CAFFE’ ECONOMICO (TERZA PUNTATA)

di Andrea Cavalleri

MODERATORE

Cari spettatori buonasera, do il benvenuto in studio al professor Federico Caffè, economista della Costituzione, professore emerito e “inquilino” fisso della trasmissione, nonché ai due ospiti d’eccezione di questa puntata: i Ministri e vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

 

Apriamo il dibattito (o approfondimento) con il tema sicuramente più innovativo e al tempo stesso più controverso, portato dal nuovo governo: il reddito di cittadinanza.

 

DI MAIO

Obiettivo del reddito di cittadinanza non è dare soldi a qualcuno per starsene sul divano ma è dire con franchezza: hai perso il lavoro – il tuo settore è finito o si è trasformato – ora ti è richiesto un percorso per riqualificarti e essere reinserito in nuovi settori. Ma mentre ti formi e lo Stato investe su di te, ti do un reddito e in cambio dai al tuo sindaco ogni settimana 8 ore lavorative gratuite di pubblica utilità.

 

MODERATORE

In realtà c’è da dire che quello che il Ministro Di Maio ci ha esposto adesso è un progetto che non presenta esattamente le caratteristiche del reddito di cittadinanza,  ma piuttosto quelle del reddito minimo garantito.

Comunque la prima critica che è scattata è stata l’accusa di “assistenzialismo”, insomma vecchie regalie con un nome nuovo.

Cosa ne pensa professor Caffè?

 

CAFFE’

Il nome è sbagliato, ma il concetto è giusto.

Occupazione è creazione di qualificazioni professionali per il futuro e salvaguardia di specializzazioni di mestiere acquisite con costo nel passato. Non vi è dissipazione peggiore, per un sistema economico, che lo sperpero delle capacità lavorative umane già disponibili, o da creare con l’apprendimento e la preparazione. E’ la considerazione del costo sociale di questo sperpero che sta alla base della concezione dello Stato “occupatore di ultima istanza”.

Non si tratta di populismo assistenzialistico, ma proprio dell’inverso: si tratta di tradurre in termini operativi una linea di pensiero consapevole dei fallimenti del mercato e ispirata al principio che “lo spirito pubblico, guidato dalla conoscenza, può essere l’artefice del miglioramento sociale”.

 

MODERATORE

Lei, Di Maio, concorda con l’interpretazione del professore?

 

DI MAIO

Il reddito di cittadinanza serve a creare lavoro e ad accompagnare il lavoratore, offrendo un sostegno al reddito, in cambio dell’impegno ad accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che lo Stato gli troverà, purché queste offerte siano “eque e non lontane alla residenza”.

 

MODERATORE

Un sistema in vigore da molti anni in Danimarca, per fare un esempio che conosco, lo Stato dice al cittadino: ti do un reddito, ti trovo il lavoro e tu lo fai, se non lo fai però ti tolgo l’assegno…

 

CAFFE’

Mi lasci dire che il concetto uscì in uno studio del 1966 e fu ripreso nel 1975 dall’allora presidente del Sistema della Riserva Federale degli Stati Uniti, Arthur Burns. Il quale tenendo conto dell’ancora massiccia disoccupazione nel suo Paese, in un discorso tenuto alla Università della Georgia, ha proposto che lo Stato si faccia “datore di lavoro di ultima istanza”, offrendo possibilità di impiego nella vasta area arretrata dei servizi educativi e sociali a chiunque lo desideri, ma a retribuzioni mantenute entro i livelli dei minimi salariali e non suscettibili di aumento. Come egli ha detto “il lavoro è preferibile al sussidio, sia per i disoccupati sia per la Nazione”.

Le visioni lungimiranti stentano tuttavia ad affermarsi.

L’obiettivo della dignità del lavoro per tutti non è peraltro compatibile né con le situazioni di privilegio, divenute oggi esplosive, né con l’eccessivo garantismo sindacale e previdenziale, che si traduce in inaridimento delle occasioni di lavoro.

 

MODERATORE

Non per fare l’avvocato del diavolo, ma è mio compito riportare le critiche che hanno alimentato e alimentano tutt’ora la discussione politico-economica.

Pare che questo reddito possa incidere pesantemente sui conti pubblici…

 

DI MAIO

Per le cose importanti i soldi non ci sono mai.

Così dicono i partiti… che sanno benissimo che i soldi quando servono a loro, finanziamenti elettorali inclusi, ci sono sempre. Per esempio per acquisirsi benemerenze presso gli USA con l’acquisto degli F35 o regalando l’ICI al Vaticano o per finanziare i giornali amici.

