Tulsi Gabbard, ex direttrice dell’intelligence USA (ANSA/EPA/LUKE JOHNSON)
Tulsi Gabbard non è più direttrice dell’intelligence americana. Seguiva un piano di Trump contro le ricerche sui virus all’estero con soldi USA
Il prossimo 30 giugno diventeranno effettive le dimissioni di Tulsi Gabbard dalla direzione dell’ODNI (Office of the Director of National Intelligence), l’ufficio che supervisiona le 18 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. La Gabbard ha motivato la sua decisione con problemi familiari, ma diversi commentatori hanno avanzato l’ipotesi di una sua rimozione da parte di Donald Trump. A suo tempo, la Gabbard aveva negato che l’Iran avesse armi nucleari, prendendo le distanze dalla posizione di Trump. Una rimozione che si affianca a quella, all’inizio di aprile, di Pam Bondi, Attorney General degli Stati Uniti, che tra i suoi compiti ha anche la supervisione dell’FBI.
Lo scorso mese, una decina di giorni prima che la Gabbard dichiarasse ufficialmente le sue dimissioni, è apparso un interessante articolo sul New York Post sul ruolo della Gabbard nel programma, voluto da Trump, per interrompere le ricerche sui virus che potrebbero rivelarsi pericolose. Si tratta di quelle ricerche di potenziamento delle capacità di un virus (in inglese gain-of-function), dirette a comprendere meglio le possibili conseguenze di un’epidemia e, quindi, a preparare adeguati vaccini e antivirali.
La questione è emersa pesantemente con l’epidemia di Covid-19 e l’ipotesi che il virus fosse uscito, accidentalmente, si dice, dal laboratorio cinese di Wuhan; quindi, non naturale, ma esito di ricerche del tipo descritto. Nelle ricerche del laboratorio cinese erano coinvolte, anche finanziariamente, istituzioni pubbliche statunitensi.
Un reparto di terapia intensiva durante l’emergenza Covid (ANSA)La Gabbard stava investigando su più di 120 laboratori di biologia situati all’estero, sovvenzionati in qualche misura da contributi statunitensi, con lo scopo di evitare possibili danni alla salute dei cittadini degli Stati Uniti e di tutto il mondo. In questa intervista, Gabbard attacca l’immunologo Anthony Fauci e i collaboratori del presidente Biden per aver negato l’esistenza dei finanziamenti statunitensi.
Un mese dopo l’invasione russa, l’Amministrazione Biden aveva negato, in particolare, la partecipazione a laboratori in Ucraina, affermando che si trattava di propaganda russa e cinese. Invece, in un documento del Dipartimento della Difesa del marzo 2022 si afferma che gli Stati Uniti hanno da parecchi anni finanziato laboratori di ricerca in quel Paese. Nel documento, però, si accusa la Russia di spargere notizie menzognere sull’intenzione degli Stati Uniti di utilizzare questi laboratori per sviluppare armi biologiche.
Ammonterebbero a 46 i laboratori ucraini sotto la supervisione statunitense e il documento del Dipartimento sottolinea ripetutamente come uno degli scopi principali dell’intervento americano sia proprio la prevenzione di fughe di virus e, tanto più, di un loro utilizzo non corretto. La guerra in corso aumenta questi rischi, soprattutto nel caso in cui la Russia si impossessasse di qualcuno di questi laboratori. Su questa linea si pone il decreto emanato da Trump lo scorso maggio per proibire finanziamenti federali a laboratori che svolgano ricerche di potenziamento dei virus situati in Cina, Iran o altri Stati che non esercitino un’adeguata sorveglianza.
A quanto pare, dietro le quinte era ed è in corso una sorta di guerra biologica, per il momento in fase preventiva, ma il caso Covid dimostra quanto labile sia il confine con una sua effettiva attuazione. In questo contesto, l’incarico della Gabbard era di rilevante importanza ed è naturale che le sue dimissioni destino discussioni. E preoccupazioni, vista l’ormai conclamata abitudine di Trump di disporre dei suoi ministri a proprio piacimento e convenienza.