Netaniahu dà ordini all’Occidente… che si affanna ad obbedire

 Dice: «ESIGO che i governi occidentali facciano ciò che diciamo, per combattere l’antisemitismo e garantire la sicurezza degli ebrei in tutto il mondo». Aggiunge: «Farebbero bene a prestare ascolto ai nostri avvertimenti. ESIGO che agiscano SUBITO, altrimenti ci saranno delle conseguenze».
L’occidemte  non sa più che  fare per obbedire…e se  la prende con la Albanese

Dopo la Francia anche la Germania cavalca la fake news e chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina è ancora bersagliata per una frase che non ha mai detto
Dopo la Francia anche la Germania cavalca la fake news e chiede le dimissioni di Francesca Albanese

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Prima la Francia, adesso la Germania (oltre a tutta la destra di governo italiana). Le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, Francesca Albanese, è ancora bersagliata per una frase che, semplicemente, non ha mai detto. Nonostante l’evidenza (basta ascoltare il video integrale, senza tagli), oggi il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, segue l’esempio del suo omologo francese e chiede le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite: “Rispetto il sistema delle Nazioni Unite basato sui relatori indipendenti. Tuttavia Albanese ha rilasciato numerose dichiarazioni inappropriate in passato. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile“, ha scritto Wadephul su X.

: ’ . Il vero cuore della vicenda, è la natura di operazione eversiva di intelligence internazionale, volta al ricatto e al controllo dei vertici decisionali dell’Occidente. 

Da Luigi il 2026-02-11 19:06

https://www.facebook.com/domenico.farina.31?locale=it_IT

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di Fabio Chierighini
C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein.
Da una prima analisi dei documenti rilasciati, risulta evidente che questa storia va ben al di là di una storia di depravazione con tanto di traffico di ragazze e sfruttamento di minori. C’è anche questo, certo, e già sarebbe orribile, un viaggio negli abissi della barbarie predatoria delle élite globali.
Ma dietro c’è molto di più, e molto di peggio.
Il vero cuore della vicenda, che i media mainstream cercano affannosamente di nascondere (perfino deviando il discorso verso “piste russe” dell’ultima ora), è la natura di operazione eversiva di intelligence internazionale, volta al ricatto e al controllo dei vertici decisionali dell’Occidente.
E al centro di questa rete, i fili portano quasi ossessivamente in una sola direzione: Israele.
E questo spiegherebbe, tra le altre cose, come è stato possibile per Israele portare avanti un genocidio in diretta senza mai perdere il sostegno occidentale.
Ecco i punti di cui i media non parlano:
– L’eredità dei Maxwell: Ghislaine Maxwell (ex compagna di Epstein, già condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori ed altri reati) non era solo una “madame”.
È la figlia di Robert Maxwell, magnate dell’editoria e, come confermato da documenti e funerali di Stato a Gerusalemme, asset di altissimo livello del Mossad.
È stato lui a introdurre la figlia e lo stesso Epstein in certi circuiti. Parlare di Ghislaine ignorando il Mossad è come parlare di un film ignorando il regista.
– La “Influence Matrix”: Tra i milioni di pagine pubblicati nel 2026, emerge un documento inquietante che mappa i VIP definiti “ostili” o “anti-sionisti”.
Non video pedopornografici, ma dossier finanziari e reputazionali su figure come Roger Waters, Emma Thompson e altri, studiati per esercitare pressioni economiche e silenziarne il dissenso politico.
Perché un “predatore sessuale” dovrebbe preoccuparsi delle posizioni politiche di un artista su Gaza? La risposta è ovvia: non era lui a preoccuparsene, ma i suoi mandanti.
– L’immunità di Ehud Barak: Mentre i media si concentrano su Clinton o Trump per solleticare il tifo elettorale, passano sotto silenzio le innumerevoli visite dell’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak nelle residenze di Epstein.
Barak è stato il volto politico di questo legame, un ponte diretto tra la sicurezza israeliana e l’isola di Jeffrey.
– Il software PROMIS e la Cyber-Sorveglianza: I file rivelano che Epstein si è avvalso dei più efficaci metodi di cyber-sorveglianza, presumibilmente di origine militare. La capacità di ricattare i potenti oggi passa per i software (molti dei quali di produzione israeliana) che hanno affiancato le centinaia di microcamere nascoste nelle ville.
Affidare la nostra sicurezza informatica (come ha fatto il governo Meloni) a chi detiene questi dossier, significa consegnare le chiavi della nostra democrazia.
Perché i media tacciono?
Semplice.
Se ammettessero il coinvolgimento del Mossad, dovrebbero ammettere che la politica estera occidentale degli ultimi vent’anni è stata, almeno in parte, ostaggio di un sistema di ricatto e coercizione coordinato da un “alleato”.
È molto più comodo parlare di Putin o di “depravazione isolata” piuttosto che riconoscere una sovranità sequestrata.
L’isola di Epstein non era un parco giochi per orchi; era un laboratorio di ingegneria politica. E finché non avremo il coraggio di nominare l’elefante nella stanza, continueremo a essere spettatori di una recita scritta da altri.
“I files Epstein sono rilevanti perché suggeriscono l’esistenza di un’élite globale legata da segreti condivisi, crimini e ricatti.
Epstein figura come intermediario di una cricca di potenti (trasversale a partiti, ideologie e confini nazionali) che manipola politica e finanza per garantirsi e mantenere privilegi; alcune email suggeriscono persino un coinvolgimento indiretto in eventi storici come la Brexit (e il colpo di stato in Ucraina nel 2014, gli attentati dell’11 settembre, la gestione covid19 ndm), a dimostrazione di quanto questa rete sia radicata e pervasiva.
Inquietante la collaborazione fra Epstein e Peter Thiel: il miliardario, co-fondatore di Palantir e PayPal, membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg e sposato con Mark Danzeisen (ex vicepresidente di BlackRock), è citato un centinaio di volte nei documenti desecretati. Palantir è una multinazionale legata alla Cia che, fra altre nefandezze, ha fornito a Israele la tecnologia IA per i bombardamenti mirati a Gaza.
 
