La Compagnia della Buona Morte

 

 

Roberto Pecchioli
La Compagnia della Buona Morte era una confraternita il cui scopo era garantire a tutti
una degna sepoltura ed assistere spiritualmente e materialmente i morenti. I membri
indossavano sai e cappucci per sottolineare che la morte azzera le differenze tra nobili e
umili, ricchi e poveri. Erano tempi in cui si pensava che la vita appartenesse a Dio e che nel
trapasso di dovesse esprimere il destino trascendente della creatura umana. Brutti tempi:
superstizione , false credenze, illusioni alimentate dalla religione alleata con il potere. Oggi
è molto meglio: la Compagnia della Buona Morte resiste in forme diverse. Si chiama
eutanasia, disprezzo e indifferenza per la vita. Ai suoi massimi banditori come Emma
Bonino sono riconosciuti funerali di Stato. Solidarietà necrofila: aborto non come
possibilità in casi specifici, ma diritto universale; morte di Stato; infanticidio in via di
sdoganamento in alcune legislazioni; tendenza a giustificare l’omicidio dei figli, se
commesso da madri in crisi. Il processo a Lindsay Clancy, l’americana che ha ammazzato i
suoi tre bambini, si è concluso senza un verdetto.
La sepoltura cade in disuso: l’homo sapiens odia talmente se stesso da distruggere il corpo
defunto. Chi opta per disperdere le ceneri, chi preferisce diventare compostaggio, chi
conserva i resti in un’urna sul comò. La morte viene nascosta nel gelido scenario di
ospedali, amministrata igienicamente in camice bianco da personale specializzato,
somministrata come liberazione da vite “non degne di essere vissute “. La pratica
dell’eutanasia – buona morte, dal greco- è vista come atto supremo di civilizzazione
dell’animale sapiente che annulla se stesso. Il consenso è ampiamente maggioritario, come
sull’aborto e sulla disponibilità del corpo morente a diventare un magazzino di pezzi da
asportare. Nell’era del materialismo compiuto che non rispetta alcunché se può servire al
mercato misura di tutte le cose, l’essere umano vale meno del maiale, di cui non si butta via
niente.
Abolito il concetto di anima, su cui tace anche la chiesa, resta l’ingombro del corpo, il
fastidio della malattia, della vecchiaia, del declino mentale. Oplà, la soluzione è pronta,
civilissima, igienica, altruistica. La Compagnia della Buona Morte ci fa morire a richiesta,
previa compilazione di un modulo scaricabile online . Con sprezzo della realtà- grande
assente nel manicomio occidente- la corte costituzionale ha stabilito che non si può
accedere al suicidio assistito ( l’officina della neolingua è sempre attiva) se non si è
considerati dagli “esperti” convocati alla bisogna, la necro burocrazia, capaci di intendere e
volere. Come se la condizione di chi rifiuta la vita fosse uguale a quella di chi è sano e felice.
Il sistema ha avvelenato tutti i pozzi e la grande maggioranza è convinta che aborto e
eutanasia siano avanzamenti di civiltà. I temi sono troppo profondi e delicati, attengono
alle fibre più drammatiche e alle angosce più profonde per essere trattati con negazioni
assolute o applausi scroscianti. E’ proprio la semplificazione, la convinzione che l’esistenza
valga solo a determinate condizioni e addirittura si abbia il diritto a decidere anche sugli
altri – i non nati, i malati gravi, gli invalidi- a sconcertare chi ancora si interroga sui
fondamenti dell’esistenza. Nessuno stupore se avanza la sottocultura della morte
amministrata, scelta, talora perfino pretesa come atto supremo di potere su se stessi. La
Compagnia della Buona Morte ha prima cambiato il senso della vita e le priorità dei sudditi

