ALLA RADICE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE 

ALLA RADICE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE
Si! È proprio così. Alla radice del diritto internazionale moderno vi è la Scuola teologica e giuridica di Salamanca (si veda il primo capitolo della magistrale opera di Carl Schmitt “Il nomos della terra”). Essa si sviluppò nel secolo XVI e nella Spagna dei Re cattolici la cui legislazione pro indios fu infatti il risultato della grande influenza culturale dei teologi salmantini. Scuola di impostazione tomista ma aperta ad altri apporti teologici e filosofici. I grandi teologi di Salamanca – non solo Francisco de Vitoria, qui ricordato,  ma anche Francisco Suarez, Louis de Molina e Domingo De Soto – posero un principio di parificazione tra i popoli che è saldamente cristiano e che essi cercarono di affermare soprattutto e innanzitutto tra i cristiani. La fede cristiana non può giustificare la sottomissione dei popoli “pagani” e l’esser cristiani non è titolo, né giuridico né morale, di superiorità. Tale principio debitamente ampliato ed esteso, oltre lo scenario del secolo XVI, stabilisce che non sono titoli di superiorità neanche l’essere occidentali, l’essere democratici, l’essere liberali, l’essere comunisti o fascisti, l’essere progrediti, l’essere moderni, l’essere presuntivamente “eletti da Dio”. Una grande lezione che ben ricordava padre Samīr, consulente di Benedetto XVI per le questioni mediorientali, nel bel contributo del prof. Francesco Agnoli che pubblichiamo di seguito. L.C.
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Padre Samīr Khalīl Samīr, cattolico egiziano, è stato il consulente di Benedetto XVI per i rapporti con il mondo islamico. Ha passato buona parte della sua vita in Libano. Molto critico verso un ecumenismo ingenuo, ha invitato spesso l’Occidente a non cedere di fronte alle pressioni degli immigrati islamici. Conservo alcuni suoi articoli sul medio Oriente. Questo estratto è del 10 agosto 2006, in occasione di una delle tante guerre di Israele contro il Libano. Samir ricordava che “la violenza non porterà la pace alla regione; servirà solo ad aumentare l’odio contro Israele”. Quanto al Libano, dopo l’ennesimo attacco, “i libanesi più pacifici decidono di emigrare; quelli meno pacifici, divengono sostenitori di Hezbollah…”.
Come si vede, è una storia che si ripete. Ogni volta Israele promette di estirpare i suoi nemici con le bombe, una volta per tutte, e ogni volta quelle bombe sono semi per nuovi guerriglieri. Sangue chiama sangue. Ebrei e islamici, in questo, sono figli della stessa legge del taglione, della stessa logica della guerra. Del tutto laica per i primi, di derivazione anche religiosa, per i secondi.
Ma Samir sa distinguere l’aspetto ideologico dai fatti storici e aggiunge: guardate che il problema non è Hezbollah, né Hamas, perché essi non esisterebbero senza una causa, non religiosa, ma territoriale: “Il problema risale alla creazione dello Stato di Israele e alla partizione della Palestina nel 1948. Questa partizione è stata decisa…senza tener conto della popolazione presente in questa Terra (santa): è questa la causa reale di tutte le guerre che sono seguite”.
Ebbene, questa non è solo la posizione di ogni storico serio, ma anche quella oggi espressa dal cardinal Pizzaballa quando invita a distinguere occupanti e occupati, e quella di tutti i papi, a partire da coloro che, come Pio XII e Paolo VI, non pronunciarono mai la parola “Israele”. E questo non certo per ostilità verso gli ebrei in sé, e neppure solo per ostilità verso i sionisti dell’epoca, atei e socialisti, ma per rispetto del diritto internazionale, che ha tra i suoi padri Francisco de Vitoria (1483–1546), teologo domenicano spagnolo e fondatore della Scuola di Salamanca.
Cosa diceva il de Vitoria? Che gli indigeni pagani erano i legittimi proprietari delle loro terre, e che i cristiani che ritenevano di potersi impadronire di esse in nome di una superiorità religiosa, compivano un crimine, conducevano una guerra ingiusta.
Oggi, mutatis mutandis, andrebbe ribadito: tutti coloro che giustificano il furto di terre altrui in nome di una superità politica (“noi siamo l’unica democrazia del medio Oriente!”), etnica (“siamo il popolo eletto”) o di altro genere, violano il diritto naturale delle genti.
Francesco Agnoli
dalla pagina Facebook