L’INDIFFERENZA DEI LIBERTARI

L’indifferenza dei libertari

Roberto Pecchioli

Odio gli indifferenti, scrisse Antonio Gramsci, l’intellettuale italiano più influente del XX secolo. Presagiva l’avvento di un tipo umano il cui tratto più evidente è proprio l’indifferenza. Morale, innanzitutto, ma anche spirituale e politica. L’uomo di Ales non immaginava di aver contribuito involontariamente alla vittoria dell’indifferenza. Il materialismo ne è infatti l’ideale brodo di coltura e l’ egemonia culturale che teorizzò e insegnò a generazioni di marxisti (e non solo) è diventata senso comune nel trionfo del triangolo liberale, liberista e libertario, più seducente del plumbeo universo comunista. Di sicuro il pensatore sardo conosceva Benjamin Constant e la sua distinzione capitale tra libertà degli antichi e dei moderni. Teorico del liberalismo, il politologo francese d’inizio XIX secolo distinse tra la partecipazione alla vita pubblica degli antichi – la libertà “per”- e la libertà dei moderni, basata sul godimento individuale delle libertà civili spinto all’indifferenza per la dimensione pubblica e il giudizio morale (libertà “da”).

Alla fine del secolo XX l’economista Milton Friedman attribuiva all’ideologia liberale il merito di aver depoliticizzato la sfera delle decisioni collettive, in definitiva la vita. Non c’è che dire: codesta visione ha vinto e siamo ostaggi di un’oligarchia niente affatto indifferente che ha plasmato una maggioranza di indifferenti.   L’ idealtipo è giovane ( o giovanilista …) apparentemente beneducato, con un buon reddito, di residenza urbana, come minimo diplomato, più spesso laureato o “masterizzato”, neologismo inventato da chi scrive per descrivere chi è in possesso di master  postuniversitario, altezzoso titolare di un sapere omologato, conformista , copiato (“masterizzato”) da studi che gli hanno fornito una specializzazione ma non un pensiero critico. Vota indifferentemente per destra e sinistra, benché non si riconosca in alcuna definizione precisa, in base alle indicazioni del ceto dei colti, razionali e riflessivi di cui ritiene di far parte. Una delle parole che ama è online, moderna come gli acquisti su Amazon, indifferente alla sorte di chi è rovinato dall’economia dei colossi.

Ama la legalità –la norma scritta transitoria fatta regola- ma non i governi, poiché la sua regola è l’individualismo declinato in egoismo e totale distanza da impegni personali, familiari, ideali, di lungo periodo. E’ l’essere umano occidentale postmoderno medio prodotto della società liquida ( Z. Bauman). Poiché è libertario – ossia convinto di credere nella libertà- può definirsi tanto di destra, in opposizione allo statalismo, quanto di sinistra, per il fastidio dell’appello a principi permanenti della (vecchia) destra.  Generalmente è infastidito dalla religione: preferisce una blanda spiritualità fai da te, senza impegno. Detesta l’approfondimento, crede fermamente nel progresso, sebbene non sia in grado di definirne il significato. Sta un po’ di qua e un po’ di là, sempre con i piedi ben piantati in (almeno) due scarpe e con due poli ideali convergenti: Io e il portafogli.

Codesto tipo umano – uomo, donna “ ma anche “ qualcos’altro, in ossequio alle teorie gender che gli appaiono la sintesi perfetta dell’indifferenziato e della libertà soggettiva- rappresenta il pericolo maggiore per quel che resta della nostra civilizzazione giunta alla respirazione assistita. Dinanzi a qualsiasi tema o problema, la sua risposta preferita, un irritante disco rotto, è che ciascuno ha la libertà e il diritto di fare o essere quel che vuole. Pronuncia la parola diritto con enfasi religiosa come una chiave universale per chiudere ogni dibattito , mentre libertà è per lui il sinonimo di indifferenza al giudizio di merito.  Questo atteggiamento è la fonte della popolarità dell’ideale libertario, assai rilassante perché libera dalla faticosa necessità di pensare.

