I FIGLI DI PERDIZIONE

di Danilo Quinto
Sarà stato lo “spirito di Pannella” – come lui lo chiamò – ad ispirare mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontifica Accademia per la vita”, che ha dichiarato: “Eretico chi dice che Giuda è dannato”. Già il suo mentore – il cardinale Bergoglio – più volte, ha definito Giuda “povero uomo pentito”. Così si espresse, ad esempio, durante un’omelia del 10 aprile 2016, riportata nel resoconto che ne diede “L’Osservatore Romano” in un articolo dal titolo significativo, “Aggrappati alla lettera”. Di quale “lettera” intendesse dire il giornale della Santa Sede non è dato sapere.
Forse alla “lettera” che s’inventa chi non tiene conto – in questo ed in altri casi – della Sacra Scrittura, dei Padri della Chiesa e del Magistero perenne.
Bergoglio disse in quell’occasione: “Mi fa male quando leggo quel passo piccolo del Vangelo di Matteo, quando Giuda pentito va dai sacerdoti e dice: ‘ho peccato”, e vuol dare… e dà le monete. Ma loro gli rispondono: ‘Che ci importa! Te la vedrai tu!’.  Hanno un cuore chiuso davanti a questo povero uomo pentito che non sapeva cosa fare. Gli dicono: ‘Te la vedrai tu’. E così Giuda andò ad impiccarsi”. Ma “cosa fanno loro quando Giuda va ad impiccarsi? Parlano e dicono: ‘ma povero uomo…’. E quelle monete poi, aggiungono riferendosi ai trenta denari, ‘sono a prezzo di sangue, non possono entrare nel tempio’. In buona sostanza sono i dottori della lettera e così seguono la regola tale, tale, tale, tale…”. A loro, ha ribadito il papa, “non importa la vita di una persona, non importa il pentimento di Giuda: il Vangelo dice che è tornato pentito”. A loro “importa soltanto il loro schema di leggi e tante parole e tante cose che hanno costruito”.
Dicevamo della Sacra Scrittura. Matteo cita i nomi dei dodici apostoli, tra i quali, per ultimo Giuda l’Iscariota, «che poi lo tradì» (Mt 10, 2-4). Luca (22, 21-23) non nomina Giuda, ma riporta le parole di Gesù: «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!». Anche Giovanni parla di tradimento, ma riporta anche le parole di Gesù, che definisce Giuda un diavolo (6, 64-70): «Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio“. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Rispose Gesù: “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!“. Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici». In Gv 13, 2, Giuda viene indicato come colui che è nelle mani del diavolo: «Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo (…)». Giuda – racconta Giovanni (12, 1-8) – è presente in occasione della visita che Gesù compie nella casa di Lazzaro, che era stato da Lui resuscitato. Mentre Marta serve la cena, Maria cosparge i piedi di Gesù con una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso e li asciuga con I suoi capelli. «Allora», scrive Giovanni, «Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perchè quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse perchè era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». Da questo passo e da Gv 13, 29 apprendiamo che Giuda era incaricato di amministrare il denaro. Attraverso piccoli furti continuati – l’esigua borsa di Gesù e dei Dodici non avrebbe potuto offrirgli di più – erano venute maturando in Giuda le disposizioni d’animo che concorsero al tradimento; la sua lagnanza per la generosità di Maria costituisce un atto d’ipocrisia. Dice San Paolo: «Spesso i servitori di satana si mascherano da servitori della giustizia» (2 Cor 11, 14-15).

Abbiamo indicato solo alcuni passi del Vangelo. Ve ne sono molti altri, soprattutto quelli relativi all’Ultima Cena – in particolare nel Vangelo di Matteo e in quello di Luca – nei quali si scopre come Giuda non abbia mai accolto i delicatissimi e ripetuti inviti di Gesù al pentimento, che è la sola strada attraverso la quale si può accedere alla Sua Misericordia. Davanti a Gesù, al Maestro che lo aveva scelto, Giuda non si è mai pentito. Che si sia pentito per il solo fatto che abbia restituito il frutto del suo tradimento ai sacerdoti del Tempio o si sia impiccato dopo il tradimento che aveva consumato è, quindi, una pura illazione. La restituzione della somma ricevuta per il tradimento di Gesù, peraltro a coloro che furono i carnefici di Nostro Signore e il suicidio per impiccagione, che Giuda scelse di compiere, sono forse ragioni di rimorso, non di pentimento, che presuppone l’abbondono completo alla Misericordia di Dio. Che debba essere definito eretico chi dice che Giuda è dannato – ed io sono eretico, caro mons. Paglia, perchè credo nell’Inferno e affermo che Giuda è certamente dannato per l’eternità – è cosa che può inventarsi solo una gerarchia che dice “parole al vento” senza considerare la Parola di Nostro Signore, il quale dice (Mt 26, 24): «Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». E ancora: «Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura» (Gv. 17, 12).

