Plutocrazia (parti II)

Plutocrazia (II)

Roberto Pecchioli

Poderoso Caballero es Don Dinero, potente cavaliere è Messer Denaro, cantava nel XVI secolo Francisco de Quevedo. Nell’antichità la leggenda di Re Mida e di Creso , di cui si diceva trasformassero in oro tutto ciò che toccavano, dimostra che la tendenza ad adorare la ricchezza attraversa tempi e civiltà. Nella Bibbia si parla del Vitello d’Oro , idolo degli ebrei in viaggio dalla cattività egizia. Cartagine fu la prima potenza plutocratica della storia, dove le cariche pubbliche erano acquistate dai più ricchi. Nulla di nuovo sotto il sole? Non proprio, poiché la plutocrazia contemporanea si è trasformata in dominio totale, controllo sulla vita, sconfiggendo progressivamente la legge. La norma giuridica nasce a protezione di chi è debole, è un atto di generosità, di riconoscimento della pluralità umana. Il forte non ne ha bisogno. Perciò la plutocrazia lavora alla neutralizzazione di ogni ostacolo, principio, valore morale alternativo alla signoria del denaro, il suo instrumentum regni .

Anche le costituzioni perdono importanza, accolgono i precetti neoliberali e arretrano, nella gerarchia delle fonti giuridiche, di fronte ai trattati e al diritto sovranazionale. La Corte Costituzionale italiana ha sancito la superiorità del diritto comunitario rispetto alle norme interne. Diventa automatica la recezione degli accordi internazionali, dalle norme dettate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, alle “raccomandazioni” del Fondo Monetario Internazionale sino all’istituzionalizzazione del potere sovrano di emissione monetaria da parte delle banche centrali e all’enfatizzazione del ruolo egemonico nel Dio Mercato dei grandi fondi finanziari. Questi altro non sono che la trasformazione plutocratica: attraverso partecipazioni azionarie incrociate, scatole cinesi inestricabili, pochi giganti economici, tecnologici ed industriali hanno in mano gran parte dell’economia reale e della finanza speculativa. Che altro è se non potere assoluto dei tecno plutocrati ?

Allo Stato di diritto si va sostituendo il diritto patrimoniale privato con la forza congiunta del denaro e della tecnologia, che inventa nuovi strumenti di comando distruggendo istituzioni secolari. L’ obiettivo è instaurare un diverso ordine mondiale, espellendo gli Stati, che avevano sostenuto bene o male la sovranità dei popoli. Si invera la formula di Thomas Hobbes, auctoritas, non veritas facit legem. I rapporti di forza sono assicurati dalla gigantesca struttura economica, finanziaria e tecnologica oligarchica e garantiti dalla potenza militare degli Stati Uniti. Il potere è esercitato da una cupola apolide, cosmopolita, che rende obsolete le antiche definizioni giuridiche e realizza un potere sganciato dall’idea di Stato e di territorio, estraneo, anzi nemico del popolo. Dal sovrano in carne e ossa, con una parvenza di legittimità sancita dal succedersi ereditario delle generazioni, proprietario di tutto, decisore di ultima istanza, si è passati a una rete deterritorializzata in grado di dettare legge, esercitare di fatto- in parte anche di diritto- la sovranità.

L’oligarchia si è impadronita di due strumenti decisivi: il denaro attraverso la creazione monetaria e l’imposizione ideologica del debito; la tecnologia, mai così pervasiva, mai tanto potente nella storia umana, per la prima volta in grado di esercitare un controllo assoluto sulle nostre vite, condotte, idee. In base alla formula di Max Weber, lo  Stato è il detentore del monopolio dell’uso della forza, ma ha perduto la partita. Non controlla più il territorio, il concetto stesso di popolo decade tra immigrazione di massa, multiculturalismo, individualismo sfrenato, promozione del nomadismo. Il residuo di forza coattiva che gli resta è esercitato per conto della struttura plutocratica che lo sovrasta. All’inizio del terzo millennio un politico svizzero, Jean Ziegler, scrisse un libro profetico, La privatizzazione del mondo. Il potere è passato con moto accelerato nelle mani di consorterie, gruppi d’interesse, cartelli privati di cui Ziegler non colse la portata epocale: il potere economico e finanziario si è evoluto in strumento di dominazione globale.  Travolge tutto, fagocita gli Stati, occupa le coscienze, colonizza l’immaginario ben al di là della concentrazione di ricchezza.

