PERCHE’ GLI ITALIANI *AMANO* I SOPRUSI DELLE ISTITUZIONI.

Da qualche giorno   ripenso alla acutissima osservazione del super-intelligente Uriel Fanelli. E’ uno che è andato a lavorare in Germania, come quei centomila giovani che  devono andar via dall’Italia perché qui la società non ha per loro un  lavoro e una vita all’altezza delle loro capacità; giustamente dice che le classi dirigenti italiane, che su questa emorragia di risorse umane versano lacrime di coccodrillo, in realtà sono ben contente di liberarsi di questi potenziali concorrenti al loro potere. Tutti ricordare ancora, spero, la frase che si lasciò scappare un anno fa il ministro (del lavoro!) Poletti. “Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia?  Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

Qual è il motivo per cui quei giovani danno fastidio a  Poletti che  non li vuole fra i piedi? Perché, dice Fanelli, sono quei giovani che “non si rassegnano al sopruso” delle istituzioni italiane. Come dice lui:

(Fake news, sicuramente)

Lo stato italiano, in tutte le sue istituzioni, manda un messaggio continuo: “non devi reagire al sopruso“.

Lo manda in molti modi. Lo manda quando il tabaccaio sotto il mirino del rapinatore reagisce al sopruso e passa un guaio. […]  Lo stato ti dice di non reagire al sopruso nemmeno per vie legali, quando denunciare un crimine non serve a nulla e citare per danni ormai e’ un modo di dire.

Lo stato ti dice di non reagire al sopruso quando mostra criminali liberi di circolare: smetti di reagire ai soprusi, chiamare la polizia non serve. L’intera societa’ italiana ti dice di non reagire al sopruso, quando ti lamenti per le condizioni lavorative disumane di Amazon e i giornali fanno fake news pur di dimostrare che quello sciopero e’ fallito. […]  Lo  stato fara’ di tutto per mostrarti che e’ inutile, che non puoi reagire al sopruso e che non puoi nemmeno sottrarti al sopruso.

Lo stato italiano, in tutte le sue istituzioni, manda un messaggio continuo: “non devi reagire al sopruso”, unito ad un secondo messaggio “non puoi sottrarti al sopruso”.

E’ assolutamente chiaro, quindi, quale sia il tipo di cittadino che lo stato intende combattere. E’ chiaro quale sia il cittadino che lo stato – e con lui la societa’ intera – intendono togliersi di torno”.

Ma se  alcuni dei “giovani” intelligenti e capaci decidono di lottare qui? Per cambiare  le istituzioni patrie che   non  producono altro che sopruso  –  tutte, dalla magistratura al fisco, dalla polizia ai sindacati,  dai docenti universitari all’ATAC   alle Regioni meridionali   a tutte le altre burocrazia  inadempienti,   ma senza dimenticare il capo-redattore  che pretende favori sessuali dalla ragazza   che vuole “entrare nel giornalismo” –  cambierebbero le cose?

Risposta di Fanelli: “ Personalmente, credo che quelli che “rimangono a lottare” sono funzionali al disegno complessivo: lo stato e la societa’ si occuperanno di perseguitarli sino a quando il loro fallimento sara’ di monito agli altri.  Restate pure “a lottare”, siete quello che vogliono: sarete crocifissi sulla Via Appia”. 

E’ proprio così. Lo è al massimo grado in Sicilia,  alquanto meno in Lombardia  o Veneto, ma è così in tutta  la comunità: l’adattamento   silenzioso al sopruso, al “comando” di chi”non ha diritto di comandare”,  alle esazioni del fisco  come alle prepotenze della casta giudiziaria,  e in generale agli arbitri della “legge”, è evidentemente la causa dello scadimento generale della nostra società, della nostra classe politica, delle nostre università  persino.

