Roberto Pecchioli
Talvolta le vignette raccontano il nostro tempo meglio di intere biblioteche. Gira un
disegno a fumetti, probabilmente realizzato con l’Intelligenza Artificiale, con didascalie in
perfetto latino, in cui Gesù Cristo mostra a una piccola folla pane e pesci, evocazione del
famoso miracolo della moltiplicazione. Abbigliati con indumenti d’ epoca, i presenti, con
aria perplessa, non mostrano particolare interesse per il Redentore. Un uomo chiede se il
pane contenga glutine. Un altro, con fiero cipiglio, afferma di non voler mangiare pesce:
veganus sum. Una donna sospettosa domanda: il pesce non conterrà mercurio ?
La vignetta- involontario apologo della postmodernità- ha più chiavi di lettura. Viene alla
mente lo straordinario racconto del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov di
Dostoevskij. Ivan, il più tormentato, narra ad Alioscia un sogno febbrile: Gesù torna sulla
terra nella Siviglia dell’Inquisizione. Senza che si sveli, tutti lo riconoscono, implorando
miracoli e salvezza. Un vegliardo cardinale, l’Inquisitore, lo fa arrestare dopo avergli
rimproverato di aver portato la libertà al popolo incapace di usufruirne. Dopo la sua venuta
sulla terra, spiega, è stata la Chiesa a farsi carico di rendere felici gli uomini. Il suo ritorno
turba l’ordine faticosamente raggiunto. La domanda dell’Inquisitore è glaciale: perché sei
venuto a infastidirci?
La persona di Gesù, la sua predicazione, i suoi precetti interrogano l’umanità di ogni
tempo. O meglio, la interrogavano. Oggi viviamo un’ epoca non solo post religiosa, ma post
umana. Gesù infastidisce come ogni domanda di senso, ma ormai non è più riconosciuto,
nella vignetta e nella realtà. Fu profetico egli stesso, ponendo la domanda decisiva nel
Vangelo di Luca (18,8): quando tornerà, il figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra ? La
risposta è negativa, almeno nello spicchio di mondo chiamato Occidente, altezzosamente
chiuso nella superstizione scientista, che considera superstizione, sciocca credenza,
primitivismo, tutto quanto eccede la dimensione materiale dell’esistenza.
Così come l’Inquisitore accusa Gesù redivivo di turbare l’ordine costituito, la vignetta lo
sospetta di offrire un cibo spirituale avariato, simboleggiato da beni materiali come il pane
e i pesci . Soprattutto, colpisce l’indifferenza di chi vede ed ascolta Cristo. La folla, antica
ma modernissima, appare insensibile, disinteressata a chi sia l’uomo barbuto dinanzi a lei;
finisce per porre domande ed esprimere valori privi di consistenza. E’ l’idiota collettivo
postmoderno cresciuto a pubblicità, consumo, ideuzze, piaceri volgari, novità assunte
quasi religiosamente, sostitute del Verbo. E tutti, gattopardi, sciacalli e pecore, continuano
a credersi il sale della terra, come disse il disincantato Principe di Salina all’inviato dei
Savoia, rifiutandone le promesse.
Sale della terra: una citazione evangelica, ma quanti la riconoscono come tale, nel deserto
degli analfabeti funzionali muniti di titolo di studio ? Il povero Gesù, forse scambiato per
venditore maldestro o predicatore con vassoio per le offerte, non viene rifiutato: peggio, è
ignorato. Le domande dei postmoderni in abiti antichi sono quelle di chi non vuole capire.
Generazioni di signorini soddisfatti guardiamo il dito che indica la luna senza mai elevare
lo sguardo. Liberati dal bisogno immediato, aderiamo a mode sostitute della morale e
siamo preda dei timori più vari, rappresentati nella vignetta dalla richiesta di cibo senza
glutine e di pesci che non accumulino mercurio come in natura. Fragile salutismo indotto
dal circo del consumo, unito all’ecologismo d’accatto e alle idiosincrasie alimentate da
giganteschi interessi la cui portata sfugge ai superficiali che abboccano a qualunque
novità, spacciata per cultura, fuoriuscita dall’ignoranza di ieri per entrare nel luccicante
regno delle magnifiche sorti e progressive. Diventiamo civili, colti e razionali se non
mangiamo carni e prodotti di origine animale per non sfruttare altre creature, ma non
battiamo ciglio sullo sfruttamento vecchio e nuovo dell’uomo. Gusti indotti scambiati per
avanzata civiltà, dimentichi che la natura ignora le ubbie moralistiche dei popoli in declino.
Prestiamo fede a qualsiasi narrazione provenga dal baccano orchestrato dal potere senza
vedere l’essenziale, “invisibile agli occhi” ( Il piccolo principe) ma non all’anima. Anima ?
Che cosa significa, che rappresenta ? Nulla, agli occhi dell’omuncolo postmoderno. Non si
può compravendere, toccare o pesare, non ha codice QR. Quindi, non esiste. Chi vi fa
appello, come Gesù, non è creduto né riconosciuto. Tutt’al più è un breve intermezzo nella
corsa quotidiana, soggetto alla derisione, all’incredulità. Che ne dice la Scienza, sempre con
la maiuscola? Se tace o nega, meglio abbandonarlo al suo destino o smascherarlo – noi
astuti, scafati, emancipati- con futili domande. Gli abbiamo già dedicato fin troppo del
nostro preziosissimo tempo.
Eppure non stiamo meglio di quando credevamo in Dio. Non è che manchi la fede: è stata
sostituita dai Diritti, dal Progresso, dalla Scienza, dalla Ragione. Potenza di calcolo,
mancanza di senso. In mezzo egoismo, disumanità, vuoto interiore. Una vita senza glutine,
ossia senza ciò che unisce. L’ Inquisitore che lo arrestava perché pericoloso aveva più
rispetto per Gesù della folla postmoderna che lo rifiuta ( non posso mangiare il tuo pane:
sono vegano !) o gli pone condizioni ( il pesce senza mercurio). Un prodotto tra gli altri
sullo scaffale del supermercato. A che cosa serve, pensa l’Idiota Collettivo ?