I COLTIVATORI SUICIDI. PER LA NOSTRA INGRATUDINE.

Gli agricoltori americani si suicidano cinque volte di più che la popolazione generale. In alcuni Stati, i tassi di suicidi fra i lavoratori dei campi supera anche quello, già orrendo, dei soldati tornati dalle guerre americane:  i reduci giovani e maschi (fino al 29 anni) si tolgono la vita   al ritmo dei 85,64 per 100 mila abitanti  (fra la popolazione generale la percentuale è poco  più  di 15  su 100 mila).

https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/65/wr/mm6525a1.htm

 

Ma non è una tragedia esclusivamente americana.  Se in Usa e in Australia si toglie la vita un coltivatore ogni quattro giorni, in Francia se ne uccide uno ogni due;  il suicidio  è la terza causa di morte nelle campagne francesi. In India si tolgono la vita 270 mila contadini l’anno. E queste cifre spaventose, si ritiene non dicano tutto: molti coltivatori fanno apparire il loro suicidio un incidente sul lavoro , magari per  lasciare l’assicurazione vita alla famiglia; e il “lavoro” offre una sinistra abbondanza di mezzi ed attrezzi per farla finita,dal trattore che si rovescia alla  pistola ammazza-vitelli. Non a caso, il 30% i tutti i suicidi nel mondo avviene  per avvelenamento da pesticidi, in ambiente rurale. Qualche esperto  ipotizza che l’esposizione a tanti veleni agricoli provochi  disturbi neurologici. Senza naturalmente dimenticare “l’isolamento sociale,  i redditi bassi, le possibili perdite finanziarie,  l’impossibilità o incapacità di chiedere aiuto psichiatrico, mancando nelle campagne centri di igiene mentale”.

“Anni fa  sono stato anch’io un orticoltore in Arizona”, racconta Debbie Weingarten, autore di un’inchiesta sul Guardian  –  ero schiacciato dai grossi debiti tipici di un’impresa agricola. Producevamo, cibo,ma non potevamo permetterci di comprarlo. Lavoravamo 80 ore a settimana, ma non potevamo permetterci da  andare dal dentista.  Ricordo il panico quando una gelata in ritardo minacciava il raccolto, la lotta continua per i soldi”.

Schiacciati dal debito

John Blaske e la moglie, coltivatori a Onaga (Kansas),  raccontano: il  Giorno del Ringraziamento dell’82  una scintilla dalla stufa a legna s’è appiccata alla tenda in cucina, in un attimo il fuoco ha preso tutto, sono rimasti senza tetto  sui loro quasi 300 acri di terra. Hanno vissuto nel fienile. Subito dopo, “le banche  ci hanno alzato i tassi d’interesse dal 7 al 18%;  è stato tutto un correre da una banca all’altra, da un prestatore privato all’altro per tentare di avere prestiti a meno, rinegoziare i termini”. Alla fine, i Blaske hanno dovuto fare bancarotta. Gli hanno pignorato  265 acri, loro vivono adesso sui 34 che gli restano. “Non c’è  stato giorno che non abbia pensato al suicidio”.

Negli anni ’80, sono state migliaia le famiglie di coltivatori colpite dalla crisi:  sovrapproduzione che fece crollare i  prezzi   grani, crollo aggravato dall’embargo che Washington impose sulle esportazioni all’URSS. L’indebitamento  per l’acquisto o  affitto dei terreni, macchinari e carburanti,  da sempre schiacciante per le famiglie,   era raddoppiato dal 1978 all’84;  il crollo dei prezzi delle granaglie  rese  le famiglie insolventi. Le banche  prima raddoppiarono gli interessi, poi chiusero i rubinetti.  Pignorarono i terreni e li misero in vendita, provocando anche qui il collasso dei prezzi, e bancarotte a catena.

Una crisi  ricorrente,  come quella degli anni ’20 e poi degli anni ’30,  quando le praterie centrali iper-sfruttate isterilirono, persero l’humus, divennero un dust bowl (tazza  di polvere); anche allora il debito impagabile schiacciò   le famiglie. Nella primavera del 1985 migliaia di coldiretti marciarono su Washington, portando ciascuno una croce  nera, ciascuna col nome di un suicida o di un pignorato ridotto in miseria dal sequestro, e le hanno depositate  davanti al Dipartimento dell’Agricoltura , USDA.

La crisi degli anni ’80 è stata  una tragedia  di dimensioni altrettanto epiche, ma non ha avuto il suo Steinbeck a cantarla e a piangerla. Sicché  se ne sa poco. I politici se n sono infischiati. Un programma di “telefono amico” per agricoltori tentati  al suicidio, che ha avuto un certo successo  (almeno  vinceva l’isolamento e la solitudine disperata) e costava 18 milioni di dollari, non è stato finanziato dal  Senato come  “spesa non necessaria che aumentava il debito pubblico”; la cifra rappresenta qualche ora di spesa del Pentagono.

