Gen. Laporta al Card. Bassetti: «Date i Sacramenti! Pietro Pianse e si Pentì…»

dal Blog di Marco Tosatti

il generale Piero Laporta ci ha inviato questa lettera, diretta al cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in convalescenza al Policlinico Gemelli dopo essere stato malato di Covid. Una lettera piena di fede, di pathos, e di indignazione. Buona lettura.

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A Sua Eminenza Reverendissima, il signor Cardinale Gualtiero Bassetti, primate di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Il sito della Conferenza Episcopale Italiana: «Il Cardinale Presidente esprime gratitudine a tutto il personale sanitario che si è preso e si sta prendendo cura di lui e di tutti gli ammalati e a quanti gli sono vicini con la preghiera e l’affetto. Nel rendere grazie al Signore, continua a pregare per tutti coloro che si trovano nella prova e nella sofferenza, nella certezza che il Padre misericordioso non abbandona mai i suoi figli.»

Mi congratulo per lo scampato pericolo di V. Em. Rev.ma; mi congratulo con tutto il cuore eppure con sentimenti contrastanti, sui quali avrei volentieri sorvolato se non coinvolgessero altre persone a me care, come mio fratello e un carissimo amico, fra quanti chiesero di pregare per V. Em. Rev.ma, mentr’era in terapia intensiva per il Covid. Recitai un’Ave Maria, il minimo che potessi, sinceramente tuttavia, perché con la Santa Trinità non si scherza, tanto meno si finge. Se la mia piccola preghiera fosse stata udita, sarei lieto perché V. Em. Rev.ma fu il “mio prossimo” da quando mio fratello mi sollecitò. E lo è tuttora. Per questo oso scrivere a V. Em. Rev.ma.

Perché solo un’Ave Maria? Pochi mesi prima che V. Em. Rev.ma fosse ammalato, mentre imperversava la prima sconcia offesa allo Spirito Santo, una persona a me molto cara lottava col tumore. Egli voleva l’Unzione degli Infermi (quella poi somministrata a V. Em. Rev.ma). Il suo parroco era però sparito: telefoni e e-mail muti. Dopo l’intervento chirurgico, il lunedì successivo alla Domenica delle Palme, il mio amico doveva iniziare la chemioterapia nel più importante ospedale cattolico di Roma. Chiamò quel cappellano, spiegò la sua condizione e chiese di recarvisi con una fogliolina d’olivo nel taschino della giacca e, rimanendo a debita distanza, riceverne una benedizione, nient’altro che una benedizione, magari da un capo all’altro del corridoio.

«Noooo! È vietaaato» rispose il ministro di Nostro Signore. Risparmio a V. Em. Rev.ma lo squallore rimanente di quella telefonata iscariota. Al mio amico non rimase che pregare. Non perché avesse paura di morire. Non ne ha affatto, lo conosco bene da moltissimo tempo. Egli voleva solo essere pronto a fronteggiare la morte da credente. Amava ripetere in quei giorni: «La vita, malattia meravigliosa con prognosi felice per quanti credono, infausta per i rimanenti».

Poco tempo dopo trovò un sacerdote degno della talare e sordo ai divieti contro lo Spirito Santo; ne ricevette l’Unzione degli Infermi, con grande giovamento, spirituale e fisico. Il mio amico è sopravvissuto bene, molto bene, grazie alla Divina Misericordia, guida e ispiratrice dell’impareggiabile carità e professionalità del personale sanitario. Nostro Signore s’aggirava per i corridoi di quell’ospedale, porgendo l’orecchio alle preghiere.

In quei mesi di chemioterapia fui assiduo col mio amico. Recitavamo il Santo Rosario. Non una volta quel cappellano fu visto, non una sola volta lo vedemmo nei corridoi e nelle sale dove giacevano e giacciono una quantità d’ammalati, non pochi di gran lunga più gravi del mio amico e ben più di quanto fosse e sia la maggior parte d’ammalati di Covid.

Confermo quindi la preghiera per V. Em. Rev.ma anche per riconoscenza a Nostro Signore. Voglia comprendere tuttavia quanto, quell’Ave Maria, mi fu impossibile disgiungerla dalle immagini dei camion militari, carichi di bare sulle quali non si posò un fiore né una benedizione. I nostri fratelli andarono alla cremazione, sacrificio rituale al satana della razza ieri, come oggi a quello della “sicurezza sanitaria”, in onore del quale la Santa Meretrice è nuovamente a Meriba, voltando le terga allo Spirito Santo.

