Le sette piaghe del capitalismo

Nei paesi democratici e sviluppati, il denaro è diventato l’unico e solo punto di riferimento della società.

Luciano Garofoli

 

Per poter comprendere bene la realtà è necessario fare spesso quello di cui nessuno vuol più sentir parlare: cioè un esame di coscienza.
Questo implica avere ancora una coscienza che ha come suo punto costante di riferimento la legge morale: essa infatti fa discriminazione tra le cose che si possono e si devono fare sempre e quelle che, al contrario, non si devono mai fare.

In ultima analisi questa svolge la funzione di freno inibitorio e permette un rapporto corretto e ottimale con gli altri da sé.

Il denaro è sempre stato un forte polo di attrazione per l’uomo: esercita un fascino ineluttabile che inebria, ma che può anche diventare estremamente pericoloso se esso diventa il solo ed unico scopo dell’esistenza.

Giustamente il saggio dice che esso è un buon servo ma un cattivo padrone.

Viene esaltato dai materialisti, dagli edonisti come mezzo per il raggiungimento di fini che soddisfino l’uomo, ma diciamocelo francamente, essi spesso sono laidi ed inconfessabili. Si presentano sotto la turpe veste di vizi che diventano distruttivi della persona annullandone la parte più nobile e dando, nei confronti dell’individuo da una parte assuefazione, dall’altra un sempre maggior grado di insoddisfazione.

Denaro sterco del diavolo, o dono di Dio?

In sé esso non è intrinsecamente perverso, è l’uso che l’uomo ne fa che lo rende tale.

Una condizione, quella dell’uomo, di fatica, di miseria, spesso di fame: dopo che Adamo ed Eva ebbero mangiato il frutto proibito Dio disse all’uomo:

“ Ora per causa tua la terra sarà maledetta.

Con fatica ne ricaverai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto finché non tornerai alla terra, dalla quale sei stato tratto: perché ti sei polvere ed in polvere tornerai!”

Ed alla donna disse:

“Moltiplicherò la sofferenza delle tue gravidanze e tu partorirai i figli con dolore. Eppure il tuo istinto ti spingerà verso il tuo uomo, ma egli ti dominerà!”

Si narra che Dio nella sua infinita misericordia ebbe pietà della condizione umana così dura, così sempre in perenne conflitto contro tutto e tutti e così sempre concentrata nello sforzo di sopravvivere.

Quindi per poter aiutare i suoi figli nonostante la loro disobbedienza e infedeltà a vivere meglio ed a dedicare più tempo a Lui, si degnò di dare a Mosè, prima che questi conducesse il suo popolo prediletto nella terra promessa, anche un qualcosa che potesse cambiare la sua meschina sorte materiale, in attesa di donargli il riscatto dal peccato con la venuta di suo Figlio.

Scrive il Professor Francesco Cianciarelli:[1]

 

“Sulla frontiera della terra Promessa Mosè rivelò al popolo di Dio un Precetto segreto della “Potenza e della Bontà. Dio per bocca di Mosè ordinò di tramandare questo precetto affidandolo solo alla parola ed alla tradizione con l’obbligo di trasmetterlo alle generazioni future. Dice Mosè: «Oggi il cielo e la terra mi sono testimoni vi propongo la scelta tra vita e morte, tra benedizione e maledizione, scegliete dunque la vita, così voi ed i vostri discendenti potrete vivere! Questo sarà possibile se amerete il signore Dio vostro, se gli darete ascolto e gli resterete fedeli. Solo Lui vi dà la vita e tanti anni per abitare sulla terra, che ha promesso di dare ai vostri padri.»[2]

Questo “precetto” deve essere posto al servizio del Creato. Esso non può rimanere occulto e monopolizzato da pochi, i quali se ne servono per farsene un’arma per conseguire una spaventosa tirannide sull’opera di Dio. Non deve essere subordinato all’avidità, all’orgoglio dell’uomo e delle nazioni. Chi lo usa deve subordinarsi ad un atteggiamento di “fraternità e di carità” ad un precetto universale di amore. Questa è la sostanza di quello che Mosè dice.”  