Vediamo ora cosa dicono i Padri della Chiesa. Per tutti, Sant’Agostino, con il Commento al salmo 108.
Il Salmo 108 dice:
«Dio della mia lode, non tacere, poiché contro di me si sono aperte la bocca dell’empio e dell’uomo di frode; parlano di me con lingua di menzogna. Mi investono con parole di odio, mi combattono senza motivo. In cambio del mio amore mi muovono accuse, mentre io sono in preghiera. Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore. Suscita un empio contro di lui e un accusatore stia alla sua destra. Citato in giudizio, risulti colpevole e il suo appello si risolva in condanna. Pochi siano i suoi giorni e il suo posto l’occupi un altro. I suoi figli rimangano orfani e vedova sua moglie. Vadano raminghi i suoi figli, mendicando, siano espulsi dalle loro case in rovina. L’usuraio divori tutti i suoi averi e gli estranei faccian preda del suo lavoro. Nessuno gli usi misericordia, nessuno abbia pietà dei suoi orfani. La sua discendenza sia votata allo sterminio, nella generazione che segue sia cancellato il suo nome. L’iniquità dei suoi padri sia ricordata al Signore, il peccato di sua madre non sia mai cancellato. Siano davanti al Signore sempre ed egli disperda dalla terra il loro ricordo. Perché ha rifiutato di usare misericordia e ha perseguitato il misero e l’indigente, per far morire chi è affranto di cuore. Ha amato la maledizione: ricada su di lui! Non ha voluto la benedizione: da lui si allontani! Si è avvolto di maledizione come di un mantello: è penetrata come acqua nel suo intimo e come olio nelle sue ossa. Sia per lui come vestito che lo avvolge, come cintura che sempre lo cinge. Sia questa da parte del Signore la ricompensa per chi mi accusa, per chi dice male contro la mia vita. Ma tu, Signore Dio, agisci con me secondo il tuo nome: salvami, perché buona è la tua grazia. Io sono povero e infelice e il mio cuore è ferito nell’intimo. Scompaio come l’ombra che declina, sono sbattuto come una locusta. Le mie ginocchia vacillano per il digiuno, il mio corpo è scarno e deperisce. Sono diventato loro oggetto di scherno, quando mi vedono scuotono il capo. Aiutami, Signore mio Dio, salvami per il tuo amore. Sappiano che qui c’è la tua mano: tu, Signore, tu hai fatto questo. Maledicano essi, ma tu benedicimi; insorgano quelli e arrossiscano, ma il tuo servo sia nella gioia. Sia coperto di infamia chi mi accusa e sia avvolto di vergogna come d’un mantello. Alta risuoni sulle mie labbra la lode del Signore, lo esalterò in una grande assemblea; poiché si è messo alla destra del povero per salvare dai giudici la sua vita».

Scrive Sant’Agostino: «Che questo salmo contenga una profezia riguardante il Cristo, l’avverte chiunque legga bene gli Atti degli Apostoli, nei quali appare evidente che fu predetto di Giuda, traditore di Cristo, quel che troviamo qui scritto: “Diventino pochi i suoi giorni, e l’alto suo ufficio lo prenda un altro”. Ciò avvenne quando Mattia fu messo al posto di Giuda ed assegnato come dodicesimo al numero degli Apostoli. Ma se noi tentassimo di applicare soltanto a quell’uomo tutte le cose che qui sono dette di un cattivo, non del tutto o a stento potrebbe ricavarsene un’esposizione adeguata; se invece le intendiamo di un tal genere di uomini cattivi, cioè dei Giudei nemici di Cristo ed ingrati, allora mi sembra che possano tutte esser più chiaramente interpretate. Ed infatti, come si dicono alcune cose che propriamente sembrano riguardare solo l’apostolo Pietro e che pure non hanno un significato compiuto se non sono riferite alla Chiesa, di cui egli è riconosciuto figura e rappresentante in forza del primato che ebbe sui discepoli (un esempio è dato dalle parole: “A te darò le chiavi del regno dei cieli”, e da altre simili), così anche Giuda, in qualche modo, impersona in sé i Giudei, nemici di Cristo, i quali odiavano allora il Cristo e per successione, perdurando il genere di tale empietà, l’odiano ancora. A questi uomini ed a questo popolo possono non senza ragione essere riferite non solo le cose che leggiamo esplicitamente di loro in questo salmo, ma anche quelle che propriamente ed espressamente sono dette di Giuda, come è quella che ho già ricordato: Diventino pochi i suoi giorni, e l’alto suo ufficio lo prenda un altro (…) ».