Per il reddito di cittadinanza le coperture pari a 16.961.000.000,00 € ci sono e sono state certificate una ad una al contrario dei numeri di aria fritta sulla crescita del Pil o della disoccupazione forniti a giorni alterni dal governo.

 

MODERATORE

Ministro Salvini, lei come vede la questione?

 

SALVINI

Ma se la gente non lavora, cosa me ne faccio dei conti in ordine? Con i disoccupati a casa non si va da nessuna parte.

 

MODERATORE

Anche se si rischiasse il default?

 

CAFFE’

Purtroppo, come a suo tempo la Banca centrale non era ancora consapevole della sua funzione di prestatrice di ultima istanza, così oggi lo Stato non si è ancora reso conto che l’assolvimento efficace del suo compito di occupatore di ultima istanza è condizione stessa non della sopravvivenza del sistema economico, ma della sopravvivenza di un assetto democratico.

L’unico vero inequivocabile fallimento è quello di un sistema economico che non sia in grado di creare posti di lavoro adeguati per coloro che ne hanno necessità.

 

MODERATORE

In termini di principio non posso che ammirare la sua risposta professore, ma poi la fattibilità concreta?

 

DI MAIO

E’ tutto scritto nel DEF. Questa legge di bilancio è equilibrata e non fa niente di strano rispetto ad altri governi che in passato hanno fatto il 2,5 o altro, il 2,4% di deficit nel 2019 non è una contrapposizione ai mercati o a Bruxelles ma mettere al centro le persone.

 

MODERATORE

Per lei, Salvini, va bene?  Non teme la reazione dei mercati, una crisi di sfiducia nei nostri titoli che porterebbe i tassi al rialzo?

 

SALVINI
Io propongo innanzitutto di spendere quello che abbiamo in cassa. Eppoi se facciamo ulteriore debito per far ripartire il lavoro io dico che facciamo bene.

D’altra parte oggi la disoccupazione è a livelli record e il debito sta aumentando lo stesso.

Allora preferisco far lavorare la gente.

 

MODERATORE

E sui conti cosa dice il professor Caffé

 

CAFFE’

Il fatto serio è che il pubblico, per una serie di motivi, preferisce la liquidità, mentre l’aggregato ha bisogno di immobilizzazioni tecniche e di infrastrutture sociali. Si tratta di un problema che andrebbe affrontato […] con l’apprestamento di adeguati adattamenti istituzionali.

Ora, che questi adattamenti debbano ispirarsi alle combinazioni più deteriori del capitalismo finanziario internazionale è tecnicamente discutibile e socialmente inaccettabile.

 

MODERATORE

Qui a casa diciamo che va tutto bene, ma là fuori lo spread sale. Sicuri che va tutto bene?

 

DI MAIO

Dobbiamo scegliere tra il giudizio di un’agenzia di rating o gli interessi dei cittadini.

Non possiamo pensare di stare dietro ai giudizi di un’agenzia ma poi pugnalare alle spalle gli italiani.

Per ascoltare quelle agenzie negli anni si sono fatti jobs act, legge Fornero e piaceri alle banche.

Ora dobbiamo aiutare 5 milioni di poveri assoluti, gli imprenditori, risolvere i problemi di sanità e scuola. E’ un Paese in macerie da ricostruire.

 

SALVINI

Leggo che lo spread è salito intorno ai 300 punti. Qua è lo scontro tra l’economia reale e l’economia virtuale, fra la vita vera e la realtà finanziaria.

Se volessi pensare male penserei che coloro che stanno agitando il fantasma dello spread lo fanno perché un’Italia che torna a crescere non è un’Italia pronta a svendere le sua aziende.

 

CAFFE’

Vi è qualcosa di patetico nella deformazione professionale che fa identificare il destino di un Paese negli indicatori finanziari […].

Ma vi è qualcosa di offensivo di ogni sentimento umano di equità nell’addebitare all’aumento del costo del lavoro la causa ultima di tutti i nostri mali.

 

MODERATORE

Perbacco, un coro all’unisono, direi che sull’argomento abbiate scoraggiato ogni critica ulteriore.

Mi sembra che tutti e tre abbiate una visione dell’economia decisamente Keynesiana…

 

DI MAIO:

Stiamo investendo sul sorriso degli italiani. Investiamo sulla felicità dei cittadini, sulla voglia di spendere e sulla voglia di vivere con una qualità della vita migliore, perché se torna il sorriso, l’economia si rimette in moto. Se continuiamo invece a chiedere sacrifici, l’economia tornerà a deprimersi.

 

MODERATORE

Touché, il Ministro Di Maio ricorda che in gioco non c’è solo una visione keynesiana, ma una visione umana dell’economia.

Allora diciamo qualcosa sull’altra novità, la flat tax, fortemente voluta dalla Lega.

