NOME. Negli #EpsteinFiles non compare solo il nome di #JeffreyEpstein, criminale già condannato per sfruttamento di minori e poi morto in carcere in circostanze mai chiarite. Compare in modo ricorrente anche Eduardo Teodorani Fabbri, ex top manager, uomo di relazioni, ma soprattutto nipote di Maria Sole #Agnelli, sorella dell’Avvocato Gianni Agnelli. Dunque parte, a pieno titolo, di quell’universo di cognomi che in Italia e non solo significano potere, accesso, protezione.
«Maestro (ma anche Padrone, ndr) noi aspettiamo la bambina dalle belle caviglie con un’altra buona amica a tua scelta!!!» Eduardo Teodorani Fabbri, All’epoca Epstein era già stato condannato in Florida per adescamento e induzione alla prostituzione di minorenni. Nei messaggi Teodorani racconta anche di un principe italiano che è «un collezionista di fighe». Ma anche lui ne scriveva: Teodorani a Epstein, primo ottobre 2011: “Domani pranzo con il mio amico Mark Getty pieno di figa”. Il 24 dicembre 2012 Epstein scrive a Teodorani “Vieni nei Caraibi?”.
I documenti parlano di rapporti frequenti, continui, organizzati, di incontri, viaggi, appuntamenti, affari. Tutto questo quando Epstein non era più un “sospetto”, ma un uomo già condannato. Questo dettaglio è decisivo, eppure viene trattato come marginale.
Qui non siamo davanti a una conoscenza occasionale o a una colpa per prossimità sociale. Qui siamo davanti a scelte consapevoli. La scelta di continuare a frequentare. La scelta di continuare a intrattenere rapporti. La scelta di continuare a fare affari e vita sociale con un predatore conclamato. Ed è proprio questo che rende insopportabile il silenzio che circonda la vicenda.
Perché Epstein non era un mostro isolato. Era un nodo centrale di una rete fatta di uomini potenti, denaro, immobili, relazioni internazionali e una cultura dell’impunità così radicata da rendere irrilevante perfino una condanna penale. In quel mondo, il crimine non interrompe i rapporti: li rende solo più discreti.
Il problema, dunque, non è solo Epstein. Il problema è chi gli stava intorno, chi ha continuato a frequentarlo quando non c’erano più alibi, chi ha ritenuto normale che tutto proseguisse come prima. Ed è qui che emerge la vera oscenità, quella che non ha bisogno di essere descritta nei dettagli: un sistema che predica valori, diritti, tutela dei più deboli, ma che si ferma davanti ai cognomi giusti.
Un sistema in cui, se i fatti avessero riguardato un anonimo qualunque, avremmo assistito a processi mediatici feroci, carriere distrutte, condanne preventive. Qui invece no: qui si sussurra, si minimizza, si prende tempo. Questa non è dietrologia. È decadenza morale certificata. Perché quando un sistema tollera, normalizza o rimuove i rapporti con un criminale già riconosciuto tale, quel sistema è già marcio. E lo schifo non sta solo in ciò che è stato fatto, ma in chi sapeva e ha continuato come se nulla fosse. – Don Chisciotte