6 AGOSTO 1945, NAGASAKI

“Con la testolina tutta rovesciata all’indietro, sembrava che il bambino dormisse profondamente. […] Gli uomini in maschere bianche gli si avvicinarono e in silenzio iniziarono a togliergli la corda che reggeva il bambino. Qui mi sono reso conto che il bambino era già morto.
Gli uomini presero il corpicino per mani e piedi e lo deposero sul fuoco. Il ragazzo stette sull’attenti senza un movimento, guardando le fiamme. La sua faccia era dura.  Si mordeva il labbro inferiore così forte, che il sangue brillava. La fiamma bruciava lernta come il sole al tramonto. Il ragazzo si voltò e andò via senza una parola”

Joe O’Donnell, giornalista inviato per la United States Information Agency,

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