IL COMIZIO UMIDO E MENCIO

di Natale F.
Ero vicino a lei, Sabato, presso le scale che conducono alla stazione della metropolitana; avrei voluto porgerle con ammirazione la mano, se la mia antica timidezza non si fosse frapposta. Ora me ne dolgo: avrei avuto almeno un ricordo senza il colore della tenebra e dello scoramento.
Salvini è stato vacuo, per non dire debole; taccio sulle parole da guelfo, quelle parole che ti aspetteresti da Mattarella, se non fosse che il signore eletto dai notabili parlamentari e regionali ha decenni di democristianeria sfuggente e ammiccante ai forti e agli insipienti. La signora Le Pen ha comunicato fierezza e gioia per le sfide, con poche sonanti parole, e con vitalità, gaia e spavalda.  Salvini non ha sangue, o pareva non averlo.
 E’ che un sentore di tentennamento, di accerchiamento, di nervi ben tesi assenti mi batte nella mente e nel cuore: tornando a casa dopo un’ora e mezza sotto il piovasco, causa corteo dei nemici ingombranti la circonvallazione e scortati da un centinaio di carabinieri, ho udito parole d’odio, di scherno, da parte di collegati (feroci le donne) a questa persecuzione in grandissimo stile che esala da ogni luogo della vita pubblica, dalla bandiera stellata del balcone patrizio e danaroso, al sibilo dei ragazzini catervati sotto vessilli rossi e rosso neri.. ora ho l’immagine di un quarantenne che non sa che pesci pigliare, come riuscire alla lotta, come affrontare la molto probabile parziale delusione di domenica prossima: i tiepidi si stanno sfilando.
Mi rimane la contemplazione di una congiura ignobile, di un riflesso pavloviano ben trasmesso, a cui rispondono i famuli di un’intera nazione: dicono e urlano la Lega è sterco, l’europa è il bene, gli eroi  da venerare son sempre quelli, i soliti, da 50 anni, così come da 50 anni stan sicuri i padroni di sempre e temo continueranno a star sicuri e ghignanti per molti anni.
con stima
Natale F.
Purtroppo condivido.
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