Tra il 2015 e il 2016 la Financial Trust Company di Epstein investì 40 milioni di dollari in due fondi della Valar Ventures di Thiel. Oggi quell’investimento vale 170 milioni: fanno parte dei 600 milioni di asse ereditario che, due giorni prima di “suicidarsi”, Epstein trasferì con un testamento in un trust riservato. Così facendo ha reso impossibili i risarcimenti alle sue vittime.
Ciò significa, inoltre, che la fortuna di Epstein è sopravvissuta alla sua morte e continua a operare dentro strutture centrali del capitalismo tecnologico.”
La connessione tra terrorismo israeliano, guerre, bombardamenti e genocidi in Medio Oriente, servizi segreti, finanza internazionale, crimini contro l’umanità, turbocapitalismo, industrie di armi, politici e imprenditori israeloamericani, propaganda antiaraba e antirussa, islamofobia, non è mai stata così evidente.
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CAVEAT
Nei grandi scandali pubblici il potere utilizza tre tattiche in momenti successivi per limitare i danni.
La prima tattica è la più ovvia: la NEGAZIONE, l’appello alla “negabilità plausibile”. Si afferma semplicemente che è tutto falso e che non è successo niente. Se la gente è abbastanza distratta e i media a molla fanno il loro dovere, l’insabbiamento funziona.
La seconda tattica è più elaborata ed è la DEVIAZIONE, la menzogna fuorviante: si ammette che qualcosa è successo, ma lo si attribuisce a motivi e cause che non c’entrano nulla, in modo da limitare i danni e magari da colpire nel percorso qualche nemico di lungo corso.
La terza tattica subentra quando le prime due sono naufragate; possiamo chiamarla la tattica dell’ANNACQUAMENTO. essa consta di una messa in discredito complessiva delle “presunte verità” emerse dallo scandalo. Questo risultato si ottiene in due fasi; nella prima si alimentano voci esagerate, si mettono in giro miscele di verità e menzogne, si coinvolgono in un sospetto generalizzato anche soggetti insospettabili; nella seconda fase si schiaccia la palla così alzata, attraverso facili smentite. Il risultato che si vuole ottenere è di far scattare nella mente dei più una patina di dubbio forfettario: “Sì, qualcosa è successo, ma chissà quanto di quello che dicono è vero”; “Non si capisce più niente, non si riesce più a distinguere bene e male”.
 