Chi ci  prova,   si trova solo

Ma perché è così? E  cosa rende queste istituzioni-sopruso irreversibili? Se  richiamo alla memoria le cinque o se  volte   nella mia lunga vita in cui ho provato a resistere al sopruso  – pubblicamente, in situazioni pubbliche, su questioni di ingiustizia in cui  davo per scontato l’appoggio di amici,  compagni di scuola e colleghi –   sono stato facilmente sconfitto perché mi son trovato solo. “Avanti miei prodi! Sfidiamo il potente!”, mi volto e i miei prodi  son lì fermi, anzi hanno fatto un passo indietro, si chiamano fuori, non  vogliono entrare nella faccenda, alcuni con mimica inequivocabile stanno   segnalando al potente, perché  li veda e ne tenga conto, che loro mi considerano   pazzo, un  fanatico, uno che si monta la testa …Si  picchiettano la fronte col dito.

Succede sempre così, in Italia. Che gli altri, quando si tratta di non  stare al sopruso pubblico, si tirano indietro.  E’ per questo che  alla fine alcuni  dicono a sé e agli altri che “la soluzione è individuale”, e  adottano l’individualismo competitivo e vincente – una posizione giustificata esistenzialmente,  perché dopotutto uno ha una vita sola, appena sufficiente per conquistarsi un posto nel mondo – ma sbagliata sul piano filosofico.  Perché “il problema è sociale”, non individuale. Benissimo dice Fanelli: non è solo o  tanto lo Stato, quanto “la società” si occupa di perseguitare quelli che vogliono resistere al sopruso, “sino a quando il loro fallimento sara’ di monito agli altri”.  Sono gli altri che, collettivamente,  invocano la tua “crocifissione sulla Via Appia”.

Nei miei cinque o sei insuccessi,  mi sono chiesto: come mai i compagni e i colleghi – che prima   giuravano di non voler più stare al sopruso, che erano d’accordo con me – davanti al potente mi  hanno lasciato solo? Solo ad andare all’assalto, che cosa ridicola. Come mai loro stavano fermi?

D’accordo, mettiamo in conto la viltà italiota. Ma non basta a spiegare tutto, anzi spiega poco. Se provo a rievocare cosa dicevano  gli sguardi sfuggenti, i silenzi derisori o le mezze frasi di scusa dei “miei prodi”  che mi avevano lasciato solo e ridicolo  (e con la diserzione saldato  su di noi il sopruso più forte di prima) trovo  una riserva inconfessata: “Non sarà che seguendolo, sto dando troppo potere a lui? Che sto facendogli troppo favore, facendolo vincere,  dandogli la soddisfazione di farmi dirigere da lui? Dopotutto,  non sono   completamente d’accordo con lui: ci sono cose nelle sue idee che non mi convincono; e io ho le mie idee.  Mica è mio fratello, dopotutto. Se lui vince, io cosa ci guadagno?”.

Pensateci: è questo insieme di riserve mentali, di mancanza di generosità  e di invidiuzze oscure che ammala radicalmente la nostra vita politica. Che, per esempio,  rende mediocri, comprabili,  deboli i nostri  politici. Come?!, protesterete voi: sono loro, i politici,   che “non hanno le palle”, che “non  sono intelligenti”, che “non hanno le qualità di comando”!

E’ anche vero. Ma queste proteste nascono da un errore fondamentale: credere che “avere le palle”  siano doti personali del personaggio. La verità è esattamente il contrario:   il “valore sociale degli uomini che dirigono dipende dalla capacità di entusiasmo che gli dà la massa”, scrive Ortega y Gasset. Insomma, è il pubblico che dà al politico “le palle”, o gliele nega.   La forza, il valore, le capacità  non sono tanto nel  politico  individuale, quanto “precisamente quelle che il pubblico, la moltitudine, la massa pone” in lui come “persona eletta”.  E non si parla qui di voti, ma di  ben altra “elezione”: guai a pensare che una tecnica elettorale , o anche  delle leggi,  o una “morale” etica imposta da procuratori giudiziari ai politici “corrotti”, sia alla base  di una società sana. La   società sana è quella in cui il pubblico, le masse, la cittadinanza, si sente docile a personalità in cui riconosce delle qualità “elette”;  e quindi dà loro, con generosità e senza riserve, la forza sociale che gli consentirà di sfidare il sopruso diventato istituzione, che è duro come l’acciaio, ed occorre molta forza unita per abbatterlo.   La “personalità”  di un leader  politico è – in grandissima misura –   quella  che gli attribuiscono le masse;  e il politico sarà indotto a diventare migliore da questa esigenza generosa del pubblico.

