ALLA CASA BIANCA, UNO STILE DI JUNTA

Giorni fa il presidente Trump ha fatto una telefonata di condoglianze alla giovane vedova del sergente La David T Johnson, un berretto verde, Gold Star alla memoria,  ucciso in Niger  il  4  ottobre scorso. Secondo la madre del soldato  e della deputata della Florida Federica Wilson che era in quel momento in casa della famiglia, il presidente  s’è ripetutamente al caduto come “your guy” (“il vostro uomo”,   il  vostro tizio) dando a vedere di non ricordarne il nome, ed avrebbe detto anche:  il vostro guy  “sapeva per cosa aveva firmato” .  Una frase che si sarebbe potuta mettere   sul conto della vistosa, e psichiatricamente  significativa, incapacità di empatia del tycoon; ma invece,   si è scoperto che stava cercando di ripetere una frase  suggeritagli dal capo dello staff, il generale John Kelly.

“Il  miglior uno per cento della nazione”

 

Lo ha spiegato lo stesso generale nella conferenza-stampa che ha tenuto per difendere il presidente  dagli attacchi dei media e dei politici ostili. Quando mio figlio è caduto mentre serviva in Afghanistan, ha rievocato Kelly, il mio migliore amico mi ha consolato dicendo che mio figlio “ha fatto esattamente quello che voleva fare quando è stato  ucciso.  Sapeva in cosa entrava unendosi a  quell’uno per cento”.  Poco prima aveva detto infatti che i soldati caduti sono “il miglior uno per cento  che la nazione produce”, e rivolto ai giornalisti: “La massima parte di voi  americani  non li conosce. Molti di voi non conoscono nessuno che  ne conosca uno. Ma sono i migliori in assoluto che questo paese produce”. In seguito   ha aggiunto  di essere andato, lui, a “camminare tra gli uomini  e le donne migliori di questo paese. E li puoi trovare sempre perché sono  nel cimitero di Arlington”.

Trump alla vedova: “Sapeva quel che faceva quando ha firmato”. 

Dunque, per il generale, i “migliori americani sono gli americani morti, specificamente i soldati caduti”, ha commentato Masha Gessen, firma del New Yorker. E’ un personaggio   da prendere con le molle, questa Gessen: ebrea sovietica,  lesbica,  ha fatto fortuna nel giornalismo americano come feroce anti-putiniana. Nel 2012, ha diretto Radio Liberty,  la ex Radio Free Europe, organo di propaganda del Congresso americano ai tempi dell’impero sovietico,  dove ha predicato la “liberta” ai cittadini russi nel senso della libertà sessuale e dei diritti LGBT, orribilmente conculcati dal governo russo.

Fatto sta che la Gessen ha riconosciuto nelle parole di Kelly  il linguaggio del colpo di stato militare”.

https://www.newyorker.com/news/news-desk/john-kelly-and-the-language-of-the-military-coup?mbid=social_twitter

Bisogna ammettere che ciò che riferisce della conferenza-stampa è inquietante.  Per il generale,

  • Coloro che criticano il presidente non sanno di cosa parlano perché non hanno fatto il servizio militare. E qui a chi non sa, Kelly ha consigliato un film, “Private First Class Chance Phelps”, incentrato sul trasporto della salma – prima messa sottoghiaccio, poi imbalsamata, rivestita della divisa e delle decorazioni – di un vero Marine morto in operazione.  Phelps “è stato ucciso sotto il mio comando, proprio accanto a me”, ha  detto – “Un film  molto bello”.
  • Il presidente ha fatto la cosa giusta perché ha detto [alla vedova] esattamente quello che  il suo generale gli aveva detto di dire”.
  • “Le conversazioni del presidente con le famiglie degli eroi americani che hanno compiuto l’ultimo sacrificio sono private”. La stampa non ne deve parlare.
  • I cittadini sono  graduati in base alla loro  prossimità  al morire per la patria. Infatti Kelly ha  detto: accetterò domande solo dai giornalisti che hanno una relazione personale con un soldato caduto, seguiti da quelli che conoscono un famiglia di Gold Star (alla memoria). In pratica, chi  non è militare non ha diritto a fare domande.   E uno dei giornalisti presenti ha inserito nella sua domanda “Semper Fi”, per far capire che era un ex Marine.

Dei cittadini che non hanno fatto il servizio militare, Kelly ha detto: “Non li disprezzo.   Solo li compatisco perché non hanno mai sperimentato nel loro cuore la gioia meravigliosa che provi quando i nostri uomini e donne in divisa fanno – per non altra ragione che l’amore per la patria”.

