Venti di questi cargo inquinano più di tutte le auto del mondo.

Pieni di alta coscienza ambientale,   di sicuro siete già molto preoccupati di quanto inquinano   gli automezzi a combustione interna, specie Diesel.  Presto vi faranno allarmare sempre più, grazie ad appositi servizi mediatici.  Ma ecco la soluzione: come a segnale convenuto, Volvo annuncia che produrrà  solo auto elettriche  o ibride, BMW costruirà una Mini elettrica in Gran Bretagna , “Mercedes sfida Tesla: dieci modelli elettrici dal 2022”.  Elon Musk , il più geniale imprenditore secondo i media ,   ha già costruito  la Tesla  Gigafactory,  “la più grande fabbrica del mondo”, che (promette)  “dal 2018 potrà fornire celle al litio per 500.000 vetture all’anno”.

E se accadesse che la maggior parte dei consumatori, arretrati ed ecologicamente scorretti,  non fossero convinti della convenienza di acquistare  auto elettriche con batterie al litio,  decisamente più costose?  Niente paura: ecco i governi che, sempre solleciti del vostro bene,   già annunciano:   vieteremo l’entrata delle auto a Londra entro il 2040, a Berlino  entro il 2020, “Parigi ed Oslo dichiarano la guerra al Diesel”,  i sindaci di diverse capitali stanno seguendo:  solo  auto elettriche  nei centri cittadini. Il governo Usa elargirà a Elon Musk 1,3 miliardi di sussidi pubblici,  per la sua  geniale impresa (Musk è geniale anche nell’intercettare  sussidi  pubblici).  Vi toccherà comprare un’auto elettrica.  Ostinarsi a tenere un diesel sarà  segno di rozzezza e  insensibilità, come essere “omofobo” e populista.

Di punto in bianco, l’auto elettrica.

E   anche i governi, avrete notato, si sono schierati per l’elettrico  “a segnale convenuto”  –  signo dato, come dice Giulio Cesare nel De Bello Gallico.  Chi  e da qual luogo abbia dato lo squillo di tromba convenuto a cui tutti i leader e le Case obbediscono,  è difficile dire;  ma dev’essere  lo stesso centro,  che sta dovunque e  in nessun luogo,  che ha comandato di  insegnare il gender ai bambini dell’asilo,  l’obbligo di 12 vaccini ai neonati,  il matrimonio ai sodomiti,  puntare all’abolizione del contante,   ridurre la Chiesa  cattolica ad una copia sbiadita di Human Right Watch, e presto legalizzare  l’eutanasia per le bocche inutili.  Tutte cose di cui fino a pochi anni fa nemmeno si parlava, e d’improvviso vengono attuate  dalle due parti dell’Atlantico, simultaneamente,  come da segnale convenuto.

La   decisione titanica di riconvertire l’industria dell’auto non può esser venuta che molto dall’alto, ed  esser dovuta a motivi strategici che saranno chiari più avanti. Forse s’è deciso di tagliare per sempre il lucro petrolifero ai paesi produttori, specie a quello che, solo, si rifiuta di piegarsi alla Superpotenza. Forse hanno  pronta una innovazione cruciale nelle batterie, e questa innovazione è nelle mani “giuste”. Forse hanno escogitato questo processo per rivitalizzare – letteralmente con un  elettroshock –   l’economia dell’intero mondo occidentale,  dal 2008 in stagnazione irreversibile nonostante i troppi  trilioni di dollari iniettati dalle banche  centrali nel sistema:  nonostante il denaro a costo sottozero, le banche non lo offrono, le imprese non lo chiedono, i privati   se possono li tengono in deposito;  la   velocità di circolazione  di moneta cala invece di salire, di inflazione non si vede l’ombra . L’obbligo di comprare auto elettriche,  con la  riconversione di tutta la rete di rifornimento  dalla benzina alla corrente, dovrebbe innescare l’auspicata ripresa e la fiammata inflazionista.

Contro l’inquinamento, naturalmente

Qualunque sia la ragione,  quella che vi diranno è  la più virtuosa:  contro l’inquinamento, contro l’effetto serra, per   bloccare il riscaldamento globale prodotto dalle auto  coi loro particolati dannosi.