Manca il capitale sociale

Questo è il “capitale sociale”, ed è il pubblico che lo dà, dando la forza e  la personalità al leader politico. O negandogliela, come per lo più avviene da noi.

Perché? Peché  la società italiana è composta di una massa “di cui ogni membro crede di essere personalità direttrice”, “incapace di umiltà, entusiasmo e ammirazione dei superiori”-  questa massa nega al capace  il proprio capitale sociale, la propria forza d’urto.   Ad ogni personalità audace nel pubblico campo,   i milioni di individualisti si tirano indietro, avanzano le loro riserve mentali,   si domandano : ma   lui non ci guadagnerà troppo, se io lo faccio vincere?

E’ per questo che la scena politica italiana è “un atroce paesaggio saturo di indocilità e troppo vuoto di esemplarità”. Perché l’italiano diffida profondente, d’istinto, di chiunque sospetti superiore  a sé, e dicui dovrebbe seguire l’esempio (ricordate: si obbedisce a un ordine, si  ad un esempio si è docili) E quindi, preferisce in fondo vivere sotto l’istituzione-sopruso invece che al servizio di una “personalità” come, poniamo, un Orban  gli ungheresi, un Putin i russi – o anche una Thatcher gli inglesi, o Reagan gli americani, sicuramente  “personalità”  a cui le masse hanno dato la forza per cambiarle istituzioni (non discutiamo ora se in meglio) ormai fossilizzate  – si mette al sevizio di qualche capopopolo rozzo e volgare  che quasi subito dopo abbatte

Questa storica insubordinazione spirituale delle masse contro le sue minoranze eminenti, produce il particolarismo frenetico che ci vediamo nella vita pubblica. Dove qualunque gruppetto ha   forza bastante per disfare (sindacati, giornalisti, caste)  ma nessuno ha forza per fare  – nemmeno assicurare i propri diritti.

O vediamo nella vita interna dei partiti il  triste spettacolo che, invece che le masse seguire i capi, sono le masse che impongono il loro peso ai capi; non sono i capi che dirigono le loro militanze ed elettorati, ma sono questi, le loro tifoserie,  che impongono loro questo o quella posizione  politica  “di pancia”, perché”uno  vale uno”.

(Alla fin fine, tre democristiani ripassati. Eran meglio gli originali).

A controprova, vediamo da quali personalità a volte “il popolo italiano” si lascia conquistare emotivamente e sentimentalmente, ed ha cui dà la sua forza sociale: “Si tratta invariabilmente di qualche personaggio rovinoso e inferiore”,   di qualità scadenti (che non mettono in soggezione la massa) con tutti i vizi  e falle personali in bella vista, invidiato e invidiato per quelle. Da Berlusconi a Grillo. Ma voi potete fare altri esempi. Del resto, valgono in tutti i campi, non solo in quello politico: gli scrittori   influenti; i cantanti  che riempiono gli  stadi,   gli intellettuali più  ascoltati nei talk show sono i più volgari,assimilabili dalle menti piccine delle masse.