Ma come al solito l’avidità umana, l’egoismo, la brama di materialità ed il delirio di potenza ebbero il sopravvento e la moneta divenne mezzo di oppressione, di usura, di riduzione allo stato di schiavitù.

Oggi il denaro ed i suoi orpelli vistosi si sono imposti con forza soprattutto dopo gli anni novanta del XX secolo.

Proprio in questo periodo una ristrettissima casta di speculatori, faccendieri, maneggioni ha visto il proprio patrimonio e le proprie entrate toccare livelli mai raggiunti prima in nessuna epoca.

Di pari passo si andava formando una sempre crescente area di povertà, aumentava il numero dei disoccupati, crescevano coloro che erano costretti a migrare, ed il numero dei lavoratori a tempo determinato o titolari di un contratto di lavoro a termine brevissimo.

Il tanto osannato Adam Smith parlando del denaro affermava che al di là di poter fornire alle persone una casa in cui vivere decentemente e procurare una quantità di cibo sufficiente per la sopravvivenza, il denaro, in se stesso, non ha alcuna utilità pratica.

Cosa davvero singolare questa affermazione minimalista fatta da uno di quei numi tutelari intoccabili e infallibili di quei “liberisti ad oltranza” che dettano oggi le regole per una buona gestione dell’economia!

Non dobbiamo però dimenticare che essendo vissuto in pieno XVIII secolo è sicuramente influenzato da un tipo di società e di economia molto “arcadiche”.

In effetti, a ben pensarci l’accumulazione maniacale del denaro non ha assolutamente come fine comperare prodotti o servizi, ma ha soltanto quello di suscitare l’ammirazione o meglio l’invidia degli altri.

La ricchezza permette solo di sembrare ricchi.

Come un’epidemia contagiosa ed in rapidissima espansione il denaro è uscito dall’ambito del sistema politico ed economico dei paesi occidentali per infettare i così detti paesi emergenti e ovviamente anche tutti i paesi dell’ex area comunista ed in modo speciale le due nazioni guida di quest’area la Russia e la Cina.

In Russia una cricca di avidi e rapaci cleptocrati si è praticamente impossessata di un’economia che fino a quel momento era stata piuttosto statica ed anche abbastanza obsoleta in quanto a prodotti ed a sistemi tecnologici di produzione. Tuttavia essa produceva un PIL notevole e dava lavoro a milioni di persone.

Essi sono diventati all’improvviso miliardari, non si sa bene usando quali capitali per impossessarsi delle vecchie aziende di stato più potenzialmente redditizie. Così facendo la nuova iper classe ha sparso il surplus di ricchezza intorno a sé creando una tribù di piccoli oligarchi pieni di rubli.

In Cina i dirigenti del PCC hanno aperto i cordoni della borsa ad una casta di ex quadri del partito riconvertitisi a livello finanziario o industriale e che rapidamente si sono arricchiti e sono diventati compratori insaziabili di prodotti di lusso da ostentare per crearsi un’immagine di successo e di potenza.

Queste colossali fortune accumulate da finanzieri, da industriali, o da semplici uomini di affari hanno cambiato e ridefinito del tutto la scala dei valori della società.

La nuova aristocrazia è diventata quella del denaro: e se prima la società aveva come punti di riferimento il livello di educazione, o quello professionale di un individuo che creavano distinzione, prestigio ora tutto si è catalizzato intorno al denaro: più uno ne ha, più vale!

I nuovi arrivati grazie a queste fortune improvvise hanno cominciato ad acquistare alla rinfusa squadre di calcio, o chalet in rinomate località di villeggiatura montana, immobili du pregio a Londra, yachts grandi come transatlantici spendendo per ognuna di queste cose decine di milioni di euro. Inevitabile finire sulle prime pagine dei tabloid popolari e di gossip; insomma i miliardari hanno rimpiazzato i migliori e più brillanti al vertice della piramide sociale: piramide che è ormai è solo fatta di denaro.