Questo  serve ad introdurre  e spiegare il  titolo  di questo articolo.   Voi non   lo sapete, ma   venti   navi porta containers  inquinano   quanto  la totalità degli automezzi  circolanti nel mondo.  Sono cargo colossali, lunghi trecento metri –  Maersk ne ha di 400 metri, quattro volte un campo di calcio  –  perché più  sono colossali, più peso e containers possono trasportare, e quindi più il costo del trasporto diminuisce.  I loro titanici motori, onnivori,  bruciano  ovviamente tonnellate di carburante:  ovviamente il meno costoso   sul mercato,  residui della distillazione catramosi, financo “fanghi di carbone”, con altissime percentuali di zolfo che alle auto, semplicemente, sono vietate.

Per questo 20  cargo  fanno peggio che tutto gli automezzi sulla Terra.  Il punto è che non sono venti;  sono 60 mila supercargo che stanno navigando gli oceani,  traversano gli stretti di Malacca, fanno  la fila per entrare nel canale di Suez,  superano  Gibilterra  e dirigono alle Americhe.

Non solo, ma ogni anno  si contano 122 naufragi – uno ogni tre giorni – di cargo con più di 300 containers; che finiscono in mare col loro contenuto:  quanto di  questo contenuto è inquinante? Secondo gli esperti,  ogni  anno vanno a  fondo in questo modo 1,8 milioni di tonnellate l’anno di prodotti tossici.  Insieme,  beninteso, a duemila marinai; duemila morti l’anno,  perché  il loro è il secondo mestiere più pericoloso del mondo.

https://fr-fr.facebook.com/france5/videos/10153640360249597/

Il primo è quello del pescatore, spiega un’esperta intervistata in una inchiesta di France 5,Cargos, la face cachée  du Fret” (Cargo, la faccia nascosta del trasporto  marittimo):  una inchiesta impressionante, che non   si capisce come sia riuscita a passare in un medium  mainstream – evidentemente ci  sono ancora giornalisti  non-Botteri.  Una indagine spietata su questo settore   – le multinazionali dell’armamento – che preferisce stare nell’ombra;  i cui colossi battono bandiere di comodo,  dalla Liberia alle Isole Marshall,  da Tonga a Vanuatu, e persino della Mongolia,  che non ha sbocco a nessun mare, ma offre condizioni di  favore agli armatori  globali. Fra le quali c’è  questa:  che qualunque sia la nazionalità dei marinai, le leggi sul lavoro,   obblighi salariali ed assicurazioni  infortunistiche e sanitarie applicate loro sono quelle della nazione di  bandiera. Tonga e Mongolia sono famose per l’avanzata legislazione sociale.

Di fatto, metà del personale navigante  è  filippino, perché “i filippini sanno l’inglese e costano poco”; un saldatore  filippino  su un cargo conferma, guadagno quattro volte più di quello che prenderei al mio paese, “ma è come stare in prigione”.  Gli smartphone non prendono, Internet  nemmeno a pensarci, gli alcoolici sono vietati sulla  flotta Maersk.  Se poi un’ondata ti porta via dal  ponte durante una tempesta,  oppure resti schiacciato dallo scivolare dei containers male assicurati,   la famiglia può adire alle  corti  mongole o di Vanuatu.    Ormai non si sbarca più nel porti, non c’è riposo:  la grande invenzione dei containers, questi parallelepipedi di quattro misure standard, intermodali, ossia concepiti come caricabili su pianali di treno o di camion, non consentono soste:  lo stivaggio non esiste più, ormai dagli anni ’60;   uno solo di questi  mega-cargo, ci informano, può  caricare 800 milioni di banane (abbastanza per dare una banana ad ogni abitante d’Europa e Nordamerica),  scaricarle in 24  ore,  e poi via, perché  il tempo è denaro.  Il comandante (il servizio ne intervista uno,  è un romeno) non sa cosa trasporta e non gli importa:   del contenuto di ogni container   – che parte sigillato – è legale responsabile lo speditore,   e il destinatario.  Ciò praticamente azzera i  controlli doganali, con gran risparmio del tempo  che è denaro. Vari dirigenti di frontiera sostengono che “solo” il 2% può contenere armi o droga, “perché  la massima parte degli spedizionieri rispetta le leggi”.  Un’industria senza regole ,  del tutto estraterritoriale, che rende alle compagnie giganti 450 miliardi di giro d’affari.

Quando i grandi cargo ripartono, sono in parte scarichi avendo lasciato sulla banchina parte dei containers: allora, per stabilizzare l’equilibrio, pompano   nei cassoni decine di tonnellate di  acqua  di mare.  Con migliaia di pesci e creature viventi che  poi trasportano, e scaricano, a migliaia di chilometri dal loro habitat nativo.    Per tacere del rumore dai motori  (sott’acqua, risulta 100 volte il volume sonoro di un jet), un inquinamento  acustico fortemente sospettato di disorientare i grandi cetacei, che sempre  più spesso finiscono spiaggiati.