Ora, si capisce se  una società  si priva per molte generazioni di personalità di vigorosa intelligenza che servano da diapason e norma ai più, che diano  il tono di intensità mentale   richiesto dai problemi i una complessa società contemporanea – che richiede   scienza, tecniche, amministrazione, qualità militari,  filosofia, cultura all’altezza  – la massa tenderà , per la legge del minimo sforzo, a pensare via via con meno rigore; il repertorio di curiosità, idee, punti di vista, si restringerà progressivamente – fino a cadere  al disotto del livello obbligatorio per le necessità della sua epoca.  Parallelamente, la sicurezza pubblica periclita e scade,  l’economia privata si debilita, tutto si fa angusto e disperato, si spegne la volontà di futuro. I risultati della disorganizzazione generale  si ripercuotono duramente sulle vite private  di ciascuno.  Una società intellettualmente degenerata si lascia governare da caste del sopruso  senza resistere (“E’ inutile”), da poteri forti sovrannazionali che nemmeno capisce;  accetta di “accogliere” africani infinitamente  meno civili di lei,   nello stesso tempo in cui è ben contenta di lasciar andar via all’estero i suoi giovani eccellenti: “Questo paese non soffrirà ad averli più tra i piedi”, come  disse Poletti.  Quelli che restano sono già appesi lungo la via Appia, e i passanti gli sputano sopra: sovranisti, omofobi, cristiani,   è  colpa vostra se Roma brucia…

UN ESEMPIO FRESCO FRESCO DI SOPRUSO

In cella 26 giorni per foto su Facebook
Era una scena di Romanzo criminale

Il gip ha scarcerato quattro ragazzi arrestati nell’ambito dell’operazione «Cumps». Anche se coperti da passamontagna per la polizia erano identificabili in «base ai caratteri antropometrici».

(erano proprio loro. Riconoscibilissimi).

Il giudice delle indagini preliminari ha   scarcerato Paolo Abenavoli, Alessio Falcomatà, Francesco Patea e Vincenzo Toscano arrestati il 7 novembre scorso, su ordine del gip Foti, insieme ad altre 46 persone nell’ambito dell’inchiesta denominata «Cumps». Un termine dialettale calabrese, che significa compari, coniato proprio per dimostrare la scalata delle nuove leve della ‘ndrangheta, figli di boss da anni in carcere. Secondo l’accusa i giovani utilizzavano Facebook e i social network per farsi conoscere e far valere la loro voce. La polizia navigando sui loro profili si è soffermata su una foto ed ha subito immaginato che quella raffigurante 4 persone postata da uno degli arrestati corrispondesse ai volti delle persone indagate. In realtà la foto di Romanzo criminale, in rete dal 2005, postata da uno degli arrestati, era stata estrapolata da Google per un scopo emulativo. Una vanità che è costata 26 giorni di carcere. 

poliziotti hanno effettuato il riconoscimento della foto nonostante in quell’immagine le figure avessero il volto travisato da passamontagna. E avevano scritto che il riconoscimento è avvenuto tenendo presente «i diversi caratteri antropometrici che li caratterizzavano». La foto è parte integrante dell’ordinanza di richiesta di arresto ed è stata inserita a pagina 1247.

“I 4 “ragazzi” sono stati fortunati”, mi scrive il lettore che mi ha mandato la  notizia: “ forse si sono fatti gli stessi giorni di galera di Kabobo che ha ammazzato a picconate tre persone ed è stato poco dopo liberato.
Probabilmente le indagini che hanno portato in gattabuia i 4 sono state coordinate dal commissario Lo Gatto….

In realtà, Kabobo è stato  condannato ad un totale di 28 anni di carcere.  Ma come esempio di sopruso  istituzionale va  benissimo: magistrati  dal carcere preventivo facile, agenti che fanno le “indagini” così…

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15 commenti

  1. Finglas

    Ottimo articolo.
    La strategia della rana bollita è il cardine.
    Bisogna aggiungere la componente subliminale di certi messaggi diffusi dal mainstream e la lobotomizzazione creata scientemente nelle masse grazie all’uso invasivo e massivo della tecnologia.
    Microshock continui e dissonanza cognitiva rendono un popolo depresso e impaurito incapace di qualunque reazione (perfino di tipo pavloniana) anzi, spesso e paradossalmente, vittima della sindrome di Stoccolma con l’aggravante di non riuscire nemmeno lontanamente a mettere a fuoco la figura del carnefice ma al massimo ombre lontane e indistinte.
    Quando si cominceranno ad usare gli occhiali?


