Peter Magyar, il leader conservatore che ha sconfitto Viktor Orbán alle recenti elezioni, ha lanciato un’idea che fa discutere: costruire un blocco coordinato dell’Europa centrale all’interno dell’Unione europea, con Austria, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia come pilastri. Un progetto che qualcuno ha già ribattezzato, con ironia o con nostalgia, “neo-asburgico” — ma che nelle intenzioni del suo promotore è qualcosa di più prosaico e, forse, più concreto.
Come riportato da Politico, Magyar ha indicato nell’Austria il partner privilegiato di questa visione. Il ragionamento è esplicito: «In passato eravamo un unico Paese, e oggi Vienna è uno dei principali partner economici di Budapest. Vorrei rafforzare le relazioni tra i nostri due Paesi non soltanto per ragioni storiche, ma anche culturali ed economiche». Già a maggio sono previste visite a Varsavia e Vienna, due tappe simboliche per dare sostanza politica all’iniziativa.
La risposta austriaca non si è fatta attendere. Un alto diplomatico di Vienna ha accolto con favore l’idea di creare «un Benelux dell’Europa centrale», sottolineando come i Paesi coinvolti siano «di dimensioni approssimativamente comparabili, con molti interessi in comune». Un’alleanza di questo tipo, nella visione dei suoi sostenitori, offrirebbe a ciascun membro una voce più forte nel definire le politiche comunitarie.
Geopolitica, non nostalgia imperiale
Al netto della suggestione storica, il progetto ha una logica realpolitica precisa. Si tratta di istituzionalizzare legami economici e politici già esistenti tra Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, trasformandoli in una coalizione capace di controbilanciare il tradizionale asse franco-tedesco. In sostanza: costruire una “potenza intermedia” nell’Europa continentale.
Non è la prima volta che un leader ungherese ci prova. Anche Orbán aveva coltivato ambizioni simili — con il Gruppo di Visegrád come strumento principale — e anche a lui era stato affibbiato il marchio del “progetto asburgico”. La differenza, almeno nelle dichiarazioni, è che Magyar si propone come un interlocutore europeista e non come un antagonista di Bruxelles.
Le fratture che rendono difficile il cammino
Le difficoltà non mancano. Le divergenze sull’Ucraina, sulle sanzioni alla Russia e sull’intensità dell’impegno nella NATO tracciano linee di faglia profonde all’interno della potenziale coalizione. La memoria storica pesa: per alcuni Paesi dell’area, l’idea di uno spazio austro-ungarico evoca non l’integrazione tra pari, ma la dominazione imperiale. E poi c’è il fattore simbolico degli Asburgo in quanto tale — non tutti nell’Europa centro-orientale sono disposti a riconoscersi in quell’eredità.
Un sintomo di trasformazione
Eppure, al di là della sua concreta realizzabilità, il progetto di Magyar riflette una tendenza più profonda. L’Unione europea si sta spostando dal tradizionale modello “centro-periferia” verso un sistema in cui le coalizioni regionali acquistano peso crescente — e si fanno concorrenza. L’Europa centrale cerca di smettere di essere una periferia e di affermarsi come centro di potere autonomo. Con o senza gli Asburgo.