Ma allora – direte voi  – se governi e  lobbies ecologiste sono così preoccupati per l’inquinamento dei mari e il riscaldamento globale, tanto da aver deciso di vietare prossimamente tutte  le auto a motore a scoppio del pianeta  e sostituirle con motori elettrici puliti e più  efficienti,  perché non pongono qualche limite ai mega-cargo e  alle mega-petroliere? Se 20 di loro   inquinano come la totalità degli automezzi,  basterebbe ridurre dello  0,35 per cento il traffico navale per ottenere lo stesso  risultato di disinquinamento  della riconversione globale all’auto elettrica.

Ma no. Avete fatto la domanda sbagliata.  Vi deve mettere sull’avviso il fatto che il Protocollo di Kioto non copre il trasporto marittimo, ignora quel che inquina e distrugge.    Come spiega  l’economista  Mark Levinson, autore dello studio più  approfondito sui containers, The Box: How the Shipping Container Made the World Smaller and the World Economy Bigger, (Princeton University Press), “la gente crede che la  globalizzazione sia dovuta alla disparità dei salari, che provoca la delocalizzazione della produzione in Asia o dovunque la manodopera è meno cara.  Errore: la disparità di salari esisteva anche prima della mondializzazione. Quello che permette lo sfruttamento della manodopera a basso  costo per fare prodotti da vendere poi  sui  mercati di alto reddito,  è  l’abbassamento tremendo dei costi di trasporto navale. Questo è il  fattore cruciale, reso possibile dai containers e dalle mega-cargo, che   riducono il costo all’osso”.

Costi talmente bassi, “che conviene spedire i merluzzi pescati nel mar di Scozia  in Cina  in container refrigerati   per essere sfilettati e ridotti a bastoncini in Cina, e poi rimandati  ai supermercati e ristoranti di Scozia, piuttosto che pagare retribuire sfilettatori  scozzesi”.   Questo lo racconta Rose George, giovane giornalista britannica, che dopo 10 mila chilometri fino a Singapore a bordo della Mersk Kendal, una portacontainer da 300 metri, manovrata da   solo 20 uomini, ha scritto un libro chiamato “Novanta per cento di tutto – Dentro l’industria invisibile che ti porta i vestiti che indossi, la benzina   nella tua auto e il cibo nel tuo piatto”. (Ninety Percent of Everything: Inside Shipping, the Invisible Industry That Puts Clothes on Your Back, Gas in Your Car, and Food on Your Plate).   Perché la   brava giornalista ha scoperto questo: che nella nostra società post-industriale dove non produciamo più ma compriamo, il 90 per cento di ciò che ci occorre e che acquistiamo, ci viene portato dalle portacontainers.  Tutto: dalla carta al legname, al bestiame vivo al macellato e surgelato.   Il giaccone di sintetico imbottito, i jeans, le giacche   che trovi da Harrod’s  o alla Standa, sono cuciti in Vietnam o Bangladesh;  smartphone e tablets e tutta l’elettronica di consumo, viene dalla Corea, dalla Cina,dal Giappone; non parliamo di  frigoriferi e lavatrici; il grano, dal Canada o dall’Australia; le primizie   di frutta e verdura fuori stagione, dagli antipodi.

Una volta scaricati, i containers  sono vuoti a rendere, che sono noleggiati per altri viaggi; prima o poi finiscono  per rifare la rotta di ritorno, dall’Occidente all’Asia. Riempiti, per non fare il viaggio a vuoto, di   rottami metallici e di plastica,  di  stracci e vestiti vecchi, di  carta usata da riciclare.  Tutto ciò che ci resta  dopo aver consumato  cose che un tempo sapevamo fare,  ma che adesso compriamo perché ci costano meno che  pagare i nostri  operai.  Un “meno” che ha un costo altissimo, sociale, di civiltà, ed ambientale.  Basta pensare all’eventualità che   il colossale traffico si debba bloccare, come è possibile per un una guerra guerreggiata che blocchi, poniamo, il Canale di Suez, o renda impraticabile Malacca  o – facilissimo – Ormuz  : la nostra autosufficienza, insomma autonomia economica vitale, sarebbe il 10 per cento di quel che ci abbisogna.

