Juan Manuel de Prada
L'invasione barbarica di Ceuta ci ha mostrato scene tipiche di guerriglia urbana che fino ad
ora avevamo visto solo in occasione di rivolte nelle periferie parigine: auto incendiate,
ripetuti attacchi contro soldati e poliziotti, assalti ai mezzi pubblici, abusi sessuali e così
via. Non sfugge a nessuno (o solo a coloro che vivono rinchiusi in quelle polverose gabbie
di pensiero chiamate ideologie), che non si tratta comportamenti propri di persone che
vengono a guadagnarsi da vivere in un altro paese, nemmeno nelle situazioni disperate in
cui chiunque può commettere un crimine per puro istinto di sopravvivenza, o per
proteggere i propri cari, alla maniera di Jean Valjean. Le ondate di delinquenza che si sono
diffuse a Ceuta non hanno nulla a che vedere con la disperata criminalità a cui alludiamo;
sono azioni programmate secondo una strategia di conquista territoriale e di espulsione
delle popolazioni autoctone, una strategia già utilizzata -con ottimi risultati- in diversi
paesi europei, soprattutto in Francia.
Questa strategia si può riassumere molto concisamente: dalla periferia di una città si
creano zone senza legge, o, come direbbe Michel Foucault, "eterotopie" che operano al di
fuori delle norme sociali e diventano inabitabili; poi il territorio si espande gradualmente,
come una macchia d’olio. Questo è accaduto ripetutamente in Francia, dove le popolazioni
musulmane colonizzano un quartiere e organizzano bande specializzate nella guerriglia
urbana, introducendo varie forme di intimidazione civile, più o meno subdole o sfacciate,
che i "petits blancs" (i bianchi poveri residenti) non osano nemmeno denunciare, per
paura di ritorsioni, finendo per emigrare in altri quartieri o città. Lo sfratto degli abitanti è
prima o poi seguito dal collasso della polizia, poiché pattugliare queste zone senza legge
richiede di assumere rischi aggiuntivi e molto costosi, anche perché le autorità costringono
la polizia ad adottare metodi blandi, irenisti, esattamente come accade a Ceuta.
Non dobbiamo confondere queste "zone senza legge" con i ghetti, dove vivono confinate
popolazioni che subiscono l’emarginazione. Gli abitanti delle zone senza legge non sono né
confinati né emarginati; al contrario, hanno conquistato il territorio che abitano, creando –
attraverso la violenza palese o occulta – un proprio spazio autonomo, espellendo coloro
che vi risiedevano in precedenza. E, naturalmente, in queste eterotopie senza legge
generate da invasioni barbariche, non esiste l'immaginario meticciato (mescolanza razziale
e culturale) che ha ispirato tante narrazioni mitiche del progressismo benpensante.
Inizialmente, può esserci una parvenza o una pantomima di meticciato, con la colorata
esibizione di tamburi e ciaramelle; ma si tratta di una risorsa cui si ricorre per astuzia,
presto sostituita da comportamenti ben più dissuasivi una volta assicurato il dominio.
Questa strategia, ricorrente in Francia, è la stessa che si intende attuare a Ceuta, in forma
ancora più aspra e brutale. Naturalmente, coloro che a suo tempo la denunciarono in
Francia – quasi sempre le classi lavoratrici che ne subirono le conseguenze – furono
accusati di esagerazione e sensazionalismo, di alimentare fantasmi e paranoie razziste.
Esattamente lo stesso argomento usato da Grande Marlaska, ministro spagnolo degli
Interni, quando descrive le lamentele degli abitanti di Ceuta come "sensazioni " e
"insicurezze soggettive". Le élite intellettuali francesi – che, come quelle spagnole, vivono
in quartieri benestanti – hanno abbandonato al loro destino i "petits blancs" che subirono
le invasioni, predicando le virtù del "meticciato sociale" e girando intorno al problema con
inutili e retoriche "politiche di inserimento", nella speranza che presto il crescente numero
di invasori assicuri il trionfo elettorale del progressismo sotto varie maschere, moderate o
radicali a seconda delle circostanze. Questo è accaduto ripetutamente in Francia e in molti
altri paesi europei, dove la parte della popolazione che subisce invasioni barbariche non è
più in grado di formare maggioranze contro le alleanze che il progressismo moderato e
radicale stringe con gli invasori. Queste alleanze, a loro volta, generano la fioritura di
partiti che si nutrono di paura e rabbia, tentando grottescamente di contrastare la
colonizzazione invasiva con il vuoto di civiltà che ne è stata la causa primaria.
Dobbiamo innanzitutto riconoscere, se non vogliamo rinunciare all'onestà intellettuale,
che l'integrazione di popolazioni appartenenti a civiltà diverse è intrinsecamente
impossibile; e dobbiamo anche ricordare che le civiltà le fondano le religioni e scompaiono
quando declina religione che le fondò. Non esiste una civiltà laicista, né democratica, né
repubblicana, né costituzionalista, né altre sciocchezze simili; dove manca la religione, c'è
solo un vuoto di civiltà, che viene inevitabilmente colmato da un'altra civiltà , quella degli
invasori. Coloro che arrivano a colmare quel vuoto non fanno altro che eseguire un disegno
(chiamiamolo così) ; ben più maligna è la posizione assunta da quelle élite – provenienti
ovviamente da classi sociali preservate dal contatto con le invasioni barbariche – che
negano la realtà e continuano a tessere le lodi delle ondate migratorie e ad applaudire le
regolarizzazioni di massa, lanciando anatemi contro chi denuncia questa nuova forma di
suicidio collettivo.
Mi sono spesso interrogato sul motivo del loro tradimento e della loro follia. Non mi sfugge
che quasi tutti sono generosamente foraggiati da organizzazioni a loro volta finanziate dal
globalismo e corrotte dal progressismo egemonico con una moltitudine di prebende e
privilegi. Ma la loro abiezione cela un'altra ragione, più oscura e segreta, che non può
essere spiegata come ingenua difesa dei cosiddetti diritti umani, né come sottomissione al
politicamente corretto, né come perversione masochistica dei sentimenti, né come
filantropia allucinata, né tantomeno come fatalismo di impulsi autodistruttivi. Tutti questi
ingredienti – e anche la pura imbecillità – si agitano mescolati nel pentolone dell'abiezione
in cui queste élite bevono; ma c'è un altro ingrediente che funge da emulsionante per tutti
loro. Nel cuore di quell'abiezione, a spiegarne le viscere più profonde, si cela l'odio per la
religione che ha fondato la nostra civiltà. Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni
questione politica si nasconde sempre un problema teologico. ( www.kontrainfo.com).