Plutocrazia non significa più solamente potere del denaro, ma dominio attraverso la ricchezza unito al possesso delle tecnologie informatiche e telematiche della quarta rivoluzione industriale. Le cupole finanziarie sono svincolate da ogni legge. Precise norme di diritto internazionale escludono dalle legislazioni sedi, atti e dirigenti del sistema delle banche centrali, inviolabili ed irresponsabili, una extraterritorialità che li pone al di sopra degli Stati. Quale impero della legge se i gangli decisivi del sistema sono incontrollabili, sottratti al diritto comune? Come i sovrani assoluti del passato, i plutocrati  sono legibus soluti.  Il livello più alto del sistema tecnologico- pensiamo a Starlink, Neuralink, Palantir- è più potente degli stessi grandi Stati ex sovrani, a cui vende servizi essenziali: satelliti, reti di telecomunicazione, sistemi di sorveglianza, tecnologia militare del più alto livello. Trattati internazionali come il TTIP, il trattato transatlantico momentaneamente accantonato, prevedono tribunali privati delle grandi corporazioni multinazionali, con poteri coercitivi sugli Stati, in grado di irrogare pene severissime alle istituzioni che non si conformano al sistema plutocratico globale .

La natura transnazionale dei grandi agglomerati plutocratici – fondi d’investimento, Big Tech, multinazionali- rende impossibile il controllo pubblico e difficilissimo tassare gli immensi profitti, nascosti in un groviglio di società fittizie stabilite nei numerosi paradisi fiscali, isole o staterelli controllati politicamente dall’anglosfera, sottratti alla giurisdizione degli Stati, luoghi in cui si inabissano redditi di ogni provenienza, anche criminale, per riapparire- ripuliti- laddove interessa la plutocrazia. Non esistono pasti gratis, scrisse Milton Friedman: infatti il conto a piè di lista è carico dei popoli e di ciò che resta del sistema delle imprese. La City di Londra, un chilometro quadrato di territorio urbano che ospita le maggiori istituzioni finanziarie del pianeta, è una enclave sottratta alla potestà del Regno Unito.

La plutocrazia fomenta da sempre guerre e crisi economiche, spesso finanziando tutti i contendenti; l’ attuale momento storico vede la corsa al riarmo. Le cinque maggiori aziende del settore bellico– le Big Five, Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, Boeing e General Dynamics- sono conglomerati finanziari intrecciati con i grandi fondi di investimento, BlackRock, Vanguard, State Street, Fidelity Investments. La Rocca Nera è diventata padrona della martoriata Ucraina: sarà il fondo simbolo della plutocrazia , con il suo Ukraine Development Fund (Fondo di Sviluppo dell’Ucraina, le parole al contrario!)  a gestire la ricostruzione, dopo che si è assicurato la proprietà o i diritti di sfruttamento di ampie porzioni di territorio La tragedia delle guerre scatena euforia sui mercati azionari. Il conflitto obbliga i governi a continui acquisti per ricostituire gli arsenali, sostenere la produzione, finanziare la ricerca. La novità è l’irruzione dei colossi delle tecno scienze, diventati fornitori monopolisti di software e satelliti, le tecnologie che hanno stravolto la guerra. Le crisi economiche e finanziarie sono provocate ciclicamente dalla plutocrazia per i propri interessi e piani. Il meccanismo , sperimentato mille volte – pensiamo alla Grecia strozzata del 2011- è sempre uguale: prima chiudono il credito, poi lo riaprono a strozzo, vincolato al controllo delle risorse, alla fine della spesa sociale, alla concentrazione della ricchezza dal popolo ai plutocrati.

Il trasferimento di potere è giunto al punto di prevedere che gli Stati possano fallire. Privati di potestas e di auctoritas, sono attori economici come gli altri, più deboli delle istituzioni finanziarie e delle corporazioni multinazionali; non possono ragionare in termini di profitto, ma devono sottostare al ricatto del debito dei creatori di moneta, ribattezzati autorità monetarie. Tra gli strumenti più devastanti vanno annoverate le agenzie di rating, possedute dalla stessa plutocrazia, che “danno i voti” agli Stati, determinandone l’affidabilità di fronte ai mercati, entità niente affatto neutre, nome collettivo della speculazione dominata dagli iperpadroni.