 

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34 commenti

  1. GG

    L’effetto anti-inquinamento delle auto elettriche a batteria è fittizio perché l’elettricità necessaria per ricaricare le batterie viene comunque prodotta in gran parte bruciando combustibili analoghi al gasolio, ma con inconvenienti maggiori tra cui :
    – la conversione da energia termica ad energia elettrica, il trasporto della medesima, e la conversione finale in energia meccanica avviene con un rendimento complessivo inferiore a quella diretta termica-meccanica nei motori attuali a combustione interna, quindi si brucia più gasolio e si aumenta lo inquinamento .
    – tale inquinamento (anche termico) risulta localmente concentrato nelle zone delle centrali termoelettriche con effetti locali peggiori rispetto allo inquinamento distribuito delle singole auto convenzionali (immaginiamo tutte le auto di una città accese in un unico parcheggio).
    – il litio delle batterie è un elemento pericoloso più del piombo delle batterie classiche .
    Sarebbe anche utile conosceree il costo in energia (cioè anche in inquinamento) sia della estrazione del litio e della fabbricazione delle batterie sia dello smaltimento di quelle usurate.
    – le centrali nucleari inquinano con i rifiuti radioattivi (Cernobil, Fucushima, ecc.)
    – le centrali fotovoltaiche funzionano solo di giorno (per capire quanta energia termica arriva dal sole pensare ai tetti delle nostre case coperte di neve in inverno : la neve non si scioglie anche quando c’è il sole)
    – quelle eoliche funzionano solo quando c’è vento
    – ecc. ecc.

    Concludendo : ci stanno imbrogliando anche qui .

    1. Sonja

      Elon Musk ha rovato la soluzione, al momento costosissima (devi avere una villa e soldi per installare questo sistema).
      Ci vorranno decenni e investimenti.
      Vedremo un po’ come va a finire.
      Per i container la cosa mi pare più complicata.

      https://www.tesla.com/it_IT/powerwall/design
      Energia affidabile giorno e notte

      Il Powerwall e i pannelli solari sfruttano l’energia del sole e riducono la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Puoi immagazzinare l’energia solare durante il giorno per utilizzarla durante la notte, arrivando ad essere autonomo dalla rete elettrica se lo desideri.


    2. forse una rinfrescata di termodinamica non guasterebbe. Una centrale termoelettrica ha un rendimento energetico almeno doppio rispetto a un motore a benzina (40% contro 20%). E anche in materia di inquinamento, è evidente che a parità di energia erogata una grande centrale inquina infinitamente meno di una miriade di motori a benzina.

      1. Eponime

        I motori diesel moderni raggiungono e superano (ovviamente in coppia massima) il rendimento del 35%. Tale energia viene impiegata in locale, con le sole perdite di trasmissione meccanica.

        L’energia elettrica deve invece sottostare alle perdite per trasporto, ricarica, immagazzinamento in batteria (effetto memoria, che c’è sempre un po’), trasformazione da energia elettrica a meccanica.

        Non ho voglia ora di fare un calcolo esatto, ma il rendimento globale scende tranquillamente sotto il 30% (probabilmente sotto il 25%, dipende anche dalla qualità delle apparecchiature impiegate).

        Ho l’impressione che il tutto serva di nuovo a far aumentare i consumi di combustibili fossili che da qualche anno sono in calo, a livello mondiale.

        Ovviamente se tutta l’energia elettrica fosse prodotta da fonti rinnovabili, questo problema di maggior consumo di combuistibli all’origine non sarebbe eliminato, ma diventerebbe meno rilevante.

        Simone P.


        1. in un mondo ideale non ci sarebbero né guerre nè malattie e le macchine viaggerebbero sempre su un’autostrada deserta con il motore al regime di coppia massima.
          Nel mondo reale la regola è il funzionamento in regime trasistorio di stop and go, sulla Pero-Cormano, o in città. Il viaggio in autostrada senza code è l’eccezione. Nel normale utilizzo delle macchine i rendimenti crollano. Consumi e inquinamento crescono in modo spropositato.
          Non c’è bisogno di fare calcoli per capire. La dimostrazione pratica è data dalle auto ibride. La percorrenza in città è quasi doppia rispetto alle auto tradizionali.
          Se le batterie fossero alimentate non da un motore a benzina, ma con sistemi più efficienti (vale a dire centrale termoelettrica+distribuzione) i benefici sarebbero molto molto maggiori.
          I cospirazionisti a oltranza forse pensano di essere più intelligenti di tutti, ma purtroppo fanno danni, perché tolgono credibilità alle vere questioni irrisolte (del tipo 911). In quasto caso, anzi, il cospirazionista furbo ragionerebbe al contrario e si chiederebbe: perché le grandi case non hanno mai pesantemente investito in ricerca per arrivare a delle batterie 2, 3, 4 dieci volte più efficienti rispetto alle attuali? Forse perché una riconversione all’elettrico comporta giganteschi investimenti in sistemi di produzione delle auto, di assistenza tecnica, di distribuzione dell’energia., mentre la case automobilistiche e le major petrolifere hanno tutta la convenienze a mantenere lo status quo, che assicura profitti stratosferici.