Nel paragrafo intitolato «Giuda traditore servo, non di Cristo, ma del diavolo», Sant’Agostino aggiunge:

«Metti sopra di lui il peccatore, ed il diavolo stia alla sua destra. Mentre prima le espressioni di rimprovero si riferivano a più persone, ora il salmo parla di uno solo. Prima infatti aveva detto: Hanno parlato contro di me con lingua ingannatrice, e mi hanno circondato con discorsi di odio, e mi hanno assalito senza motivo; in cambio di amarmi, mi ingiuriavano; io invece pregavo; e posero contro di me i mali in cambio dei beni, e l’odio in cambio del mio amore. Tutte queste cose sono dette di più persone. Ora invece, preannunciando ciò che hanno meritato per queste loro iniquità e ciò che avverrà di loro secondo il giudizio divino, il testo dice: Metti sopra di lui il peccatore, come se volesse intendere solo colui che si abbandonò a quelle persone di cui aveva prima parlato come di suoi nemici. Se dunque qui si preannuncia che Giuda, il traditore, secondo quel che è scritto negli Atti degli Apostoli, doveva essere punito con il giusto castigo, significa: Metti sopra di lui il peccatore, se non che il peccatore è colui che viene indicato nella parte seguente del versetto, dove si dice: Ed il diavolo stia alla sua destra. In altre parole, ha meritato di avere sopra di sé il diavolo, cioè di esser soggetto al diavolo, chi non ha voluto essere soggetto a Cristo! Sì dice ancora: Stia alla sua destra, perché egli ha preferito le opere del diavolo alle opere di Dio. Per ognuno infatti si può non a torto chiamare destra la cosa che preferisce, come la mano destra è preferita alla sinistra. Per tale ragione anche di quelli che hanno preferito a Dio i piaceri di questo mondo ed hanno chiamato beato il popolo che ne gode, è stato detto molto giustamente: La loro destra è la destra dell’iniquità. E proprio per aver chiamato beato il popolo che gode di questi piaceri la loro bocca ha proferito la vanità, come poco prima dice di essi lo stesso versetto. Colui, invece, la cui bocca proferisce la verità, contraddicendo l’affermazione di costoro che han chiamato beato il popolo che gode di quei piaceri, deve ripetere anche quel che segue nello stesso salmo: Beato il popolo, che ha come suo Dio il Signore! Egli infatti alla sua destra non ha il diavolo, ma il Signore, come è detto anche altrove: Scorgevo sempre il Signore al mio cospetto, poiché egli sta alla mia destra onde io non sia smosso. Il diavolo dunque stava alla destra di Giuda, quando preferì l’avarizia alla sapienza ed il danaro alla propria salvezza fino a tradire colui dal quale solo doveva essere posseduto, per non esser posseduto dall’altro: dico il demonio, le cui opere furono distrutte da Cristo, dal quale Giuda non volle esser posseduto».

Continua Sant’Agostino:
«Quando è sottoposto a giudizio, ne esca condannato. Egli infatti non volle essere come uno che merita di sentirsi dire: Entra nel gaudio del tuo Signore, ma come uno del quale si dice: Gettatelo fuori nelle tenebre. E la sua preghiera si volga in peccato. Il motivo è che non esiste preghiera giusta se non per mezzo di Cristo, che Giuda vendette con l’enormità del suo peccato: la preghiera che non è fatta per mezzo di Cristo non solo non può distruggere il peccato, ma si risolve essa stessa in peccato. Ci si può domandare quando Giuda poté pregare in questo modo, per cui la sua preghiera si risolse in peccato. Credo che questo avvenne prima che egli tradisse il Signore, quando già progettava di tradirlo: fin da allora infatti non poteva più pregare per mezzo di Cristo. D’altra parte, dopo che l’ebbe tradito e ne sentì pentimento, se avesse pregato per mezzo di Cristo, avrebbe chiesto perdono e, chiedendo perdono, avrebbe avuto speranza e, avendo speranza, avrebbe sperato misericordia, e sperando misericordia, non si sarebbe impiccato per disperazione. Il salmo dunque ha detto: Quando è sottoposto a giudizio, ne esca condannato; ma perché non si pensi che egli avrebbe potuto sottrarsi all’imminente condanna ricorrendo alla preghiera che aveva imparato con i suoi con discepoli e che dice: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, aggiunge: E la sua preghiera si volga in peccato, in quanto non era fatta per mezzo di Cristo, che egli non volle seguire, ma perseguitare».