Quelli che “possono meno” magari si accontentano di spendere centinaia di migliaia di euro che so per il matrimonio di una figlia che dalla Cina va a farsi le foto ricordo delle nozze in Australia: in fondo ci si sposa una volta sola. O forse no?

Una volta assodato che esisteva la possibilità di diventare miliardari, ciò era possibile non soltanto a coloro che arrivano a questo traguardo grazie alla loro audacia, alla capacità imprenditoriale, o al senso degli affari, ma come sempre avviene, anche a tutta una serie di furbi che per scalare la cima della piramide, ricorrono a scorciatoie o a mezzi non ortodossi.

Basta essere ben introdotti nell’apparato di governo dello stato, oppure accodarsi a reti affaristiche che fanno un uso frequente di corruzione, o dell’arma del ricatto nei confronti dei corrotti. Questo con l’assoluta sicurezza che una volta acquistate fortune piccole o grandi che siano, il loro possesso sarà in grado di cancellare i crimini ed i soprusi posti in essere per conquistarle. La quantità di denaro accumulato è capace di ricostruire una verginità ed una rispettabilità a chiunque sia stato capace di procurarselo:insomma pecunia non olet e diventa ricco, fai pipì a letto e tutti diranno che hai sudato!

La nuova ricca borghesia e la iper class mondiale hanno un approccio cinico con la ricchezza, machiavellisticamente poco importa quali siano stati i mezzi adoperati per ottenerla: una volta che la si possiede rende candide tutte le anime anche quelle più nere.

L’imperativo della legge morale: conviene fare ciò che è giusto, si è miseramente tramutato in è giusto fare ciò che conviene!

Da una trentina d’anni in qua, in tutte le parti del mondo gli stipendi dei dirigenti di azienda sono aumentati in una maniera vertiginosa passando da qualche centinaio di milioni di lire a milioni di euro. Se ricordate bene un amministratore delegato di una azienda di medie dimensioni aveva di che condurre una esistenza agiata e poteva vivere tranquillamente con lo stipendio che percepiva.

Oggi chi ricopre quegli incarichi fa davvero fortuna!

Cesare Romiti allora amministratore delegato del Gruppo Fiat, guadagnava circa un miliardo di lire annui; oggi Sergio Marchionne che ne ricopre la stessa carica, guadagna dieci volte tanto con in più tutta una serie di bonus se a fine anno raggiunge certi traguardi. Bonus che possono essere sia in denaro che in azioni del gruppo per cui lavora. Per esempio nel 2014 l’amministratore delegato ha ricevuto 24,7 milioni per aver portato a termine con successo la fusione con la Chrysler. In più gli sono stati riconosciuti 12 milioni di bonus una tantum da incassare quando lascerà il gruppo e un pacchetto di azioni che ai corsi attuali vale circa 23 milioni.[3]

Negli anni novanta Michel Bon PDG[4] di Telecom France guadagnava l’equivalente di 120.000 euro annui, oggi un manager di una grande industria francese riporta a casa una media di 4 milioni di euro l’anno: 250 volte di più lo Smic (Salario medio interprofessionale di crescita).

Negli Stati Uniti i CEO guadagnano mediamente 400 volte di più dei loro impiegati di base: in un solo giorno prendono più di quello che gli impiegati incassano in un anno intero.

Il reddito di un CEO è sempre più rappresentativo di uno status, piuttosto che essere legato ai risultati che esso ottiene.

Il CEO della banca Goldman Sachs banca d’affari tra le più potenti e chiacchierate del mondo, nel 2008 anno dell’inizio della grande crisi recessiva mondiale, ha guadagnato ben 60 milioni di dollari.

Anche la politica non poteva non essere contaminata dal culto del denaro.

I dittatori sono sempre sotto i riflettori: dopo il 1980 arricchirsi in maniera rapida e restare al poter con qualsiasi mezzo sembra essere diventato il passatempo preferito dei despoti.

Facciamo qualche esempio: l’ammontare della fortuna di Gheddafi era stimata intorno ai 25 miliardi di dollari cioè uguale a quella in mano a Bill Gates il patron della Microsoft.

