TRUMP E I DEMOCRATICI UNITI NELLA LOTTA CONTRO I COLOSSI TECH?

Il senatore repubblicano Ted Cruz del Texas può essere nemico di Trump (lo ha sfidato nelle presidenziali, restando sconfitto) ma sui Colossi del tech –  Google, Apple, Facebook, Amazon Twitter   e Microsoft  – la pensa come The Donald: “Da parte delle grandi aziende tecnologiche c’è un costante modello di unilateralità politica e censura [contro i repubblicani]”, ha scandito durante un’audizione al Senato. “Non solo queste imprese hanno il potere di sopprimere quelle voci con cui non sono d’accordo. Sono anche in grado di dirigere il flusso di informazioni  in modo  che una persona riceva solo le informazioni che corrispondono alle loro opinione politica”.

Il 10 giugno, Trump aveva accusato i Colossi dei Media Tech di cospirazione. “Esiste un accordo segreto tra i democratici e queste compagnie”, ha tuonato. E pur criticando   le multe che la UE ha comminato ai Colossi, ha promesso o minacciato: “Bisogna fare qualcosa”, ventilando qualche provvedimento anti-monopolio.

In contemporanea,  il Dipartimento di giustizia (DOJ), la Federal Trade Commission (FTC) e il Commissione  giustizia  della Camera hanno annunciato indagini su monopoli tecnologici su Amazon, Facebook, Google e Apple.  Vogliono scrutare da vicino i comportamenti anti-concorrenziali  dei Colossi avendo scoperto  che il capitalismo selvaggio porta non alla concorrenza, ma ai monopoli.

Oh, scoperta ricorrente!  Nei primi anni del ’900   fu la scoperta che la Standard Oil dei Rockefeller  controllava il 91% per cento della produzione di petrolio, e  fu obbligata dal Dipartimento di Giustizia a spezzarsi in 34 società più piccole (che divennero più ricche di prima)  : fra gli strilli, allora come oggi, dei liberisti.

https://en.wikipedia.org/wiki/Standard_Oil

Oggi, i  capitalisti sono giunto a tale arroganza, che  il miliardario e  speculatore Peter Thiel, fondatore di Paypal,  ha pubblicato (già nel 2014) una colonna sul Wall Street Journal  dove apertamente dichiara:

La concorrenza è per i perdenti-  Se vuoi creare e catturare un valore duraturo, cerca di costruire un monopolio. 

https://www.wsj.com/articles/peter-thiel-competition-is-for-losers-1410535536

E spiegare in video   “perché i monopoli sono una buona cosa”.

Peter Thiel: perché i monopoli sono una buona cosa

I monopoli sono una buona cosa per la società, il venture capital eccetera

blob:https://www.wsj.com/8700f62c-c6fe-49ea-9719-b1aba123468c

Quando i capitalisti monopolisti cominciano a  trovare che sono “buona cosa” i loro Monopoli privati,   che ne fanno dei rentiers senza rischio ,  c’è da allarmarsi. E si comincia a vedere una reazione politica.  Sembra.

Oggi – come nota DWN –  qualcosa sta cambiando.   Repubblicani e  democratici possono formare un’alleanza contro i Behemot.  Se non proprio un’alleanza, si vede una convergenza sul motivo dell’antitrust. Tutti gli aspiranti democratici alla Presidenza nelle votazioni del 2020, cavalcano esplicitamente il tema del “rompere i monopoli” – lo rubano ai populisti –  evidentemente ritenendolo vincente.

Antitrust –  era un concetto-tabù  da 40 anni sia a sinistra che a destra”,  si è rallegrata  Sarah Miller, vice-direttore dell”Open Markets Institute, un think tank antimonopolio.

La senatrice Elizabeth Warren, D-Mass., ha presentato un piano multi partito  per smantellare i giganti  del settore agricolo   –  quelle mega-imprese, oligopoli di fatto,  che indebitano i contadini produttori e forniscono loro tutto , dai fertilizzanti ai diserbanti fino alla sbocco nel mercato: carne  e prodotti agricoli passano dai giganti  monopolisti per apparire nei supermercati, ” ciò  che lascia gli agricoltori familiari con meno scelte, margini più striminziti  e meno indipendenza”, ha scritto Warren in un editoriale su Medium .  Come sappiamo,  fra gli agricoltori americani il tasso di suicidi è tragicamente aumentato.  Bernie Sanders  si è unito alla  Warren nel condannare la recente fusione Bayer-Monsanto. .