Oddio, non solo. Anche  gli stipendi sicuri non sono da buttar via, in una società dove i civili si arrabattano nell’insicurezza e precarietà. Senza contare gli alloggi familiari gratis nelle basi, i  negozi con prezzi più bassi di quelli di  fuori, la copertura sanitaria gratuita per sé e i familiari e  l’istruzione gratis per  i figli. Senza tralasciare  l’ampio ventaglio di “amenities” a loro disposizione: dalle piscine ai cinema ai 200 campi da  golf.  Il  pericolo è il loro mestiere? Meno dei pescatori, dei muratori e dei trasportatori, la cui mortalità professionale è più  alta; e quando muoiono non ricevono funerali solenni con picchetti d’onore, né  medaglie. Si tenga presente infatti che   solo 10 mila militari, sui due milioni, sono realmente in   zone  d’operazione dove si spara. Il generale Kelly ha comandato anche il carcere di Guantanamo, dove ha sedato una rivolta con brutalità “israeliana”. Chissà quanta gioia ha provato in cuore, commenta  il blogger.- Il quale ci dà un  ultimo particolare del clima instaurato alla Casa Bianca. Il giorno dopo, ad un giornalista che criticava Kelly  per il suo  intervento, la portavoce Sarah Sanders ha risposto: “Se vuoi  attaccare il generale Kelly, sta a te. Ma entrare in polemica con un generale dei Marines a quattro stelle, penso che sia qualcosa di altamente inappropriato”.

Silenzio, disciplina,  culto della morte.

Ciò ricorda un recente articolo di Ugo Bardi che pone un ardito paragone fra   gli anni ’20 italiani e la situazione degli Stati Uniti attuali.  Chimico di formazione, docente all’Università di Firenze, Ugo Bardi segnala le basi materiali, come le fonti   energetiche, che sono   dietro certi eventi storici.

Sarà fascismo, o militarismo?

“Negli anni  ’20  – racconta ai suoi lettori esteri – l’Italia era ancora profondamente scossa dagli sforzi fatti nella Prima Guerra mondiale; le grandi potenze alleate si dividevano fra loro la torta della vittoria, mentre all’Italia non lasciavano che  le briciole. C’erano  ragioni per questo, la principale essendo che gli alleati hanno considerato l’Italia più un peso che un aiuto. Fatto sta che per l’Italia non ci sono stati i “dividendi per la pace”

Un problema più grave era la dipendenza dell’economia italiana dal carbone britannico;  e  la produzione di carbone britannico  aveva raggiunto il picco e già cominciava a declinare;   calato anche l’export, ciò ha prodotto una crisi sociale  grave in Italia – il “biennio rosso”, le occupazioni delle fabbriche   le fiammate insurrezionali  social comuniste,  e le diffuse e violenze fasciste,  hanno probabilmente quella  causa di fondo. Solo più tardi il carbone tedesco varrà a compensare , poi a sostituire  dopo il ‘34, il fornitore inglese.

“Si diffuse  una disillusione generale: si sentiva che l’Italia era trattata  come nemica dalle plutocrazie decadenti  del Nord perché invidiavano  la  giovane nazione italiana. Nella sua forma estrema, questa posizione declamava che l’Italia aveva vinto la guerra per le grandi potenze con l’offensiva di Vittorio Veneto nel 1918, ma le grandi potenze non lo potevano  ammettere per invidia verso la nazione italiana. Ciò ha condotto infine ad una sopravvalutazione della potenza militare del paese, con conseguenze disastrose nella seconda guerra mondiale”.

http://cassandralegacy.blogspot.it/2017/08/what-fuels-civil-war-energy-and-rise-of.html

Facciamola breve:  gli Stati Uniti oggi si trovano in una situazione paragonabile.   Una popolazione che non vede i “dividendi della pace” nonostante sia impegnata da quasi due decenni in guerre;  una polarizzazione politica che assume da ultimo i caratteri della guerra civile (“razzisti” contro Antifa,  abbattimento di statue confederate, ricchi clintoniani e media contro i “deplorevoli” che votano Trump);  un problema energetico   che ritengo nodi aver temporaneamente risolto con la fatturazione idraulica;  la  delirante convinzione di essere “la nazione indispensabile”, la sopravvalutazione della propria forza militare  – e soprattutto una forza militare che non vince le guerre, che si sente però “migliore” e separata dalla popolazione, come traspare dalle parole del generale Kelly.