Il punto è  che da quella  crisi degli anni ‘80, il ceto agricolo statunitense non si è mai veramente risollevato.  Incatenato perennemente al debito (necessario per un’agricoltura industriale), il reddito netto dell’agricoltore americano è calato – dal 2013 ad oggi – del 50%.  Il reddito mediano  (non medio)  per il 2017 è negativo – ossia in perdita –  per 1.325 dollari:   nuovi fallimenti e nuovi sequestri, nuove rovine e suicidi,  sono dietro l’angolo. Il liberismo ideologico imperante vieta, naturalmente, di fissare un “prezzo di parità”, un minimo-base per i prodotti agricoli; e già i prezzi di molti grani sono al disotto dei costi di produzione.

Tom Giessel, presidente di un sindacato di agricoltori di Pawnee,  Kansas, ha messo su Youtube un video su “Le dieci cose che non posso  comprare con un bushel di frumento”: un bushel, ossia 27 chili di grano,  oggi vale meno di quattro rotoli di carta igienica, di  sei muffins inglesi;  di due pile per la radiolina, di due lattine di Red Bull. Costa persino meno di una forma di pane, benché con un bushel del grano di Giessel si possano fare 70 forme di pane.

I suicidi degli agricoltori francesi hanno le stesse cause:

« L’agricoltura ha vissuto pressioni amministrative ed economiche molto forti: da vent’anni il settore si trova su un mercato mondiale che vede i prezzi scendere; una catena che non fa regali ai produttori»,   spiega il principale  sindacato del settore, FNSEA .     Negli anni   della “mucca pazza” quando bisognò abbattere migliaia di capi,  il numero dei suicidi fra gli allevatori decuplicò.

Perché – come spiega Mike Rosman, uno psicologo che, lasciato 30 anni fa l’insegnamento alla University of Virginia ha comprato 190 acri   nello Iowa e vive di quello, ma   ha organizzato il “telefono amico” per i colleghi tentati dal suicidio –  “gli uomini dei campi   hanno una forte motivazione  a  produrre  le cose essenziali per la vita umana, alimenti, fibre, legna”.  E’ un sentimento o una responsabilità cosciente? Lo psicologo lo ha chiamato “l’imperativo agrario”. “Quando il contadino non riesce ad adempiere al suo scopo, si sente disperato.  E’ un paradosso: proprio quella qualità che fa bravo l’agricoltore, è quella che lo fa’ disperato  se fallisce”.

Ma se  questo è vero, è la definitiva imputazione di questa società a piramide  rovesciata, dove gli fa il lavoro più necessario è quello che viene meno compensato, mentre  chi guadagna miliardi ed ha “successo”,  è proprio chi più è privo del senso di responsabilità verso il prossimo; e schiaccia e depreda coloro che sentono l’imperativo di “nutrire gli altri”.    Speculatori di Wall Street e attori di Hollywood, giornalisti e banchieri e bancari,  viviamo tutti su di loro.  Senza il contadino che  produce grano e soya e non riesce a spuntare 4 dollari per il suo bushel di grano, anche lo speculatore di Wall Street e l’attrice  strapagata  – che fanno milioni –   sarebbero morti.   Eppure ciò non trattiene i banchieri e i bancari dall’applicare ai nutritori   che hanno indebitato, i “tassi di mercato”; e di raddoppiarli  alla prima difficoltà,  di sequestrare terreni e svalutarli.

Sempre, anche in passato, i contadini sono stati  oppressi dai debiti;  quelli che ho conosciuto io   ragazzino in Toscana,   fu probabilmente una delle ultime generazioni che cercavano di vivere a ciclo completo  e chiuso, non consumavano carburante, il fertilizzante era il letame delle loro bestie.  Non gli mancava il  cibo  (anche se i vecchi ricordavano carestie, quando “passava di qui la linea gotica”, e un neonato morì e lo seppellirono dietro il casale), ma non avevano soldi per comprare le scarpe, né il caffè  per  le puerpere. Quel poco denaro, lo guadagnavano le uova e quattro galline al mercato. Il sale era una delle  poche  necessità assolute  che compravano, e per questo il pane toscano è  sciapo. Portavano il loro grano al molino  per farne farina, e gliene lasciavano una parte per pagamento. Era una economia “primaria” nel senso più  forte ed  elementare:  sul limitare tremendo fra la vita e la fame, con la memoria stampata nei secoli,che se una gelata o una malattia rovinava  il raccolto, nessuno ti avrebbe aiutato; perché erano loro i nutritori di  tutti  gli altri. Gli ultimi, e tuttavia i primi. La prima e l’ultima linea.