    3. Bruno Zanella

      Alcune osservazioni senza pretese:
      – la produzione in centrale dell’energia elettrica necessaria all’auto dovrebbe permettere di filtrare meglio i fumi o addirittura di trasformare la CO2 in grafite, come sostiene Rubia (e forse anche altri inquinanti si potranno solidificare), ed è continuamente otimizzata
      – Il trasporto dell’energia elettrica sarà rivoluzionato dalla superconduzione che ne ridurrà le perdite di trasporto in modo drastico
      – Nel calcolo del rendimento di un motore elettrico occorre tener presente il recupero dell’energia in frenata ed in discesa e che non consuma nelle attese ai semafori o negli ingorghi, c’è anche il vantaggio di una forte riduzione dell’inquinamento acustico (il Cynar è passato di moda)
      – Ci sono da considerare le energie rinnovabili in sviluppo e lo sfruttamento dei deserti (forse il vero oro della Libia per cui ci si accapiglia) per l’energia solare con sistemi di accumulo a sali (vedi Rubia ed il suo sistema) per le ore notturne ed il trasporto con superconduttori a perdite zero anche in Europa

      1. GianlucaC82

        I superconduttori sono usati già da molto tempo, ma per l’accumulo dell’energia in anelli superconduttori nelle centrali elettriche. Il problema di un impiego efficacie in ambito di trasporto è che essi solitamente operano a temperature molto prossime allo zero assoluto. Ora, creare una rete elettrica da mantenere a 1 o due gradi kelvin nel deserto del sahara richiederebbe una centrale nucleare di fianco per alimentare le macchine frigorifere.
        Inoltre bisognerebbe anche calcolare il costo di produzione e di istallazione dei pannelli (in termini energetici) per capire quanto il gioco possa valere la candela. Detto ciò sono convinto che il solare abbia delle buone potenzialità, ma lungi dal sostituire i combustibili fossili o il nucleare


        1. già esistono superconduttori ad alcune decine di gradi (per es il diboruro di Mg).
          L’accumulo di energia in anelli a superconduzione deve essere un’applicazione talmente innovativa che non la conoscono neanche i produttori di energia, visto che per l’accumulo di energia investono centinaia di milioni nelle centrali di pompaggio

          1. GianlucaC82

            Non credo sia così innovativa visto che ricordo di averne sentito parlare per la prima volta nell’Halliday fisica 2 ai tempi dell’università, su una ristampa sicuramente antecedente al 2000 proprio per questo tipo di applicazioni.
            Parlo di questi se non sbaglio:
            https://en.wikipedia.org/wiki/Superconducting_magnetic_energy_storage
            Ad ogni modo, se per decine di gradi intendi sempre Kelvin, allora parliamo sempre di una centrale nucleare. Cercando su internet ho visto che tra i superconduttori ad “alte temperature spicca” ne spicca uno che può essere comodamente mantenuto a 203 K (-70 °C) alla pratica pressione di esercizio di 150 gigapascals. Non sono uno studioso della superconduttività, se per caso ne conosci uno in grado di operare comodamente ai 45°C che di solito ci sono nel deserto del Sahara, ma anche ai 15°C più tipici dei paesi europei, sarebbe comunque interessante

          2. GianlucaC82

            Il diboruro di Mg ho visto che ha una temperatura di superconduttività di 35 K. Immagino che sia più conveniente sopportare le cadute di tensione del ferro anziché costruire una macchina frigorifera lunga centinaia di chilometri che mantenga continuamente un deltaT di circa 280°C ad esser buoni

  2. Finglas

    Per non parlare dell’inquinamento delle decine di MILIONI di voli aerei che ogni anno solcano i cieli.
    Questo è tabù anche più delle navi cargo…
    Le cose sono due: o non inquinano o c’è interesse a non parlarne.
    Speriamo che l’interesse sia “solo” economico ma questo cielo a quadretti non fa ben sperare.


    1. Giusto. Anche il traffico aereo è un grande inquinatore: ora nei supermercati ci informano che l’avocado, o l’uva fuori stagione, sono arrivati “via aerea” dal Perù o da Chissadove. Dodici ore d’aereo non costano più nulla, come se il kerosene avio fosse acqua fresca: c’è qualcosa che non va.