Nello Stato antico, il sovrano restava vincolato ad un certo consenso di popolo. La radice cristiana impediva taluni eccessi, il potere assoluto era circoscritto ad un determinato territorio e limitato da usi, consuetudini, istituti tradizionali, i corpi intermedi che la rivoluzione francese spazzò via con la legge Le Chapelier del 1791. Non è senza significato che la modernità abbia esordito abolendo, con le corporazioni, le prime forme di difesa sindacale dei lavoratori. E’ in atto un esperimento di architettura sociale del tutto nuovo: collettivismo libertario/libertino nei diritti e nei gusti individuali per le masse, potere assoluto per l’oligarchia. Un esempio è la sharing economy, finta economia della condivisione. Spogliata delle promesse luccicanti, consiste nell’abolire di fatto la proprietà privata diffusa, spingendo a prendere a nolo ciò che ci serve o aggrada, lasciando la proprietà in mano all’iperclasse. I redditi da lavoro sempre più bassi impediscono l’accesso alla proprietà di beni essenziali come l’abitazione.

Le persone comuni non sono che utenti degradati a consumatori a tariffa stabilita dai plutocrati, con tutele inconsistenti rispetto a giganti impersonali padroni dei sistemi legislativi. Stato, in quest’ottica, significa un corpo legislativo a garanzia della plutocrazia privata e sistemi di polizia pagati da tutti a tutela di un ordine  sociale immobile, poiché i mercati non tollerano scosse: business as usual, affari, come sempre. Non a caso la cosiddetta stabilità- cioè l’impossibilità di attivare e immaginare cambiamenti- è l’ obiettivo delle sedicenti autorità monetarie trasferito nelle leggi.  Per i popoli espropriati di se stessi il regalo avvelenato è la legalizzazione di desideri, capricci, perversioni, sotto il nome invitante di diritti individuali, da godere a pagamento fuori dal perimetro della morale naturale. La rivoluzione sessuale avviata dagli anni Sessanta del secolo XX è stata promossa e controllata dall’alto. Il potere, dopo un’iniziale resistenza, ha presto compreso gli immensi vantaggi che avrebbe tratto: maggiori profitti, estensione dei mercati, divisione della comunità ( maschi contro femmine, etero contro omo, nativi contro immigrati). Un formidabile controllo sociale basato sulla erotizzazione integrale della vita, che travolge le istanze spirituali e rinchiude nell’individualismo orientato al piacere nelle più svariate forme: il volto orgiastico della plutocrazia. Lo ammise Aldous Huxley nel Mondo Nuovo, miniera di verità dietro la finzione romanzata. “ Man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di compensazione. E il dittatore sarà ben accorto a incoraggiare questa libertà. Aggiungendosi al diritto di sognare sotto l’influenza della droga, del cinema, della radio, contribuirà a riconciliare con la schiavitù” .

Non c’è parola circondata da culto più indiscusso di democrazia. Ma è democratico un sistema di relazioni politico-sociali in cui i poteri derivano dal popolo. La realtà concreta dimostra tutt’altro: utilizziamo obbligatoriamente una moneta di proprietà privata; le leggi sono in gran parte frutto di accordi riservati tra le oligarchie; i governi eletti sono condizionati da normative scritte e poteri di fatto che ne orientano l’azione, tanto che si parla di governance, amministrazione dell’esistente. Il potere plutocratico ha sostituito al governo un pilota automatico in cui macchina e scelta del tragitto sono nelle stesse mani attraverso il dominio della tecnica ed il controllo della scienza. Il catalogo è questo, nonostante le illusioni alimentate da chi possiede l’intero apparato di comunicazione, intrattenimento e cultura, con cui si è impadronito delle coscienze in una distopia realizzata in cui i “diritti” (consumo, sesso, stupefacenti, gioco, baccano delle reti sociali) hanno la funzione di droga tranquillizzante ed euforizzante. I popoli sono divisi, ridotti a masse informi, plebi desideranti e transumanti; i territori sono oltrepassati da tecnologie senza confini. ( 2-continua).