Anche in Irak fu genocidio

Il senso della distruzione dell’Iraq

Usa e Israele uccisero dopo la guerra del 2003 la maggior parte degli scienziati, degli accademici e dei medici iracheni per paralizzare il paese e impedirne la rinascita e l’autonomia.

Vitis Vera – mag 11, 2026

(blog Vitis Vera, articolo di M. D’Amico) Nel 2006, l’Iraq presentò un rapporto alla Conferenza Internazionale di Madrid, affermando che il Mossad israeliano era riuscito a eliminare il 74% degli accademici e dei medici presi di mira in Iraq (fonte: canale “The Saker”).

Giunsero in effetti rapporti che indicavano che erano metodicamente uccisi storici, scienziati, tecnici, piloti di aviazione, medici (in particolare pediatri): in pratica l’intera classe dirigente del paese e tutte le persone in possesso di competenze scientifiche superiori.

Squadroni della morte (presumibilmente composti da membri dei corpi speciali americani e israeliani) rapivano, torturavano e uccidevano chiunque avesse le conoscenze necessarie a ricostruire il paese devastato dalla guerra, dalle sanzioni e dalla lunga occupazione americana (con almeno un milione di civili morti, fra i quali 500.000 bambini) .

Inoltre fu colpita in modo particolare e terrorizzata la minoranza cattolica dell’Iraq, che rappresentava un’importante componente dell’élite di governo (si pensi al compianto ministro degli esteri Tareq Aziz) e che fu in pratica costretta ad abbandonare il paese. Aggiungiamo che gli americani distrussero il sistema catastale e amministrativo di stato, le fognature e gli impianti idrici, saccheggiando, infine, gli straordinari musei archeologici dell’Iraq.

L’Occidente, con l’aiuto generoso di Israele, applicò in Iraq un vecchio metodo già lungamente sperimentato durante l’età coloniale: impedire che lo sfruttamento del paese occupato sia ostacolato dal consolidarsi di competenze e capacità tecniche fra gli abitanti locali. Ad esempio quando il Belgio lasciò il Congo, a inizio anni Sessanta, vi erano in tutto l’immenso paese solo quattro laureati locali; inoltre il governo belga aveva fatto in modo che vi fossero pochissime scuole superiori ogni molte centinaia di scuole elementari per impedire che si diffondessero conoscenze vitali per fare funzionare il paese.

Anche l’attuale scontro sul nucleare iraniano non ha nulla a che fare con la minaccia dell’arma nucleare (che ha solo funzione di deterrente), ma è solo parte di uno sforzo più ampio per degradare l’eccellente livello del mondo accademico e della ricerca iraniano: la cosa è dimostrata dal fatto che nei due mesi di attacchi USA e Israele hanno distrutto ben 30 università. La mentalità colonialista occidentale non può tollerare che paesi un tempo perfettamente controllati e ricchi di risorse vitali si emancipino e sviluppino livelli di conoscenza pari o superiori a quelli degli ex-colonizzatori. Non è un caso che non vengano attaccati i paesi sunniti che mantengono la popolazione, spesso, in uno stato di degrado culturale, ma i paesi sciti (Iraq, Iran su tutti) che hanno sempre puntato su un forte sviluppo accademico.

Ovviamente non è un caso, quindi, che le guerre americane si concludano lasciando i paesi nel caos, nell’anarchia o sprofondati nella guerra civile: chiaramente il fine non è portare la “democrazia”, ma, appunto, il caos permanente, affinché non possano più ricostruirsi e tornare a svilupparsi

I potentati finanziari anglo-sionisti applicano la stessa ricetta anche ai paesi del mondo “sviluppato”, degradando ope legis il sistema di istruzione e il mondo accademico, abbassando incessantemente il livello della preparazione, atomizzando la didattica fra mille iniziative extra-scolastiche che rendono sempre più difficile una vera trasmissione del sapere e la continuità dell’azione di insegnamento. Infine, politiche salariali penalizzanti impediscono di attrarre (con sicuramente molte, apprezzabili eccezioni) anche i laureati migliori verso la professione di insegnante, rendendo così, nel corso degli ultimi decenni, la scuola pubblica un refugium peccatorum (occupato, inoltre, dal ‘68 in poi, da una minoranza giacobina di attivisti di sinistra).

Il prezzo che abbiamo pagato è dato dal fatto che i paesi occidentali non sono più in grado di fra crescere e riprodurre una vera élite di governo, una classe dirigente degna di questo nome (l’ultima classe dirigente italiana, già zoppicante, ma in parte ancora degna di questo nome, fu quella della Prima Repubblica, stroncata con l’operazione della C.I.A. chiamata per gli ingenui “Tangentopoli” o “Operazione Mani Pulite”; operazione dopo la quale iniziò il saccheggio delle aziende di stato e dell’I.R.I.)

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