 

SALVINI

Occorre una rivoluzione fiscale: noi proponiamo una aliquota fiscale unica al 15%, mantenendo poi una progressività attraverso le deduzioni. Costerebbe 40 miliardi, che potremmo recuperare con la conseguente emersione del sommerso e con il rientro di attività oggi dislocate all’estero.

 

MODERATORE

dall’espressione del professor Caffé non mi sembra che sia proprio entusiasta di questa iniziativa…

 

CAFFE’

A trent’anni precisi dalla firma della carta costituzionale, si può chiedere ai responsabili della politica economica che, nelle scelte quotidiane, ricordino più spesso che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitino di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.

 

MODERATORE

Il professore allude al fatto che un’aliquota unica avvantaggi i ricchi rispetto ai poveri…

 

SALVINI

Io spero che ci guadagnino tutti, ma è chiaro che se uno fattura di più e paga di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci, il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere.

 

CAFFE’

Lo Stato deve accettare il principio che il risparmio dei meno abbienti non è uguale a quello dei ricchi e deve quindi tutelare in maniera privilegiata quello dei primi.

 

MODERATORE

In due battute avete rievocato l’antica dicotomia tra equità ed efficienza, chi vivrà vedrà.

Ancora qualche domanda sui temi caldi: l’Europa, l’euro…

 

SALVINI
Questa moneta non funziona. Non è una battaglia di Salvini, sono i numeri che parlano chiaro.

È un esperimento fallito.

Una moneta comune per 19 paesi diversi, con sistemi fiscali diversi, non può funzionare. Hanno costruito la casa dal tetto, non sta in piedi. Non è un caso che i Paesi europei che sono cresciuti di più sono quelli che non hanno l’euro.

 

MODERATORE

Non contesto minimamente la sua critica, il problema però è che in questo momento ci siamo dentro, nell’euro e nell’Europa, e questo implica delle regole da rispettare

 

SALVINI

Bisogna mettersi intorno a un tavolo e proporre un’Europa diversa. Un tavolo con tutti quelli che ci stanno. Riconosciamo gli errori e pensiamo, da subito, a costruire il domani dell’Europa.

Ma se la Ue si ostina a difendere l’euro così come è, siamo anche pronti a uscire dall’Europa. Stiamo vivendo un dramma economico, non si può andare avanti con vincoli e regole che ci strozzano.

 

MODERATORE

Il Ministro Di Maio la vede allo stesso modo?

 

DI MAIO

Qualcuno pensa che adesso si voglia utilizzare la scusa della manovra per uscire dall’Europa o per uscire dall’euro: tutte sciocchezze. Non mi interessa sfidare l’Ue, i mercati o l’establishment, ma restituire ai cittadini quel che è stato tolto. Oltre 2300miliardi di euro di debito pubblico creato proprio dagli stessi che ora hanno pure la faccia di parlare. Sono anni che si fanno manovre contro i cittadini a favore delle banche in deficit. Per una volta che il deficit lo si fa per dare ai più deboli, sono tutti pronti a criticare.

 

MODERATORE

Professore, ci vuole offrire il suo punto di vista?

 

CAFFE’

Sarebbe soltanto voler autoilludersi se si pensasse che le forme di collaborazione esistenti tra Paesi a economia più o meno di mercato non comportino rapporti di dominazione, assoggettamento a posizioni egemoniche, tendenze involutive miranti a trasformare una ideale cooperazione tra uguali in un concreto assoggettamento a regole imposte, talvolta con pesante brutalità, da un ristretto direttorio di potenti.

Malgrado ciò, una economia di mercato in vario modo imputridita può essere  considerata preferibile a una pianificazione centrale burocratizzata. Ma si tratta, allora, della scelta di un male minore, che non giustifica in alcun modo una idealizzazione mistificatoria della “economia di mercato”, come se ciò che essa è nella realtà coincidesse con le astrazioni dei libri di testo.

Né la scelta di un simile sistema, qualora sia posta come “scelta di civiltà”, significa necessariamente l’accettazione della inciviltà di personaggi politici esteri che, ospiti del nostro Paese, distribuiscono elogi e rimproveri, invitano a filar dritto se si desiderano investimenti di capitalisti stranieri e,in un momento in cui era in discussione la possibilità di un qualificato rilancio economico nel nostro Paese, intervengono con pesante rudezza per dire che questo rilancio non si ha da fare.

 

SALVINI.
È una manovra  che investe su coloro che soldi non ne hanno: pensionati, giovani disoccupati.

Se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare me ne frego e lo faccio lo stesso.

 

MODERATORE

Bene, bene, non si può dire che la linea di governo sia vaga o tormentata da dubbi.