Chi si è accaparrata la loro aumentata produttività

 

Quell’agricoltura era “arretrata”, ovvio. Mai nessuna categoria  di lavoratori ha   aumentato    tanto prodigiosamente la produttività come  la loro: dopo che per secoli il 90% di un popolo era impiegato nell’agricoltura,  ancora  nel 1931 in Italia il 46,8 per cento era impiegato nel settore primario, quello che sfama; nel 1961 erano   ancora agricoltori il 29 per cento della popolazione attiva; nel 2007, sono scesi sotto  il 3,9 –  che è la quota mondiale  di popolazione agricola nei paesi  avanzati. E ora il 4% produce  enormemente di più di  quel che produceva il 90, o anche  il 46% che faticava con l’aratro a metà del ‘900.

Settore primario: agricoltura e miniere. Secondario: industria. Terziario: servizi

Secondo l’ideologia dell’economia di mercato che si pretende etica,   tanto “recupero di  produttività” dovrebbe premiare i lavoratori, andare a loro in buona parte come reddito, di benessere.  Stranamente, invece, sono stati altri ad accaparrarsi la produttività recuperata: dalle banche indebitatrici  ai miliardari di Wall Street  (o di Montepaschi, o di Sorgenia, o Mediaset)  che, senza nemmeno saperlo manipolano   e sprecano capitali   che sono stati formati laggiù, nel settore primario  perché è lì che avviene l’accumulazione primaria, la formazione originaria del capitale.

Nell’agricoltura arretrata e poco produttiva, il 90% che faticava sui campi manteneva (oltre a se stesso) un 10% di re, cavalieri, religiosi e  santi nei conventi; con le offerta al Papato,  manteneva  qualche Brunelleschi, Giotto e Michelangelo. Oggi il 4% produce abbastanza per mantenere i Berlusconi e i Visco,   Boldrini e Grasso, Draghi e DeBenedetti…e  anche ciascuno di noi, che lavora  nel “terziario”, ossia nel superfluo.  Riconosciamo la nostra parte nello sfruttamento: la loro “aumentata  produttività” di agricoltori, la godiamo noi. E sapete come? Nel ribasso  del costo del  cibo. Gli alimentari costano “poco”. Costano meno che in passato.  Costano pochissimo, poi, in confronto allo smartphone che diamo ai nostri tredicenni,all’auto che cambiamo ogni tre anni; poco rispetto alle paghe dei parassiti ed oligarchi  pubblici. Pochissimo rispetto ai bitcoin e agli F-35…Tutti mantenuti da  loro, in definitiva.   Ma se  rincarano le zucchine, ne parlano i  Tg; importiamo grano dall’Australia per pagarlo meno  –  e appena il grano dei nostri coltivatori siciliani è pronto per la messe, ecco che rrivano le navi granarie dal Canada, a rompere i prezzi  col grano che è nelle stive, magari, da anni …..  Mi domando se gli agricoltori non siano uccisi dalla nostra ingratitudine. E se noi non ci seghiamo il  proverbiale ramo.

 

Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata. Con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso harpes et luz e l’Annunciazione dell’Angelo con le aureole sbalzate. con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine.  non si dipinge per tenersi arte in casa ma per vendere e vendere presto e con profitto, peccato contro natura. il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta, senza segala né farina di grano dur  (…) 

