Carro armato italiano Ariete C2
(Vitis Vera, blog di M. D’Amico) Come tutti sanno da sempre il governo Meloni ha scelto di schierarsi totalmente al fianco degli Stati Uniti a favore dell’Ucraina e contro la Russia nella guerra scatenata dalla N.A.T.O. contro la federazione Russa appoggiando le provocazioni e i crimini ucraini nel Dombass e, prima ancora, organizzando il colpo di stato di Maidan contro il governo ucraino legittimo, considerato troppo filo-russo. La scelta della Meloni è stata probabilmente una scelta obbligata, il prezzo da pagare per avere il sicuro appoggio dell’Ambasciata americana a Roma, il vero centro di controllo e coordinamento della politica italiana dal 1945 in poi. Questa scelta dell’Italia è sbagliata, antistorica e pericolosa. E’ sbagliata perché ha impedito all’Italia di giocare ben altro ruolo politico e diplomatico se si fosse mantenuta neutrale , evitando di sanzionare la Russia e offrendo una sponda di ragionevolezza in Europa alla diplomazia russa. Roma poteva diventare il luogo principe delle trattative di pace e mantenere fruttuosi rapporti economici con la Russia, nostro fondamentale partner storico. La guerra era l’occasione per smarcarsi dall’ombrello americano e NATO e anche per incrinare il mostruoso e tirannico controllo di Bruxelles sugli stati europei. Occorreva lungimiranza e coraggio, capire che la guerra in Ucraina in un modo o nell’altro era il detonatore di un’esplosione che avrebbe mandato in frantumi la totalitaria e soffocante egemonia americana e aperto a un mondo diverso. L’Italia sta morendo (economicamente, demograficamente, culturalmente e moralmente) e solo sganciandosi, almeno in parte, dal controllo dei poteri forti anglosionisti poteva sperare di iniziare un cammino di rinascita. Occorreva saper rischiare e combattere e unire a sé quella vasta parte di popolazione attiva che , magari oscuramente o implicitamente, sa che il paese è sempre più una landa deserta e non protetta esposta alle scorrerie della grande finanza predatoria, nemica della famiglia, della vita e della famiglia. certo occorreva avere al potere un vero patriota, ciò che la Meloni non è, avendo scelto il potere e non la verità. La scelta anti-russa è anche anti-storica perché risale ai primi anni del governo di Mussolini il riconoscimento dell’Unione Sovietica e lo stabilirsi di proficui scambi economici; allo stesso modo va notato che, nonostante l’infelice e assurda campagna di Russia italiana durante la Seconda Guerra mondiale, i buoni rapporti fra Russia e Italia si ristabilirono abbastanza presto, con notevoli scambi industriali e commerciali. L’appoggio all’Ucraina è un errore paragonabile all’appoggio alla Germania nazista durante l’operazione Barbarossa (di fatto è formalmente nazista anche l’ideologia ucraina ufficiale). La simpatia russa per l’Italia è sempre stata molto profonda e con lo scellerato appoggio all’Ucraina rischiamo di incrinarla.
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Infine la scelta, militarmente perdente, di appoggiare l’Ucraina è anche pericolosa perché rischia di impantanare l’Italietta in una nuova Operazione Barbarossa 2.0, con i nostri fantaccini lanciati per la seconda volta nelle fredde steppe orientali, verso una sicura sconfitta.
Uno studio informa con precisione del livello di impegno che, come stato, ci siamo ormai assunti a favore dell’esercito ucraino. Dubito che ciò possa continuare ancora a lungo senza pagare un prezzo molto alto.
(di Cyrano de Saint-Saëns, da Strategika.fr) L’Ucraina sta rapidamente diventando uno dei principali partner dell’industria della difesa italiana. I dati contenuti nell’ultimo rapporto governativo sulle
esportazioni di armi, presentato al Parlamento, rivelano una tendenza
impensabile fino a pochi anni fa: Kiev è ora il quarto maggiore
destinatario di licenze di esportazione militare italiane, con un valore complessivo
di circa 349 milioni di euro, superata solo da Kuwait, Germania e
Stati Uniti.
Questa cifra ha un significato che va ben oltre le mere considerazioni commerciali.
L’intensificarsi delle relazioni tra Roma e Kiev rappresenta uno dei
cambiamenti più significativi nell’architettura strategica europea emersa dopo l’inizio della
guerra russo-ucraina nel 2022. Se inizialmente il sostegno italiano all’Ucraina si
esprimeva principalmente attraverso l’assistenza militare e i programmi di aiuto economico,
ora il rapporto sembra evolversi verso una vera e propria integrazione industriale nel
settore della difesa.
La visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Roma e il suo incontro con
il presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno confermato questa nuova direzione. Al centro delle
discussioni non c’era solo la prosecuzione del sostegno militare, ma soprattutto la
prospettiva di una collaborazione tecnologica produttiva e a lungo termine. Particolare attenzione è stata
rivolta al cosiddetto “Drone Deal”, un quadro di cooperazione
promosso da Kiev per favorire la condivisione di competenze e l’attuazione di
programmi congiunti nel campo dei sistemi senza pilota.
L’interesse dell’Italia per questa iniziativa non è casuale. Dopo oltre tre anni di
intensa guerra, l’Ucraina è diventata uno dei laboratori più avanzati al mondo per lo
sviluppo e l’impiego di droni militari. Le forze armate ucraine hanno
acquisito una vasta esperienza operativa nell’uso di velivoli senza pilota per
la ricognizione, la guerra elettronica, gli attacchi a lungo raggio e il coordinamento tattico
sul campo di battaglia. Questa esperienza rappresenta ora un
patrimonio tecnologico che sta attirando l’interesse di molti paesi NATO.
La prospettiva di programmi di coproduzione tra aziende italiane e ucraine
potrebbe consentire a Roma di accedere a competenze acquisite direttamente
nel contesto di un conflitto moderno, caratterizzato da una crescente automazione.
operazioni militari. Allo stesso tempo, l’industria ucraina avrebbe l’opportunità di beneficiare della capacità produttiva italiana
, dell’accesso ai mercati internazionali e del know-how industriale . Il rapporto governativo non specifica nel dettaglio le tipologie di armamenti esportati, limitandosi a indicare categorie generali che includono missili, razzi, sistemi elettronici, software, veicoli terrestri e tecnologie di produzione . Tuttavia, l’ampiezza delle categorie autorizzate suggerisce una cooperazione.
Questo sviluppo, che coinvolge molteplici segmenti della catena di approvvigionamento militare e non si limita alla fornitura
di equipaggiamenti per le emergenze belliche, si inserisce nel più ampio processo di rafforzamento della base industriale e tecnologica europea della difesa. Negli ultimi anni, l’ Unione Europea ha progressivamente incrementato i propri investimenti nel settore militare, promuovendo programmi congiunti di ricerca, sviluppo e produzione. In questo contesto, l’Ucraina è sempre più vista non solo come beneficiaria di aiuti, ma anche come potenziale attore integrato nella futura architettura industriale europea della difesa. Per l’Italia, questa strategia offre chiari vantaggi economici. Il settore della difesa nazionale è uno dei più avanzati del Paese, con una forte propensione all’export e una significativa capacità di innovazione. L’opportunità di partecipare alla ricostruzione e alla modernizzazione delle capacità militari ucraine potrebbe aprire nuove prospettive per le aziende italiane, sia sul mercato interno ucraino sia nell’ambito di programmi multinazionali sviluppati nell’area euro-atlantica . Tuttavia, anche le implicazioni politiche e geopolitiche sono significative. L’intensificarsi delle relazioni militari tra Roma e Kiev consolida ulteriormente la posizione dell’Italia all’interno della NATO e sul fronte occidentale a sostegno dell’Ucraina. Al contempo, contribuisce a una trasformazione strutturale del sistema di sicurezza europeo, in cui la produzione di equipaggiamento militare e l’innovazione tecnologica rivestono un ruolo sempre più centrale. L’Italia ha già stanziato circa 2,8 miliardi di euro in aiuti diretti all’Ucraina, oltre agli oltre 11 miliardi di euro erogati attraverso i programmi dell’Unione Europea . Queste cifre dimostrano come il sostegno a Kiev sia diventato una componente chiave della politica estera e di sicurezza europea. Forse l’aspetto più importante, tuttavia, riguarda il futuro. Qualora i progetti di coproduzione annunciati si concretizzassero, il rapporto tra Italia e Ucraina potrebbe trascendere la logica dell’aiuto temporaneo ed evolversi in una partnership industriale permanente. In questo caso, la guerra avrebbe prodotto non solo nuove alleanze politiche , ma anche una profonda ristrutturazione delle filiere produttive militari europee .
Fonte: https://strategika.fr/2026/06/12/lukraine-devient-un-client-strategique-de-lindustrie-de-larmement-italienne/
Data: 12 giugno 2026
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