Elisabeth Warren. Contro i monopoli agricoli.

Il senatore Cory Booker, Democratico   del N.J., ha preso di mira   le fusioni  nel settore avicolo. Ad agosto, ha proposto una norma che bloccava per 18 mesi  tutte le   fusioni tra grandi aziende agricole, alimentari e delle bevande per un periodo di 18 mesi.

Di scoperta in scoperta, i senatori e governatori democratici hanno scoperto che quando “ poche imprese dominano il mercato del lavoro,   hanno più leva su salari “, e ciò potrebbe spiegare come mai i salari americani (e non solo…) sono rimasti indietro  rispetto alla crescita economica dopo la recessione del 2008, e rispetto  all’aumento di produttività dei lavoratori. “L’aumento della concentrazione tra le industrie statunitensi ha contribuito a creare un mercato del lavoro in cui meno lavoratori sono in grado di negoziare in modo equo con i loro datori di lavoro per fissare i loro salari a condizioni competitive”, ha scritto Booker in una lettera alla Federal Trade Commission nel 2017 .

I sondaggi che favoriscono il “socialista” Bernie Sanders dicono che l’intervento dello Stato nell’economia sta diventando socialmente e politicamente accettabile, per gli americani.  L’esasperazione  per le disuguaglianze e l’incertezza del lavoro che ha portato milioni di elettori a Trump  (di suo, ovviamente, un liberista…) si  prolungano nell’esasperazione degli studenti che indebitano a vita per pagarsi le università di prestigio, private, e agli operai che chiedono “protezionismo”.

L’immancabile sondaggio Gallup del settembre 2018  ha mostrato che ancora una maggioranza di americani ritiene eccessivo l’attuale intervento dello Stato nell’economia – il 39 per cento, e vi si aggiunga il 30 per cento che  lo ritiene bastante così com’è  – ma è in costante diminuzione. Nel 2011 erano il 50%. Quindi il 39% attuale  diminuirà ancora,  anche perché ormai sono il 60 per cento a dichiararsi “insoddisfatti” dal comportamento dei Colossi, del  Big Business in generale, e il 36 per cento “molto” insoddisfatti.

https://news.gallup.com/poll/5248/big-business.aspx

Sicché a marzo, Elizabeth Warren ha “lanciato la proposta radicale” :  spezzare Facebook, Google ed Amzon in aziende più piccole, appunto sul modello usato  per  Standard Oil (che diede vita a sette petrolifere) . Le tre  “hanno troppo potere sulla nostra economia, sulla nostra società e sulla nostra democrazia”.  Ha proposto che le tre, e tutte  le loro affiliate  con entrate superiori a 25 miliardi  di dollari, siano considerate “platform utilities”  semi-pubbliche   e non autorizzate a promuove i sui propri siti  web i loro prodotti (per esempio Amazon controlla la catena di alimentari Whole Food e il sito di commercio online Zappos) ciò che danneggia i concorrenti più piccoli.

Il deputato democratico  David Cicilline ha  ventilato  una norma di legge per obbligare le aziende tecnologiche  a separare la  loro piattaforma dal business che fanno sui dati dei clienti.

https://www.nbcnews.com/tech/tech-news/elizabeth-warren-calls-break-facebook-google-amazon-n980911

Potremmo dunque rallegrarci di un cambiamento di paradigma  culturale meno favorevole al capitalismo senza regole che, come prendendo piede in Usa, potrà  diventare  – come ogni moda che nasce là  –   una “cultura” (o una moda) anche per le sinistre e  destre liberali nostrane oggi attaccate al “più mercato meno Stato”, ai dogmi liberisti terminali,  e privatizzatrici zelanti dei monopoli naturali (si pensa ad Autostrade, naturalmente; o a Macron che privatizza gli aeroporto nazionali (che fanno profitti) e  sta per privatizzare le strade provinciali, regalando una grassa rendita ai “capitalisti” amici).  Giova sperare.

 

Sull’origine di Facebook abbondano teorie del complotto.  Nellla più  ardita, l’amante  maschio di Zuckerberg sostiene che è una invenzione del PEntagono.  https://aim4truth.org/2019/06/13/facebook-insider-confesses-all/  https://www.henrymakow.com/

 

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