La prima tattica fa appello alla tendenza dei più a voler dare fiducia al sistema (perché ammettere la sua malignità è troppo faticoso ed inquietante).
La seconda tattica si appella alla stessa tendenza psicologica, ma deviandone l’interpretazione.
La terza tattica si richiama al gusto popolare per le narrative apocalittiche e per il piacere insito in molti nel veder cadere quelli che un tempo venivano considerati eroi: su questa base psicologica la diffusione di menzogne ritrattabili e di colpevolizzazioni indiscriminate si infiamma velocemente, e dopo una grande fiammata si spegne altrettanto rapidamente.
Nello scandalo Epstein la prima tattica ha resistito per anni, praticamente fino a qualche mese fa. C’era chi stava all’erta ma per il grande pubblico era o un’invenzione della stampa scandalistica o una storiella di ordinaria dissolutezza, come se ne sentono tante, roba da cronaca nera.
La seconda tattica è subentrata recentemente, non appena la prima ha cominciato a dimostrarsi insufficiente, soprattutto cercando di accreditare la versione che sotto a tutto ci sia il “villain” proverbiale dell’Occidente perbene, cioè Putin e il Kremlino.
La terza tattica sta entrando a pieno regime proprio in questi giorni, solo che non ne siamo ancora pienamente consapevoli.
Vista la natura tentacolare dei documenti, la difficoltà di esplorarli e l’inaffidabilità delle fonti ufficiali, gli Epstein files si prestano a diventare il luogo ideale dove far circolare bocconi misti di verità e menzogna, di documentazione e illazione, che devono prima scaldare il dibattito pubblico al calor bianco sparando ad alzo zero su tutto e tutti, salvo poi sbattere in smentite mirate, come secchi d’acqua gelata che spengono nell’opinione pubblica insieme il falso e il vero.
Ecco io credo che questo sia il momento in cui non bisogna lasciarsi prendere dal sacro furore di ardere tutto, subito ed indiscriminatamente, perché il forte rischio è poi di annacquare l’intero edificio di verità inquietanti, di farlo degenerare in un rumore di fondo: “Sì, tutto possibile, ma se ne dicono tante”.
Nel contesto di quest’ultima tattica una delle tendenze che vedo con preoccupazione è quella di coinvolgere scandalisticamente personaggi “al di sopra di ogni sospetto”, il cui coinvolgimento documentato rientra sotto la rubrica “frequentazioni dubbie”, ma che l’inclinazione plebea di gettare nel fango i passati eroi alimenta con facilità. Penso ad alcuni nomi che girano moltissimo in questi giorni, come Stephen Hawking, Noam Chomsky, Woody Allen, ed altri.
Ora, è perfettamente pacifico che se venissero fuori relativamente ad uno qualsiasi di questi personaggi pubblici atti manifestamente immorali o sostanzialmente illegali, se ne trarrebbero le conseguenze del caso. Tuttavia in tutti questi casi quello che emerge finora rientra sotto le voci “frequentazioni discutibili”, “battute inopportune”, ecc. Naturalmente oggi molte più cose appaiono discutibili rispetto a mesi o anni fa, quando era ancora in funzione la tattica mediatica della “plausibile deniabiity”
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Personalmente non mi interessa fare il difensore di ufficio di nessuno di quei personaggi “al di sopra di ogni sospetto”. Nessuno di essi sta tra i miei “santini”, tra le mie “figure di riferimento”.
Ma ricordo che finora gli Epstein files sono una colossale quantità di parole da verificare, di affermazioni che qualunque avvocato potrebbe derubricare a fraintendimenti, parole in libertà, a confabulazione e mitomania. Se non seguiranno indagini e ricerche di riscontri tutto questo materiale enorme non porterà letteralmente a nulla. E per non farlo passare alla fase delle indagini le pressioni sono e saranno enormi. L’unica cosa che sta dalla parte della ricerca della verità è la pressione di un’opinione pubblica persuasa della loro plausibilità.
Ecco, in questo quadro io suggerisco caldamente di andarci piano con le illazioni ad alzo zero, e questo per due motivi.
Il primo è stato in parte menzionato più sopra: allargando in modo generalizzato lo sdegno, mettendo nello stesso calderone la pedofilia e le “frasi sospette”, i progetti di regime change e l'”insufficiente presa di distanza”, ecc. si finisce per creare una immensa broda melodrammatica in cui tutto si confonde, e in cui appena qualcosa comincerà a non reggere, tutta la vicenda passerà nel reparto “leggende metropolitane”.
Il secondo motivo è che il compiacimento nel distruggere gli “eroi” passati è la strada maestra che porta al qualunquismo (come se avessimo bisogno di ulteriore qualunquismo). Il sottile piacere plebeo di poter dire che alla fin fine, “vedi, è tutto un magna magna, sono tutti uguali, è tutto uno schifo, il più pulito c’ha la rogna, predicano bene e razzolano male”, e via luogocomuneggiando è il miglior complice psicologico di chi vuole istillare rassegnazione, di chi vuole continuare a detenere il potere indisturbato.
Andrea Zhok