Non sono occidentale !

“L’Occidente adesso siamo noi!”,  scrisse   il giudeo Foglio

Roberto PECCHIOLI
Al momento della caduta del comunismo reale novecentesco, la gioia di chi era stato
sempre anticomunista offuscò la riflessione sul futuro. Un uomo legato al passato- Pino
Rauti, capo storico dell’ala movimentista e “sociale” del Msi – fu tra i più lucidi . Avvertì
che la festa per la sconfitta di un nemico storico non doveva durare molto, giacché l’altro
avversario – il liberalcapitalismo- aveva conseguito, per di più senza una guerra, una
vittoria storica che avrebbe fatto pesare per decenni. Lo ascoltarono in pochi anche
all’interno del suo mondo di riferimento. Poche altri voci si levarono, da distinti punti di
vista, a mettere in guardia dalle conseguenze del trionfo liberale, liberista, libertario. A
distanza di oltre trentacinque anni, nuove macerie rendono il mondo un accidentato
deserto e uno spettrale teatro bellico, la terza guerra mondiale a pezzi evocata da Jorge
Mario Bergoglio.
La lunga stagione dell’unipolarismo americano, della “fine della storia” con l’imposizione
planetaria del modello liberalcapitalista nella forma globalista, finanziaria e tecnologica,
sembrava volgere al tramonto. L’irruzione della Cina, il lento emergere dell’altro gigante
asiatico, l’India, il ritorno della Russia, l’alleanza Brics, parevano l’alba di un mondo
multipolare, in cui ogni civiltà e area del mondo poteva rivendicare il suo ruolo e la sua
specificità, culturale, spirituale, economica, geopolitica. Gli eventi degli ultimi anni – e
mesi e giorni- fanno ripiombare il mondo nell’incubo della guerra, rendendo più
allarmante e feroce l’asse del cosiddetto Occidente, la cui architrave è l’alleanza tra
l’anglosfera e Israele. In crisi economica, finanziariamente, tecnologicamente,
militarmente dipendente da oltre oceano, afflitto da una crisi demografica e valoriale cui
risponde esclusivamente in termini di libertarismo/libertinismo nichilista e di dissennata
apertura delle frontiere, il Vecchio Continente corrisponde perfettamente al suo nome,
avanguardia del tramonto dell’Occidente che gli spiriti più irrequieti cominciarono ad
avvertire sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale, inizio del secolo americano.
L’avventura bellica israelo-americana di queste settimane, al di là degli esiti, appare ogni
giorno di più come la risposta violenta della belva ferita, non disposta ad accettare il ruolo
che le assegnano storia, demografia, economia nella fase storica presente. L’aggressione a
uno Stato sovrano , l’uccisione proditoria dei suoi capi, bene o male elettivi, a differenza
delle aristocrazie ( absit iniuria verbis!) arabe del golfo, che il petrolio ha trasformato in
altrettante sporche Las Vegas in cui si regolano i più indicibili affaracci della terra, è
probabilmente il punto di non ritorno della storia degli ultimi decenni. Appare comico il
buon Merz, uomo di Black Rock, cancelliere dell’ex grande Germania in crisi industriale ed
energetica, quando afferma che l’Iran, senza l’intervento militare dei Buoni e Giusti,
avrebbe avuto la bomba nucleare entro due settimane. Non una o tre , due. Una riedizione
della favola delle armi di distruzione di massa di Saddam e della fialetta brandita all’ Onu
da Colin Powell al tempo di Bush padre.
L’assassinio politico è diventato normale prassi dell’Occidente terminale: lo dimostrano, al
di là del giudizio sui singoli leader, i casi di Saddam, Gheddafi , Nasrallah e ora Khamenei,
oltre al rapimento di Maduro. Sono arrivati a sterminare le bambine di una scuola

femminile di Teheran. Danni collaterali. In Iran se lo ricorderanno, diversamente da noi
italiani, che subimmo uguale sorte nei bombardamenti dei liberatori, come la scuola
elementare milanese di Gorla del 20 ottobre 1944 (duecento morti, di cui 184 scolaretti).
Un episodio mai rammentato che mostra la natura servile dei nostri governi. I pochi che
nel tempo manifestarono dignità , da Craxi a Moro, fecero la fine che sappiamo.
La conclusione è chiara: non mi sento occidentale. Non sono l’erede di una cricca di
assassini assetati di potere ma di tre millenni di civiltà che inventò, tra le altre cose, il
concetto di persona, la dignità di ogni essere umano e distinse tra libertà e arbitrio,
riconoscendo la pluralità delle scelte, delle idee, dei modi di vita.

Non posso essere
occidentale perché provo ancora vergogna per il male e indignazione verso chi lo
commette, in particolare quando si ammanta di falsissimi ideali umanitari. Non sono
occidentale perché significherebbe offrire copertura a governi – quelli europei- incapaci,
corrotti, servili, nemici dei popoli che amministrano in conto terzi. Rigetto con sdegno l’
antisemitismo: non giudico per categorie o addirittura per razze. Mi domando però se il
senso comune di milioni persone contrarie al suprematismo allucinato di settori del
mondo ebraico non abbiano diritto di condannarlo senza essere sanzionati penalmente.
Non saranno i tribunali a cambiare l’opinione di molti sulla cupola che dirige Israele.
Non sono occidentale, inoltre, perché neppure so che cosa significhi. Se è l’eredità della
grande civiltà greco romana, cristiana ed europea, non c’è bisogno di una definizione
spuria, utile solo ad aggregarci al carro degli interessi americani. Se è il nome collettivo di
chi vuole dominare il mondo a ogni costo, imponendo un sistema economico, sociale,
finanziario, etico i cui frutti sono l’arroganza, la guerra, il nichilismo, la ricchezza
smisurata e il potere immenso di pochissimi, ancor meno sono occidentale. In omaggio al
denaro e al sistema Epstein, lo chiamino Sodoma e Mammona.

Chi vuole segua il senatore
guerrafondaio americano Lindsay Graham, settantenne, corpulento, gay, che esorta i suoi
malcapitati elettori della Carolina del Sud a morire per Israele. Si arruoli lui stesso, in
compagnia del suo giovanissimo ganzo, non noi, i nostri figli, nipoti e connazionali. Siamo
molti gli apolidi: dobbiamo trovare un’identità, valori comuni, concreti interessi da
rappresentare. Per ora possiamo solo rifiutare di essere occidentali: è già una scelta di
campo forte, morale, politica, perfino estetica.