Sul Corriere della Sera, la scrittrice Susanna Tamaro prende posizione sul caso della “Famiglia nel bosco”. Raccontando anche la sua esperienza personale di bambina in istituto, lancia un allarme che, in primis la giustizia e la politica, non possono ignorare: quando si spezza il legame figli-genitori, il prezzo maggiore lo pagano sempre i minori.
E infatti, secondo quanto riportato dai giornali in questi giorni, nei bambini sarebbero comparsi segnali di forte sofferenza, fino a gesti di autolesionismo. E anche la madre inizierebbe a dare segni di squilibrio nervoso.
Da qui le domande – di puro buonsenso – che Tamaro pone e che anche Pro Vita & Famiglia condivide, insieme a tante altre voci che stanno seguendo la vicenda: quali sarebbero i “crimini” che giustificano il sequestro di una famiglia? Non avere il bagno in casa? Una bambina di sei anni che fatica a leggere, pur essendo in un contesto bilingue? E se il punto fosse la scuola parentale, perché ignorare che sempre più famiglie la scelgono proprio perché vedono la scuola diventare un luogo di indottrinamento?
Come se non bastasse, Tamaro ricorda anche che i genitori dovrebbero aspettare altri 120 giorni dal 23 gennaio per ottenere la perizia psichiatrica richiesta dal Tribunale. Quindi, i bambini resteranno in casa famiglia per altri quattro mesi.
Salvo pericoli reali e gravi, un bambino ha bisogno di ciò che nessuna casa-famiglia può garantire a turni: mamma e papà, ogni