Tutti devono leggere ciò che ha condiviso il direttore del Ministero della Salute, il Dott. Munir Al-Bursh, a Gaza, in merito agli ultimi crimini del regime genocida israeliano:
Poco fa, 54 corpi di martiri sono arrivati al Complesso Medico Al-Shifa, accompagnati da 66 scatole contenenti resti umani e parti del corpo, rilasciati tramite la Croce Rossa.
Questa non è una notizia passeggera, ma un momento scioccante che mette alla prova ciò che resta della coscienza di questo mondo.
Che tipo di scena è questa, dove ci troviamo davanti a scatole sigillate, cercando al loro interno i tratti del volto dei nostri figli?
Come possiamo restituire i nomi ai corpi quando non abbiamo gli strumenti necessari per l’esame e nemmeno le minime capacità mediche e forensi che ci permetterebbero di identificarli o documentarli in modo che rispetti la dignità umana?
Non abbiamo a che fare con numeri registrati nei rapporti, ma con padri e madri, figli e figlie, ognuno con un nome, un ricordo, un sogno e una casa che ancora attende.
Che vengano restituiti come frammenti e che i loro corpi siano consegnato in scatole, non è solo una violazione procedurale, ma un crimine morale e umanitario, e una palese violazione di tutte le leggi e convenzioni internazionali mai stabilite per proteggere la dignità umana, in vita e in morte.
In precedenti occasioni, i corpi sono stati recuperati con segni di mutilazione e tortura.
Oggi, i corpi vengono restituiti smembrati, come se l’obiettivo non fosse solo quello di porre fine alla vita, ma di cancellare l’identità, spezzare la memoria e umiliare i vivi prima dei morti.
Non chiediamo l’impossibile, né cerchiamo alcun privilegio speciale.
Chiediamo un diritto fondamentale: che un essere umano venga restituito come essere umano, che il corpo venga preservato, che la dignità venga salvaguardata, e che le leggi che il mondo afferma di sostenere vengano rispettate. Perché quando questi principi vengono calpestati, non è solo Gaza a essere umiliata, ma tutta l’umanità”.
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