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Mercoledì 4 novembre 2026 – 17:13
(Aggiornamento 11:10 ET): È iniziato, come previsto, il rapido scaricabarile ai vertici dell’amministrazione Trump. Mercoledì mattina, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato senza mezzi termini che la guerra con l’Iran è “il motivo per cui abbiamo perso” le elezioni di metà mandato. Già nei primi giorni dell’operazione “Epic Fury” – e ancor prima, secondo quanto riportato in precedenza dal New York Times – Vance aveva espresso il proprio dissenso durante le discussioni nello Studio Ovale.
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“La guerra con l’Iran, l’inflazione e il rapporto degli Stati Uniti con Israele hanno spinto gli elettori ad allontanarsi dal Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato”, afferma su X il vicepresidente JD Vance, citando un sondaggista.
Vance spiega che gli elettori che hanno voltato le spalle al suo partito volevano porre fine alla guerra con l’Iran, concentrarsi sul costo della vita, “mettere l’America al primo posto” e “cambiare il nostro rapporto con Israele”.
“Tutti sanno perché abbiamo perso”, dichiara Vance.
Vance invoca una “conversazione onesta” su “come procedere da qui in avanti”.
Ecco altri passaggi dal lungo post su X di Vance, che sembra segnare una netta e imbarazzante presa di distanza dalla retorica di Trump, il quale invece continua a rincarare la dose:
“Continuo a nutrire speranza per il nostro Paese. A chi è furioso e vuole dirmi ‘te l’avevo detto’: avete ragione, me l’avete detto davvero. Usate questa energia per eleggere repubblicani che condividano la vostra visione del mondo. A chi è semplicemente arrabbiato per i risultati: avete tutte le ragioni per esserlo. Trasformiamo questa rabbia in impegno per tornare a lavorare al salvataggio del nostro Paese”. E sullo sfondo dell’imminente controllo democratico della Camera e della maggioranza democratica al Senato:
Fonti militari statunitensi suggeriscono che il Segretario alla Difesa Hegseth potrebbe affrontare una procedura di impeachment da parte dei Democratici o essere rimosso dall’incarico da Trump in relazione alla guerra con l’Iran, in un clima di crescente insoddisfazione all’interno delle forze armate, come riportato da Larisa Brown sul *Times*.
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Per ora, almeno, non si prevedono grandi cambiamenti riguardo allo stato di massima allerta dell’Iran e alla sua prontezza a ritorsioni nel confronto con le forze statunitensi per il controllo dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, la leadership iraniana sta adottando una retorica del tipo “ve l’avevamo detto” e ha tirato un sospiro di sollievo di fronte agli esiti delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che hanno visto i Democratici riconquistare il Senato e ottenere una netta vittoria alla Camera.
Mercoledì mattina, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato su X che gli americani hanno risposto con un netto “NO ALLA GUERRA” alle urne, un messaggio che Teheran accoglie con favore, riferendosi appunto alle elezioni di metà mandato.
In una prima reazione pubblicata su X, Ghalibaf ha sottolineato come l’opinione pubblica americana abbia respinto la guerra, per ragioni legate alla “coscienza” o al “costo della vita”. Ha inoltre avvertito l’amministrazione Trump che, qualora decidesse di agire contro la volontà popolare, si troverebbe di fronte a un “incubo”.
“Se il governo statunitense dovesse tradire la volontà del proprio popolo per servire i suoi padroni internazionali e i ricattatori, scoprirà che il nostro ‘NO’ porta con sé un incubo”, ha aggiunto.
La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei – che ha proclamato il 4 novembre “Giornata nazionale iraniana della lotta contro l’arroganza globale” – ha messo in guardia i cittadini iraniani, avvertendo che i cambiamenti politici interni agli Stati Uniti non modificheranno la “ostilità” di fondo di Washington nei confronti di Teheran.
“Se c’è ancora qualcuno che nutre anche solo la minima speranza che il comportamento del sistema egemonico possa cambiare in seguito a mutamenti tra partiti o fazioni, o che crede che fare concessioni agli Stati Uniti possa indurli ad abbandonare la loro ostilità verso il popolo iraniano, ebbene, si sbaglia di grosso”, ha affermato Khamenei in una dichiarazione riportata dai media statali iraniani. «Gli Stati Uniti considerano la fine della propria egemonia come qualcosa di lontano; noi la vediamo vicina», ha dichiarato la Guida Suprema.
Commentando la reazione iraniana, la NBC ha osservato: «La sonora sconfitta subita dai Repubblicani del presidente Donald Trump alle elezioni di metà mandato è stata accolta in Iran con compiaciuta soddisfazione; il Paese ha interpretato l’esito elettorale come un ripudio della guerra lanciata contro di esso dagli Stati Uniti e da Israele».
Associated Press: alcuni operai salutano da una piattaforma elevata mentre installano un cartellone pubblicitario nel centro di Teheran, in Iran, il 3 novembre 2026.
Mercoledì, i media statali iraniani hanno espresso apertamente il proprio compiacimento. Un titolo dell’agenzia di stampa Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), recitava: «La guerra contro l’Iran emerge come fattore chiave nella sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato».
Politico ha aggiunto quanto segue:
L’agenzia di stampa statale IRNA ha aperto la propria pagina con un titolo che annunciava una «pesante sconfitta per Trump e i suoi sostenitori», parlando di «un livello senza precedenti di insoddisfazione nei confronti del presidente statunitense Donald Trump», attribuibile in gran parte proprio alla guerra.
Anche a Washington, i sostenitori della causa contro la guerra si sono affrettati a definire il voto di martedì una vittoria per Teheran.
«I Democratici non hanno vinto le elezioni di metà mandato», ha scritto sui social media Trita Parsi, co-fondatore del Quincy Institute, un centro studi contrario agli interventi militari. «Le ha vinte l’Iran».
Nonostante tutto ciò, il presidente Trump si dichiara «totalmente convinto» che l’avvio della guerra contro l’Iran sia stata la decisione giusta.
Ha riferito all’emittente Fox che l’impopolarità dell’Iran…