chiamati cittadini, poi ha sferrato l’attacco. Il sistema dominante possiede le tecnologie, ha
scoperto molte leggi della natura e della fisica. Gran parte dell’umanità è un ingombro,
fastidioso bestiame dotato di cervello, parola, diritti. Non più quelli naturali alla vita e alla
dignità, ma quelli inventati dal sistema.
Dopo aver convinto che avere figli è un fastidio, una responsabilità insopportabile, un peso
per la libertà, la realizzazione individuale, il piacere e il consumo, è stato facile chiamare
diritto sopprimere chi non potrà nascere. Il feto viene smaltito come rifiuto organico
oppure utilizzato in alcune lavorazioni industriali. L’homo oeconomicus non butta via ciò
che può essere venduto all’ homo consumens. Si comincia a giustificare addirittura la
soppressione del figlio, se la madre vive il disagio post parto, molto diffuso nelle società
individualiste in cui non esiste più famiglia o comunità che condivide, allevia, accoglie il
nuovo nato. Diventati adulti, entriamo trionfanti nel girone del consumo e delle
dipendenze. Inevitabilmente, arrivano delusioni, tragedie esistenziali, malattie, sconfitte.
La terapia è il suicidio. Puoi sparire da solo – quattromila suicidi all’anno in Italia- o con la
fattiva collaborazione delle istituzioni e dei suoi agenti, il boia collettivo. Il sistema
prospetta la “buona” morte come soluzione. A una giovane canadese paraplegica è stato
proposto il suicidio come alternativa alla costosa rimozione delle barriere architettoniche.
Tutte le campagne eutanasiche sono state finanziate dal potere economico. Siamo un costo,
un fardello insostenibile: meglio convincere a togliersi definitivamente dai piedi.
Incredibile è chi ci riesca: ben scavato, vecchia talpa. Così esclamò Amleto salutando il
fantasma del padre che aveva rivelato gli inganni della corte; così ripeté Marx descrivendo
il cammino sotterraneo della rivoluzione.
La cultura del consumo, dell’attimo da cogliere a ogni costo ed esaurire nel nonsenso
quando non siamo più giovani, performanti, sani, ha per conseguenza il disprezzo della
vita. Diventati fragili o malati, meglio levare il disturbo. Disturbiamo il bilancio pubblico, il
profitto del sistema assicurativo e sanitario, sconvolgiamo la vita di chi ci circonda, quando
c’è. Dietro le luci abbaglianti del gran teatro si ammassano i detriti di una civiltà che non
vuole saperne di rinunciare allo spettacolo. Chi non può o non vuole partecipare, si
accomodi all’uscita. Nelle società benestanti abbiamo conquistato il diritto di morire; in
quelle povere la preoccupazione è la sopravvivenza. Si chiama progresso. Si aggira in
Occidente lo spettro di un benessere indolore, di una società senza sofferenza, di una vita
senza agonia. Le élite dominanti non saranno sostituite, i proprietari dei mezzi di
produzione non cambieranno, i conflitti non cesseranno, ma il nuovo capitalismo,
autodefinito inclusivo e sostenibile, fornirà i mezzi per evitare disperazione, dolore,
afflizione, a chi è stato persuaso di non valere e non essere nulla, se non massa biologica da
sostenere con sostanze chimiche per vivere senza lamentarsi e per morire senza protestare.
In qualche paese sopprimono anche i bambini: dicono che lo hanno scelto loro, all’età in
cui non si è ancora elaborato bene e male, vita e morte. Se non hai un futuro, se non sei
utile a lungo termine o il dolore è troppo grande, c’è la soluzione che tutto azzera. Se la
chimica che dà la vita non basta più, abbiamo a disposizione la chimica letale. Se nessuno
può garantire una vita dignitosa -la promessa dello Stato sociale- possiamo però avere la
morte amministrata senza rimorso a norma di legge, previo verbale delle operazioni svolte.