Sant’Agostino commenta l’elenco delle pene che il salmo indica come riservate al traditore:
«Diventino pochi i suoi giorni. Sono chiamati i suoi giorni i giorni del suo apostolato, i quali si esaurirono già prima della passione del Signore, in conseguenza del suo delitto e della sua morte. E quasi prevenendo la nostra domanda: Che avverrà dunque del sacro numero di dodici, nel quale il Signore ha voluto significativamente comprendere il gruppo dei primi suoi Apostoli? il testo aggiunge subito: E l’alto suo ufficio lo prenda un altro. È come se dicesse: Sia egli punito per ciò che ha meritato, e quel numero sia reintegrato. Se poi uno desidera sapere come questo sia avvenuto, legga gli Atti degli Apostoli. Diventino orfani i suoi figli, e vedova la sua moglie. È chiaro che, essendo lui morto, i suoi figli divennero orfani e la sua moglie rimase vedova. Raminghi siano trasferiti i suoi figli, e vadano mendicando. Sono chiamati raminghi, perché non sanno dove andare e sono del tutto privi di qualsiasi appoggio. E siano scacciati dalle loro abitazioni. Questo serve a spiegare il siano trasferiti, che precede. Come poi tutto ciò si sia verificato per la sua moglie e i suoi figli, lo indicano i versetti che seguono. Insidii l’usuraio tutta la sua sostanza, e dilapidino gli estranei tutte le sue fatiche. Non ci sia chi l’aiuti. Ciò è detto in rapporto alla tutela della sua discendenza, e per questo si aggiunge: Né ci sia chi abbia compassione dei suoi piccoli figli. Ma poiché questi piccoli figli, anche senza un aiuto e un tutore, potrebbero sempre crescere in mezzo all’indigenza e agli stenti ed assicurare con la procreazione la conservazione della stirpe, subito dopo si aggiunge: Vadano i suoi nati allo sterminio, ed in una sola generazione sia cancellato il suo nome, cioè quel che da lui è stato generato non possa più generare e rapidamente sparisca».

Per comprendere meglio di quanto possa dire io, che non sono un teologo, della figura di Giuda e non solo, dal punto di vista del Magistero perenne della Chiesa, segnalo l’articolo di Don Curzio Nitoglia intitolato “Giuda, apostolo e diavolo. Bergolio, papa e diavolo? www.unavox.it.

In conclusione, è bene sottolineare che chi dice di Giuda il “povero uomo pentito” (Bergoglio) e chi accusa di eresia coloro che pensano che Giuda sia dannato (mons. Paglia), ha un sottile e diverso obiettivo: la difesa di una posizione – questa sì – anticristica. Vuole negare l’esistenza del peccato e quella dell’Inferno. Una posizione indifendibile per chi crede nella Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Gesù è sceso sulla terra per salvarci dai nostri peccati, se li riconosciamo e se ci pentiamo. Altrimenti, il nostro destino sarà inesorabilmente quello toccato a Giuda. Usare arbitrariamente la Parola di Dio, senza attribuirle il giusto significato, è un fatto che non è permesso al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nè tanto meno a chi dovrebbe custodire e tramandare la fede.

I “figli della perdizione” – tale è Giuda – sono sempre esistiti, perchè l’angelo ribelle opera nei nostri cuori e nelle nostre menti con perseveranza, momento dopo momento. C’è chi ha sostenuto – ed ha forse ragione – che quando Gesù scelse Giuda come apostolo, questi stesse dalla parte del bene e che in seguito fu corrotto dal demonio. E’ possibile. Primo perchè la scelta di Gesù non toglieva a Giuda la sua libertà, anche la libertà di tradire e quindi di ripudiare il bene e di schierarsi con il male; secondo perchè l’opera dell’angelo ribelle è quella di sedurre e richiamare a sè le anime, per sottrarle a Dio, essendo egli invidioso e geloso del nostro rapporto con Dio. Questo è il combattimento che devono fare gli amici di Gesù, i cristiani, testimoni della Verità e avversari della menzogna.

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