Un pensiero potente di Pietrangelo Buttafuoco sulle Madri palestinesi…🌹🇵🇸
“Quello che si doveva fare, domenica scorsa, è stato fatto: impedire il rito.
L’inaudito da tutti udito, la chiusura del Santo Sepolcro – da sempre aperto, col Saladino che raccoglieva da terra un crocefisso per collocarlo sull’altare – non ha altro strascico che i titoli di coda. E sono precisamente quelli di un film dove il dramma dei drammi – flebile eco ormai de La Gerusalemme liberata forgiata da Torquato Tasso – si ridimensiona.
Ma se vale la liturgia, nella Domenica delle Palme, il Patriarca Latino – il Cardinale Pierbattista Pizzaballa – non ha potuto celebrare Messa. Ed è questo che interessava alla fureria, non tanto la procedura di sicurezza sugli assembramenti. Non erano in 50 ma solo in 2 – c’era anche il Custode di Terra Santa – e il pretesto che non ha permesso loro di entrare ha avuto un solo risultato: spegnere in quel giorno, in quella precisa data – in quel preciso luogo dove il corpo di Cristo Re è deposto in attesa della Resurrezione – l’Eucarestia. Così è iniziata la Settimana Santa della cristianità e nel computo del calendario, una riflessione tutta di dolore – tutta di spade – l’altro appuntamento andato deserto, ovviamente per forza maggiore, è quello del Martedì Santo: “Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come fa una spada” (Luca 2,34-35).
È il giorno, tutto di tramonto, dove l’ansia e l’angoscia della Madonna – ben presente nel Sud del Sud dei Santi delle processioni popolari – alza il canto e il pianto per il dolore delle madri: “Chi mi chiamerà ancora mamma?”.
La storia e la cronaca, in Terra Santa, si saldano nella Misericordia. C’è una donna che del velo ha fatto sudario per il suo bambino. Il piccolo giace sul suo grembo, nella stessa posizione della coccola, ma ormai inerte. L’espressione scolpita nell’angoscia trova un grido: “Chi mi chiamerà ancora mamma?”.
L’arte – a proposito di Gerusalemme Liberata – e le news, hanno un identico sfoglio. Vale per la letteratura, vale per il racconto dei fatti in diretta. C’è un’immagine che trattiene per sempre questo passaggio: una vergine di marmo che tiene in braccio un uomo alla guisa di un figlioletto, esatta iconologia del dolore nei nostri giorni tormentati. E nella simultaneità di quel corpo adulto che rimanda all’infanzia si concentra tutto il dolore delle madri di ogni tempo: “Chi mi chiamerà ancora mamma?”.
La Pietà di Michelangelo è ora carne e sangue. A Gaza la morte ha imparato a inseguire le madri fin dentro il gesto più elementare della cura. Alcune hanno detto addio a tutto il proprio mondo in una sola volta, come la pediatra Alaa al-Najjar, che ha perso nove dei suoi dieci figli sotto i bombardamenti. Vi è poi una violenza più lenta, più umiliante, che passa per la fame, il freddo, la mancanza di latte artificiale, di medicine, di rifugi, di coperte. Così anche i neonati muoiono, nel silenzio del deperimento, come il piccolo Yahya, deceduto a tre mesi per fame e malnutrizione. E al dolore si aggiunge l’orrore della scelta, alcune testimonianze raccontano di donne costrette a decidere in un attimo verso quale figlio correre, quale corpo sollevare, quale sopravvissuto tentare di salvare quando gli altri sono già stati perduti.
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio, e a ccui m’apiglio?
(Iacopone da Todi, Donna de Paradiso)
Il culto mariano va ben oltre i punti dei Vangeli in cui la Madonna è menzionata. La Madre travalica gli argini letterari, immaginifici, iconografici. Nella tradizione devozionale cattolica, il Martedì è appunto associato alla meditazione sui Misteri Dolorosi del Santo Rosario, che ripercorrono la passione e morte di Gesù.
In questi giorni Maria vede compiersi un destino i cui segni hanno scandito la vita del figlio, nato per salvare tutti attraverso il suo sacrificio. E ritorna alla sua mente quello che alcuni teologi descrivono come il più grande dolore che lei abbia mai provato, che è citato ed esplicitato nelle Sacre Scritture.
[04/04/2026 16:09] Maurizio Blondet: Il giorno di Pasqua, sempre a Gerusalemme, all’età di dodici anni, Gesù sfugge alla vista dei genitori e si ferma in città per tre giorni. Lo ritroveranno nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascolta e li interroga. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (Luca 2,41-51).
Dopo millenni il dolore non ha trovato la sua forma, né il lutto il suo tempo. Maria cammina, chiama, si perde. Ogni madre, in ogni luogo, continua a farlo. Anche quando le porte sono chiuse e il sepolcro è lontano. E a Gaza, il martedì non finisce mai.
Le madri cercano tra le macerie i loro figli, consapevoli sempre più che non li chiamano per ritrovarli, ma per non smettere di pronunciare il loro nome. E torna a noi, tutti noi ignavi, il significato di parole proprio chiare, e intorno a noi – sebbene accuratamente velate dalla menzogna giornalistica – proprio presenti: “Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come fa una spada”.
Pietrangelo Buttafuoco