TRUMP TELEFONA AD HAFTAR E SI CONGRATULA

Notizia: Trump ringrazia il  Gen Haftar  di “mettere in sicurezza le risorse petrolifere della Libia” mentre infuria la battaglia per Tripoli.  Il presidente USA ha parlato al telefono con Haftar all’inizio della settimana. Nel comunicato della Casa Bianca, si legge che “ha riconosciuto il ruolo significativo del feldmaresciallo (sic) Haftar  nella  lotta al terrorismo e  nel mettere  in sicurezza le risorse petrolifere della Libia”.

Si noti   che ai primi di aprile invece Mike Pompeo  aveva  dichiarato: “Ci opponiamo all’offensiva militare delle forze di Khalifa Haftar e  sollecitiamo l’immediata fermata a queste operazioni militari contro la capitale libica , “Pompeo ha detto in quel momento”.

https://af.reuters.com/article/worldNews/idAFKCN1RK02O

Domani i media vi diranno che Trump ha  così punito l’Italia per la nostra adesione alla Nuova Via della  Seta. Magari il motivo vero è  che: Khalifa Haftar ha l’appoggio di Egitto, Russia, Francia;   è sostenuto dai sauditi perché il “governo” Sarraj  è una enclave dei Fratelli Musulmani che loro  temono ed odiano, stesso motivo per cui al Cairo Al-Sisi preferisce la vittoria di Haftar. I sauditi, si sa, possono aver messo una buona  parola a Washington, dove hanno qualche amico (uno di nome Jared). Per di più, a Washington si sono ricordati che  Haftar ha vissuto per  un ventennio negli USA (dopo  un tentativo andato a male di rovesciare Ghedafi),  abitava a due passi da Langley   ed era l’agente della Cia sulla Libia.  Alla  Cia si saranno ricordati di  avere ancora il suo numero, e Trump   ha alzato il telefono.  Perché continuare ad essere  ostili?  Se Haftar sta vincendo, perché non riprendere i contatti?

Invece   il governo Gentiloni ha sostenuto Al Serraj  su istruzioni di Obama  e di Hillary Clinton. Istruzioni ampiamente scadute, ma il nostro  ministro degli esteri appartiene a quella covata, e continua ad eseguirne gli ordini. E’ una delle incredibili continuità del  governo “del cambiamento”.  Lo abbiamo riempito di motovedette perché   ci salvi dai gommoni degli scafisti. In  pratica sosteniamo la Fratellanza Musulmana in Libia. “Sosteniamo” del resto è una parola grossa. L’ ultima  lezioncina che si può apprendere è che  quando non si ha una forza armata, e quel poco l’abbiamo sparso nel mondo secondo i comandi della NATO, dell’ONU, della UE, quindi de-nazionalizzati, in  quelle aree  non si conta nulla.

Resta da   dire che Haftar ha più forti   e solide le relazioni internazionali, di quanto ne abia all’interno.  Quasi metà dei gruppi armati nell’ovest della Libia non  sono alleati né di Sarraj né di  HAftar, ed anche i rispettivi “eserciti”  sono composti di multiple e disparate milizie.

Secondo una valutazione risalente al 2014, la Libia aveva allora circa 1.600 gruppi armati. Per questi gruppi, far parte di una potente coalizione impedisce ai rivali locali di acquisire influenza politica, militare e territoriale.La coalizione tra gruppi armati è quindi un fattore chiave per gli sviluppi sul terreno.
Non c’è “un” conflitto in Libia, ci sono più conflitti interconnessi e disconnessi. Il nostro primo avviso evidenzia quattro importanti teatri. In tutti i teatri, ci sono molte linee di faglia locali e interessi in gioco;

La principale frattura nazionale è tra il governo di National Accord (GNA) e l’esercito nazionale libico (LNA , ossia HAFTAR  ). La posizione militare della LNA è migliorata. L’uomo forte della LNA Khalifa Haftar riceve sempre più riconoscimenti diplomatici internazionali;

La Libia è principalmente una preoccupazione per l’Europa a causa delle pressioni migratorie e della minaccia terroristica. È improbabile che la Libia diventi presto un nuovo conflitto geopolitico per procura, dato che l’amministrazione Trump non ha preso grande interesse mentre il coinvolgimento russo è limitato, cauto ed economicamente motivato. I libici generalmente considerano il coinvolgimento esterno con sospetto;

L’Europa è stata divisa nel suo approccio alla Libia e una politica europea veramente integrata non è decollata. Ufficialmente, l’UE segue il processo di mediazione guidato dall’ONU. L’ex colonizzatore italiano ha sostenuto la GNA (principalmente per ridurre la migrazione) mentre la Francia ha sostenuto Haftar (principalmente per contrastare il terrorismo) che ha portato a tensioni tra entrambi i paesi dell’UE e conflitti locali in Libia;

Sono coinvolti anche attori regionali. Dei vicini della Libia, la Tunisia e l’Algeria adottano un approccio alla “grande tenda”, cercando un accordo integrale, mentre l’Egitto sostiene la LNA in vari modi. Inoltre, la spaccatura del Golfo ha un impatto sul conflitto con la parte saudita / emiratina che sostiene la LNA e la parte del Qatar / Turchia che sostiene tacitamente la GNA.
https://www.clingendael.org/pub/2017/crisesalerts-libya/crisesalert-3-militia-coalition-building-and-governance/

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