Roberto Pecchioli
Cade un altro mito progressista falso come l’oro di Bologna che diventava rosso di
vergogna. L’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodrìguez Zapatero è indagato per gravi
reati di corruzione e riciclaggio; gli sono stati sequestrati gioielli per il valore di milioni e
somme di denaro. Sembra che prima del rapimento di Maduro fosse sul punto di fuggire in
Venezuela, paese in cui esercitava grande influenza politica ed economica. E’ stato tra i
simboli del Gruppo di Puebla, il forum che riunisce decine di leader progressisti europei e
latino americani. Noto è il suo legame con Delcy Rodrìguez, oggi presidente venezuelana
con il beneplacito Usa. E’ assai probabile che l’attacco a Zapatero, Bambi per amici e
adoratori, Mister Bean per i detrattori, sia stato alimentato da informazioni dei servizi Usa
e forse venezuelani.
Circola un meme in cui il volto e il busto di Bambi sono avvolti da collane e gioielli. Brutta
fine, in attesa di un interrogatorio in cui ZP – all’ex potente non mancavano i soprannomi-
dovrà scegliere se salvare il Partito Socialista o le figlie, collaboratrici e secondo l’accusa
prestanome del padre in molti affari, a partire dal salvataggio con denaro pubblico della
compagnia aerea privata Plus Ultra. Un pessimo soggetto, amatissimo dalla sinistra
internazionale. Fu capo del governo dal 2004 al 2011, vincendo elezioni date per perse,
sull’onda dell’emozione all’indomani del terribile attentato a Madrid dell’11 marzo
(duecento morti e duemila feriti) che l’uscente Aznar, ingannato da settori infedeli dei
“servizi” spagnoli, attribuì improvvidamente al terrorismo basco,.
La sinistra italiana subì per anni la fascinazione di Zapatero: nel 2005 uscì addirittura un
film di Sabina Guzzanti- attrice militante della sinistra radicale- intitolato Viva Zapatero!
con tanto di punto esclamativo, una denuncia della censura mediatica italiana, paragonata
alla riforma televisiva del presidente spagnolo. In realtà Bambi spalancò le porte del
mercato radiotelevisivo iberico ai grandi gruppi privati. Tuttora è il dominus del Partito
Socialista Operaio Spagnolo, il cui nome contiene tre menzogne. Non di un partito
socialista si tratta, ma di un contenitore radical progressista. Operaio non lo è più, mentre
l’odio antinazionale verso la Spagna, la sua unità e le sue istituzioni è diventato il suo
marchio di fabbrica.
Ma chi è stato davvero Bambi/Mr. Bean, l’uomo convinto di aver portato l’illuminismo in
Spagna, e perché è diventato il campione della nuova sinistra super progressista ? Carmen
Calvo, presidente di nomina politica del Consiglio di Stato, lo ha descritto come persona
assolutamente buona. L’adulazione nei confronti dell'uomo ora accusato di cospirazione
criminale è stata una costante del personaggio. In occasione della consegna del Premio per
la Concordia e i Diritti Umani a lui attribuito, pronunciò un discorso ricco di pause
ispirate, intonazioni emotive e toni lacrimosi più consono a un predicatore che a un
gestore di società offshore, spedizioni di petrolio, detentore di centotre gioielli in
cassaforte. Eppure l’elogio sdolcinato della Calvo, sua ex subordinata , arrivò a definire “il
mio compagno José Luis ”un romantico della politica. Mi piacerebbe studiare filosofia,
afferma spesso. A sessantasei anni, ne avrebbe avuto tutto il tempo .
La sua reazione ai guai attuali è gridare alla persecuzione, anzi al lawfare, il neologismo
dei dotti che descrive l’uso politico della giustizia. Nel difendere un’altra corrotta,
l’argentina Cristina Kirchner poi condannata, disse che “le azioni legali contro un
rappresentante politico sono motivo di allarme; senza dubbio il lawfare è una delle
espressioni più preoccupanti delle deviazioni dei sistemi politici liberaldemocratici".
Verissimo, ma che dire di Silvio Berlusconi, Marine Le Pen, Gianni Alemanno, delle
elezioni bloccate in Romania, della costante minaccia di illegalizzazione di Afd in
Germania ? Durante una visita in Colombia, Zapatero definì così Gustavo Petro, presidente
sospettato di profitti da narcotraffico: "Ho visto in lui ciò che i presidenti vedono quando
un leader abbraccia un progetto per il proprio paese. Ciò che mi interessa di più di Petro è
la sua curiosità intellettuale. Quando trovi qualcuno così, sai che c'è speranza".