Gli elettori delusi bruciano il berretto alla Trump.

Uno dei  motivi per cui il fascismo non ha nessuna possibilità di tornare in Europa (e per vero dire, nemmeno il populismo trionfare) mentre può emergere in USA,  è che da noi  manca oggi l’elemento combattentistico, dei  reduci e   veterani  inaspriti  capaci di esercitare la violenza politica in modo organizzato e disciplinato. Questi elementi invece esistono, e con gran forza, negli Stati Uniti. Ma  forse il discorso è superato: quello che Masha Gessen ha visto, è già il colpo di Stato militare, coi tre generali (Kelly, Mattis e McMaster) che “gestiscono” Trump , dopo aver  gettato fuoribordo  il capo ideologico Bannon, il capo della DIA Flynn, e i “gli elettori MAGA”, quelli cioè che inalberavano   durante la campagna il berretto  rosso  con la frase Make America Great Again (MAGA, appunto).  Non  è certo un caso  se sempre più spesso, questi americani bruciano pubblicamente il loro cappellino MAGA: l’oggetto più simbolico delle speranze populiste tradite. Senza questo popolo, quella che ha il potere a Washington è meno “fascismo” (popolare e popolano)   che una classica giunta militare oligarchica. Sudamericana.

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12 commenti

  1. learco

    Nel corso degli ultimi sessanta anni, gli Stati Uniti si sono dotati di quello che è stato chiamato “l’apparato di sicurezza di Stato”.
    E’ stato costituito come uno Stato dentro lo Stato, incaricato di condurre nell’ombra la Guerra Fredda contro l’URSS, poi di occupare lo spazio lasciato vacante dall’Unione Sovietica dopo il suo smantellamento e di condurre la Guerra al terrorismo. Dispone di un governo militare fantasma deputato a rimpiazzare il governo civile se dovesse accadere che questo ultimo venisse decapitato da un attacco nucleare.

    La logica dell’”apparato di sicurezza dello Stato” ha progressivamente sommerso quella delle istituzioni civili che avrebbe dovuto proteggere.
    Il complesso militar-industriale ha usato il suo potere per modellare a suo vantaggio le istituzioni civili invece di servirle. In definitiva, la lobby della guerra ha falsato il processo elettorale ed è arrivato, ad ogni elezione presidenziale, a scegliere l’uomo che avrebbe occupato la Casa Bianca.

    Senza eccezioni, da sessanta anni, il presidente è il candidato che più si è impegnato a realizzare le esigenze dell’”apparato di sicurezza dello Stato”, e che ha ottenuto il massiccio finanziamento delle imprese appaltatrici del Pentagono.

    Occasionalmente lo “Stato profondo” riaffiora e lascia intravedere la sua forza. Capita a volte nel periodo di transizione tra due presidenti: una semi-vacanza del potere quando il presidente uscente amministra gli affari correnti e il presidente eletto si prepara a governare.

    http://pino-cabras.blogspot.it/2008/03/come-lo-stato-profondo-sopravvive-alle.html

  2. PutinBottas

    Con tutto il rispetto caro Direttore, ma la retorica che gli anti-putininani siano soltanto quelli che non si oppongono alle lobbies LGBT è una falsità e una narrativa strumentale putiniana. Lei che ha i mezzi intellettuali, cominci per favore ad essere onesto anche con Putin e gli dica in faccia la verità a quel massone…. I veri anti-Putin sono anche anti-lobbies LGBT proprio perchè sanno che è una narrativa nata per innalzare la bestia Putin e per permettere a Bergoglio di fare quello che ha fatto con Amoris Letitia (AL) e tutto il resto, incluso l’abominio della desolazione.
    Gli assassini e le spie putiniane che si oppongono all’intelligence verranno seppelliti con un sorriso ironico molto simile a quello di ieri di Bill Clinton alla premiazione del GP degli Stati Uniti. Gli americani sanno già chi è l’autore dello scandalo Monica Lewinsky, come tantissimi altri scandali in giro per il mondo, scandali che umiliano le persone per compiacere Bergoglio da una parte e Putin dall’altra…. Questi scandali sono opera dei servizi corrotti da Putin con l’aiuto del demonio per infangare e diffamare, per dividere e per imperare, GAME OVER. Putin è la seconda bestia dell’Apocalisse, alleato all’ONU della prima bestia, Bergoglio…. Basta chiacchere senza distintivo…. Tutti devono avere la possibilità di pentirsi e guarire, prima del giudizio finale quando sarà, le soluzioni esistono, si faccia informazione cominciando dall’informare quel mostro di Elton John e l’altro sfigato, Nicky Vendola. Se poi si preferisce l’ira di Dio continuando ad idolatrare Putin e Bergoglio senza informare e dare soluzioni, senza fare nulla per salvare le persone dalla perdizione eterna, anche questa è una scelta, mortifera…. Dio non vuol far piovere fuoco e zolfo, ma se è quello che la massoneria e le lobbies LGBT vogliono credo che le accontenterà…. Putin è una bestia, PUNTO.

