Polonia, immagini da guerra civile

Statue della Vergine decapitate, chiese vandalizzate, immagini di santi fatte a pezzi, bandiere arcobaleno su un Cristo, immani manifestazioni di “rossi” pro-aborto e sodomia. La Polonia di questi giorni comincia a somigliare alla Spagna 1936, della Guerra Civil.

Che dietro questo attacco al cattolicesimo ci siano Georges Soros e la Unione Europea non è teoria del complotto: sono fatti documentati dai finanziamenti della Open Society (del miliardario “ungherese”) alle organizzazioni abortiste: ASTRA,

Federation for Women and Family Planning,

International Planned Parenthood Federation European Network , che ha ricevuto 400mila dollari dalla fondazione di Soros, Il Comitato polacco di Helsinki , che solo nel 2018 ha ricevuto 1,4 milioni di dollari dalle Open Society Foundation: la Stefan Batory Foundation è direttamente l’organizzazione di Soros in Polonia.

Ma non basta. Il quotidiano Gazeta Wyborcza, uno dei principali giornali, appoggia i manifestanti e la causa abortista: perché nel 2016, il Media Development Fund di Soros ha acquistato azioni dell’Agorà, l’editore di Gazeta Wyborcza. Ancor più importante, nel 2019 Soros ha completato l’acquisizione della seconda più grande stazione radio polacca Radio Zet. Lo ha fatto consentendo Agora per acquistare il 40% della stazione mentre il suo gruppo SFS VENTURES ha acquistato il restante 60%. Lo scopo, influenzare le elezioni polacche.

La vittoria del presidente Duda, apertamente cattolico (prende la Comunione in ginocchio e sulla lingua, intollerabile!) tre mesi fa, ha provocato la rabbia dei media internazionali e dell’Unione Europea, che ha intensificato i suoi attacchi e minacce di sanzioni alla Polonia per che accusa di non essere stato di diritto, e non fedele ai “valori europei”, LGBT e aborto. Georges Soros si inserisce coi suoi finanziamenti a media, radio e agitatori, nel quadro della “rieducazione ai valori UE” che Bruxelles (e Berlino) stanno imponendo al popolo polacco.

George Soros, aggressiva intervista al quotidiano dell’opposizione ungherese Nepsava , ha affermato che la Polonia e l’Ungheria sono “nemici interni” dell’Unione europea. Questo cittadino americano ha nominato esplicitamente Viktor Orban e Jaroslaw Kaczynski come nemici, minacciosamente che i politici (democraticamente eletti) avevano “occupato i loro stati” e dovevano essere contrastati con ogni mezzo, perché  la loro attenzione alla religione, alla famiglia e alla tradizione era un rischio per l’ordine laico e secolare europeo: il collasso economico dell’Europa occidentale poteva indurre altri paesi, su quegli esempi, a sentire la mancanza dei valori nazional-religiosi che erano stati vittoriosamente cancellati; e aveva citato l’Italia, sempre più delusa dall’”Europa Moderna”, con la sua altissima disoccupazione giovanile e la denatalità, come a rischio di seguire l’esempio di Varsavia e Budapest (sic).

Qui vediamo immagini significative della “rivoluzione colorata LGBT” e guerra civile incipiente di Polonia.

Manifestazione notturna pro-aborto. La saetta rossa sul Palazzo della Cultura (dell’era comunista) la dice lunga: è il simbolo scelto dalla protesta.
La parlamentare tedesca ulle schauws (dei Gruenen) parla ai manifestanti anti-polacchi a Berlino. Accanto a lei una donna mostra uno striscione “Donne e queer rovesceranno il governo polacco”. A destra un altro striscione: “L’aborto è assistenza sanitaria”.
Croce profanata a Danzica. La scritta dice: “Uccidi un prete”.

Cattolici nel paese difendono le chiese dagli attacchi dell’odio vandalico

Abbiamo difeso la cattedrale di Oliwa. Abbiamo vinto!

https://twitter.com/i/status/1320839746583748616

Pubblicità NATO per i polacchi: “Uguaglianza di genere è essenziale per pace e sicurezza!”.

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