AL PROSSIMO G7 NON CI SARA’ L’ITALIA a fianco di Trump

Il  24  agosto si tiene il G7 a Biarritz, Francia.  La buona notizia è che Trump ha fatto sapere che lui preferirebbe tornasse ad essere G8,  che vi fosse riammessa la Russia, esclusa dai governi europei (Italia compresa) e americani nel 2014, che hanno incolpato Mosca di essersi presa la Crimea.  ““Penso che sia molto più appropriato avere la Russia nel” gruppo delle economie più avanzate del mondo, ha detto The Donald.

L’Italia vi va come un fantasma   svanito –  o come un imputato in contumacia,  senza una precisa idea dell’interesse nazionale,  con un governo dimissionato dal ministro dell’Interno che poi ha cercato di rimangiarsi la sfiducia;  nei fatti a fare la politica estera sarà  Moavero:  a  costui sarà affidato ciò che dovrebbe passare come “interesse nazionale”: è  il ministro-Ursula, che già di per sé è uno spettro “europeista”  in tempi normali e  non farà che eseguire di ordini  Prodi, di Draghi, di Frau Kasner e di Donald Tusk – e  degli altri  commissari di prima che non hanno alcuna fretta di dimettersi benché abbiano perso le elezioni.

L’Italia contumace, inesistente come stato sovrano e governo popolare, non sarà quindi di nessun appoggio – dunque di nessuna utilità  –  né a  Trump  né a Boris Johnson che stanno conducendo la loro lotta contro il totalitarismo molle tedesco-franco. Sancirà la sua nullità storica, il non-nostro rappresentante voterà come dice  Macron.

Nei due ultimi G7, Donald Trump aveva assestato un colpo  al  totalitarismo globalista  ritirando gli Stati Unti dagli accordi di Parigi “sul clima”, un impegno anti-industriale a ridurre “le emissioni” obbligatorio, secondo il verbo di Greta. Nel  2018 aveva rifiutato di firmare il comunicato finale precedentemente concordato, nella solita neo-lingua  orwelliana, dove tutto l’Occidente libero e  democratico  sottolineava “l’importanza di combattere il protezionismo: noi, perfetti, ci  impegniamo a ridurre le barriere tariffarie, le barriere non tariffarie e le sovvenzioni” ai prodotti nazionali.

Due vittorie del “populismo” , che hanno fatto gridare di dolore i media e i politici  mainstream, e  in seguito alle quali Frau Kasner coprì di lodi la Cina, fautrice purissima (lei sì…) del libero mercato, e dichiarò che l’Europa doveva cominciare a  provveder da sé al  proprio destino.

Adesso a  Biarritz, l’agenda  l’ha stilata – come è normale – il padrone di casa ospitante, Emmanuel Macron.

Potete indovinare sul  menu che  propone: 1) il “clima”, ossia che bisogna firmare l’accordo di Parigi, 2)  una tassazione mondiale sulle GAFA, ossia sulle  sole multinazionali americane – che effettivamente non pagano tasse a nessuno. Ma il punto è che gli USA, attraverso l’Ocse ha preso  l’iniziativa di instaurare un sistema di   tassazione   globali delle multinazionali, senza distinzione; l’OCSE  lo realizzerà nel 2020; dunque Macron non aveva alcun motivo di mettere urgenza, se non quello  di dare lezioni a Donald, allo stesso modo con cui ha dato a Putin lezioni su come un vero governo democratico deve trattar i manifestanti che protestano in piazza…

Attendiamo con ansia i twitter fulminanti del presidente Usa al proposito del finocchietto. Nicolas Goetzmann,  economista francese, ha osservato: “sul clima, sarebbe stato meglio non insistere sull’accordo di Parigi da firmare, e cercare un consenso fra i G7 per far pressione sulla Cina: nell’attuazione delle  sue “nuove Vie della Seta”,  Pechino punteggia i paesi in cui passa coi suoi finanziamenti infrastrutturali di centrali a carbone, altamente inquinanti” –

Del resto anche Frau Kasner decretò anni fa la chiusura delle centrali atomiche, per  poi surrettiziamente  fornire  energia all’industria tedesca con la torba.