Malati e disabili, depressi ed emarginati, giovani senza futuro e anziani decrepiti, poveri e
disoccupati: se lo Stato non si cura di loro e il Mercato li ignora per scarso potere
d'acquisto, basterà una semplice iniezione per smettere di soffrire, piangere e lottare
quando il corpo si deteriora, la mente si affievolisce e non si è utili per lavorare,
consumare, rivendicare “diritti”. La buona morte sarà inclusiva: potremo richiederla per
esercitare il diritto a non disturbare, a non essere un peso, a non soffrire. È a disposizione
qualcosa di più sofisticato del soma, la droga euforizzante del Mondo Nuovo di Aldous
Huxley; dobbiamo approfittarne. Contribuiremo a salvare il pianeta sfoltendo l’umanità
eccedente, sgradite alle élite divenute progressiste. Avere figli è inutile, il tempo delle
rivoluzioni è passato. Senza la coscienza di essere schiavi fungibili, sopportiamo senza
reagire. Ai sopravvissuti continuerà a essere detto che le innumerevoli dipendenze fornite
dal sistema, nonostante gli effetti indesiderati, rappresentano la salvezza dal buio passato e
la promessa di libertà del futuro. Ci hanno convinti che ognuno è dio di se stesso; uccidere
per “compassione” sarà legale, un diritto inalienabile in continua evoluzione. Prima per
coloro che non hanno speranza, poi per i fragili, infine per tutti gli altri. O una vita
funzionale o la morte di Stato. Se il consumismo non permette più di sfuggire ai problemi,
se ti stanchi di usare e buttare via cose e relazioni, se le dipendenze mostrano il loro vero
volto, se nessuno ti sostiene quando il corpo cede e la mente vacilla, una semplice,
economica iniezione ti fornirà la perfetta soluzione.
Il materialismo adempirà la sua profezia: non saremo uguali nella vita, ma nella morte.
Selezione naturale. L'eugenetica, in versione democratica e umanitaria, ha spianato la
strada. Con i diritti civili di nuova generazione il darwinismo sociale raggiungerà livelli
senza precedenti: colpirà malati depressi, bambini depressi, anziani depressi. L’eutanasia è
applicata in modo discreto e rapido: nessuno ascolterà l’ultimo sospiro. Nessuno deve
soffrire, nessuno può dettare le nostre scelte, nessuno deve dirci come lasciare questo
mondo; possono toglierci i mezzi di produzione, ma non quelli di distruzione. La morte
assistita è un tuo diritto e devi esigerlo: un servizio pubblico gratuito erogato senza
indugio. Non ci saranno classi sociali nell'eutanasia. Smetteremo di essere imperfetti in un
mondo che vende la perfezione, disfunzionali in un meccanismo funzionale, sconfiggeremo
il dolore con l’ analgesico definitivo. Che bellezza morire per sfuggire la sofferenza che non
riusciamo a sopportare.
Il cinema, controllato dall’oligarchia dominante che sparge il seme dei nuovi valori,
anticipa i tempi . Nel film I figli degli uomini (2006) si parla di Quietus, la pillola per il
suicidio, commercializzata legalmente, sponsorizzata dallo Stato e pubblicizzata in TV.
Non finiremo all'inferno. Nessun Dio può giudicarci per una scelta sovrana. È la “mia” fine,
nient’altro, di un qualsiasi prodotto con data di scadenza legalmente definita o
obsolescenza programmata. Marx insegnava che l'uomo è l'essere supremo per l'uomo. Lo
hanno preso in parola seguaci e avversari. Non siamo liberi nell’esistenza, però possiamo
decidere quando fare l'iniezione letale, anzi liberatrice. Di fronte al declino della vita,
legalmente saremo eguali: chiunque, sena dolore, potrà essere trasformato in polvere. La
Compagnia della Buona Morte comanda di sparire “con dignità”. Niente cure palliative,
affetto, assistenza spirituale. Nell’obitorio progressista siamo semplici prodotti. Scarti,
falliti, sofferenti, non aspiriamo a vivere meglio dei vostri genitori, ma a morire meglio