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  • E’ una realta’ che addolora moltissimo,ma e’ un problema politico.La retorica d’anteguerra,,datata, anche giustificata,sull”ingratitudine verso i produttori poteva farla a mo’ di poesia la brava suora che m’ insegnava. nelle elementari nei primi anni’60. Oggi la poesia non c’entra niente in queste cose.Non siamo noi consumatori al dettaglio quelli che tolgono il reddito ai produttori.E’ evidente.Di quante cose dovremmo vergognarci noi italiani?Fateci un conto complessivo, che poi cosi’ ci ammazziamo subito,paghiamo con la pelle.Piuttosto ,oltreche’ settore primario,l’agricoltura e’ anche settore strategico.Bellico.Ci sono dietro multinazionali notoriamente criminali e colluse col deep state,con obiettivi strategici ben precisi.C’e dietro la trappola degli OGM in cui cadono gl’imprenditori agricoli.In India come in USA,e dove le aziende sono piccole/medie e numerose ,come in Ecuador,arrivano squadre armate a rubare prima delle consegne e a terrorizzare.Qui come in Sud Africa.Non toccava certo a noi consumatori al dettaglio istruirli,ma semmai alle loro associazioni di categoria.Io non avrei mai fatto agricoltura industriale.,ma semmai per autosufficienza.Se il nostro Comune ci avesse dato un pezzo di terra da coltivare,in comodato,avremmo fatto sacrifici per curarlo insieme al nostro lavoro.,Io li feci da giovane,¿ nel terreno che era di mio nonno.I produttori che si sono fatti sedurre dal mito dell’agricoltura industriale,hanno forse amato la terra e la produzione primaria, ma non l’hanno sognata per ciascuno di noi,senno’ potevano promuovere la politca dl pezzo di terra per ogni famiglia.Orto di pace.Compro da indigene che vendono i loro prodotti e un po’ rivendono.Sono imprese famigliari. In vita mia mi hanno regalato solo Dio,padre e madre. e nonni. Per il resto i conti sono pari,sono,siamo debitori quanto creditori con tutti, e non ci sto a discorsi da sorelle maggiori isteriche. Poi, solidarizzo in pieno con le sentinelle in piedi,e’ il minimo . mea ,o nostra culpa sono una cosa troppo alta per lasciarli all’iniziativa umana.Vanno bene solo quelli che vengono da Dio direttamente al cuore e ai ricordi,e che paradossalmente arricchiscono e allietano,non quelli cerebrali o isterici e deprimenti .Queli sono cattivi pensieri.Per conto mio,realisticamente, non ho spazio per accogliere quelli.Il lavoro,qualunque lavoro onesto, e’lavoro,benedetto da Dio,anche se tartassato dai sionisti che poi sono quelli che controllano ANCHE i prezzi delle commodity,non per colpa mia ne’ nostra di certo.).Come controllano molte altre cose:politica fiscale, finanza,e quindi risparmio,spettacolo e informazione,parte della scuola,parte della magistratura, parte dell’esercito,parte della criminalita’organizzata,etc.Tutta roba che non tocca solo i produttori agricoli.

  • Sicuramente è un problema politico, come dice Angelo Pegli. Ma non solo. E’ anche e soprattutto un problema spirituale. Considero il suicidio per soldi un abominio. Si suicida per soldi chi considera i soldi l’unico obiettivo della vita. I soldi sono la Grande Distrazione. Se vi doveste trovare in ristrettezze economiche, non fatevi fregare dai pregiudizi e dai giudizi. Si può vivere anche con poco e bene. Consideratelo semmai una prova da superare e cercate di superarla. I soldi vanno e vengono. E’ difficile, molto difficile, ma si può fare.

    • signor saladino dovrei dedurre che lei sia nato in tempo di pace . certo che si può vivere con poco , ma quando il poco costa caro come il pane mi spieghi lei come vivo con il poco . mio nonno mangiava il bollito una volta alla settimana , era un osso con attaccato un pezzetto di carne che si divideva in 5 . ma eravamo tutti alla pari , fine dellaprima guerra . ma devi anche studiare ,e costava , dovevi mettere le scarpe , ai poveri davano gli zoccoli di legno . e quando era inverno ameno 15 gradi e due metri di neve , vai con gli zoccoli e calzettoni di lana riciclata fatti dalla nonna e dalla zia . e oggi il contafino vive ancora così , abbiamo politici che ci hanno venduti all’europa di ladroni , alla tunisia , e i vari centri commerciali vendono latte francese , costa meno , olio di oliva che fa schifo ma costa poco ed è africano . soldi ? provino i finti esperti a vivere con due euro al mese , è questo che abbiamo ottenuto . mentre in africa con due euro si fanno le ville , noi ci suicidiamo . ci sarà una giustizia non terrena , e lo spero vivamente .

      • Il mio non è un invito alla povertà. Sia chiaro.
        E’ un invito a non lasciarsi sopraffare nei momenti di povertà.

  • Tegetthoff

    Noi agricoltori resteremo sempre con la nostra terra e la difenderemo, perché era di mio padre, di mio nonno e resterà sempre della mia famiglia. E come scriveva Catone 2000 anni fa…
    “E l’uomo che [i nostri antenati] lodavano, lo chiamavano buon agricoltore e buon colono; e chi così veniva lodato stimava di aver ottenuto una lode grandissima. Ora, reputo sì coraggioso e solerte nel guadagnare chi si dedica alla mercatura, ma, come dicevo sopra, soggetto a pericoli e sciagure. Dagli agricoltori, invece, nascono uomini fortissimi e soldati valorosissimi, e il loro guadagno è giusto e al riparo da ogni insicurezza, nulla ha di odioso; e coloro che si dedicano all’agricoltura non sono tratti a cattivi pensieri. »

    • Maurizio Blondet

      Bellissima citazione. Grazie. E’ un valore spirituale quello che gli agricoltori, persino americani, coltivano senza nemmeno saperlo; valore di tempi in cui c’era il sacro – oggi la moneta è dissacrata e si volge contro di loro, uccidendoli.