In Gabon la famiglia Bongo ha sottratto dalle casse di uno stato certo non ricchissimo, ben 5 miliardi di euro in soli sette anni.

Il presidente siriano Bachar Assad, la sua famiglia ed il suo entourage hanno accumulato una fortuna stimata intorno a qualche miliardo di dollari.

In Iran persino i Guardiani della Rivoluzione truppe di élite della repubblica islamica, sono in grado di amministrare in maniera autonoma, parecchi miliardi di dollari. E questo in presenza di una forte restrizione delle attività economiche iraniane dovute alle pesanti sanzioni comminate contro Teheran a causa del nucleare. La stessa cosa del resto fanno anche i generali algerini attingendo ai cospicui proventi della vendita di petrolio e gas naturale.

L’ingresso sulla scena dell’economia mondiale di paesi emergenti come l’India, il Brasile e soprattutto la Cina ha naturalmente mondializzato il fenomeno del denaro che è diventato un vero e proprio culto.

Questo approccio feticista con la ricchezza posta sugli altari come un dio, non fa altro che incrementare su tutto il pianeta le diseguaglianze e naturalmente crea fratture sempre più ampie in seno alle società.

I ricchi diventano sempre più ricchi i poveri sempre più poveri compressi verso il basso dall’accumulo di ricchezza esercitato dai primi.

La cosa peggiore è comunque il rovesciamento dei valori: un povero è diventato una nullità, un ricco un genio.

Un finanziere qualunque, arricchitosi senza per questo creare assolutamente valore di nessun genere, guarda dall’alto in basso un grande ricercatore, fosse pure un premio Nobel, ma con redditi modesti rispetto ai suoi.

 

Il denaro è diventata una cosa fine a se stessa

 

Non ci sono più eroi; soltanto ricchi!

Armstrong non è più uno sportivo è un marchio. Bernard Tapie[5] si è fatto ordinare indumenti per trecento milioni di euro da parte dello stato francese: bel colpo!

Come faceva rimarcare Jacques Séguéla il vecchio guru della pubblicità francese, con una frase diventata ormai tristemente nota:

“Se a cinquanta anni non si possiede un Rolex, quanto meno si è persa la nostra esistenza.”

Oppure quella pronunciata da Lord Mandelson, Ministro del gabinetto di Tony Blair:
“Non ho assolutamente niente contro le persone che sono ignobilmente ricche.”

La religione del re denaro rende i dirigenti politici ed i capitani d’impresa cinici, egoisti, ma soprattutto indifferenti ai drammi sociali, sanitari o economici che questo culto si porta appresso.

I dirigenti d’impresa si focalizzano soltanto sul raggiungimento del massimo profitto: è questa la missione che è stata loro affidata dagli azionisti di riferimento ed il loro proprio valore monetario di stipendio e di personale profitto dipendono solo da loro.

I danni collaterali di questa ricerca frenetica del lucro come lo stress ed il licenziamento degli operai, le delocalizzazioni massicce e selvagge, la sempre maggior compressione dei prezzi di acquisto dai propri fornitori, l’impoverimento dei clienti, i drammi ecologici o le emergenze sanitarie, sono considerati come fattori secondari.

Il denaro soffoca tutti gli altri valori diventando un tiranno spietato, un Kronos che divora i suoi figli.

Questi dirigenti non sono cattivi o malsani: essi si adeguano in maniera logica al sistema dei valori dominanti che è per loro necessario come l’aria che respirano.

Non esitano ad abusare della loro posizione dominante per esempio facendo abbassare i prezzi di acquisto di frutta e verdura al disotto dei prezzi di costo dei produttori. Oppure come ha fatto Walmart, catena di grandi magazzini americani, a spostare massicciamente ed in modo molto rapido gli acquisti di giocattoli, di strumenti e di materiali elettronici e tessili verso l’Asia.

In assoluta tranquillità d’animo si lanciano in vere e proprie massicce depredazioni ormai schiavi della legge ferrea del raggiungimento del profitto a brevissimo termine.

