Prima gli stranieri !

 

Roberto Pecchioli
Ho rotto gli indugi e, usando un vecchio lenzuolo sdrucito, ho dispiegato uno striscione alle
finestre di casa: prima gli stranieri ! Sissignore, con il punto esclamativo. Poiché ai ragazzi
di un liceo di Cesena scrivere Prima gli italiani è costato il sei in condotta e la punizione
ulteriore di seguire un corso di ricondizionamento mentale alla Pol Pot, ho pensato che
l’orrenda scritta degli studenti- la folle, assurda idea che l’Italia sia la patria degli italiani ai
quali attribuire un primato- dovesse essere controbilanciata da uno slogan più giusto,
inclusivo, assennato, riflessivo. E soprattutto realistico, che descrivesse in positivo ( il
punto esclamativo) la felice condizione dell’angolo di mondo chiamato convenzionalmente
Italia. Convenzionalmente, come è una convenzione la nazionalità – l’appartenenza etnica
casuale e culturale a un popolo- e un’ingiusta concessione riservata ai connazionali la
cittadinanza. Nessun confine, nessuna limitazione, nessuna burocrazia, nessun privilegio
di nascita o di filiazione, perbacco. Sono un cittadino del mondo , la mia bandiera è
l’arcobaleno. Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà ed un pensiero
ribelle in cor ci sta, è il refrain dell’inno dell’anarchico Pietro Gori.
Il cittadino del mondo è apolide , non ha patria né cittadinanza, tanto meno nazionalità. Il
passaggio intermedio, in attesa di abolire ogni distinzione, è dunque prima gli stranieri. Ho
smesso da tempo di sentirmi italiano. Lo sono incidentalmente e involontariamente; mi
libero gioiosamente del fardello di un’identità sgradita, ricevuta alla nascita e mai scelta.
Viva gli stranieri anche perché mi conviene. Nel presente ingiusto fatto di passaporti, carte
d’identità, diritti riservati ai cittadini di un paese, nazione, Stato, patria, sono termini da
cancellare dal dizionario politicamente ed eticamente corretto, deve valere l’
autopercezione, come nella benemerita teoria sessuale gender. Io sono straniero poiché
tale mi considero e percepisco. La società deve prenderne atto; esigo di essere trattato da
straniero.
Soprattutto perché ci guadagno. Da straniero ho diritto ad agevolazioni sociali, premure
istituzionali, gratuità varie, come nella supercivile Bologna in cui i mezzi pubblici sono
pagati solo dagli italiani, residuale vil razza dannata. Da straniero sono tenuto in palmo di
mano: sono una risorsa, la personificazione della futura , internazionale società. Sono
giustificato se rubo ( sono povero…), meritevole di attenuanti, addirittura di esimenti se
commetto gravi reati ( non sono stato inserito nella società, ho seguito la mia cultura, non
conosco le leggi) posso persino molestare o peggio le donne italiane; posso lanciare
l’automobile (meglio se rubata) contro i passanti, se sembrano italiani e se non partecipano
al gay pride. Faccio parte degli ultimi, finalmente beati duemila anni dopo il discorso della
montagna di un ebreo antico. Uno strano prete, don (??) Andrea Gallo scrisse il Vangelo
degli ultimi. Sia adottato come libro di testo obbligatorio.
In qualità di dannato penultimo, pretendo, per puro tornaconto, di transitare nel girone
degli Ultimi. Oltrechè straniero, mi auto percepisco come non bianco e con orientamento
sessuale intermittente. Non mi riconosco nel sesso imprudentemente attribuito
dall’ostetrica dopo un frettoloso esame visivo; inoltre mi percepisco adolescente. In qualità
di minore non accompagnato – i miei genitori sono effettivamente morti da tempo – ho