    1. GianlucaC82

      Ho riflettuto un po’ su questo commento, tuttavia, anche sforzandomi, non riesco ad attaccare la condotta di Putin, specialmente nelle azioni.
      Quello che osservo principalmente nel suo governo sono:
      – Coerenza tra quello che dichiara e quello che fa specialmente in ambito bellico
      – Fine del comunismo come… religione di stato e rimozione dei riferimenti ad esso nelle espressioni ufficiali (vedi l’inno russo)
      – Riconciliazione dello Stato russo con la Chiesa Ortodossa
      – Politiche per la famiglia, per le adozioni, per la vita e per la sodomia assolutamente antitetiche a quelle dei debosciati occidentali
      – Fine degli affari per le oligarchie sovietiche in Russia
      Penso che la metà sia sufficiente

  3. luca

    Io non riesco a dare tutti i torti a Trump per quello che ha detto. Certo, è americano e quindi ignorante per definizione ma che il militare sapesse che chi di spada ferisce di spada perisce mi sembra lapalissiano. La questione tuttavia mi ha dato la possibilità di sapere che gli Usa sono anche in Niger ad esportare la democrazia…..bene, chissà quando impareranno a starsene a casa loro!


  4. Trump aveva sin dalla campagna elettorale paventato l’alleanza stretta con Israele e l’ostilità all’Iran. Bruciare il cappello per questo è illogico. Lo shaker oil porta verso il disimpegno verso gli arabi con spazi aperti per chi può proteggerli dai loro sudditi invasati cioè russi o cinesi. I limiti agli ingressi di mussulmani alla fine li ha stabiliti. L’UNICA cosa che non sta rispettando è il tentativo di appeasement con la Rasmussen reportage da il consenso stabile attorno al 43/45% ormai da mesi. Le elezioni locali le vincono sempre i repubblicani. Non mi sembra un quadro disastroso. Poi bisogna decidere se Trump è ostaggio dri generale o se come la scorsa settimana sono questi che si stanno immolando per porre riparo alle sue cazzate nel qual caso gli ostaggi sarebbero loro. Magari resta il fatto che lui è capo politico e loro executive, come da libro.

  5. learco

    Seymour Melman, uno dei massimi esperti di economia militare statunitense, ha definito l’economia Usa come un’economia di guerra, più esattamente un’economia di guerra permanente.
    Quindi, per certi aspetti gli Stati Uniti sono già da molti anni una dittatura militare occulta, che si è manifestata apertamente negli ultimi mesi dopo che l’apparato militar-industriale ha preso atto della gestione dilentantistica del potere da parte di Trump ed è intervenuto alla luce del sole.
    Per avere un’idea del potere delle aziende americane del settore militare non bisogna dimenticare che queste industrie sono sempre più integrate con il Dipartimento della Difesa, dal momento che al loro interno ospitano uffici permanenti del Pentagono con centinaia di addetti.
    Le industrie militari sono dislocate in tutto il territorio nazionale e ogni deputato o senatore deve tenerne conto, sia al momento dell’elezione sia durante il mandato.
    Inoltre, i militari sono circa tre milioni tra uomini e donne e rappresentano l’1,5% della popolazione Usa, un bacino elettorale di tutto rispetto..
    Circa il 30% degli scienziati e degli ingegneri americani impegnati nel settore della ricerca e dello sviluppo scientifico e tecnologico è legato a industrie di tipo militare.
    Secondo dati della National Science Foundation, metà del fatturato che lo Stato destina allo sviluppo scientifico è indirizzato al solo settore militare, una percentuale molto superiore rispetto a quella di altri Stati occidentali.
    Il problema è che le industrie militari hanno dinamiche molto diverse da quelle civili, dal momento che per crescere hanno bisogno di una crisi o di un conflitto.
    I grafici del fatturato di un’azienda militare non hanno un andamento regolare come nel caso delle industrie civili, ma presentano picchi e cadute repentini, legati ai momenti di crisi o di pace.
    Un’instabilità intrinseca, quindi, alla quale va a sommarsi un altro elemento di squilibrio globale: i prodotti militari si muovono al di fuori di ogni logica di mercato.
    Se in campo civile un prodotto per essere venduto richiede prezzi bassi, nel settore militare, al contrario, le ragioni di sicurezza nazionale richiedono la totale affidabilità del prodotto, anche a costo di costi elevati.
    La conseguenza è un’ipertrofia delle spese militari con aumento della spesa pubblica.
    Negli USA le necessità dell’industria bellica hanno la precedenza su tutto e la ricerca del profitto da parte del gruppo di potere finanziario- militare richiede conflitti continui e il proseguimento della politica imperialistica con l’inevitabile allineamento del presidente e del congresso alle direttive aziendali.
    Tutti si stupiscono del voltafaccia di Trump rispetto alle promesse elettorali, dimenticando che lo “Stato Profondo” ha sempre sottomesso i governanti: con gli scandali politici, vedi Nixon, con quelli sessuali, vedi Clinton e probabilmente Obama, con le minacce ai famigliari, come sembra sia avvenuto con Al Gore e con Trump, con gli attentati, come nel caso di Kennedy e Reagan.
    Trump è solo un palazzinaro newyorkese, il nulla assoluto rispetto alla potenza dell’elite, che può spazzarlo via quando vuole.

