Roberto Pecchioli

 

di Roberto PECCHIOLI

Chi scrive queste note sa pochissimo di teologia. E’ un credente cresciuto nel cattolicesimo, che, pur tra mille dubbi alimentati da un mondo incomprensibile, aspira ad essere un operaio nella vigna del Signore. In questo spirito, accettò con pazienza il disarmante “buona sera” con cui Jorge Mario Bergoglio salutò il popolo cristiano dopo la sua elezione a romano pontefice. E’ poi passato alla perplessità, allo sconcerto, infine al disgusto e – con una parola desueta – allo

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 di Roberto PECCHIOLI

Sanno che cosa possiamo pensare, con quali parole dobbiamo esprimerci, conoscono il Bene e combattono il Male. Sono i forzati del progresso, vivono in una nuvola rosa di buoni sentimenti, tolleranza, giustizia, accoglienza. Crociati laici dell’Amore con la lettera maiuscola, avversari implacabili dell’odio- sempre altrui – sono diventati una malattia sociale degenerativa. Riempiono di melassa i loro otri nel momento stesso in cui impongono nuovi reati d’opinione. Organizzano commissioni parlamentari tese a estirpare l’odio, ovvero un sentimento,

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di Roberto PECCHIOLI

Seconda parte.

Scienza e morale hanno una relazione biunivoca che la prima tende a scavalcare se non a sopprimere. Gli apparati artificiali intelligenti pensano e penseranno più di noi; un giorno proveranno sensazioni analoghe a quelle umane; eppure, non si tratta che di meccanismi. E’ urgente restituire respiro morale al campo tecno scientifico, istituire una disciplina futuribile che potremmo chiamare “macchinetica”. Il tema dell’intelligenza artificiale, più che richiedere risposte, impone di formulare interrogativi che nessuno aveva mai

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di Roberto PECCHIOLI

Prima parte.

Alcune settimane fa una mano robotica è riuscita a risolvere l’enigma del cubo di Rubik, il rompicapo in cui occorre fare sì che ogni faccia, divisa in nove parti di diversi colori, mostri un unico colore. Per gli esseri umani, la difficoltà risiede nel ragionamento che permette di posizionare le parti di un colore su una sola faccia. Per la macchina la difficoltà è riuscire a manipolare l’oggetto; in questo sta l’Intelligenza Artificiale, una tecnologia

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di Roberto PECCHIOLI

Internet è la rivoluzione più importante della storia umana da secoli, superiore all’ invenzione della macchina a vapore, del motore a scoppio, delle scoperte relative all’elettricità. In questi giorni la grande rete compie 30 anni. Figlia delle ricerche dell’esercito americano e del sistema di interconnessione Arpanet, ha cambiato in profondità la vita e la percezione del mondo di gran parte dell’umanità. Oltre tre miliardi e mezzo di persone hanno oggi accesso alla Rete. Internet è diventato adulto,

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di Roberto PECCHIOLI

 

Uno spettro si aggira per l’Europa libertaria, progressista e tollerante. Ha una strana pettinatura, porta buffi baffetti e incede al passo dell’oca: è il nazismo di ritorno. Per fortuna del vecchio continente, le sentinelle del Bene vigilano. Tra i più attenti è il comico televisivo Maurizio Crozza; ogni tempo ha gli eroi che merita. La sua trasmissione, sotto la maschera della risata, è un florilegio di violenza verbale contro gli avversari della narrazione progre. Nell’ultima puntata, ha

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                                                          di Roberto PECCHIOLI

E’ difficile immaginare il futuro, all’epoca dell’odiernità, l’eterno presente che si consuma nell’attimo. Addirittura arduo è pensare in termini di comunità nel triste trionfo di infinite individualità, di gruppi reciprocamente ostili impegnati a rivendicare diritti, puntualizzare con il dito alzato, denunciare offese, lamentare discriminazioni. Lo spirito del tempo è il sentimento soggettivo che si sente obbligato a mostrare continuamente la propria singolarità. Siamo uguali, anzi identici, ma io sono unico più di te. Unito all’esplosione delle reti

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di Roberto Pecchioli

Matteo Renzi, nel recente duello televisivo con l’altro Matteo, il leghista Salvini, ha pronunciato una frase che lo situa nella categoria dei nemici, non in quella degli avversari. Secondo il Buffalmacco fiorentino, “tutti devono mandare i figli all’asilo nido, anche coloro che non lavorano”. I bambini, dunque, sono proprietà dello Stato, legittimato a educarli fin dalla prima infanzia, sottraendoli ai genitori, svuotando ulteriormente quel che resta della famiglia, il ruolo dei nonni, dei fratelli, quando ci sono,

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