Giornale d’Italia
Alla base della crisi vi è il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che, venerdì scorso, ha confermato per un secondo mandato Volker Türk come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. La riconferma è arrivata con 144 voti favorevoli, 10 contrari e 13 astensioni. Tra i Paesi che hanno votato contro figurano gli Stati Uniti, insieme a Russia, Corea del Nord e Nicaragua
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Consiglio di Sicurezza Onu, fonte: Twitter @tizianaferraio
Onu, scontro Francia-Usa al consiglio di Sicurezza, Parigi: “Siete isolati, il mondo ora non vi ascolta più”
La seduta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata alla guerra in Ucraina è stata oscurata da un acceso scontro diplomatico tra Stati Uniti e Francia, culminato con l’uscita della delegazione americana dall’aula durante l’intervento del rappresentante francese. Un gesto estremamente raro tra due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che testimonia il livello di tensione raggiunto tra Washington e Parigi.
Alla base della crisi vi è il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che, venerdì scorso, ha confermato per un secondo mandato Volker Türk come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. La riconferma è arrivata con 144 voti favorevoli, 10 contrari e 13 astensioni. Tra i Paesi che hanno votato contro figurano gli Stati Uniti, insieme a Russia, Corea del Nord e Nicaragua.
Proprio questo voto ha innescato la dura presa di posizione della missione francese presso l’Onu di Ginevra, che sui social ha attaccato Washington sostenendo che gli Stati Uniti, un tempo “faro dei diritti umani“, si fossero ormai ritrovati “isolati” accanto a regimi autoritari e che “il mondo non la ascolta più“.
La replica americana è arrivata immediatamente attraverso l’ambasciatore Mike Waltz, che ha accusato Volker Türk di rivolgere critiche sistematiche alle democrazie occidentali, in particolare agli Stati Uniti e a Israele, mostrando invece un atteggiamento troppo indulgente nei confronti dei regimi autoritari.
Lo scontro è poi esploso pubblicamente durante la riunione del Consiglio di Sicurezza. Il rappresentante supplente statunitense Dan Negrea ha rivolto un duro attacco alla Francia davanti agli altri membri dell’organismo.
“C’è un membro di questo Consiglio che pretende di impartire lezioni morali a tutti gli altri su qualsiasi argomento“, ha dichiarato riferendosi a Parigi.
Negrea ha poi definito le critiche francesi “propaganda politicizzata” e “atteggiamento ipocrita“, annunciando che la delegazione americana avrebbe lasciato la sala durante l’intervento della Francia e che avrebbe continuato a farlo fino a quando Parigi non avesse abbandonato quella che Washington considera una retorica “condiscendente e irrispettosa“.
Le incursioni militari a Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams hanno portato al drammatico sfollamento di decine di migliaia di palestinesi. Agli ordini genocidi di Katz si aggiungono le minacce di Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, che ha invocato punizioni collettive instaurando un nuovo rapporto di proporzione di carattere simil-nazista. “Per ogni ebreo ucciso, il nemico deve subire la perdita di terre e case” ha affermato, autorizzando i soldati ad agire “liberamente” e a trattare le città palestinesi così come venne trattata Beit Hanoun, nel nord di Gaza. Ad At-Tuwani, tra il 18 e il 19 Luglio scorso, soldati e coloni sionisti hanno compiuto blitz, incursioni e incendi arbitrari. Ma la violenza è trasversale: secondo quanto riferito da fonti locali, solo a Shuqba, a ovest di Ramallah, l’Idf ha autorizzato ordini di demolizione (o di sospensione dei lavori) per circa 90 abitazioni. Agli incendi di luoghi di culto si aggiungono le violenze sui palestinesi: aggressioni, arresti ingiustificati.
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I numeri della violenza in Cisgiordania nel 2026
L’assalto del 19 luglio si inserisce nel periodo di più alta violenza dei coloni mai registrato. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha rilevato nei primi cinque mesi del 2026 una media di sei attacchi al giorno con vittime o danni materiali, per un totale di oltre 1.000 episodi dall’inizio dell’anno in più di 230 comunità. Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, a Giugno 2026 erano 63 le comunità palestinesi sfollate con la forza da Ottobre 2023. Nello stesso tempo la presenza dei coloni continua ad ampliarsi. L’OCHA ha mappato circa 20 insediamenti e avamposti israeliani nell’area di Masafer Yatta, illegali secondo il diritto internazionale.
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