LA CADUTA DEI VALORI

Massimo  MAzzucco

Ci sono eventi che scorrono turbinosi sulla superficie: questi sono gli eventi che vediamo tutti i giorni sui giornali: la guerra in Ucraina, le notizie dal Golfo, le ultime sparate di Trump, i bombardamenti nel Libano, eccetera.

E poi ci sono eventi che scorrono più lenti, sotto la superficie, e che non riusciamo a vedere, a meno di porvi una attenzione particolare. Questi eventi sono i cambiamenti che stanno avvenendo, molto lentamente, nella nostra “tabella dei principi morali” a cui ci rifacciamo ogni giorno.

Questi cambiamenti avvengono talmente lentamente, che la maggioranza di noi non se ne accorge nemmeno.

12 anni fa, Edward Snowden rivelava al mondo l’esistenza di programmi di sorveglianza di massa gestiti dagli USA. Questa notizia ci sconvolse tutti profondamente. Oggi invece, ci siamo talmente abituati all’idea di essere sorvegliati, che nemmeno ci ricordiamo chi fosse Edward Snowden. E accogliamo i dirigenti di Palantir come se fossero degli eroi dell’era moderna.

20 anni fa alzavamo gli occhi al cielo stupiti, nel vedere le prime scie chimiche che lasciavano dei segni indelebili nei nostri cieli. Indignati e sconcertati, chiedevamo a gran voce spiegazioni da parte dei nostri politici e dei nostri militari. Oggi, dopo 20 anni di silenzio e di diniego, ci siamo lentamente abituati alla loro presenza nel cielo, e le accettiamo come un dato di fatto.

Due anni fa ci siamo spaventati, quando abbiamo visto il realismo con cui l’intelligenza artificiale era riuscita a ricreare le immagini di un “Trump arrestato dalla polizia”. Oggi consumiamo – e noi stessi produciamo – tonnellate di immagini generate con intelligenza artificiale, contribuendo con ciascuna a cancellare ancor di più quella già sottile linea di demarcazione che separa il vero dal falso. Parimenti, attribuiamo all’intelligenza artificiale un’autorevolezza, nel presentare “opinioni” di qualunque tipo, che sta rendendo sempre più inutile la capacità umana di ragionare con il proprio cervello.

Solo pochi anni fa ci siamo scandalizzati quando il primo ministro canadese, Trudeau, decideva di ricattare i camionisti in sciopero chiudendo loro i conti correnti. Oggi leggiamo regolarmente – e accettiamo tranquillamente – che personaggi scomodi in ogni parte del mondo subiscano le cosiddette operazioni di debanking, senza più minimamente protestare.

Nel 2008, John McCain canticchiava allegro davanti alle telecamere “”Bomb bomb bomb, bomb bomb Iran”, rifacendosi al famoso motivo “Barbara Ann” dei Beach Boys. In quell’epoca lo consideravano tutti un esaltato fuori registro, e nessuno lo prendeva seriamente. Oggi abbiamo un presidente degli Stati Uniti che decide tranquillamente di bombardare l’Iran, senza essere stato provocato, e noi lo accettiamo come se fosse una cosa normale.

Se questo aggiungiamo un primo ministro della nostra nazione che, di fronte ad un fatto del genere, se ne lava le mani dicendo “non condivido e non condanno”, capiamo tutti benissimo dove sia l’origine del problema. “Affinchè il male trionfi – disse qualcuno – è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano nulla.” Per non parlare di un ministro degli esteri – non di un fattorino del ministero, ma del ministro degli esteri in persona – che dice serenamente davanti alle telecamere che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”.

L’origine del problema sta nella mancanza di una leadership morale. Politici e giornalisti sempre più disinteressati alle questioni di principio, e sempre più interessati a restare in equilibrio sul proprio sgabello, stanno provocando, a cascata, una perdita del senso dei valori comuni in tutta la popolazione.

Come disse Andrei Tarkovskij, “Abbiamo costruito una civiltà che minaccia di distruggere l’umanità. Di fronte ad una simile catastrofe globale sorge in me un unico bisogno essenziale, che è quello di far emergere la responsabilità personale dell’uomo e la sua disponibilità ad un’offerta spirituale”.