Noi abbiamo udito, veduto, toccato con le nostre mani

Questi passi della Prima Lettera dell’apostolo Giovanni sono la più espressa e marcata avvertenza non solo contro i riduzionismi storicisti, che diffidano della testimonianza diretta di coloro che hanno assistito agli eventi, ma anche contro le infatuazioni “spiritualiste” o “neo-spiritualiste” che, non da oggi ma quasi da subito, hanno tentato di confondere la Verità sulla Carne di Dio, sull’Incarnazione. Giovanni, infatti, protesta che loro, gli apostoli, il Verbo lo hanno udito, visto, toccato con mano proprio perché si è fatto carne per glorificare la carne. Questo perché, nel disegno di Dio, la creazione non è una caduta ontologica, non è una prigione, non è un male, nonostante il peccato dell’uomo che ha separato l’uomo dalla Fonte della Vita. La glorificazione della natura umana, l’Incarnazione, era prevista ab origine nel Piano Divino. E’ stata la Passione ad essere provocata dal peccato dell’uomo, non l’Incarnazione che vi sarebbe stata egualmente.
Luigi Copertino.

Prima lettera di san Giovanni apostolo 1,1-4.

Carissimi, ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita
(poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi),
quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.
San Pier Damiani (1007-1072)
eremita poi vescovo, dottore della Chiesa
Discorso 63; PL 144, 857ss

 

San Giovanni, il discepolo prediletto

E’ giusto ed è bene che colui che è stato amato da Cristo più di tutti i mortali sia l’oggetto di un amore particolare da parte degli amici di Cristo, tanto più che Giovanni ha mostrato per noi tanto amore da condividere con noi… le ricchezze della vita eterna che lui stesso aveva ricevute. A lui, infatti, erano state date da Dio le chiavi della sapienza e della conoscenza (Lc 11,52)…
Lo spirito di Giovanni illuminato da Dio ha raggiunto l’altezza incomparabile della sapienza divina quando nell’ultima Cena ha riposato sul petto del Redentore (Gv 13,25). E poiché nel cuore di Gesù sono “nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3), è lì che egli ha attinto e da lì ha arricchito ampiamente la nostra miseria di poveri ed ha distribuito con larghezza i suoi beni presi alla sorgente della salvezza del mondo intero. Il beato Giovanni infatti parla di Dio in modo meraviglioso che non può esser confrontato con nessun altro fra i mortali, per questo a buon diritto sia i Greci che i Latini gli hanno dato il nome di Teologo. Maria è la “Theotokos”, cioè la “Madre di Dio” perché ella ha veramente partorito Dio, Giovanni è il “Teologo” perché ha visto in un modo impossibile a descriversi che il Verbo di Dio era presso Dio prima di tutti i secoli e che era Dio (Gv 1,1) ed anche perché l’ha raccontato con una profondità straordinaria.

 

Prima lettera di san Giovanni apostolo 1,5.

Carissimi, questo è il messaggio che abbiamo udito da Gesù Cristo e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre.
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942)
carmelitana, martire, compatrona dell’Europa
Das Weihnachtsgeheimnis, passim

 

I santi innocenti, “compagni dell’Agnello”: “Seguono l’Agnello dovunque va” (antifona d’ingresso; Ap 14,4)

Non sappiamo dove il divino Bambino vuole condurci su questa terra, e non dobbiamo domandarlo prima che sia l’ora. La nostra certezza è questa: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28) e, inoltre, che le strade tracciate dal Signore conducono al di là di questa terra. Assumendo un corpo, il Creatore del genere umano ci offre la sua divinità. Dio si è fatto uomo affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. “O meraviglioso scambio!” (liturgia di Natale).
Essere figli di Dio significa lasciarsi condurre per mano da Dio, fare la volontà di Dio e non la propria volontà, deporre nella mano di Dio ogni nostra preoccupazione e tutta la nostra speranza, non preoccuparci più di noi stessi né del nostro avvenire. Su questa base poggia la libertà e la gioia del figlio di Dio…
Dio è divenuto uomo perché noi potessimo partecipare della sua vita… La natura umana che Cristo ha assunta ha reso possibile la sua sofferenza e la sua morte… Ogni uomo deve soffrire e morire; eppure, se è membro vivo del corpo di Cristo, la sua sofferenza e la sua morte ricevono una forza redentrice mediante la divinità di colui che ne è il capo… Nella notte del peccato brilla la stella di Betlemme. E sul chiarore luminoso che sgorga dal presepio, scende l’ombra della croce. La luce viene spenta nelle tenebre del Venerdì Santo, ma sorge, più brillante ancora, tale un sole di grazia, al mattino della risurrezione. Dalla croce e dalla sofferenza passa la strada del Figlio di Dio fatto carne, fino alla gloria della risurrezione. Per giungere alla gloria della risurrezione insieme con il Figlio dell’uomo, per ognuno di noi, e per l’umanità intera, la strada passa attraverso la sofferenza e la morte.

 

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