IL DAJJAL…OVVEROSIA L’IA – Intelligenza Artificiale
il termine Dajjāl è molto più ricco e profondo di quanto sembri a una prima traduzione come “impostore” o “bugiardo”.
La parola araba al-Dajjāl (الدجّال) deriva dalla radice d-j-l (د-ج-ل), una radice che nei dizionari classici è associata all’idea di COPRIRE, CAMUFFARE, RIVESTIRE O NASCONDERE la realtà sotto un’apparenza ingannevole.
Non si tratta semplicemente del mentire in senso ordinario. Un uomo che racconta una bugia può essere definito con altri termini arabi; il Dajjāl invece è qualcuno che…
“costruisce un’intera illusione, una falsa rappresentazione del reale”.
La forma grammaticale dajjāl appartiene inoltre a uno schema intensivo della lingua araba (faʿʿāl), che indica chi compie un’azione in modo CONTINUO, ABITUALE O ESTREMO.
Per questo molti studiosi traducono il termine non come “il bugiardo”, ma come “il grande ingannatore”, “il supremo impostore” o addirittura “colui che falsifica la realtà”.
È interessante notare che, dal punto di vista linguistico, l’idea centrale non è la menzogna in sé, bensì il fatto di mescolare il vero e il falso in modo tale che diventi difficile distinguerli. Per questo, nelle tradizioni islamiche, il Dajjāl rappresenta la prova definitiva:
“non convince le persone con una menzogna evidente, ma con un’apparenza di verità”.
Numerosi hadith riportano che il Dajjāl avrà scritto sulla fronte كافر (kāfir), cioè “miscredente” o “negatore della fede”. Alcuni testi specificano addirittura che saranno visibili le tre lettere della radice k-f-r.
Qui emerge un’altra curiosità linguistica.
La parola kāfir deriva dalla radice k-f-r, che originariamente significa anch’essa COPRIRE, NASCONDERE. Nella lingua araba antica il contadino che copriva il seme con la terra poteva essere chiamato kāfir, proprio perché lo occultava sotto il terreno. Successivamente il termine assunse il significato religioso di chi “copre” o rifiuta la verità divina.
Questa coincidenza è affascinante: il Dajjāl deriva da una radice che indica il coprire la realtà mediante l’inganno, mentre la parola kāfir deriva da una radice che indica il coprire o occultare la verità. Le due parole non hanno la stessa origine linguistica, ma convergono sul medesimo tema simbolico dell’occultamento.
Il Dajjāl è colui che tenta di nascondere la verità dietro un’apparenza seducente, ma allo stesso tempo reca sulla fronte un segno che rivela esattamente ciò che è. È quasi un paradosso:
il massimo ingannatore porta impresso su di sé il marchio della propria falsità.
G.A.