      • Nucleo Autoriduzione Parassiti

        Direttore, il caso vuole che proprio nei giorni scorsi un agricoltore si sia suicidato (si è cosparso di liquido infiammabile e poi si è ovviamente dato fuoco) in un paesino del Piemonte. Tuttavia mi sembra riduttivo sostenere che gli agricoltori siano tutti dei campesinos spiantati che si suicidano per la nostra ingratitudine. Io direi che piuttosto la categoria che ho in mente assomiglia di più ad un latifondista medioevale che non ha mai voluto reinvestire una lira dei sui proventi sul territorio oltre a cercare un margine sempre superiore utilizzando prodotti sempre più venefici di un paio di multinazionali a caso, Bayer e Monsanto. Era comodo non dover più tenere in magazzino tonnellate e tonnellate di robaccia quando si poteva fare tutto con un bancale di Round-Up. Peccato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Colgo anche l’occasione per sottolineare che nei commenti ad altri articoli siano stati censurati degli interventi (non miei) che non avevano nulla di male – c’è qualcosa che non va?

        • Tegetthoff

          NAP non è vero, io sono agricolture e da sempre la mia famiglia ha rinvestito nell’azienda, se avanzano soldi si compra un trattore nuovo, non una macchina nuova. Così è sempre stato. Sui prodotti chimici non rispondo, è argomento complesso e ci vorrebbe un blog apposito, considera solo che mio padre 40 anni fa vendeva il grano a 60 euro equivalenti di oggi a quintale, noi lo vendiamo a 20… e produrlo costa 18! Adesso c’è il biologico, e piano piano il consumatore è più attento e disponibile a pagare di più, ma ci vorrà del tempo.

  • Leporello

    No , non si suicidano per la perdita dei soldi ma per il fallimento del loro progetto di vita che , nel caso degli agricoltori , come si è detto in questo articolo,è un progetto di amore. Hai un sogno che coltivavi fin da quando eri bambino e ora lo hai realizzato con la nascita della tua impresa agricola. Tutto va bene per un periodo più o meno lungo poi i prezzi dei tuoi prodotti vengono tenuti bassi per l’arricchimento di pochi e le banche, che ti stanno spiando da sempre , profittano di questo momento per alzarti i tassi di interesse. Il tuo progetto , il tuo sogno fallisce e il pensiero al suicidio è lì pronto ad assalirti . Fortunato chi non ha mai provato questo sentimento per questo motivo. Ma siamo sicuri che sia un suicidio e non un omicidio ?

    • “No , non si suicidano per la perdita dei soldi ma per il fallimento del loro progetto di vita che , nel caso degli agricoltori , come si è detto in questo articolo,è un progetto di amore. ”
      Qui siamo nel campo dell’idealismo o della letteratura. Il che, comunque, va bene lo stesso.

      • Leporello

        Sono d’accordo sul fatto che che si può vivere anche con poco e che il suicidio sia sempre da condannare.
        Ma io intendevo andare oltre, infatti mi chiedevo se era suicidio o omicidio. In altre parole nel giorno del giudizio dove finirebbe colui che si macchia di questa particolare colpa , alla sinistra insieme agli usurai o alla destra tra i giusti. Non so rispondere a questo anche perchè c’è chi ha questo compito. Rimane il fatto che la statistica ci propone numeri preccupanti di casi di suicidio e ho cercanto di capire non tanto i motivi quanto i sentimenti che spingono a questo estremo atto.
        La mia povera prosa da 5 in pagella evidentemente non c’è riuscita, ma ora mi accorgo che in fondo all’articolo c’è l’inizio di una poesia di Ezra Pound https : // www. poesieracconti.it/ poesie/a/ezra-pound/contro-lusura
        in cui è espresso in pieno quello che volevo significare, in particolare mi soffermo su questo:
        “con usura … il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta.”

        • La linea di demarcazione tra suicidio e omicio è (quasi) sempre labile, sia che si tratti di suicidio per ragioni economiche che psicologiche o altro. Personalmente ritengo il suicidio (o meglio la possibilità che ci è data di mettere fine alla propria vita) la più alta forma di libertà.
          “Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l’idea del suicidio, mi sarei ucciso subito” EMIL CIORAM

  • Manuela Pirnet

    La prego,Blondet,senza alcuna polemica da parte mia,ma solo per bisogno di apprender meglio,mi chiarisca il concetto della moneta dissacrata.Anche Lutero se la prese con gli usurai e ,se non,sbaglio,i mercanti.L’argomento del sacro ,per me è fonamentale ,nonostante l’uso distorto del medesimo.Se può,grazie.