Immigrazione selvaggia? Ognuno vada a vivere dove vuole, che importanza ha? Gli uomini, le civiltà, i costumi, sono equivalenti, indifferenti ; le frontiere sono inutili, perdita di tempo, costi aggiuntivi. Il libertario progressista o conservatore è ipersensibile  alle spese che evocano le tasse.  L’insicurezza? E’ soprattutto percezione sbagliata, paura immotivata; tanto lui – o lei- vive in quartieri benestanti, lontano dalla massa, con rischi limitati. La pornografia a portata di tutti, minori compresi? Perché proibire, ognuno guardi ciò che gli aggrada. Eppure dovrebbe vedere anch’egli che cosa succede quando alleviamo generazioni abituate a vedere ( “consumare”) sesso violento e innaturale su pc e cellulari fin da giovanissimi. Gioco d’azzardo? Negli Stati Uniti- patria ideale del libertario se gli interessasse averne una-  ci sono centinaia di casinò, un numero infinito di allibratori e si può scommettere su tutto. Ognuno spenda come gli pare i suoi soldi.

Nessun interesse di tipo etico, nessuna valutazione del disagio sociale, del degrado, dei drammi di queste libertà senza direzione. Basta che gli schizzi di fango non raggiungano il suo abito alla moda. Per chi pensa che la mentalità descritta sia “ di sinistra”, citiamo un recente intervento Megan Mc Ardle, importante editorialista della destra americana : “il problema è che la gente non si è sufficientemente adattata a un mondo di gioco d’azzardo e ora deve abituarsi a poter scommettere su tutto, in qualsiasi momento. “ Potrebbero volerci diverse generazioni, migliaia di suicidi, fallimenti esistenziali, drammi familiari, ma alla fine, suggerisce, la popolazione si adatterà. O forse no.

Le droghe sono un altro argomento liquidato, dal punto di vista libertario, come scelte  individuali. Se ci piacciono le canne, l’LSD o la coca, perché non provare? Magari distinguendo tra droghe leggere e pesanti, prevedendo luoghi deputati o zone franche, ma sempre evitando di ragionare nel merito e rispondere alla banalissima domanda: le droghe – preferiscono dire “sostanze” , un termine neutro assai caro agli indifferenti- fanno bene o  male ? Alle persone e alla società, concetto estraneo all’ indifferente con ascendente individualista. Non ascolteremo nulla di diverso dal richiamo all’astratta libertà soggettiva se discutiamo di alcolismo, della mania degli acquisti per la quale è stato coniato il neologismo oniomania, della dipendenza dai social media e dalla tecnologia.

Nessuna riflessione, sguardi smarriti o aperta commiserazione se si evoca l’impatto dell’Intelligenza Artificiale, della sorveglianza digitale, della potenza devastante della macchina sull’uomo. Argomenti mai elaborati o scacciati per allontanare il disagio. Basta a tutto la libertà indifferente e indifferenziata , medicina universale a dosaggio illimitato.  Sin troppo facile notare che il libertarismo viva di contraddizioni insanabile e autentiche assurdità. Nicolás Gómez Dávila scrisse del fascino della libertà sfrenata, dell’essere lasciati a se stessi nella giungla dell’esistenza: “le libertà sono spazi sociali in cui l’individuo può muoversi senza coercizione; la libertà è un principio metafisico in nome del quale una setta cerca di imporre i propri ideali di condotta agli altri”. Anche l’alcool, il gioco d’azzardo, la pornografia libera, fumare canne, sniffare cocaina , assumere mille tremende pasticche , sballare, essere prigionieri del consumo e del sesso compulsivo.

Aveva ragione Nietzsche: è il tempo che non genera più stelle, “dell’uomo più disprezzabile, quello che non sa più disprezzarsi”. Con il suo avvento “ la terra è diventata piccola e su di essa saltella l’ultimo uomo che rende tutto più piccolo. La sua razza è inestinguibile come quella della pulce di terra; l’ultimo uomo vive più a lungo di tutti”. L’ultima prognosi è errata: l’uomo indifferente e libertario è destinato a rapida estinzione precisamente per la vita che conduce. La fine meritata dell’ homo relativamente sapiens che non si fa domande e non accetta risposte. Una su tutte: cui prodest, a chi giova il mondo in cui si lascia vivere? La risposta farebbe cadere il castello di carte su cui poggia la vita dell’indifferente . Ancora Dávila: “ all’umanità vengono concesse certe libertà estreme solo da coloro che sono indifferenti al suo destino”.

Roberto Pecchioli