  3. rino

    Come dice il direttore c’è sempre qualche motivo dietro i privilegi concessi ad una tecnologia. Ricordiamo appunto il diesel di cui hanno beneficiato soprattutto le case tedesche (che evidentemente sapevano di questo lasciapassare e si sono accordate per abbattere i costi impegnandosi ognuna su un particolare specifico, senza prestarsi i piedi) e che certamente all’epoca (anni ’90) comportava un peggioramento dell’impatto ambientale. Il malcelato scopo risiedeva probabilmente nel limitare l’espansione delle case giapponesi al contrario molto forti sulla tecnologia dei motori a benzina. Giusto per ricordare chi ha trainato l’euro..

  4. Jean

    Per non parlare della truffa dei pannelli solari, quando dovremo smantellarli saranno cazzi acidi, per produrli viene impiegata più energia di quella che fanno guadagnare…
    La COP 21, un business da 70.000 miliardi di dollari che pagheremo noi contribuenti, così come attualmente paghiamo la Carbon-Tax, senza nemmeno saperlo per la maggior parte dei cittadini….

    1. GianlucaC82

      Come i sacchetti della spesa “ecologici” che hanno sostituito quelle di Nylon. Una mafiata ecoitaliana, dove hanno alterato i test per dimostrare che sono biodegradabili

  5. Tegetthoff

    Anni che lo penso, la crisi finirà quando ci sarà una innovazione tale da modificare integralmente le nostre abitudini di vita. Cosi è successo negli anni 50 con l’industrializzazione e il consumo di massa, negli anni 80 con l’informatica e nei prossimi anni 20 con cosa?
    Io mi immagino una batteria, una pila AA, come quelle delle radioline, capace di contenere, che so, 1kWh, circa l’equivalente di 0,1 lt di benzina.
    E allora cambierà tutto, qualche pannello fotovoltaico sul tetto e un po di pile in casa. Via tutti i distributori, via i pali della luce, via le centrali elettriche, via tutte le auto, moto, aerei, motori di barche e navi, via, buttare tutto e ricomprare. Accadrà, un mondo di silenzio e aria pulita. Sempre che, come dice il nostro direttore, siano nelle mani giuste.
    Giuste.. eh,eh..
    Vi immaginate la fine di tutte le società elettriche e petrolifere del mondo? E come faranno a rubarci i soldi per darli agli amici loro dopo?
    Adesso come adesso credo che se questa fantomatica pila ci fosse non la tirerebbero fuori. Domani e nel futuro se questa pila la inventassero non la tirerebbero fuori; almeno se non preceduta da un lungo periodo di preparazione dei mercati.
    Forse è iniziato…


    1. La crisi finirà quando il genere umano verrà strerminato sobriamente con vaccini e alimentazione e ridotto ad un miliardino di unità. Così si trama nelle alte sfere occulte.

  6. Connectionrefused

    No, vabbè.. Quando leggo queste cose mi sale lo sconforto. Il vero è diventato falso, il falso è diventato vero e il campo dell’ecologia rappresenta il non plus ultra dell’applicazione empirica del ribaltamento della verità. Questa è un’ulteriore difficoltà se si vogliono cambiare in meglio le cose: primo, ristabilire cosa è vero, e di questo non se ne parla neanche, seppure fosse ci vorrebbe l’ulteriore volontà di far qualcosa (impossibile) e infine farla questa cosa (impossibile, la situazione è disperata). Secondo me non ci salviamo.


  7. Informazioni da condividere coraggiosamente e doverosamente.Chi il coraggio non ce l’ha ,smettesse almeno di fare il cappone di Renzo:anche perche’Dio interverra’ certamente.Il problema e’ che ,a causa delle conseguenze del peccato originale,pigliain…, quaquaraqua e ominicchi nel loro cuore si sognano tutti un po’Musk:falliti,ma falliti o no ,come Musk, questo non conta davanti a Dio e nemmeno davanti ai mezzi uomini e agli uomini.


  8. i problemi sono reali, e nei limiti del praticabile io cerco di ispirarmi al km 0. Detto questo, come salta fuori lo 0.35%? Facciamo due conti. Fatto 100 il consumo energetico mondiale per i trasporti, quelli marittimi incidono per 10 e quelli delle automobili per poco meno di 50. Supponiamo di riconvertire all’elettrico tutto il parco automobili del mondo.Diciamo che potremmo risparmiare 25 unità energetiche, ossia 25 unità di inquinamento. Queste 25 unità di risparmio corrisponderebbero allo 0.35% delle 10 unità di trasporto marittimo, quindi 0,035. Risulterebbe quindi che un solo kg di petrolio marittimo inquina quanto 700 kg di petrolio per auto (più o meno l’intero consumo medio annuale di un’auto). Qualcosa non torna.