  • Manuela Pirnet

    Aggiungo:dalla metà degli anni ’90,gli studenti delle superiori festeggiavano la fine dell’anno scolastico e l’inizio del periodo di “preparazione”all’esame di maturità,lanciando contro il portone della scuola-ed eventuali passanti-acqua,olio(in bottiglioni)e uova.I “docenti” ne sorridevano come prove di enfantillage.Io,allora,per niente devota,ma consapevole del valore dei simboli ne inorrridii.Simboli del sacro non esclusivamente cattolico.Certo ai/alle docenti questi proiettili dovettero rappresentare un sollievo a confronto di quelli della stagione di piombo.Perciò applaudirono con connivenza a queste manifestazioni che significavano anche sputare nel piatto o nella greppia dove avevano mangiato fino al giorno prima.Tutti tanto laicamente permissivi e ottimisti.Le droghe pesanti non erano ancora tanto diffuse…e,perciò…Dove stava il problema?Nessun problema…

  • Manuela Pirnet

    Aggiungo :fino ad annoiare -e ne chiedo scusa-questi atti.approvati dalle famiglie e dai presidi.rappresentavano, per me,anche il disprezzo assoluto per quel lavoro contadino che ogni giorno si rinnova con fatica e-se possibile-intelligenza e speranza-e cher ciò stesso è sacro.

  • gay lussac

    sono un agricoltore e allevo pecore.
    per 22 anni ho insegnato lettere nelle scuole medie.
    il primo problema in agricoltura è che considerare un campo o un animale come se fosse un’industria meccanica o elettronica: BISOGNA ESSERE PAZZI.
    applicare modelli che funzionano per la produzione di oggetti metallici o quant’altro all’allevamento (andate a vedere un allevamento “razionale” di polli e poi vediamo se riuscite ancora a mangiarli!) o all’agricoltura porta alla distruzione dell’ambiente e alle malattie di chi lavora sui campi e di chi consuma i prodotti.
    i poveri agricoltori strangolati dalle banche, dalle regioni e dallo stato devono imparare a fare SOCIETA’ in modo da riuscire a vendere direttamente quanto producono che deve essere coltivato e allevato avendo riguardo per la propria vita, quella degli altri e quella degli animali che la maggior parte dei “consumatori” non hanno la minima idea di come sono costretti a vivere.
    caro blondet, diventa socio di una azienda agricola e così contribuirai a far sì che gli agricoltori si possano sganciare
    dalle banche. hasta pronto.

  • gay lussac

    vorrei proprio lanciare l’idea di cercare soci che intendano investire in agricoltura. si possono organizzare convegni , sviluppare la tematica sul web e chi ha delle idee le esponga. un saluto.

    • Bene.La letteratura unisce,nei varii ambiti, ma poi i limiti umani personali e sociali dividono.Invece l’orrore della realta’ DEVE unire,perche’ e’ questione di vita o di morte,del corpo e dell’anima.Questa e’ Apocalisse.

    • Forse le interessa questo: Fondazione GAT Gruppo Acquisto Terreni: https : // www. fondazionegat.it/

  • Il “libero” mercato “obblgatorio” è un crimine contro l’umanità!
    Per quanto concerne i suicidi non dichiarati ma eseguiti sotto forma di incidente per lasciare i proventi di una polizza sulla morte penso proprio che la percentuale sia molto più alta di quanto si possa immaginare e non solo nel “primario”
    L’incubo puo’ finire solo con la conversione dei pochi e noti usurai che comandano il mondo. Il guaio è che questa infima percentuale è riuscita , al contrario,a scristianizzare gran parte dei credenti. Almeno fino ad ora…..

  • Una quindicina di anni fa sono stato per qualche tempo direttore di una nota cooperativa agricola attiva nel biologico e “da esterno” al settore quale ero e tuttora rimango, ho potuto subito notare alcune semplici caratteristiche strutturali del settore che fanno dell’agricoltore una parte debole della costruzione economica che gli sta attorno:

    essendo il suo prodotto deperibile, egli necessita di velocità nella distribuzione sul mercato e nella trasformazione. Queste due velocità sono prodotte da strutture (supermercati, molini, linee di trasformazione alimentare….) che richiedono normalmente grandissimi capitali per poter esistere, capitali che gli agricoltori non possono avere.

    Vieppiù, tali strutture si frappongono necessariamente tra l’agricoltore e l’utilizzatore finale (si frappongono anche a se stesso! – chi coltiva barbabietola da zucchero ha bisogno di uno zuccherificio e di una distribuzione affinché ciò che esce dal suo campo come pianta possa rientrare nella sua dispensa come zucchero) e determinano perciò il prezzo, che è prezzo da oligopolista, perché queste grandi strutture, richiedendo grandi capitali, sono poche e concentrate nelle mani di pochi.

    Il problema del prezzo all’agricoltura può dunque risolversi a favore di quest’ultima solo risolvendo il problema degli attori oligopolistici che stanno nel mezzo della catena del valore a fare il bello e il cattivo tempo.

