Putin: spuntano nemici interni?

Pochi giorni fa’, Putin ha creato la Guardia Nazionale, trasferendo a questo nuovo corpo i 170 mila militari del Ministero dell’Interno e i 40 mila “Omon”, forze speciali non  meno dure degli spetznaz. Tutti adesso alle sue dirette dipendenze,  ufficialmente per combattere “terrorismo, droga e criminalità organizzata”.

“Il dittatore ha aumentato il suo potere”,  ne hanno concluso i tg italioti,  scemi nell’analisi quanto più si può.  Ben diverso – e estremamente più inquietante –  il titolo del Deutsche Wirtschaft Nachrichten: “Guardia Nazionale, protezione di Putin dai nemici esterni e interni”.

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Nemici interni? Sì. E molto più pericolosi degli “oppositori democratici” che sogna e paga l’Occidente; questi liberal filo-americani alle elezioni prendono il 2%, l’opinione pubblica, semplicemente, li disprezza.  Ebbene: questi nemici interni sono scesi per la prima volta allo scoperto,  ispirando un articola di Karina Bechet-Golovko, una peraltro acuta analista di politica estera (non stupisce, essendo vicina al FSB – ex Kgb). Per questa signora, la creazione della Guardia Nazionale è – tenetevi forte – “una riforma neo-liberale del ministero dell’Interno, che la quale “la Russia abbandona terreno  – una Guardia Nazionale sul modello americano”  è “un errore strategico che rischia di   avere pesanti conseguenze per il paese”.

Come si vede, è una lettura della decisione di Putin esattamente contraria a quella dei tg: altro che rafforzamento dell’autocrazia, la sua “è una riforma neoliberale sul modello americano, un cedimento”.  Che significa?

Come spiega la centrale di intelligence americo-neocon Stratfor di George Friedman,  “Benchè tagliato nella stoffa del FSB,  Putin non è mai stato al centro del potere del FSB… Sono a lungo circolate voci che ha dovuto contare sui membri d’elite del FSB per mantenere la fedeltà all’interno del servizio. Sono le persone dell’elite che attualmente occupano posizioni di vertice al Cremlino:  Sergei Ivaonov, capo dell’amministrazione presidenziale, Igor Sechin   capo di Rosneft, Nikolai Patrushev segretari del Consiglio di Sicurezza russo. Individualmente, nessuno di loro può danneggiare  Putin, ma insieme possono agire contro Putin senza timore di conseguenze.  Putin sa che […] lo FSB ha cercato da sempre di influenzare il ministero dell’Interno, perché di suo non possiede polizia o militari. E il ministero dell’Interno ha agli ordini più di 200 mila soldati e poliziotti”.

 

Con la Guardia Nazionale, Putin ha dunque sottratto le formidabili  truppe del ministero dell’Interno  alle mire  del FSB? E’  proprio quel che si evince dalla protesta di Karina Bechet-Golovko: “Le forze interne, tradizionali in Russia  dall’epoca sovietica, saranno estratte al ministero dell’Interno e  con esse sarà formata una Guardia Nazionale, autonoma, sul modello americano, o piuttosto ucraino”… sferzante sarcasmo: Putin come Poroshenko, un filo-occidentale.  Ma inoltre, protesta la Golovko, il presidente ha  attuato anche altre riforme “ desunte da una stessa logica anti-Stato: il Comitato antidroga e il Servizio federale dell’Immigrazione saranno soppresse e (le loro competenze)  ritorneranno nel girone del ministero dell’Interno…”.

Sembra una ovvia razionalizzazione. Ma ecco il commento della Bechet-Golovko, furente: “Questo tipo di riforme è diventato una tecnica classica nello spazio post-sovietico dopo la caduta dell’Unione Sovietica.  Sotto la maschera di ‘democratizzazione’, si mettono gli stati in situazione di riforma permanente, riformare per  riformare. Per due ragioni:  anzitutto, ogni riforma ha bisogno di tempo per funzionare.  Poi, perché uno stato in permanente riforma non può stabilizzarsi né dunque  rinforzarsi.  [il corsivo è nel testo  originale, ndr.] Gli Stati sono messi in situazione di dipendenza, come i drogati riforniti regolarmente”.

