VOCI SU IMMINENTI SANZIONI PER PADRE MANELLI. IGNOTI I MOTIVI. FORSE QUESTIONI DI SOLDI.

Marco Tosatti

L’11 luglio del 2013 scattava con un provvedimento della Congregazione per i Religiosi il Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, che dura ancora, e non si sa quando potrà avere fine. Un periodo straordinariamente lungo. Ma non è questa la sola anomalia di questa vicenda; non si sono mai sapute le ragioni del Commissariamento, se non, nelle parole del primo commissario, padre Volpi, una vaga “deriva lefebvriana”; e che cosa questo voglia dire, non lo sappiamo.

Ma in questi giorni sia alla Cei che in Vaticano stanno girando voci che vorrebbero per imminente qualche genere di sanzione nei confronti del fondatore dei FFI, padre Stefano Manelli, che ha compiuto 85 anni nel maggio scorso.

C’è chi dice che all’origine delle voci sia uno dei tre commissari, il salesiano Sabino Ardito. Sempre secondo queste informazioni che circolano, e che non sono purtroppo verificabili, un documento contenente le sanzioni , preparato dalla Congregazione per i Religiosi, sarebbe già sul tavolo del Pontefice regnante. Dopo le sanzioni sarebbe infine convocato il nuovo capitolo generale, cioè l’assemblea dei frati, che potrebbe (dovrebbe?) rivedere le Costituzioni, in particolare togliendo il voto di consacrazione all’Immacolata, che i commissari hanno già abolito nelle formule di professione per i nuovi arrivati. E dovrebbe scomparire anche il voto di povertà, cioè la proibizione per i frati e la Congregazione di possedere alcunché.

È stato proprio in virtù del voto di povertà che i beni mobili e immobili della Congregazione, affidati a associazioni di laici, non sono stati espropriati dal Vaticano. La magistratura ha dato ragione ai laici, e la Santa Sede allora ha fatto pressioni su padre Manelli affinché convincesse i laici a mollare i beni, pensando che il suo potere di convinzione fosse risolutivo.

La battaglia giuridica scatenata dal Vaticano è stata dura, e si è arrivati fino in Cassazione. Curioso rilevare che uno degli attori della battaglia per la “roba” è il segretario della Congregazione per i religiosi, padre Carballo, uomo di fiducia del Pontefice, che è stato uno dei protagonisti principali del gigantesco crack finanziario dell’ordine francescano. L’incontro fra soldi e tonache spesso non da risultati felici.

E, sempre secondo le voci, le sanzioni canoniche a padre Manelli, se ci saranno, avranno come causa la mancata collaborazione in tema di  moral suasion verso le associazioni di laici detentrici dei beni. Se così fosse, assisteremmo a un altro fatto ben singolare: si sanziona canonicamente un fondatore di congregazione non per qualche delitto commesso, o per le ragion che hanno portato al commissariamento della sua congregazione, ma perché non ha voluto o non è riuscito a convincere persone sulle quali non ha potere a fare o non fare qualche cosa.

Veramente nella saga dei Francescani dell’Immacolata assistiamo a singolari forme di giustizia; a cominciare dall’atto di imperio con cui papa Bergoglio ha impedito alle suore di agire presso il tribunale della Segnatura contro il loro commissariamento. Se il capitolo generale si terrà nel 2019, è possibile che spazzi via quello che resta della spiritualità particolare dei Francescani dell’Immacolata compreso il voto mariano. Perché questa volontà di distruzione, o di snaturamento, di un carisma così amato da un papa santo, e che ha dato – finché è stato autonomo – una quantità di vocazioni? Questo è l’aspetto più misterioso e inspiegabile di quella che è una triste pagina del regno attuale. Vediamo quanto di queste voci troverà conferma.

Se volete ricapitolare alcuni punti della vicenda, trovate dei link

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