  6. Rudi

    Non è mai accaduto nella storia che i militari abbiano governato per sè stessi. Non ne sono semplicemente capaci e non ne hanno la mentalità. Il complesso militare industriale dipende completamente da un livello più elevato. E’ questo il centro decisionale del nuovo ordine. Il Presidente si vede, si vedono i consiglieri che lo circondano, si vede il Congresso, ma il governo ombra non si vede.

  7. learco

    Pienamente d’accordo. Il complesso militar-industriale è ancora troppo legato alla materia, come tutte le attività che hanno a che fare con l’economia reale.
    La finanza, così impalpabile ed eterea già si avvicina di più a quel mondo “spirituale” che rappresenta il cerchio più elevato del potere mondiale.
    Anche se il termine “spirituale”, e Maurizio Blondet lo sa bene, perché ha scritto tanto sull’argomento, é inteso dall’élite dei dominatori in modo molto particolare, esoterico.
    Però, noi comuni mortali abbiamo a che fare con le loro manifestazioni materiali, come l’apparato militar-industriale di cui si diceva, l’industria informatica, il settore dell’informazione etc.
    Questi sono i soli avversari che possiamo per il momento capire e affrontare.

    1. Rudi

      Non voleva essere una critica, tantomeno a Blondet che questo lo insegna da molto tempo, nè ai lettori che vedo molto ferrati in materia. Era solo una precisazione. Siccome è molto frequente la critica al cosiddetto Militarismo, che poi interroga tutta una serie di altre fattispecie, giù, giù fino al Maschilismo, credo fosse necessaria.
      Dici bene, abituati come siamo – non tutti, per fortuna – a guardare solo all’aspetto materiale delle cose, ci sfugge l’aspetto più importante che è poi il vero movente di un cambiamento che viene portato avanti costantemente da secoli.
      Ogni potere che si rispetti ha bisogno di una forza che lo possa imporre. Quella militare è solo un acceleratore del processo, in quanto tutte le altre forze sarebbero di per sè sufficienti a realizzarlo, ma solo in tempi molto più lunghi.
      L’evocare missili e bombardieri, alla fine, rafforza nel pubblico l’idea che sia ancora una questione di nazioni l’una contro l’altra armate, mentre non è così già da molto tempo. A seconda delle inclinazioni politiche, ci si ferma all’aspetto tattico e si perde quello strategico.


  8. Gli interventisti italiani volevano cacciar via gli austriaci da qualche montagna alpina, per regalare la sovranità italiana agli anglofoni. Patrioti? Era meglio con gli austriaci sulle Dolomiti, ma indipendenti, con l’economia pertinente al popolo italiano. Alla fine dell’impero romano, i generali usurpavano il potere del senato, e si dava la cittadinanza romana a chiunque e con facilità. Gli eventi si ripetono. La storia, però, deve insegnare, o dovrebbe. Ma, la memoria-quella dell’intelligenza?

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