Anche a Baltimora, anche a Ferguson –   come a Milano – sono comparsi i Black Bloc. O qualcosa di molto simile: gruppi organizzati,   venuti da fuori, che si sono dati a violenze estreme, incendi e saccheggi , ed hanno trasformato la giustificatissima protesta dei neri per le brutalità poliziesche   e l’ermarginazione sociale in qualcosa di diverso:   uno scontro razzialmente motivato, dove si suscitano odii di pancia.

Varie fonti , fra cui il Baltimore Sun, attestano di   una ventina di

Potevo anche scrivere: Black Blok come DAESH. O come le «Femen», o le Pussy Riots. Voglio dire: professionisti addestrati, stipendiati, forniti di materiale, e pagati extra nelle trasferte per creare l’evento esplosivo – dall’11 settembre alle decapitazioni ISIS diffuse da Rita Katz – voluto dai loro mandanti.

Milano, il 1° maggio, ha avuto il suo 11 settembre. Il professionismo degli incendiari spaccatori non è stato nemmeno nascosto: il fulmineo abbandono delle uniformi nere lasciate per strada, con caschi e

«Membri della missione OSCE in Ucraina sono stati minacciati di morte da truppe e volontari di Kiev, che cercavano dei russi fra loro. I loro automezzi sono stati illegalmente perquisiti e i membri OSCE minacciati, in violazione del loro status di osservatori». Ciò è avvenuto il almeno sei posti di blocco: in almeno un caso, «un soldato ucraino ha minacciato apertamente di uccidere membri OSCE che sono di nazionalità russa».

Così il comunicato dello stesso OSCE. Questa Organization for Security

Come non essere ancora una volta d’accordo con il senatore Luigi Manconi? Già questo grande riformatore, mesi fa, ci aveva conquistato con la sua proposta per risolvere il problema dell’immigrazione: «Accogliamoli tutti», dal titolo di un suo saggio. Semplice ed abbacinante per genialità. Adesso, questo ex capo del servizio d’ordine di Lotta Continua (‘picchiatori’, si dicevano allora: un’attività altamente cerebrale), oggi consorte di Bianca Berlinguer direttrice del TG3 e senatore PD – in questa impegnata e felice famiglia

Barak Obama chiede scusa per il cooperante italiano ucciso dai suoi droni. E se ne assume l’intera responsabilità. I media aprono la solita chiacchiera rispettosa del nostro Alleato. Due semplici note:

Ogni persona uccisa in tutti questi anni dai droni americani è un assassinato. Di Stato , il che è peggio.

Uno Stato, per uccidere, deve almeno provare che l’imputato è colpevole con un processo, dargli il diritto di difendersi in giudizio. Anzi, prima di tutto, accertare la sua identità,

Lungo le coste della California, succede a volte di trovare spiaggiato qualche leone marino, un perdente sconfitto dalla selezione naturale. Ma dall’inizio dell’anno, il numero è 20 volte quello solito: 2.250 fra gennaio e febbraio, ha comunicato il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Moltissimi sono i cuccioli, più precisamente i neonati di quest’anno. Apparivano tutti denutriti e disidratati, troppo deboli per procurarsi il cibo da soli.   Morenti per fame. Possibile?

Sì, ha presto stabilito il suddetto NOAA: “La popolazione

Quello qui sopra è il titolo che è apparso su Libération, ed è la soluzione che il giornale francese – posseduto dalla famiglia Rothschild – propone traendo spunto dalla nota «tragedia del Mediterraneo». Interessante coincidenza, anche il New York Times si china, dall’altra parte dell’oceano, sul destino dei poveri morti negri. Sparge e una lacrima, e poi si domanda: Who is to blame?, di chi è la colpa? E si risponde: «I politici europei puntano il dito sui

«Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio, e di cui pubblichiamo qui il video con la nostra traduzione integrale (dal parlato inglese). Vale la pena