  2. Ma signori, abbiamo scoperto l’acqua calda?Falcone e Borsellino sono stati assassinati nel più brutale dei modi!!!Qualcuno delle istituzioni lo ha tradito!E’ fisiologico che poi tutti i pochi italiani onesti si comportino da vigliacchi: se io denuncio faccio la fine dei 2 eroici magistrati che avevano pure la scorta.
    Ero bambino quando nel mio paese accadde un fatto che mi fece diventare ‘ ‘sveglio’ già a 6 anni: un barbiere si rifiutò di dire ai carabinieri che 2 delinquenti erano da lui alle 12.00 per farsi i capelli mentre in realtà stavano facendo una rapina.Ebbene i due furfanti finirono in galera per pochi giorni,uscirono e andarono ad uccidere il povero barbiere onesto che lasciò moglie e figli!

    1. MattioliLorenzo

      Se non sbaglio fu Borsellino a dire “Il problema non è che stanno scoppiando delle bombe per l’Italia. Il problema è quando smetteranno di scoppiare.”


  3. “La soluzione e’ individuale” e’ una frase che anche io mi sono detto e ho detto,molti anni fa,in maniera originale e spontanea. Filosoficamente sbagliata,vero,ma di fatto per stabilire quanto sbagliata sia,bisogna considerare che cosa uno fa dopo che se l’e’ detta.Ci sono diversi gradi:puo’ diventare un corrotto,un ricattatore,un complice,oppure ,attraverso la filosofia sociale,sconfinare nel campo religioso,magari facendo tappa intermedia a casa di Pirandello.Personaggi in parte fuori chiave,che sanno di esserlo,o meglio si considrano tali su molte cose,ma non su tutte,eppero’ si contentano di essere fuori chiave ma fare come se fossero in chiave…fino a un certo punto,che di solito non arriva mai.Basta pensare a Craxi in esilio:si’,ho perso, ma la mia storia,la mia immagine la raccontero’ io… Non la subiro’ come tanti in passato…(n.d.r.:la soluzione individuale,anche qui,e perche?Perche’,pensava,io ho piu’ palle).Posso parlare…parlero’..ho appena cominciato… Ma tutto fini’ li’.Non parlo’.Aveva famiglia.Luciano Lama in una intervista disse che la sua forza ,nel recarsi alle trattative,stava nella gente che aveva dietro:lavoratori,sindacati,assemblee,e dover rendere conto a loro.Erano pero’ rapporti istituzionali,entrati nel rito sociale.Cosa diversa da iniziative personali estemporanee.Per il resto,in generale si sa che se il popolo lo merita,o se soffre fino a impietosire Dio nonostante le sue colpe,allora Dio suscita capi e sacerdoti secondo il suo cuore.Comunque per conto mio,penso che ,dove si puo’ e dove capita,la soluzione individuale fatta non per complicita’,corruzione o ricatto disonesto,ma quella ottenuta previa vera incavolatura ,faccia a faccia, con quel tanto di follia che ce l’ha chi se la guadagna,non sia spregevole,su cose non troppo pesanti,e sia alla portata di molti.Sarebbe gia’ qualcosa se la praticassero molti.Pero’nella Storia pubblica il vero capolinea del liberalismo estremo e’ il dittatore pazzo.Gia’ nei tempi antichi,il re o imperatore normale,almeno relativamente normale aveva il senso del limite,verso gli dei e verso la polis.I Caligola tendevano all’individualismo estremo ,satanico,senza volonta’ o possibilita’ di interazione con esso.Esistono anche oggi,nel basso impero del supercapitalismo,specialmente dalla creazione della FED e dalla rivoluzione bolscevica in poi. A quel punto,diventa una pratica da mettere direttamente nelle mani della Madonna e di Gesu’ Cristo .

  4. Abbelli

    Bravo Direttore, Lei ha ragione da vendere.

