“La scimmia un tempo fu uomo”, l’uomo forse lo sarà.

Gianluca Marletta

CONSIDERAZIONI SULLA PERDITA DEL PRESENTE STATO UMANO

Il lavoro dell’insegnante è un osservatorio privilegiato sulla realtà umana del mondo dal quale puoi percepire cose che in altri luoghi non si comprendono con altrettanta chiarezza.

L’altro giorno, mentre in Geografia parlavamo degli insediamenti di scienziati nell’Antartide, mi è sfuggita la notizia che in alcune basi c’è anche la chiesa (c’è nella base russa ed è stata edificata in legno sugli Altai per poi essere trasferita agli antipodi). Spontaneamente, un ragazzino mi chiede: “Prof …ma che ci fanno in Antartide con una chiesa?”.
La risposta va premiata per la sincerità: a che serve una chiesa? A che serve un qualsiasi luogo di culto? A che serve una moschea, una pagoda, un tempio? Di più: a che serve il Sacro? In Antartide, in Artide, nel tuo quartiere, nella stanza dove dormi?
La risposta del ragazzino è un segno epocale: in fondo, per la maggior parte dei nostri contemporanei, il Sacro non serve a niente.

Non stiamo qui nemmeno a fare sottili ragionamenti del tipo “senza il Sacro” l’essere umano perde il senso dell’esistenza, quindi la sua vita è inutile … si, è vero, ma fatto sta, la maggior parte dei nostri contemporanei nemmeno se ne accorgono. Essi, fin dalla più tenera età, nascono, crescono, si nutrono, evacuano, eiaculano, forse si riproducono, invecchiano e muoiono. “Sono come animali che periscono”, dice un Salmo.

GIA’ …ANIMALI. Siamo davvero sicuri che l’umanità oggi sia davvero tale?

Nel mondo tradizionale – qualunque mondo tradizionale – l’Uomo è tale – nasce tale – perché la sua esistenza sia un Ponte verso il Divino. L’unico senso, l’unico scopo del nascere Uomo o Donna è realmente questo.
Quando le RELIGIONI ABRAMICHE insistono col dire che l’Uomo è “immagine di Dio”, in fondo è questo che vogliono affermare nel loro particolare linguaggio: se l’Uomo non si innalza verso l’Alto non è nemmeno davvero tale.

La TRADIZIONE INDU’ è persino più esplicita: gli esseri che furono umani ma che non hanno vissuto (perlomeno) con un minimo di senso religioso, dopo essere passati nel post-mortem dagli inferni (che gli Orientali non vedono come eterni ma come finiti), trasmigreranno in esseri infimi, in animali inferiori.

Così anche il BUDDHA quando afferma che ricevere in sorte “una nascita umana” è dono grandissimo e che è terribile sprecarlo perché solo dallo stato umano è possibile aspirare alle Terre Paradisiache o alla Liberazione perfetta. Si è Uomini per trascendersi: non per altra ragione.

Una tradizione raccolta nel libro sacro dei Maya dello Yucatan, il POPOL VUH, narra che le scimmie delle foreste sono in realtà discendenti da uomini di “precedenti cicli” che – è significativo – persero il dono di pregare e che quindi, alla fine del loro “sole”, degenerarono in animali pur conservando una vaga somiglianza con ciò che furono.
Ora, è chiaro che potremmo disquisire finché si vuole sull’interpretazione di tali tradizioni, ma al di là di tutto, resta il fatto che l’essere umano di oggi – questo strano essere post-sacro – sembra davvero aver perso, con il Sacro, anche il suo essere Uomo.
E’ questo, forse, il motivo occulto insito nell’ossessione trans-umana che domina il mondo d’oggi? E’ per questo che l’uomo moderno odia così fortemente se stesso, la sua specifica identità sessuale, la sua vita – la depressione e il suicidio sono endemici fin dalla più tenera età – vuole eutanasizzarsi, liberarsi dell’esistenza appena questa non può essere più “intontita” con sensazioni piacevoli?

E del resto, ad essere sinceri, per quale ragione portare QUEL TERRIBILE FARDELLO CHE E’ ESSERE UOMO se tutto questo non sfocia in qualcosa di più grande? Per fare la fatica di nascere, crescere, nutrirsi, evacuare, eiaculare, forse riprodursi, invecchiare e morire, è proprio necessario vivere una vita ponendosi tremende domande, una vita cosciente del futuro o della morte, una vita umana? Non era forse meglio nascere scimmia o maiale?