Negli ultimi tempi, mentre gli inquirenti indagavano sul suo coinvolgimento in una rete di
traffico di influenze, Zapatero ha coltivato l'immagine di pensatore e umanista con
messaggi semplicistici, vuoti. Un omaggio carico di piaggeria gli fu tributato in occasione
del ventesimo anniversario della sua legge più famosa, il matrimonio tra persone dello
stesso sesso, ribattezzato egualitario, in cui ZP attaccò la magistratura, la chiesa cattolica e
le istituzioni che si opposero alle nozze gay. Poche settimane fa ha tenuto il discorso
conclusivo alla Mobilitazione Progressista Globale di Barcellona, invocando più
internazionalismo e maggiore unità dei progressisti.
Rimettiamo le cose al loro posto: come scrisse il giornalista e teorico Walter Lippman, il
progressismo è l'ideologia di cui il capitalismo aveva bisogno per completare la mutazione
antropologica necessaria a imporre la sua egemonia. Esige “il riadattamento dello stile di
vita" delle masse e un cambiamento di "costumi, leggi, istituzioni e politiche", sino a
trasformare "la concezione che l'uomo ha del proprio destino sulla Terra e le sue idee sulla
propria anima". Per realizzare questa riconfigurazione, il nuovo capitalismo si serve
principalmente di forze progressiste che, con una retorica banale, moralista al contrario,
“sono riuscite a trasformare le società in un insieme di Robinson Crusoe in cui la comunità
diventa un'associazione costruita sulle scelte dell'individuo. “ In questo senso è innegabile
che Zapatero, sancendo i “diritti” più svariati, sia un eminente progressista.
Contemporaneamente ha alimentato l’odio contro il cattolicesimo, legalizzato l’aborto
libero anche per le minorenni, fomentato la divisione tra spagnoli favorendo la banda
terrorista Eta e i separatismi, peggiorato le condizioni economiche del paese, trasformato
le istituzioni in organismi al servizio del suo partito ed incoraggiato l’immigrazione
nonostante un tasso di disoccupazione del venti per cento . Questa è stata la figura
celebrata dal coro mainstream. Hanno ragione, però, in base alla definizione di
progressismo di Pier Paolo Pasolini: una forza al servizio del capitalismo, incaricata di
realizzare la mutazione antropologica che uccide l'identità popolare e sterilizza le lotte dei
lavoratori, li rende incapaci di difendere i propri diritti ed estingue l’ antagonismo
liberandoli dai tabù tradizionali (religiosi, familiari, sessuali, comunitari) fino a farli
diventare consumatori edonisti e individualisti. Zapatero è stato il perfetto paladino di
questo progressismo di servizio. Di qui il suo inesausto impegno per ampliare i diritti civili.
Ossia imporre finti diritti ad altezza di biancheria intima ( J. M. de Prada) che hanno
trasformato le classi popolari in una poltiglia sterile, senza identità, indifesa contro gli
abusi plutocratici che era incaricato di attuare.
Fu lui a imporre la riforma che anteponeva gli interessi dei mercati finanziari ai bisogni
sociali del popolo, ponendo l'economia nazionale al servizio del capitale speculativo. Rese
meno onerosi i licenziamenti, elevò a 67 anni l'età pensionabile; approvò i cosiddetti sfratti
lampo voluti dalle banche , offrendo ai più vulnerabili il divorzio lampo e l’aborto lampo.
Aumentò pesantemente l’IVA, la tassa sui consumi che danneggia soprattutto chi ha
redditi modesti. Ridusse gli investimenti pubblici in sanità, istruzione, opere pubbliche,
proseguendo le privatizzazioni avviate dai suoi predecessori . Liberalizzò gli orari di
apertura dei negozi, favorendo così le grandi catene e rovinando il piccolo commercio.
Infine, smantellò le casse di risparmio e i loro programmi sociali. Tutte queste misure al
servizio della plutocrazia furono attuate da Zapatero con grande clamore e finto
disappunto, con atteggiamenti di studiata sofferenza interiore, come se ne fosse
profondamente addolorato.
Un brillante mentitore seriale per la nuova sinistra postborghese, apolide e antipopolare,