    Secondo la mia esperienza la causa è la sostituzione del messaggio di Cristo (amerai il tuo prossimo come te stesso) con quello mercantile (non fare niente se non ci guadagni qualcosa). Questo porta a credere che si può trarre profitto (funzione pubblica che lo Stato riconosce alle S.p.A. a norma di legge) solo a danno di qualcuno altro ed esclude che ci possono essere transazioni nelle quale entrambi i contraenti traggono profitto (l’economista LaRouche le chiama win-win).

    Nell’attualità i massimi esempi di queste situazioni si hanno nella politica internazionale. Ad esempio nella guerre in Libia e Siria. Questo guerre sono stato intraprese dall’Occidente e sono tuttora portate aventi nell’illusione che si possa trarre chissà quale vantaggio dalla guerre medesime… per contro la politica della Russia di Putin, che nei limiti di quando può fare, mira a fare semplicemente l’interesse di tutti i popoli, senza arrecare danno a nessuno, viene considerata una sciagura pazzesca da chi ha indenti che corrispondo esattamente al contrario di quelli di Putin…

  5. Backward

    “…personalità di vigorosa intelligenza che servano da diapason e norma ai più…”
    Questa era l’aristocrazia. Una volta soppiantata dagli stampatori di banconote, il destino della società era segnato.


  6. Grazie Maurizio che scrivi questi coraggiosi articoli [ specie quelli sulla mala giustizia] ….un grazie di cuore perche’ in questa triste nazione sei ancora un giornalista indipendente e razionale .che Dio ti dia forza sempre …..da Toronto un’abbraccio.

  7. Benedetto

    La vera casta è la massa degli incivili e incolti che hanno occupato il Paese fin nei minimi gangli, a partire dai posti di lavoro usurpati ai meritevoli.
    Finché saranno al potere, non ci sarà futuro per l’Italia.

    www. questionemaschile.org / forum

  8. Luigi Ranalli

    Molto bella questa analisi di Blondet e Fanelli; eppure non concordo del tutto.
    Non credo che chi lotta sia funzionale al Sistema, a meno che non sia “deviato” da gatekeeper e disinformatori come nel caso dei grillini, tanto per fare un esempio negativo.
    Le masse non solo in Italia ma ovunque sono egoiste, invidiose, irritate dall’autorevolezza di pochi, mosse dalla pancia più che dal cervello. Pretendere una consapevolezza del cosiddetto “popolo” è pura utopia: le rivoluzioni le hanno sempre fatte gruppi di 30-50 persone motivate ed organizzate; le masse erano solo chiamate a seguirli come pecore.
    L’opposizione, quella vera, seppur minuscola e per ora pacifica e disorganizzata fa paura al Sistema e lo vediamo da come questa tenta di reprimerla.
    Una rivoluzione, in senso positivo per una volta, sarebbe possibile anche in Italia dato che il popolino affamato e bastonato è finalmente costretto suo malgrado a cercare “uomini forti” o già soltanto soluzioni, idee forti. Il problema è che non ne trova…
    Il problema vero è l’assenza di una classe dirigente.
    I paragoni con l’Est europeo, Orban o Putin non sono opportuni: ungheresi, polacchi e russi hanno dovuto subire molti decenni di comunismo per divenirne finalmente allergici. A noi stanno bastando 10 anni di oligarchia dei nostri “sinistri democratici” per non poterne più di tutto questo.
    Inoltre l’Est Europa ha il grosso vantaggio di un sostrato religioso-culturale sano e condiviso, perché i cristiani ortodossi non hanno certo i problemi di noi cattolici posti davanti al bivio tra un Bergoglio eretico dissolutore anticristico ed un tradizionalismo farisaico e retrivo che non ha più nulla da dire.


  9. Leggevo Uriel Fanelli con interesse, anche se non sempre lo condividevo. Negli ultimi tempi mi aveva però un po’ scocciato con i suoi panegirici della Germania e della Merkel.
    In ogni caso queste riflessioni sono piuttosto interessanti, e sconfortanti.