    Una volta individuato il problema centrale, ne emergono “facilmente” le soluzioni, che devono vedere l’agricoltore azionista di esse: cooperative di conferimento e trasformazione, ipermercati agricoli, spesa via web con supporto di cooperative di trasporto veloce door to door…. Il punto è che queste soluzioni richiedono capitali così ingenti per cui solo l’intervento di uno Stato con la S maiuscola può essere di supporto ad un tale compito, con opportuna legislazione di creazione, sostegno e finanziamento.

    Piccola nota finale: per quello che a suo tempo ho potuto notare, in generale l’agricoltore italiano proprio male non se l’è quasi mai passata; importante la legislazione che nel nostro paese vieta alla impresa agricola di fallire.

  • Ero tuttavia un ragazzino, sul finire degli anni settanta quando domandai a mio nonno, contadino marchigiano, “Nonno perche non allevi piú i polli?” – “Perché gli davo da mangiare mais e adesso vale di piú 1 kg di mais che uno di pollo, solo tengo qualcuno per casa” fu la risposta, e per anni ho continuato a pensare cuanti chili di mais occorrono per fare un chilo di pollo. Ancora non so la risposta pero sicuramente piú di 1.
    Ero giá adulto quando a inizio dell’euro, nel 2002 o forse 2003, fui al mercato generale a comprare pomodori. C ‘erano pomodori “nostrani” delle Marche a 2 €/kg e pomodori spagnoli, visibilmente peggiori, a 1€/kg. Pensai “gli spagnoli devono avere una eccedenza di pomodori se possono vender li alla metá del prezzo con il costo aggiuntivo del viaggio di 2000 km” . Nel 2006 mi trasferí in Spagna e lo stesso anno fui al mercato della cittá di León a comprare pomodori. Avevano pomodori “nostrales” dell’ Andalusia a 2 €/kg e pomodori di importazione, italiani, visibilmente peggiori, a 1€/kg. Pensai che come in Italia, el europeo che puó permetterselo mangia i pomodori della sua terra, raccolti 3 giorni prima, i poveri, ovunque, mangiano quelli che hanno fatto 2 settimane di viaggio e arrivano al mercato giá appassiti. Un paio d’anni dopo, sempre in Spagna vidi un documentario che parlava del prezzo dei pomodori in Europa, e scoprí che le multinazionali li comprano ai contadini europei tra i 10 e i 20 centesimi al kg…. poi fanno il loro marketing.

  • Tegetthoff

    I prodotti agricoli formano il loro prezzo al mercato di Chicago. Essendo beni standard,( grano mais soia caffè ) non vi è possibilità di differenziazione, come per tutti gli altri prodotti( auto, telefonini etc). Inoltre rispetto a altre materie prime (petrolio rame) la produzione è ultra parcellizzata, quindi non si creano Monopoli di vendita. In pratica l’agricoltura è l’unico settore in concorrenza perfetta…

  • Tegetthoff

    Tuttavia io non posso adeguare la mia offerta alla domanda, perché per natura mi serve almeno un anno per ridurre l’offerta di un prodotto e aumentare quella di un altro, perché il grano per forza devo seminarlo a novembre e raccoglierlo a giugno… quindi: l’unico settore che non dovrebbe essere in regime di concorrenza perfetta, in realtà è l’unico che ci sta!

  • Tegetthoff

    Per esser precisi è proprio per questo che esistono gli aiuti all agricoltura (PAC),

    • Perfetto,ma tutto questo e’ precario e in evoluzione nella direzione di una militarizzazione dell’agricoltura e di una ulteriore industrializzazione-“razionalizzazione”.Gli aiuti sono scelte politiche,ieri e avanti’eri ci sono stati,domani,se decidono “in alto”,possono ricominciare la strage dei kulaki,questa volta kulaki mondiali.Visto che oggi di mondializzazione si parla.Finanziarizzazione,industrializzazione, aiuti decisi a livello centrale…non e’ che siano premesse allettanti piu’ di quanto lo sia per una rana stare dentro la pentola con l’acqua che gradualmente sale di temperatura.Ma forse questo che dico e’ troppo complottista e frutto di sospettosita’… 😉

  • Vorrei condividere con voi le parole di Mario Rigoni Stern riguardo questa attività così sminuita dall’uomo.

    • Tutto quello che avete scritto appartiene ad una visione poetica giusta, nobile ed anche affascinante. Ma la realtà smbra muoversi in direzione diversa.
      Il progresso tecnologico che vedo è impressionante: grazie all’applicazione di intelligenza artificiale, la automazione agrimeccanica si sta rapidamente evolvendo in vera e propria robotizzazione autonoma, lo “smart farming” sta cambiando letteralmente il mondo della produzione agricola, a cominciare dalle figure che lo caratterizzano. Il fenomeno del massiccio accaparramento di enorme estensioni di terreno – che vedo ricordato in altri thread di questo forum – il cosiddetto “land grabbing” è l’altra faccia della medaglia. E non accenniamo nemmeno agli esiti della ricerca sulla manipolazione genetica delle specie coltive.
      Le figure tradizionali del “coltivatore diretto” e dell'”imprenditore agricolo” sono destinate a scomparire nel giro di un paio di decenni, forse anche prima. E con esse scomparirà anche il problema dei suicidi.

