la Meloni è entrata in guerra con la Russia

L’accordo tra la #Meloni#Zelensky con il consenso di #Mattarella sulla co-produzione dei droni da inviare sul territorio russo é tacitamente un atto di guerra… Una dichiarazione di guerra extraparlamentare, in aperta violazione della Costituzione.

Ovvio che non ne parli la stampa (servile e a 90° al servizio della Nato) ma l’avviso russo dato dal Ministero della Difesa del Cremlino, con tanto di indirizzi in Piemonte, Lombardia e Veneto sui siti produttivi individuati che diventano, per il diritto internazionale, obiettivi legittimi, vanno presi sul serio e non derubricati a propaganda.

Stiamo entrando in guerra con la Russia per scelte criminali di politici incoscienti; occorre una mobilitazione immediata per fermare questa follia. L’accordo va revocato: l’Italia stia fuori dalla guerra. Via Biljana Stojanovic

 

ome  la metttono imedia:

Guerra dei droniLa Russia minaccia quattro aziende italiane dopo l’intesa Meloni-Zelensky

Mosca ha diffuso nomi e indirizzi di aziende europee che sostiene siano coinvolte nella produzione di componenti per l’Ucraina. Una mossa che segna un salto nella pressione sulle filiere industriali legate al sostegno militare a Kyjiv

AP/LaPresse

La pubblicazione da parte russa di elenchi di aziende europee coinvolte nella produzione o fornitura di componenti per droni destinati all’Ucraina segna un nuovo salto della campagna ibrida della Russia all’Occidente. In un post su Telegram, il ministero della Difesa russo ha diffuso mercoledì nomi e indirizzi di imprese attive nella catena di approvvigionamento dei sistemi senza pilota, accompagnando la lista con la definizione implicita di potenziali obiettivi. Una linea poi rilanciata pubblicamente su X da Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che ha ribadito come tali aziende possano essere considerate bersagli legittimi in quanto parte dello sforzo bellico ucraino.

La mossa si inserisce in una strategia comunicativa che combina pressione politica e deterrenza psicologica. Non è la prima volta che Mosca individua infrastrutture industriali europee come parte indiretta del conflitto, ma è la prima occasione in cui la pubblicazione scende a livello di dettaglio operativo, includendo indirizzi fisici di siti produttivi distribuiti in diversi Paesi.

La tempistica appare tutt’altro che casuale. Il segnale implicito di Mosca arriva infatti dopo l’annuncio di Berlino di un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da circa 4 miliardi di euro, concentrato in particolare su sistemi di difesa aerea e droni. E dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno reso noto, mercoledì, di star valutando un progetto congiunto di produzione di droni militari, segnando un ulteriore passo verso una cooperazione industriale strutturata nel settore della difesa.

Tra le realtà citate dal governo russo figurano alcune piccole e medie imprese italiane attive nella produzione di componenti per l’aviazione leggera e motori a pistoni, tecnologie tipicamente dual use: CMD Avio (Caserta), MWfly (Garbagnate Milanese), EpaPower (nel Novarese) e Gilardoni (Mandello del Lario) vengono indicate come possibili fornitori di elementi impiegati nella catena industriale dei droni ucraini. Le imprese coinvolte – nelle «avventure criminali» del governo ucraino, secondo la narrazione dell’ambasciata russa a Roma – non sono grandi contractor militari, ma attori della filiera tecnologica civile che può essere riconvertita in ambito difensivo. Proprio questa natura ibrida rende il settore particolarmente sensibile e difficile da delimitare in termini giuridici e strategici.

Sul piano politico, la pubblicazione russa arriva in parallelo a un rafforzamento della cooperazione tra Italia e Ucraina, che hanno ribadito l’intenzione di costruire un partenariato industriale stabile nel settore della difesa nell’incontro tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il presidente ucraino  Volodymyr Zelensky e Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraino. Una nota diffusa dopo l’incontro menziona esplicitamente una futura collaborazione che includerà sistemi senza pilota, difesa aerea, munizioni, cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche. Il cuore del progetto è la creazione di un quadro strutturato di cooperazione strategica, già informalmente definito Drone Deal, pensato per sviluppare co-produzione, ricerca congiunta e investimenti industriali nel medio-lungo periodo.

È proprio l’intersezione tra queste due dinamiche – espansione della cooperazione industriale euro-ucraina e crescente identificazione delle catene di approvvigionamento come bersagli strategici da parte russa – a definire il nuovo livello del conflitto. Non si tratta più soltanto di sostegno militare a distanza, ma di una progressiva integrazione tra industria della difesa europea e apparato bellico ucraino.

In questo contesto, la linea tra produzione civile e militare si assottiglia ulteriormente. Le tecnologie dei droni, in particolare, rappresentano il punto di convergenza: sistemi relativamente economici, rapidamente producibili e basati su componentistica diffusa, spesso proveniente da aziende non tradizionalmente militari.

Mosca sta cercando di trasformare la geografia del rischio, in maniera coerente con la sua narrativa secondo cui l’Europa è già parte della guerra. Almeno sul piano della pressione informativa, della cybersicurezza e della vulnerabilità delle filiere produttive. Lo conferma una nota dell’ambasciata russa a Roma diffusa venerdì, secondo cui l’Ucraina starebbe «cercando con tutte le forze di coinvolgere i Paesi europei e di provocare così la terza guerra mondiale, con tutto ciò che ne consegue».