 

Centurione
Centurione

Dunque intravvediamo qui forze che vivono se stesso come “Lo Stato”, in perfetta continuità con l’epoca sovietica, e si sentono minacciati da riforme “occidentaliste”.  Bisogna indovinare qui gli elementi dell’ideologia nazional-comunista  e mistica (Terza Roma)   di cui in qualche modo è interprete d’alto livello intellettuale Aleksandr Dugin (che è il traduttore in russo di Evola)? Non sappiamo abbastanza per dirlo, se non il fatto che dopo il Partito di Putin, quelli che prendono il grosso dei voti sono i comunisti di Ziuganov  (oggi appassionato lettore di Vladimir Soloviev, il credente)   e i nazionalisti di Zhirinovski;  quella tendenza ha sì dalla sua una componente ragguardevole di opinione pubblica, e  Putin la soddisfa con i suoi successi di politica estera.

Ed ecco la conclusione del  commento di Bechet-Golovko:  “E’  una disfatta ideologica e politica per la Russia, che non ha nemmeno bisogno di una Maidan per abbassare le armi di Stato. Lo schiaffo dato  dal clan neo-liberale allo Stato è tanto più forte  perché avviene sullo sfondo della vittoria in Siria. Si ha voglia di dire: tutto quello per questo?  Ciò dimostra, per il momento, l’assenza di scelta ideologica chiara al vertice del potere:   nel senso che è impossibile condurre politiche ideologicamente contrarie all’estero e all’interno, col rischio di perdere sui due piani. Una politica internazionale indipendente esige una visione nazionale”. 

Il neretto è nel testo originale: e non può esser più chiaro, e inquietante. E’ una critica diretta a Putin accusato di vacuità  ideologica; gli manca “una visione nazionale”, ha favorito “il clan neoliberale”.  Le  forze che si sentono “Lo Stato”, e che ritengono di essere le sole capaci di impedire in Russia “una Maidan” si sentono schiaffeggiate. Quanto è pericoloso questo sdegno, per Vladimir Vladimirovic  Putin?

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Secondo il DWN, uno dei  motivi della riforma è che Putin”teme disordini provocati in Russia” : da chi? Forse, da atti estremi delle forze “di Stato”: nel decreto che istituisce la Guardia Nazionale e avoca al ministro dell’Interno  l’anti-droga e l’immigrazione,  un articolo detta esplicitamente: “E’ vietato l’uso di armi contro donne con segni visibili di gravidanza,  contro le persone con evidenti segni di disabilità e contro minorenni”  a meno che tali persone oppongano “resistenza armata”.  Si può solo immaginare la  reazione della propaganda occidentale se una gravida fosse colpita dagli Omon…

DWN  aggiunge: il timore di disordini artificialmente provocati “è fondata.  L’ex direttore della CIA  e segretario alla Difesa americana Robert Gates, a gennaio, davanti al Council on Foreign Relations [dei Rockefeller, ndr.] ha detto che la Russia ha commesso un errore con l’intervento in Siria. Non tanto per sé, ma per la scelta del partner:   l’Iran, che rappresenta gli sciiti nel mondo islamico. Mentre  la comunità musulmana,in Russia e nel mondo, è in prevalenza sunnita  La Russia ne sentirà gli effetti a livello domestico, ha detto Gates”.

E’ una minaccia diretta:  l’America ecciterà   il  terrorismo sunnita in Russia.

Il DWN cita anche Ivan Krastev, analista e fondatore di una centrale neoliberal a Sofia, che però il giornale tedesco definisce “uno dei  principali scienziati politici della Open Society Foundation [di Soros], ritenuto il creatore delle rivoluzioni colorate”.  Dunque cosa dice Ivan Krastev, lo specialista di disordini? “La rivoluzione arancione in Ucraina è stato l’11 Settembre di Putin.  Da allora il presidente russo  tiene sotto controllo , come principale minaccia al suo regime, tutte le rivoluzioni colorate nello spazio sovietico. Il Cremlino è convinto che tutte le rivoluzioni colorate interne sono istigate, finanziate e dirette da Washington”.

Chissà perché questa convinzione. Krastev, derisorio:  “Putin vuole la garanzia che il Cremlino non ha da temere alcuna protesta a Mosca e Minsk…  Purtroppo per Putin, non vi è alcuna Internazionale Democratica per la promozione della Democrazia, come fu il Comintern per la promozione della rivoluzione (comunista)  all’estero. Ciò che non esiste non può essere eliminato”.