  9. Marian

    “… Forse s’è deciso di tagliare per sempre il lucro petrolifero ai paesi produttori.. ” Per quanto riguarda la convergenza degli intenti dall’ ‘alto’, mi sembra l’ipotesi più plausibile, soprattutto per la sua connotazione politica e geo-strategica. In quanto a Musk è doveroso riconoscere che è ‘uno che si è fatto da solo’, acquisendo autorità, anche accademica, nel settore scientifico, tecnologico e imprenditoriale. La vita ci insegna che da un male può nascere un bene e viceversa; adottare tecnologie che limitano l’inquinamento è senz’altro un fatto positivo. ” Ma allora – direte voi – se governi e lobbies ecologiste sono così preoccupati per l’inquinamento dei mari e il riscaldamento globale… perché non pongono qualche limite ai mega-cargo e alle mega-petroliere ? ” Denunciare una tale ipocrisia é sacrosanto e dimostra come, ai vertici del potere-ombra, tutto possa essere strumentalizzato. Comunque, lo stesso Musk sta lavorando a un progetto denominato Hyperloop cioè una tecnologia futuribile per il trasporto ad alta velocità di merci e passeggeri all’interno di tubi a bassa pressione…” (wikipedia). Si tratta della tecnica ‘vactran’: levitazione magnetica in tunnel sottovuoto a basso impatto ambientale. Una soluzione di ingegneria estrema che potrebbe sostituire gradualmente quella dei ‘dannificanti’ mega-cargo a zonzo per gli Oceani….

  10. Finglas

    La ricerca e la scoperta di una fonte di energia pulita e disponibile per tutti(che “salverà il mondo”) è un cavallo di battaglia della filosofia new age fin dagli anni 70.
    A volte è tenuta segreta, a volte la formula è celata in reperti archeologici (rigorosamente prediluviani, of course)o,ancora, è custodita dagl “alieni” che naturalmente la usano per la propulsione degli ufo….e via dscorrendo.
    Avete visto il film Thrive? (Locandina inclusa,eh!)
    Credo che prima o poi la tireranno fuori, che “salveranno il mondo”e che arriverà un periodo di “pace e sicurezza”…

    http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/energia/2017/01/12/in-giappone-un-reattore-nucleare-che-parla-italiano-_71db7cb3-b3ed-4314-a3fe-82c9ee1fdd6f.html

    (da notare la forma “toroidale” del reattore, coincidentemente proprio come nel film Thrive….)
    Sbaglierò ma preferisco tenere presente che il pavimento a scacchi è si nero….ma anche bianco!


  11. L’impero americano è oggi l’ultimo erede degli imperi navali nordatlantici che da cinquecento anni hanno modificato la storia del mondo, da quando cioè i portoghesi crearono una nuova alternativa alla via della seta passando per Cabo da Boa Esperança. Poi vennero gli olandesi, gli inglesi per ben due secoli ed infine gli USA. Questi ultimi, con il vantaggio di dominare due oceani (per nativi e bufali non c’era speranza, il loro destino era già stato scritto). Tenere aperte e competitive le rotte navali transoceaniche è di vitale importanza per la sopravvivenza dell’impero. Ergo, si taccia dell’inquinamento dell’aria e del mare. Con le auto elettriche ci vai tu, loro devono continuare a inquinare, o perderanno la loro supremazia. Ecco perché la nuova via della seta cinese è importantissima per tutti noi e costituisce la più seria minaccia per gli USA.

  12. Rudi

    Io non ho particolari competenze in materia, ma se i sauditi vengono invogliati ad investire nella Grande Ciofeca, significa che si stanno preparando la pensione. E questo non certo per l’esaurimento delle risorse petrolifere o, almeno, non a breve termine. Gli indizi ci sono tutti, dopodichè, maneggi di questo genere hanno sempre avuto uno scopo occulto, come le conferenze di pace che gli inglesi spinsero per mettere al bando i sommergibili per evitare di perdere l’egemonia sul mare. Ci dev’essere sempre una ragione morale che si poggia, appunto, sul comune sentire del momento storico. Una volta, avrebbero dovuto usare pretesti differenti, ma oggi che la coscienza ambientale è finalmente diffusa…


  13. Da tenere a mente che i Rockfeller hanno disinvestito nel petrolio qualche anno fa. E’ un po’ come la mollica di Pollicino che lasciava per tracciare un percorso. A buon intendor….


