Tangenti ai giudici di Salerno: «Quattro secondi per una sentenza»

Quattro secondi di camera di consiglio per una sentenza e rateizzazioni per gli imprenditori in difficoltà che non potevano pagare le mazzette. Sono soltanto alcuni dei particolari emersi nel corso delle indagini svolte dalla sezione del Gruppo tutela dell’economia del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno che ha portato ieri, su richiesta del sostituto procuratore Elena Guarino, all’esecuzione di quattordici ordinanze di misura cautelare in carcere a firma del gip Piero Indinnimeo. Venticinque in tutto gli indagati. Ad essere travolta dalla bufera giudiziaria è la commissione regionale tributaria di Salerno.

In cella finiscono anche due giudici. Si tratta di Fernando Spanò, presidente della IV sezione e Giuseppe De Camillis, vicepresidente della seconda sezione. I due, secondo la ricostruzione degli uomini del colonnello Gabriele Di Guglielmo e del tenente colonnello Salvatore Serra, avrebbero intascato tangenti per velocizzare l’esame del ricorso relativamente alle posizioni di sei aziende: la Metoda spa, Agrolatte srl, Agrolatte catering srl, Esplana spa (poi diventata srl), Facomgas e Autoshop (in liqudazione). Le «mazzette» come la ha chiamate nel corso della conferenza stampa il procuratore Luca Masini, variavano dai cinquemila ai 30mila euro e venivano «concordate» con due dipendenti della segreteria, Giuseppe Naimoli e Salvatore Sammartino. Durante la perquisizione a casa loro, ieri mattina, i militari del comandante provinciale generale Danilo Petrucelli hanno trovato anche denaro liquido: somme pari a 52mila euro soltanto nella cassaforte di uno dei due, poche migliaia di euro ben custoditi a casa dell’altro. Erano loro a contattare i fiscalisti degli imprenditori e concordare con loro le cifre. Quando qualcuno non aveva l’immediata disponibilità di denaro, anticipavano loro le somme ai giudici, che volevano essere pagati il giorno prima di fare commissione, e poi venivano rimborsati a rate dai diretti interessati. Gli altri dieci arrestati sono invece imprenditori e consulenti. Si tratta di Cosimo Amoddio, Vincenzo Castellano, Angelo Criscuolo, Antonio D’Ambrosi, Alfonso De Vivo, Claudio Domenico Dusci, Andrea Miranda,Giuseppe Piscitelli, Aniello Russo, Teodoro Tascone. L’accusa per tutti è di concorso formale in corruzione di atti giudiziari.

«Si sono riservati… è durata quattro secondi cronometrati .. ha detto il nome dell’azienda.. ha detto che c’è una richiesta di sospensiva tutta basata sul merito .. ci riserviamo.. punto». È quanto intercettato dai finanzieri il giorno dopo la commissione che riguardava un contenzioso di quasi un milione di euro (924.747,30 euro per la precisione) a carico della Metoda, una società di informatica. L’udienza di sospensiva, si tenne il 16 ottobre 2018 e successivamente il 20 novembre uscì la sentenza favorevole alla società. Presidente di commissione, Spanò. Il giudice, per partecipare a quella commissione, fece anche slittare un delicato intervento chirurgico al quale doveva essere sottoposto. La società aveva una certa urgenza a chiudere la pratica per poter partecipare ad un appalto presso l’Università di Salerno.

Nel corso delle indagini i finanzieri hanno anche verificato che giudici e amministrativi facevano anche dei briefing per calendarizzare le commissioni che interessavano loro e, soprattutto, per sveltire le procedure così che le aziende potevano risolvere il problema e accedere alla pace fiscale riallineandosi con il fisco e potendo accedere a gare e altri benefici. È il 9 novembre del 2018 quando il discorso tra Spanò e Naimoli cade sulla Facomgas. Il giudice afferma di essersi già espresso favorevolmente in maniera totale ma il suo interlocutore gli parla di una «rimanenza». Il riferimento è ad un contenzioso di 8.475.210 euro definito in secondo grado dalla commissione tributaria regionale favorevolmente anche se l’azienda aveva ancora una pendenza di 35.691, 33 euro.

Sono 10 le procedure il cui iter è stato condizionato dalla corruzione. Complessivamente, hanno stimato i finanzieri, le imposte evase, gli interessi maturati e le sanzioni amministrative annullate con le decisioni condizionate dalla corruzione, ammontano a circa 15 milioni di euro.

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