 

Invece l’Internazionale Democratica esiste eccome. A cominciare dall’Open Society di Soros: il suddetto Krastev  è al servizio del miliardario ebreo-ungherese – che agisce, ricorda il giornale tedesco –  “in coordinazione con le agenzie e ONG degli Stati Uniti, la USAID (L’agenzia Usa per lo Sviluppo Internazionale, fornita di centinaia di milioni di   dollari pubblico Usa per “aiuti all’estero”: l’abbiamo vista come co-finanziatrice del   Consorzio del giornalisti dei Panama Papers,  straordinariamente ‘indipendenti’), il National Endowment for Democracy (NED, creata “per diffondere le istituzioni  democratiche nel mondo” con finanziamenti di miliardari ma anche del partito democratico), il Project for a New American Century (PNAC, la famosa centrale neocon che “previde”  la nuova Pearl Harbor dell’11 Settembre).  Il DWN  nomina anche il Center for Applied Nonviolent Actions and Strategies  (CANVAS,  con le sue filiali  dai nomi rivelatori: “Build a Movement”,  “New Tactics in Human Rights”, “Partners Together for a democratic change”)  che è la centrale  globale di addestramento ai disordini di piazza e  la cui opera  si è vista nell’organizzazione di disordini di massa contro il governo macedone a Skopjie:  il CANVAS,  che si fa’ credere una  ONG, è diretto da James Woolsey, ex direttore della Cia neocon che ebbe grande parte nel PNAC, e finanziato dall’International Republican Institute e dalla  Freedom House,  due organi del partito repubblicano Usa per la democrazia all’estero.

(Vedi  Il Centre Francais de Recherche sur le Reinsegnemen, note d’actualité  247  www.cf2r.org/fr/notes-actualite/des-revolutions-arabes-spontanees.)

 

Questo dà solo una vaga idea dei nemici esterni  dediti alla distruzione di Vladimir Vladimirovic. Ci si aggiunga la guerra del Nagorno-Kharakak scoppiata improvviso dove l’esercito azero ha attaccato l’Armenia, sicuramente su ordine di Erdogan (e soldati turchi hanno partecipato all’attacco):  un  grave problema per Mosca, che l’ha  per  il momento raffreddato.

 

Ma le centrali americane “per la espansione della democrazia” potrebbero trovare un alleato oggettivo nelle forze nazional-comuniste che vedono  Putin come un “centrista”? Potrebbero anche solo desiderare  un cambio di regime, che desse il potere non ai “Liberal”, ma alle  forze – diciamo –   della Terza Roma, e anzi favorirlo?

 

Proprio in questi giorni,    Putin sta cogliendo altri eccezionali successi. In Europa.  Gli Olandesi hanno rigettato con il 61 per cento di no l’integrazione dell’Ucraina golpista nella UE, un rifiuto che lo stesso Juncker ha definito “una crisi continentale che destabilizzerà l’Europa” (speriamo), e per cercare di sventare il quale è andato in Olanda, prima del referendum, a rassicurare i cittadini: non temete, Kiev non entrerà “nella UE e nella NATO per i prossimi 25 anni”.

Quanto all’Austria, le sue forze amate – d’accordo col governo, ovvio – hanno cominciato apertamente a “coordinarsi e cooperare con Mosca”: “La  Russia  è più vicina all’Austria   che le altre potenze globali, ha detto il capo di stato maggiore a Mosca, dove è in visita insieme al presidente Heinz Fischer (“Le sanzioni contro la Russia sono deplorevoli”, ha dichiarato lui).  “Non prendo istruzioni  né obbediscono ad  ordini su  con chi devo e non devo  parlare”, ha aggiunto il generale Othmar Commenda,  dello Stato Maggiore austriaco, parlando con il ministro russo Valery Gerasimov, indicando che i militari   austriaci  stanno disobbedendo a ben precise pressioni occidentali.

L’esercito austriaco non sarà grande. Ma  anche questo è un segnale di distacco europeo dalla volontà di Washington,   non meno importante del no olandese all’Ucraina.  La UE  americanista  è al collasso,  la rivolta delle cittadinanze europee contro “Bruxelles” sta crescendo in modi imprevedibili.  Occorre poco tempo. Sarebbe un peccato se questo tempo fosse tolto a Vladimir Vladimirovic  dalle forze patriottiche interne.

 

 

 

 

 

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