difficoltà coi Rafale, che l’Egitto ha in numero di 24 e ne stava valutando l’acquisto di altri 12, non per gli aerei notoriamente ottimi, ma per i missili con cui armarli: missili made in USA, e Parigi non ha ottenuto il nulla-osta di Washington per darli all’Egitto, per cui l’ordinativo dei 12 è stato sospeso .
Insomma per l’Italia un affare non solo economicamente,ma anche strategicamente di misura tale, da giustificare un “caso Regeni Bis”, che infatti si è immediatamente avverato.
Giulio Regeni, come ha ipotizzato anche il generale Mario Mori,  fu mandato “allo sbaraglio in un’operazione di infiltrazione e raccolta di informazioni, al Cairo, orchestrata dai servizi inglesi, con complicità interne all’università di Cambridge, presso la quale l’italiano era ricercatore”

Adesso, a strillare per primo che no, occorre  “stop immediato dell’esportazione di armi dall’Italia all’Egitto” è (guarda guarda) “ il vicepresidente del Parlamento europeo, esponente del Movimento Cinque Stelle, Fabio Massimo Castaldo”, lodato da (ovviamente) Il Manifesto – naturalmente per pacifismo e per  strappare  da Al Sisi “la verità su Regeni”e, adesso su Zaky. .
La cosa interessante è che Il Manifesto cita come fonte delle sue informazioni “Egypt Defence Review, sito di monitoraggio degli affari militari intessuti dal regime del Cairo”; un misterioso ente che si dà come missione “l’analisi critica dei problemi della difesa e sicurezza egiziane”
Mission
Ciascuno provi a fare il nome di un paio di nazioni missionarie nell’impicciarsi dei fatti militari del Cairo e nell’invelenire i rapporti con Roma. Tenderei a credere, in questo caso, che non siano tanto io distributori di Legion d’Onore quanto quelle ONG umanitarie, tipo Elmetti Bianchi , il cui fondatore James Le Mesurier, ex agente dell’MI6, è stato trovato suicidato l’11 novembre scorso essendosi lanciato dal balcone del suo appartamento a Istanbul. Ma potrei sbagliare.

Dimenticavo:

Repubblica: non si possono fare affari con il Paese che «nasconde la verità su Giulio Regeni».

La Famiglia Regeni deve dettare i nostri rapporti con la politica verso lo stato egiziano: una posizione assurda e anti-italiana, che è ovviamente difesa da tutta la galassia di “sinistra” globalista.

 

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