diritto a un letto, pasti caldi , a un telefono cellulare con scheda internazionale pagata ( i
confini non esistono, evviva il roaming!) a un computer e a un tablet gratuiti. Per dirla
tutta, gli italiani mi fanno anche un po’ schifo: pallidi, invecchiati, senza più un Dio, una
famiglia e un’identità, paurosi, autolesionisti, incapaci di difendersi. Quando ero uno di
loro amavo una frase dello scrittore spagnolo Ramiro De Maeztu: essere è difendersi. Gli
italiani non si difendono più, né proteggono le mogli, i figli, le figlie, se stessi, la loro terra,
la loro residua cultura. Ai figli tutt’al più forniscono soldi e carta di credito. Gli sconsiderati
che tentano di difendersi vengono denunciati, condannati e incarcerati: vige il diritto alla
legittima offesa per noi stranieri e il corrispondente dovere di non reagire alla violenza,
all’ingiustizia, alla rapina o al furto per i malcapitati italioti.
Se aggrediti, devono aspettare inermi l’arrivo delle forze dell’ordine ( un’espressione di
evidente umorismo) le quali saranno a loro volta indagate, perseguitate, soggette a
pubblico ludibrio e a manifestazioni ostili se difenderanno le vittime, nel caso siano
italiane. Nelle situazioni più gravi, dovranno fermare con ogni riguardo e gentilezza i (
sempre presunti) colpevoli. Gli arresti saranno eseguiti senza coercizione, specie se il
colpevole non è originario del Bel Paese, che è poi la marca di un formaggio . Vivamente
sconsigliati gli inseguimenti, che potrebbero irritare, impaurire , costringere i fuggitivi a
gesti inconsulti o reati. Reati, poi. Gli Ultimi , se sbagliano –peccatucci veniali di cui è
colpevole la losca società di accoglienza poco inclusiva – lo fanno inconsapevolmente e
vanno compresi, non puniti.
Persino alla mutua- i vecchi italiani chiamano così la sanità pubblica- la condizione di
straniero, anche se irregolare nel territorio ( la parola clandestino è bandita da ogni
vocabolario postmoderno) è preferibile a quella di cittadino. Niente ticket, di fatto corsie
preferenziali. Poiché essere è difendersi, l’istituto del gratuito patrocinio a spese
dell’erario- ossia dei contribuenti italiani- permette agli stranieri di stare in giudizio
assistiti da ottimi avvocati – molti campano di quello- opporsi a provvedimenti legali,
all’espulsione ( altra parola investita di irresistibile comicità), impugnare atti e condanne.
Per i delinquenti feriti o uccisi– pardon, per i birichini maltrattati- il sistema giudiziario
dei fessi italioti prevede il risarcimento da parte dei pessimi soggetti che hanno osato
reagire alle Risorse. Noi stranieri rivendichiamo l’iscrizione generalizzata all’Inail per
rendere automatici i ristori, trasferibili agli eredi . Se veniamo uccisi o feriti sul “lavoro”
dalla polizia, gli italioti amici nostri- detti progressisti- organizzano manifestazioni di
piazza, insultando e attaccando gli italiani in divisa.
Insomma, prima gli stranieri non è uno slogan o un auspicio, è un fatto. Non resta che
diventare stranieri, magari storpiando la lingua o usando creme abbronzanti. Non costa
nulla, produce vantaggi, mette dalla parte della ragione, anzi dal lato giusto della Storia.
Esseri stranieri è un privilegio, tra le Alpi e l’Etna, e termini come Italia, italiano,
nazionale, devono trasformarsi in insulti o irrisioni. A noi stranieri questi italianuzzi
deboli, fragili, impauriti o scioccamente schierati dalla nostra parte a prescindere , fanno
sinceramente schifo. Come disse una lungimirante autorità religiosa turca, con le loro leggi
li conquisteremo; con le nostre, li assoggetteremo. Fatevi da parte, fratelli ( o figli unici) di
un’ Italia che non si è desta e non è affatto “pronta alla morte” per rivendicare se stessa. Se
l’Italia chiamò, nessuno rispose.