Silenzio sulle disuguaglianze nei paesi G7

Altra grande idea di Macron nell’agenda del G7: “le ineguaglianze mondiali”  – infatti ha invitato anche qualche paese africano, Senegal, Ruanda,  il Burkina Faso … Possiamo qui riconoscere il moralismo  del più  vieto politicamente corretto  “umanitario”  –  avrebbe dovuto invitare anche Bergoglio.

“Parlare delle diseguaglianze nel mondo è un  ottimo paravento  per NON parlare delle diseguaglianze che crescono nel seno dei paesi occidentali, ossia del G7”, ribatte  Goetzmann. Oggi, dice, prima ancora che dalle guerre commerciali di Trump che sono appena cominciate,  la minaccia che pesa sull’economia è dovuta alla “prudenza” eccessiva delle banche centrali,  la BCE soprattutto, che, sotto impero tedesco, sono state  troppo “conservatrici” nelle due crisi precedenti, nel 2000 e nel 2007-8,  tanto da cristallizzare i rischi che potevano invece sventare e precipitare l’economia mondiale nel rosso, e  di aumentare la disoccupazione e la povertà nonché le diseguaglianze. “Orbene, il compito di una banca centrale è ammortizzare gli shock – hanno imparto i banchieri centrali  dagli errori passati? Ecco un tema che avrebbe dovuto essere messo sul tavolo al G7”

http://www.lefigaro.fr/vox/politique/quel-est-l-enjeu-essentiel-du-g7-pour-la-france-20190820

Avrebbe potuto essere l’occasione di “unificare il campo occidentale verso una strategia di crescita e sviluppo – ciò che avrebbe permesso di  trattare in modo trasversale l’aumento delle iniquità nel seno dei paesi del  G7, non in Africa.  Ciò avrebbe permesso di comprendere che tutte le questioni del momento sono collegate fra loro, e  mettere in causa il sistema, che è oggi  la fonte dello scontento delle popolazioni verso le democrazie liberali e il movente dell’emergere dei populismi.  E’  proprio la posta che Macron ha “dimenticato”  di  mettere in agenda”.

Ovviamente. Il francese  spera di aver  posto le basi per trasformare  il G7 in un processo d’accusa contro Trump, insensibile al “clima” “nemico del free trade” .  Evitando di  mostrare che   invece la stessa guerra commerciale di Trump è “un punto centrale  nel fende delle ineguaglianze, dal momento che i paesi che Trump ha di mira, Cina e Germania, sono dei modelli strutturali di “produzione delle ineguaglianze”.  I consumi cinesi sono molto deboli, solo il 30%  del PIL, perché i salari sono compressi al massimo. Identica cosa fa la Germania: con la repressione salariale che è la causa della  formazione dei suoi enormi eccedenti commerciali,  ed  ha imposto la strategia all’intera zona euro con le politiche di austerità” dettate d Berlino  –  e dalla BCE che ha cancellato dalle priorità  della politica monetaria  quella  del pieno impiego.   “Oggi la guerra commerciale è una forma dissimulata della lotta di classe”, giunge a dire l’economista  –  citando Micahel Pettis, l’americano che insegna   – udite  – alla Guanghua School of Management dell’università di Pechino. Perché il pensiero economico anche liberista  è oggi in evoluzione,verso una qualche misura di critica  del capitalismo terminale, che riducendo i consumi si sta tagliando  il ramo su cui siede…https://carnegieendowment.org/chinafinancialmarkets/77178

Questa è la battaglia in corso nel prossimo G7, questa la “guerra” che Trump e Boris Johnson combatteranno. Senza avere a fianco l’Italia. Quella che  arriva a Biarritz è l’Italia di Ursula.

Moavero va a Biarritz già come ministro di Ursula

E ciò, mentre il mondo intero entra in una depressione profondissima, tragica e sincrona.

Le imprese USA e UE non investono, benché siano sedute su 6 mila miliardi di denaro facile (offerto a tasso sottozero ) perché comincia la guerra commerciale…
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