  • 1) Un grande trucco del sistema di potere è voler curare dei malesseri sociali con cure personali : qualsiasi medico potrà diagnosticarvi una “depressione” ma quale medico cura o diagnostica la oppressione ? È un epoca individualista che vuole ridurre i mali sociali a malesseri soggettivi da risolvere con cure personali spesso farmacologiche e questa è pura follia… ; a psicologi e psichiatri viene attribuito piu potere che ai giudici mentre i sociologi se va bene si usano per ricerche statistiche e indagini di mercato… loro si dice “devono solo osservare la realtà” non agire per modificarla

    2) coerentemente a questa visione nell’articolo si afferma che i suicidi dei contadini sarebbero dovuti fra l’altro a “l’impossibilità o incapacità di chiedere aiuto psichiatrico, mancando nelle campagne centri di igiene mentale” , ora l’esperienza di chiunque osservi la realtà dimostra l’esatto contrario, ovvero, che è maggiore il numero di omicidi e suicidi fra coloro che hanno ricevuto “aiuto psichiatrico dai suddetti “centri di igiene mentale” : la madre che mise il bambino in lavatrice lo fece DOPO essere andata in cura e non prima , la ragazzina ricoverata 3 mesi in psichiatria per un banale sangue da naso a scuola … si è buttata dal 3 piano DOPO le cure per il sangue da naso e NON PRIMA, il pizzaiolo che si è impiccato lo ha fatto DOPO le cure non prima! Il pilota d’aereo che si è schiantato contro la montagna con la scolaresca a bordo lo ha fatto DOPO LE CURE NON PRIMA, la madre di Lecco che si è suicidata coi figli in tenda lo ha fatto dopo le cure non prima … e potremmo continuare fino a domani , per farla breve si vuol curare i malesseri sociali con farmaci che sono droghe, che creano dipendenza, e successive crisi di astinenza in cui i pazienti impazziscono … per questo moltissimi proprio dopo aver ricevuto “aiuto psichiatrico” si suicidano o ammazzano altra gente… se si guardasse un attimo la realtà si coprirebbe subito questa verità

    3) il suicidio è il modo sbagliato di affrontare i problemi, purtroppo la narrativa radicale lo esalta come gesto eroico suscitando cosi l’emulazione, paesini in cui il suicida è celebrato come martire-eroe nel giro di pochi anni vedono proliferare i suicidi… al contrario esporre il suicida al pubblico ludibrio fa scomparire il fenomeno… cent’anni fa, le privazioni della guerra rendevano il vivere molto piu difficile di oggi, la chiesa, lontana dal buonismo di oggi, non celebrava i funerali ai suicidi bollandoli come discepoli di Giuda Iscariota e e non di Cristo e i suicidi erano rarissimi… Per venire ai giorni nostri cito un caso: all’ingresso della Val Malenco c’è un viadotto famoso dove si contavano ogni anno diversi suicidi, alcuni anni fa un anonimo farabutto di cui non faccio il nome affisse dei cartelli in cui presentandosi quale “garante della salute pubblica e dell’igiene mentale” invitando gli aspiranti suicidi a non buttarsi dal ponte onde evitare che la loro carcassa inquinasse le acque del Mallero, suggerendo in alternativa agli aspiranti suicidi di denudarsi, cospargersi di miele e andare a farsi mangiare dall’orso nel parco Adamello-Brenta… i cartelli furono quasi subito rimossi ma nessuno si buttò piu da quel ponte per almeno 10 anni… certo, non sappiamo quanti aspiranti abbiano seguito il consiglio, ma almeno la loro morte non fu vana ma una merenda per il plantigrado. Morale quelli che si suicidano, contadini o no, si suicidano non perche in crisi ma perché influenzati dalla cultura radicale che nella sua follia rasenta il suicidio a un gesto eroico anziché assurdo.

    • Per rimanere in tema di cure psichiatriche , non si puo’ sorvolare sul datto inoppugnabile, seppur volutamente trascurato dai media, che tutti gli attori delle mattanze nelle scuole americane sono stati oggetto di cure psichiatriche.
      Cio’ apre scenari inquietanti sulla possibilità di dare un aiuto maltusiano di tipo “ecologico” ai proponimenti del Nuovo Ordine Mondiale. PIù psichiatria più stragi