Tuttavia, se come dichiarato, non si va a uno scontro con le istituzioni europee, sicuramente ci si scontra con una mentalità dominante a Bruxelles, che orienta la governance europea.

 

DI MAIO

Tra sei mesi ci sono le elezioni europee e come c’è stato un terremoto politico in Italia il 4 marzo, ci sarà un terremoto politico alle elezioni europee di maggio. E questo significa che finalmente molte delle istanze che sono state tradite e ignorate arriveranno al Parlamento europeo con il triplo, con il quadruplo della forza che hanno avuto in questi anni.

 

SALVINI

L’Europa dei banchieri, quella fondata sull’immigrazione di massa e sulla precarietà, continua a minacciare gli italiani e il loro governo? Tranquilli, fra 6 mesi verranno licenziati da 500 milioni di elettori, noi tiriamo dritto.

 

CAFFE’

Guardiamo le cose in positivo. I traguardi nuovi sono costituiti oggi dalla economia interna, dalla necessità di migliorarne gli ordinamenti e le strutture, non per rinchiudersi in un particolarismo isolazionistico che non ha senso nel mondo contemporaneo ma per la consapevolezza che la soluzione dei nostri problemi interni, economici e sociali, non può costituire il sottoprodotto delle “aperture esterne”, quelle aperture cui sono legati il pensiero e l’azione di alcuni nostri personaggi consolari.

 

MODERATORE

Di fronte a una tendenza liberale, che si afferma sempre di più su scala globale, vediamo emergere in questo governo delle spinte stataliste e protezionistiche.

SALVINI

Diciamo che la nostra economia è un mix, siamo per l’intervento dello Stato dove serve.

Sulle municipalizzate, per esempio, sono contro le generalizzazioni: quelle in perdita vanno chiuse, ma ce ne sono molte che sono dei gioielli. Voglio che si tolgano i vincoli, ma ritengo che in alcuni settori strategici, dall’Eni, all’Enel alla Finmeccanica, lo Stato debba mantenere il suo ruolo, anzi temo svendite suggerite dall’Europa .

 

MODERATORE

Stato e privato, la relazione tra queste due posizioni è un tema piuttosto caro al professor Caffè.

 

CAFFE’

Nell’immediato dopoguerra si discuteva liberamente sullo smantellamento o sulla conservazione dell’Iri. Meuccio Ruini era dell’idea che ciò che era pubblico dovesse essere pubblico e che ciò che non lo era necessariamente, potesse diventare privato.

Le successive vicende hanno abbondantemente dimostrato quanto illuminato fosse questo orientamento, rispetto alla pasticciata commistione prevalsa.

 

MODERATORE

Ci può far capire meglio, magari con qualche esempio?

 

CAFFE’

Un esempio è quello degli arricchimenti realizzati mediante la valorizzazione di aree edificabili […]

Non vi è discriminazione nel distinguere ciò che appartiene al singolo e ciò che il singolo deve alla collettività. L’incremento di valore dei terreni edificabili non costituisce una componente del diritto di proprietà, ma ne è aspetto distinto e separato,connesso con fenomeni demografici e sociali di cui il singolo, come non ne è artefice, così non può essere beneficiario.

E’ eccessivo chiedere ai giuristi di saper distinguere ciò che appartiene al singolo e ciò che ha il carattere di “una appropriazione di un valore pubblico da parte di una persona privata”?

 

E viceversa, pensando a un’acquisizione da parte dello Stato, mi interessa ribadire che la nazionalizzazione dell’energia elettrica è stata realizzata nel modo più assurdo.

Non si hanno esempi storici, a mia conoscenza, di indennizzi corrisposti in dieci anni soltanto. Non si hanno esempi storici di indennizzi da corrispondere a decorrere dopo i primi mesi dalla costituzione di un Ente, sorto senza fondo di dotazione. Non si hanno esempi storici di fiducia così mal riposta nelle capacità imprenditoriali degli antichi dirigenti delle società elettriche, capacità dimostratesi inesistenti.

 

MODERATORE

Insomma quella che va demitizzata è l’efficienza del settore privato e l’aura di sacralità che “il privato” circonda. Con questa piccola lezione, si esaurisce il tempo a nostra disposizione.

Solo un’ultima battuta, professore, per lei questo governo è bocciato o promosso?

 

CAFFE’

Non si può ancora dire, ma siamo sulla buona strada…

 

MODERATORE

Allora promosso?

 

CAFFE’

(con un sospiro) Promosso!

 

MODERATORE

Cari spettatori, chiudiamo qui, ringraziando il professor Caffè e i Ministri e vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e vi do appuntamento per la prossima puntata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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