Non sono in grado di capire che se continueranno in questa dissennata politica che insiste a battere il tasto della sola produttività da raggiungersi ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, finiranno per indurre al suicidio i sottoposti che non riescono a tenere il ritmo da essi dettato. Le prime avvisaglie già si intravvedono.

Per esempio l’integerrimo presidente di una grande banca, non può comprendere che la sua ossessione per il raggiungimento ad ogni costo del profitto della sua divisione di credito al consumo, spinge ad un eccessivo grado di indebitamento milioni di famiglie che in conseguenza di ciò vengono ridotte in povertà. Esse non avranno più di che pagare le rate dei prestiti che finendo in sofferenze, danneggeranno lo stesso istituto fino a minacciarne il fallimento.

Oppure l’alto dirigente di un gruppo del settore petrolifero che rifiuta di prendere su di sé e sull’azienda la responsabilità dei danni causati di un grado maggiore di inquinamento causato dall’estrazione del greggio off shore: il carburante è necessario per la società, quindi avanti tutta!

Tutti costoro non sono altro che dei guardiani del campo di concentramento globale in cui è ridotta l’economia ed assolutamente non scrivono, o tanto meno contribuiscono a dettare le regole che rendono schiavi milioni di individui e di lavoratori.

L’assoluta priorità accordata al denaro trasforma uomini onesti in involontari kapò.

Sempre per creare profitto ad ogni costo, alcune imprese del settore farmaceutico hanno immesso sul mercato, appoggiandosi a servili ricercatori loro complici, alcuni prodotti senza alcun valore terapeutico, ma dagli effetti secondari assolutamente dannosi.

Pur di risparmiare ed aumentare il margine di profitto moltissime aziende licenziano o prepensionano operai o quadri con un notevole bagaglio di esperienza, senza tener conto del danno che causano un disastro sociale e gravissimi problemi a livello industriale.

La privazione di reddito crea di conseguenza una forte contrazione di mercato ed un abbassamento verticale delle vendite, quindi un danno tangibile sia alla produzione che allo sviluppo delle imprese. La cosa è talmente semplice che dovrebbe essere capita da tutti: ebbene si continua imperterriti sulla stessa linea di condotta.

Alla fine l’impresa avrà i magazzini pieni di merce e, pur di recuperare liquidità, sarà costretta a vendere sotto costo creando deflazione ed in ultima analisi uno stato di crisi economica generale dal quale è molto difficile poter uscire con mezzi ordinari.

Il profitto non è più il motore che spinge le imprese e che fa crescere la società producendo benessere e sviluppo, ma un Dio da servire, onorare ed adorare indipendentemente da tutto e da tutti.

luciano garofoli

 [1] Le origini storiche della moneta e la sua influenza nelle vicende umane, corso di perfezionamento dei valori giuridici e monetari, Università di Teramo, maggio 1996.

[2] Deuteronomio 30,19-20.

[3] Marchionne è il manager più pagato d’Italia. Ma è in buona compagnia. Luca Bettonte ad di ERG guadagna 5,714 milioni annui, Pietro Salini di Salini Impregilo 4.313, Ernesto Mauri della Mondadori 4,070, Fedele Confalonieri di Mediaset 3,682, Claudio Descalzi dell’ENI 3,357. I dati sono relativi al 2014: mediamente in un anno i primi 6 manager italiani hanno avuto un incremento di stipendi del 65,59%. Solo Confalonieri è retrocesso da 3,736 a 3,682 milioni in un anno.

[4] La sigla PDG cioè Président Directeur Général (Presidente Direttore Generale) è quella che in Francia individua la carica di Amministratore Delegato in Italia.

[5] Bernard Tapie: deputato socialista dal 1989 al 1996, poi anche deputato europeo dal 1994 al 1997. Ricoprì anche la carica di Ministro delle Città durante la Presidenza di Mitterrand.

Fu anche presidente della squadra di calcio Olympique Marseille con la quale vinse quattro Campionati di calcio di Francia consecutivi dal 1989 al 1992, una Coppa di Francia ed una Coppa dei Campioni nel 1993. Tra il 1990 ed il 1993 fu anche proprietario della Adidas tra i più grandi produttori di materiale sportivo del mondo.

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