I Santi Sacramenti negati per tre mesi e la Santa Messa scandita con orari da pizzeria. I Santi Sacramenti, istituiti da Nostro Signore col Suo Sangue, accantonati come fa un bambino capriccioso col giocattolo venuto a noia. I Santi Sacramenti sono e devono amministrarsi – come accade ogn’ora sul Golgota cinese – anche a costo della vita, della vita dei fedeli e dei pastori. Il gallo invece canta e cantò. Non tre volte in una notte, bensì in-ces-san-te-men-te per mesi e in queste ore ricomincia il suo canto blasfemo. San Pietro comprese l’orrore e pianse. Lo Spirito Santo attende ed esigerà riparo per lo sconcio inflittogli dagli officianti della Santa Meretrice.

La profezia di Fatima fiammeggia tuttora. I demoni, oggi plaudenti la Santa Meretrice, orineranno nelle chiese, scanneranno il Vescovo e i vescovi, presbiteri e fedeli, degni e indegni, senza distinzione, separati solo dal giudizio di Nostro Signore. Solo allora sapremo come, in quanto tempo e a quale prezzo il “Non Praevalebunt” sarà realtà.

Eppure tutto è Grazia. Non pochi atei o agnostici oggi vanno interrogandosi sugli effetti sociali e politici cagionati dalla Santa Meretrice, oscenamente accovacciata come Salomé davanti a Erode. S’interrogano e s’aprono, come tutti noi dovremmo interrogarci e aprirci alla Grazia, mentre la Santa Meretrice si danna con globalismo, guerre, povertà, malattia, aborto, denaro, laogai, torture, morte; in due parole: il nuovo umanesimo e l’oltraggio allo Spirito Santo. Il sabba incessante unisce presbiteri, cicisbei, cortigiane, sodomiti e satanisti, frullatori di feti, falsari e falsi. È quindi persino appropriato sospendere i Santi Sacramenti affinché i fedeli, così come gli atei e gli agnostici d’animo buono s’interroghino sul precipizio verso cui la Santa Meretrice ci trascina – se ci lasceremo trascinare.

Non stupisca se trovo davvero consolante sapere che V. Em. Rev.ma ricevette i Santi Sacramenti mentr’era malato. I Santi Sacramenti e la Santa Messa sono la più alta preghiera a Nostro Signore. A questa consolazione si giustappongono tuttavia le bare mandate ai forni crematori con guardie armate, obbedienti alla Satanica Inquisizione, cui la Santa Meretrice consente l’oltraggio dei luoghi santi, dei fedeli, delle loro anime, delle misere salme. I sopravvissuti, sprofondati nella codardia, paralizzati dalla paura di morire, s’accodano a pastori iscarioti, incapaci d’esortare: «Non abbiate paura!» Incapaci e sopraffatti ben più dei fedeli dalla paura della morte. La paura – solo paura predicata e praticata da pastori iscarioti – incoraggia l’orda: adulteri, satanisti, sodomiti, cocainomani e pubblici peccatori vanno all’assalto del Santo Natale mentre la Santa Meretrice discute del sesso dei “fratelli e delle sorelle”; una regressione bizantina, sconcia quanto grottesca, un lazzo a rinnovare gli oltraggi patiti da Nostro Signore col flagello e la Corona di Spine.

In queste ore comprendiamo perché, nella Sua infinita lungimiranza, Nostro Signore, nonostante l’atroce sofferenza della Croce, ebbe la lucidità d’affidare la Sua Santissima Madre a San Giovanni e tutti noi ad Essa, dopo aver affidato la Chiesa a San Pietro, traditore per codardia. Questi tuttavia pianse e si pentì. Lo Spirito Santo attende e non tarderà a esigere il pentimento degli iscarioti di queste ore.

Rinnovando quell’Ave Maria, chino al bacio del sacro anello di V. Em. Rev.ma, mentre a Bisanzio si celia e si bestemmia, porgo il Pater Noster per la Santa Madre Chiesa, sotto le ali della quale i sofferenti s’adagiano da duemila anni e – NON PRAEVALEBUNT – continueranno a consolarvisi fino alla fine dei secoli, con l’aiuto di Nostro Signore, pietra fondante della Fede, della Chiesa universale e della Civiltà.

Pater noster, qui es in cælis:
sanctificétur Nomen Tuum:
advéniat Regnum Tuum:
fiat volúntas Tua,
sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum
cotidiánum da nobis hódie,
et dimítte nobis débita nostra,
sicut et nos
dimíttimus debitóribus nostris.
et ne nos indúcas in tentatiónem;
sed líbera nos a Malo.

Amen.

Gen. Piero La Porta

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