  14. Russia e Iran hanno recentemente scoperto giacimenti petroliferi tali che la civiltà come la conosciamo potrebbe durare ancora un secolo, sfamare 12 miliardi di umani e permettere un’auto ad ogni africano. Pessima notizia per il potere anglo, che ci racconta fin dagli anni sessanta che “nel duemila non avremo più petrolio”, che il mondo è troppo popolato e che siamo noi i cattivi che inquinano la terra e che dovremmo ridurci (o farci ridurre) a un miliardo al massimo. Hanno preparato l’état d’esprit collettivo, ma ecco che i nemici hanno l’energia sovrabbondante e a buon mercato, mentre loro devono inventarsi puttanate come il fotovoltaico. Se permettono a Russia e Iran di vendere petrolio (e in rubli), gente come i Rothshild e i Rockfeller perderanno il loro potere! Non lo permetteranno.

    1. Eponime

      E’ vero. Il potere è mantenuto con l’inganno e anche la scarsità di risorse è un inganno per ottenere questo controllo.

      Se siamo troppi non ci possono controllare. Non ci sono abbastanza demoni all’inferno per controllare 10 miliardi di esseri umani. Dobbiamo essere meno o altrimenti Satana non riuscirà più a mantenere il titolo il principe di questo mondo e l’Umanità ritroverà la libertà.

      Tempo fa (ma non ho più i riferimenti) lessi un interessante articolo che affermava che alcuni scienziati sostenessero come il petrolio non sia in realtà una risorsa fossile ma probabilmente un prodotto chimico generato nel sottosuolo da fenomeni geologici naturali, in maniera continua. E che quindi sia in realtà una risorsa “rinnovabile”.
      Inizio a crederci.

      Simone P.


      1. Infatti. A scuola ci “insegnavano” che il carbone nasce dalle foreste sotterrate dai cataclismi, meteoriti, ecc. mentre il petrolio si sarebbe originato dall’estinzione dei dinosauri. Ma davvero? E quanti miliardi ce n’erano di ‘sti dinosauri? Fatti tutti di materia oleosa? E perché alcuni si sono fossilizzati invece di diventare petrolio? A me è sempre sembrato assurdo, come l’uomo che discende dalla scimmia, affermazione senza una prova provata.

        1. Tegetthoff

          hai ragione, come il cane dal topo o il tonno dall’acciuga. Un giorno un cretino di inglese che viaggiava per il mondo perche non c’haveva nulla da fare di meglio l’ha detto, e tutti a dargli ragione e giu ad insegnarlo a scuola. Cosi mettevano in crisi la chiesa. Mah, fanno una confusione tra selezione naturale ed evoluzione che non ci si crede. Una cosa è la selezione naturale, coerente e logica, un altra l’evoluzione. Ma se in 2000 anni di storia non si è mai registrato un mutamento di specie, come si fa a credere a questa teoria?

          1. Tegetthoff

            Scusate l’h in aveva


    1. Sono andato a vedere alcune cifre. Le navi della Maersk usano motori Wärtsilä da 70-80 mila KW, cioè mille volte più potenti di un’auto media e di macchine nel mondo ce ne sono più di 1,2 miliardi, quindi la cifra di 20 mila navi sembrerebbe più appropriata. Però qui la chiave di lettura è il carburante, raffinato e a bassissimo contenuto di zolfo per le auto, mentre per queste navi è il peggio del peggio. Credo che se guardiamo le emissioni di zolfo ci siamo; Le navi usano un carburante al 3,5% di zolfo (anche se per il 2020 dovrà scendere allo 0,5%), mentre il valore per il carburante delle auto è <10mg/kg.

  15. GianlucaC82

    Il rimedio è molto semplice: consumare solo ciò che davvero serve e avere uno stile di vita sobrio.
    Quando le nostre nonne ci invitavano a non buttare il cibo dicendo “Pensa a chi non può averne” ci azzeccavano.
    Io mi chiedevo come fosse possibile. Come fosse possibile che se io non avessi fatto quello spreco qualcun altro a migliaia di chilometri di distanza avrebbe potuto giovarne.
    Le cose che buttiamo o sprechiamo noi sono tolte in qualche modo a qualcun altro. Per di più incidono negativamente su economia e ambiente.

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