  10. Luigi Ranalli

    Pierluigi, guardi che per quanto mi riguarda io sono già a posto in questo senso. Perchè il partito politico che esprime perfettamente il mio punto di vista esiste già.
    Io alle prossime elezioni voto Forza Nuova.
    Il problema è che troppi italiani, compresi tanti contestatari di sinistra, centro e destra, si schifano quando sentono parlare dei “fascisti”.
    Ma si leggano i programmi piuttosto, perchè quello forzanovista è condivisibile da larga parte della popolazione.

  11. pierluigi

    Caro Ranalli, forza nuova sarà pure nuova, ma di forza ne ha e ne avrà non a sufficienza. Ancora divisi? Ma non lo vedete che siamo già nel peggiore degli incubi? Via tutte le vecchie casacche! Ma lo avete capito con chi bisognerebbe confrontarsi? No, ne sono certo! Poveri presuntuosi! A raccattare tutto il ” meglio” della rete, follower compresi, più famigliari, parenti ed amici saremmo comunque in pochi. Se ciascuno desse il meglio di sé non sarebbe ancora sufficiente, bisognerebbe trascendere ogni nostro limite, essere avvolti per una volta dalla grazia di Dio, allora forse… Ma vedo solo presuntuosi, che bastano a sé stessi…Fusaro… valori di destra idee di sinistra e tutto il resto… ok mi piace, ma poi, continua a scattarsi selfie (bello, sì, della mamma) ed a leggere testi scritti dove, con dotte citazioni filosofiche, spiega ciò che l’ultimo degli italiani, in altri modi sa già! Ci vuole rispetto, comprensione per il prossimo, più cuore, più intelligenza, molta più modestia, più, ovviamente, l’indispensabile giro di telefonate o e-mail (se il nostro titolare preferisce) di cui sopra. Detto questo credo che ce la potremmo tranquillamente fare ( Perdio ce l’han fatta i cinque stelle!)!

  12. pierluigi

    Ho scritto un post al quale Ranalli ha risposto: Pierluigi guardi che…… A mia volta ho riposto al post di Ranalli con un secondo post. Nel frattempo il primo post è però scomparso. Forse per un troppo sintetico “balle” col quale esordivo? Offensivo? Riprovo con un linguaggio diverso:
    non condivido il destino segnato di chi reagisce al sopruso, né le cause addotte per spiegare i fallimenti di chi si ribella, né condivido le critiche alla “società” italiana in quanto si fa riferimento ad una parte minoritaria di questa e, per altro, non è detto sia irrecuperabile. O meglio, condivido tutto fino a che le possibilità di cambiamento saranno incarnate dai tre figuri in foto. Ritengo quindi che, prima di abbandonarsi alle critiche ed al pessimismo, bisognerebbe offrire agli italiani una reale possibilità di cambiamento che non hanno e del quale hanno più bisogno che mai. Come fare? Caro Maurizio, la mia non è una provocazione, piuttosto un disperato appello:
    Faccia un giro di telefonate alle decine e decine di siti d’informazione, blogger, che condividono le sue analisi. Vedrà, vi troverà fascisti, comunisti, democristiani, cattolici, laici, filosofi, economisti, giornalisti, sociologi, psicologi, giuristi, avvocati, medici e persino politici insoddisfatti, banchieri, generali delle forze armate e speculatori finanziari. Li convinca della necessità improrogabile di costituirsi in una forza politica che si presenti alle prossime elezioni. I tempi sono maturi; noi “vili” italiani siamo pronti a sostenervi (Giulietto Chiesa e Ingroia lo han capito e sono già all’opera ma, da soli….). Poi ne riparliamo! Oppure, tutti, smettiamola di lamentarci!
    P.S. Il tutto andrebbe fatto necessariamente prima di un possibile passaggio alla modalità “voto elettronico”.


  13. E una bella analisi Sig.Direttore,però ultimamente hanno commesso un gravissimo errore, sono andati a toccare i soldidella gente,e come diceva Macchiavelli,se il Principe rapina il popolo esso non lo dimenticherà mai.Ecco tutto questo rancore di cui parla il rapporto CENSIS.Penso che questo sarà l’inizio della loro fine

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